| Riassunti del libro critiche del 900 cap.1 |
| Scritto da Morena | |
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Cap. 1 - Formalismo, strutturalismo, semiologia e critica stilistica - di Augusta Bretoni pag. da 13 a pag. 27
II formalismo
L'obiettivo del "formalismo" fu quello di creare una scienza letteraria basata sulle specifiche proprietà del materiale linguistico. Il Formalismo nasce in Russia da due gruppi di studiosi il primo gruppo è appartenente al Circolo linguistico di Mosca (fra questi Jakobson), fondato nell'inverno 1914-15 per promuovere studi di linguistica e poetica, l’altro è l'OPOJAZ, la "Società per lo studio del linguaggio poetico" costituita a Pietroburgo nel 1917, in cui il maggiore esponente è Sklovskij. I due gruppi partono da prospettive diverse; a Mosca prevalgono gli interessi linguistici, mentre i rappresentanti dell'OPOjAZ sono critici letterari. Tutti e due coltivano un unico interesse: l'opera in sé; non nel suo contenuto, ma nella sua dimensione di prodotto letterario, costruito da «materiali». I materiali appartengono a una tradizione ma vengono rimessi in gioco attraverso lo «straniamento» linguistico e resi di nuovo godibili a un'attenzione altrimenti distratta dall'automatismo della percezione. Avranno un ruolo importante, nell'evoluzione del formalismo, alcune idee fondamentali del linguista Ferdinand de Saussure. Ferdinand de Saussure distingue tra langue e parole (in italiano: tra lingua e parola), la langue rappresenta il sistema linguistico che ognuno di noi inconsciamente condivide con tutti i parlanti della propria lingua; la parole rappresenta la realizzazione individuale della langue. I formalisti russi spostarono la loro attenzione sul problema della letterarietà come fenomeno di espressione dell'arte. L'arte sottrae l'oggetto all'automatismo della percezione, lo rende estraneo, come nuovamente generato; di conseguenza è la tecnica, l'artificio linguistico, ciò che il critico deve considerare nell'opera letteraria. Egli sosteneva che la lingua, come «sistema di segni», studiata dal punto di vista sincronico (equilibrio temporaneo), sia in una prospettiva diacronica (dinamica storica). Secondo de Saussure, le parole sono segni costituiti da due parti: il significante e il significato. Ad esempio: al semaforo, il significante "colore rosso" è legato al significato "fermarsi", e il significante "colore verde" al significato "avanzare". Altro esempio: con un campanello, il significante "suono driiin" è legato al significato "aprite la porta". Per i formalisti russi il linguaggio letterario è essenzialmente diverso da qualsiasi altro linguaggio perché, non ha alcuna funzione pratica. Per loro, la letteratura è un linguaggio che serve semplicemente a farci vedere le cose con occhi diversi. Il futurismo ha influenzato il formalismo in particolare Sklovskij ha teorizzato il concetto dello straniamento. Secondo lui l'uomo è incapace di mantenere una visione sempre "fresca" della sua percezione degli oggetti: l'abitudine lo conduce ad automatizzare tutto ciò che si ripete e che si ripresenta alla sua coscienza. Questo processo di automatizzazione, è ciò che conduce a perdere la capacità di stupirsi, e quindi di riflettere su determinate realtà. Caratteristica importante del Formalismo Russo è la distinzione tra "fabula" e "intreccio". La fabula è la storia così come è avvenuta, secondo un ordine cronologico. Essa è dunque il materiale del quale si serve la letteratura, al contrario, l'intreccio è la maniera in cui la fabula viene riorganizzata nell'opera letteraria; esso è dunque uno degli strumenti basilari della letteratura. Ancora altra caratteristica del Formalismo è la motivazione, Boris Tomashevsky ha chiamato "motivo" la parte più piccola dell'intreccio, che si può intendere come una singola azione. Egli ha poi distinto i motivi "legati" dai motivi "liberi": i primi sono quelli obbligatoriamente richiesti dalla storia; mentre i secondi sono inessenziali dal punto di vista della storia. Proprio perché inessenziali, i motivi "liberi" sono i più interessanti dal punto di vista strettamente letterario, i motivi "legati" sono elementi non-marcati (cioè elementi che non destano particolare interesse perché sono ciò che ci aspettiamo), i motivi "liberi" sono elementi marcati (cioè elementi inattesi, e dunque particolarmente interessanti). Le opere letterarie non sono fissi ma variano con il tempo e il contesto. In altre parole, può dare effetti differenti a seconda del testo in cui si trova. Nel 1935 Jacobson ha definito il concetto di "dominante" cioè «il componente chiave di un'opera d'arte, che regola, determina e trasforma gli altri elementi». Il Formalismo Russo vede la storia della letteratura in continua