| Appunti sui saggi di Gadda - critica letteraria |
| Scritto da Mario Fabiani | |
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Appunti sintetici sui saggi di Carlo Emilio Gadda inseriti nel programma di critica letteraria
Gadda – Come lavoro
La biografia dello scrittore determina la sua gnoseologia, l’etica e la poetica. Non è credibile l’immagine romantica dello scrittore-creatore, né quella dello scrittore-affabulatore che dà alla gente ciò che si aspetta. L’io dello scrittore è frammentato, un groviglio di rapporti che varia nel tempo ed è influenzato dagli avvenimenti storici e dall’ambiente esterno. I fatti dell’ambiente esterno influiscono e travolgono le istanze interne. Lo scrittore non può ambire a far luce sulla realtà, ma anzi a volte è inchiodato da essa, è prigioniero delle cose che scrive. Si suppone che lo scrittore possegga qualcosa in più in termini di chiaroveggenza. Critica dello scrittore vate: tronfio, vuoto, dedito a battaglie immaginarie e mai reali. Lo scarto tra la retorica della guerra e la realtà del massacro. La retorica dei buoni sentimenti è il guscio di una storia bugiarda, o addirittura mancata. Di fronte alla falsità, lo spirito dello scrittore deve reagire con la parola cruda. Polemica con gli scrittori “stilnovisti”, che puntano alla purezza del linguaggio. La lingua è un’entità comune, che varia con il tempo e gli usi. Lo scrittore la usa per inventare vie nuove, l'impiego “spastico” delle parole, ovvero una dissoluzione-rinnovazione del loro valore. Lo scrittore deve però guardarsi dal cadere nelle tentazioni narcisistiche. L’infanzia in collegio, le figure delle educatrici. L’impossibilità di essere un uomo normale, uno scrittore normale. La normalità come maschera di un groviglio di nevrosi inscatolate di cui il soggetto non ha coscienza. L’anormalità come possibile fonte di chiaroveggenza. Ritratto di un “normale” dell’Oltrepò Pavese.
Gadda - Tecnica e poesia
Le macchine possono essere fonte di poesia. Esempi di opere artistiche in cui le macchine e la tecnica sono presenti: il balletto Excelsior, L'Eneide, Dante, Zola, la Bibbia, il Vangelo (da notare il canapo al posto del cammello), i commentari di Cesare, il futurismo, D'Annunzio. Ricordi del rapporto tra il Gadda giovane e inesperto ingegnere con gli “uomini delle macchine”: gli operai specializzati. Rievocazione di una battaglia in Belgio. Racconto della costruzione di una fabbrica in Belgio, con maestranze italiane. Ritratto di un capo operaio toscano espertissimo di macchinari, paragonato ad un Cellini della meccanica. L'epopea della messa in opera delle centrali idroelettriche.
Gadda - Le belle lettere e i contributi espressivi delle tecniche
Il lavoro dello scrittore si serve di un linguaggio comune, che è espressione di uno sviluppo storico-sociale. E' questo il suo materiale di lavoro, che egli ricrea e a cui dona un nuovo significato che è il suo modo espressivo. C'è quindi una continua tensione fra l'impulso espressivo del singolo e la necessità di usare materiale espressivo già definito. ci sono “elementi intangibili” del linguaggio che lo scrittore accetta come dati, senza modificarli uno di questi elementi è il linguaggio tecnico, specialistico. Lo scrittore deve farsi carico di conoscere questo linguaggio?
Esistono tante prose tecniche di una certa validità. E lo scrittore può decidere di adottarle come punto di riferimento, oppure può ignorarle, a suo rischio. La prosa tecnica risulta molto spesso migliore, più efficace e diretta di quella di molti scrittori. Un esempio: una relazione di uno spedizioniere genovese. Le tecniche non sono solo fornitrici sul campo dell'espressione, ma in un certo senso sono all'origine stessa delle pratiche artistiche. Dalla biografia alla storia, dalla polemica la politica, dalla statica l'architettura. Il contrasto tra la retorica inutile e “letteraria” dei bollettini ufficiali di guerra e i rapporti tecnici d'ufficio interni all'esercito. Lo scrittore può comunque ignorare gli elementi intangibili e cercare di costruire da sé il proprio materiale di base. Ma l'impresa, oltre che essere estremamente faticosa, rischierebbe il fallimento. Anche se lo scopo dell'arte è proprio quello di ricreare, il rischio è quello di formare qualcosa di meno valido di ciò che è già stato definito in ambito tecnico. Non si può in ogni caso completamente ignorare la tecnica, solo perché è di difficile e faticosa comprensione. L'artista può sorvolare sul dettaglio, ma non può disegnare le ruote quadrate. Ci possono essere buoni motivi per voler decostruire anche gli “elementi intangibili”: i filosofi, i sociologi e gli storici spesso si dedicano a smontare i luoghi comuni e i cliché. In altri casi sono ragioni pratiche, legate al progresso tecnico, che disgregano un linguaggio e ne costruiscono un altro. Il linguaggio tecnico è il linguaggio del particolare, della differenza, dell'esperienza, della vita reale.
Gadda – Lingua letteraria e lingua dell'uso
E’ opportuno che chi scrive si occupi di critica, di filologia e di linguistica. Non è detto però che questa pratica si traduca in un’arte migliore, in quanto l’arte è più istintiva che razionale. L’uso della lingua si perfeziona più con la pratica di scrittura e lettura che con il dibattito estetico o filologico. La lingua d’uso non può essere la sola esistente, per quanto spontanea ed efficace. La lingua non nasce soltanto dal popolo, ma da tutte le forze sociali. E’ più facile che i termini passino dalla lingua colta a quella d’uso che viceversa. La lingua non può essere forzatamente semplificata: le varianti lessicali sono gli strumenti dell’artista, essenziali per la letteratura. Le varianti provenienti dall’esterno devono essere accolte se arricchiscono la lingua. Essenziale è permettere alla lingua di rinnovarsi, senza ancorarsi all’antico. La lingua del popolo deve sempre essere tenuta come riferimento, ma per l’artista sono necessari strumenti più perfezionati. Elementi accennati:
Il linguaggio delle varie discipline, anche scientifiche, deve entrare a far parte della lingua letteraria. La lingua “alta” spesso è usata anche dalla satira, che ne smaschera i meccanismi per farne il verso. La lingua d’uso piccolo-borghese non può diventare l’unica lingua standard, pena l’impoverimento culturale. |
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