evoluzione, nel senso che ogni sviluppo della letteratura è visto come un nuovo tentativo per rifiutare l'abitudine e l'automatismo che derivano da ogni realtà che è diventata familiare. Per capire l'evoluzione del formalismo verso lo strutturalismo, di fondamentale importanza sono le questioni poste da Tynjanov e Jakobson: la storia letteraria è caratterizzata da un insieme di specifiche leggi strutturali. Qual è la differenza fra il formalismo e lo strutturalismo? Esiste una linea di confine fra le due correnti? La dispersione, per motivi politici, degli appartenenti ai due circoli di Mosca e Pietroburgo provoca la fine del movimento formalista che si rinasce nel Circolo linguistico di Praga. Nel 1929 vengono pubblicate le Tesi redatte da Havrànek, Jakobson, Mathesius, Mukafovsky, Sergeevic, Trubeckoj. E' opinione che lo strutturalismo europeo sia stato ispirato dalla dottrina saussuriana e in particolare da alcuni temi: langue e parole, segno linguistico costituito da significante e significato, dell'arbitrarietà del segno, sincronico e diacronico necessari per lo studio della lingua
Gli strutturalisti ritengono che possano essere individuate le «leggi di struttura dei sistemi linguistici», leggi nelle quali de Saussure non credeva, sostenendo l'arbitrarietà del segno. Il Circolo era stato fondato nel 1926 e vedeva fra i propri collaboratori alcuni studiosi già noti come formalisti. E quindi è difficile tracciare una netta linea di confine tra formalismo e strutturalismo linguistico. Lo strutturalismo affronta lo studio della lingua letteraria con criteri metodologici e usando come punto di partenza specifico la linguistica. Nel 1929, in occasione del primo Congresso dei filologi slavi, vengono formulate le Tesi del Circolo linguistico di Praga, considerate il manifesto dello strutturalismo linguistico. Il formalismo aveva già dato un contributo fondamentale: riproponendo una distinzione fra linguaggio letterario e linguaggio pratico, considerati come due realizzazioni autonome dello stesso sistema linguistico; Ai formalisti dobbiamo riconoscere il merito di aver avviato il processo di avvicinamento fra linguistica e critica letteraria, per cui la critica si arricchirà di nuovi strumenti di analisi, mentre la linguistica prenderà in considerazione non soltanto il sistema linguistico della comunicazione ma anche i fenomeni di "straniamento" del linguaggio letterario. Il documento genetico dello strutturalismo sono le Tesi. Particolarmente importante è la terza, redatta da Jakobson e Mukafovsky, sulle funzioni della lingua letteraria e poetica. Il saggio di Jakobson Linguistica e poetica costituirà uno dei punti di riferimento e di partenza per lo strutturalismo letterario in Europa. Jakobson individua sei distinte funzioni della lingua secondo i fattori costitutivi di ogni processo linguistico. Il suo interesse si concentra sulla funzione poetica che si realizza attraverso il significante particolarmente strutturato, e che Jakobson tenta ancora di ridefinire nella molteplicità degli aspetti che lo caratterizzano. Se la sequenza di un'espressione verbale prevede la combinazione di elementi selezionati fra quelli offerti dalla lingua, in base al principio della dissimilarità/similarità, della sinonimia o antinomia, la sequenza di un'espressione poetica è selezionata e combinata secondo il principio dell'equivalenza e della similarità, che prevalgono sulla contiguità Le categorie sintattiche e morfologiche, le radici, i fonemi, i tratti distintivi, vale a dire tutti gli elementi che costituiscono il codice linguistico sono messi in rapporto di contiguità secondo il principio della similarità e del contrasto, e «diventano così veicolo di un significato proprio»: il significante è in se stesso portatore di un significato. Il livello dove è più facile percepire la combinazione ricorrente è quello fonico-ritmico; il ritmo e la rima sono gli elementi ricorrenti per eccellenza nel linguaggio poetico, la rima in particolare mostra un altro principio organizzatore del linguaggio poetico: il «parallelismo». La critica stilistica
Nasce agli inizi del ‘900, fu proprio un allievo di de Saussure, Bally, che se ne occupò considerandola una disciplina autonoma. Mentre la linguistica di de Saussure si occupa delle leggi costanti del sistema della lingua, la stilistica linguistica di Bally, osserva ciò che nella lingua varia. Il grande sviluppo della stilistica letteraria si deve a Vossler, interessato allo stile individuale, ma soprattutto a Spitzer, filologo oltre che linguista e critico letterario. L'interesse di Spitzer si concentra sullo stile del singolo autore, ogni stile è diverso dall'altro in virtù di particolari linguistici, le cosiddette spie stilistiche.
Altro grande filologo romanzo, attento allo stile individuale e insieme a quello particolare di ciascuna epoca, fu Auerbach. Auerbach studia l'interpretazione della realtà per mezzo della rappresentazione letteraria o imitazione; il punto di partenza è la questione della mimesi intesa come copia della verità. L'interpretazione dei testi si sviluppa intorno ad alcune idee direttive: una di queste è la mescolanza di stili, mescolanza che, a suo parere, crea la prima breccia nella teoria classica dell'arte. Molto noti in Italia gli Studi su Dante; vi troviamo la riflessione del critico sulla Divina Commedia, suggerita dall'interpretazione figurale della Bibbia desunta dalle Lettere di san Paolo. Auerbach cercò di dimostrare non solo che non c'è contraddizione fra poesia e struttura ma che la stessa struttura è poesia.
Anche Contini, filologo, fu molto attento alla lingua degli autori nelle sue interpretazioni critiche, utilizzò, tre concetti per l'analisi dell'opera letteraria: struttura, sperimentalismo, forma. Più attento al lavoro individuale dello scrittore che non ai movimenti letterari, nei suoi studi dedicati alle varianti d'autore Contini era arrivato a sorprendenti intuizioni sulle caratteristiche strutturali del linguaggio poetico.
Importanti negli anni Sessanta, gli interventi sulla critica stilistica di Terracini, interessato alla tonalità dell'opera, determinata sia dalla lingua, sia dalla parola individuale. Terracini non condivide l'arbitrarietà del segno proclamata da de Saussure: «un segno, in quanto immerso in un contesto e dotato di un duplice potere evocatore (sincronico e diacronico, cioè storico), è sempre motivato». Terracini, fu il maestro di Maria Corti, storica della lingua e semiologa del gruppo pavese venne in contatto con le nuove metodologie critiche alle quali guardò con interesse per un rinnovamento della stilistica.
Lo strutturalismo e la semiologia
La grande espansione dello strutturalismo nell'Europa occidentale avvenne in Francia a partire dagli anni Sessanta, e provocò una vera e propria euforia per la teoria della letteratura e le domande che questa poneva all'autore, al contesto, al lettore. Barthes fu una figura fondamentale per lo strutturalismo e la semiologia francesi. Egli racconta il tormentato rapporto con le discipline oggetto della sua ricerca e ne descrive le fasi alterne, caratterizzate ora dal desiderio di attribuire loro un fondamento scientifico. Un punto di riferimento per gli strutturalisti francesi fu l'opera dell'antropologo Lévi-Strauss che studiò le invarianti che costituiscono le strutture base di ogni esperienza e conoscenza umana, inoltre l'antropologo strutturalista Claude Lévi-Strauss analizza il mito di Edipo secondo criteri strutturalisti. Egli individua le unità minime del mito e le chiama mitemi. In quegli anni anche la psicologia con Piaget, la psicanalisi con Lacan, la filosofia con Foucault, utilizzarono i metodi di lavoro e le proposte dello strutturalismo. Un ruolo importante ebbe il gruppo di "Tel Quel", costituitosi intorno a Julia Kristeva e Sollers. Gli strutturalisti considerano la letteratura come un sistema che ha molte affinità col sistema linguistico. Nasce la teoria narratologica strutturalista che si basa su presupposti molto simili alla teoria strutturalista del linguaggio. Così, come in linguistica si divide il linguaggio nelle sue diverse parti costitutive (fonemi, morfemi, ecc., ecc.: in breve, in elementi sintattici), anche la narratologia divide il testo nelle sue parti costitutive: agente, azione, ecc.: nasce la sintassi narrativa. Il disinteresse per il significato del segno linguistico e per la sua storicizzazione crea uno spazio allo sviluppo della semiologia (come de Saussure aveva definito la scienza che studia «la vita dei segni nella società»). Studiosi di varia formazione dedicano le loro ricerche semiotiche all'arte, al gioco, ai comportamenti umani e li interpretano e analizzano come linguaggi di comunicazione. Nel decennio dal 1965 al 1975 anche l'Italia partecipa al processo di riflessione e teorizzazione critica europea e americana. In quegli anni circolano contemporaneamente le idee del formalismo, dello strutturalismo, della nascente semiotica. Nel 1966 viene fondata dal gruppo pavese costituito da Maria Corti, Segre, Avalle e Isella la rivista "Strumenti critici" che ebbe un ruolo molto importante per la diffusione delle nuove prospettive critiche. Se è vero che ogni sistema col tempo può cambiare, lo strutturalismo si basa sull'idea in ogni dato momento esso possa essere studiato così come si presenta. Per questa ragione lo strutturalismo è uno studio sincronico (e non diacronico) dei fenomeni umani. Che cosa caratterizzava la semiologia rispetto allo strutturalismo? I semiologi studiano il segno non solo sul piano fonologico, morfologico o sintattico ma anche nel contesto della cultura dalla quale e nella quale ha avuto origine l'opera letteraria; è questa una delle differenze che Avalle indica fra strutturalismo e semiologia. Rispetto alle posizioni decostruzioniste Pagnini sostiene che i limiti dell'interpretazione possono essere posti non tanto dal ricevente quanto dall'emittente, garante del significato del messaggio le cui premesse non possono essere contraddette.
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