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Riassunti del libro critiche del 900 cap.2
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Scritto da Morena   

Cap. 2 - Critica psicanalitica e critica tematica - di Augusta Bretoni  da pag. 79  a

 pag. 92

La critica psicanalitica dell'autore dell’opera,  del personaggio dell'opera e del lettore (fruitore) dell’opera, la dobbiamo a Sigmund Freud (1856-1939). Freud, "scopritore dell'inconscio", è stato punto di riferimento non solo per molti scrittori del Novecento, ma anche per i critici che hanno utilizzato la sua ricerca per interpretare i testi letterari.

Mel 1907, di una conferenza di Freud, Il poeta e la fantasia, nella quale egli si chiese quale sia la genesi del materiale poetico.  Freud si pose una domanda in merito all’origine del materiale poetico.  A questa domanda si rispose sostenendo che Il poeta trae godimento dall'attività fantastica come il bambino dal gioco, l'attività fantastica compensa la mancanza di appagamento del desiderio, ottenuta durante l'infanzia attraverso il gioco.  

Secondo Freud, il poeta è un sognatore a occhi aperti, se un qualunque sognatore rivelasse le sue fantasticherie desterebbe ripugnanza, ma il poeta addolcisce il carattere di queste velandole e ci seduce mediante un godimento  formale, definito da Freud «premio di seduzione», e solo attraverso l'arte, è possibile che «un uomo logorato dai desideri» elabori un'azione che assomiglia all'appagamento e che questo gioco provochi delle risonanze affettive come se si trattasse di cosa reale. 

I primi tentativi di applicazione delle teorie psicanalitiche alla letteratura apparvero su "Imago" (1912), rivista, diretta dall'allievo di Freud  Rank. Nel 1914, egli pubblica il noto saggio Il Doppio. Il significato del sosia nella letteratura e nel folklore. Rank cerca di dimostrare non tanto una «interdipendenza» degli autori sul piano letterario, quanto la presenza di una loro identica struttura psichica. Questi scrittori, hanno avuto una personalità  patologica e hanno superato,  il limite della nevrosi. Tutti soffrivano di disturbi psichici o di  malattie nervose e mentali; il loro comportamento quotidiano, manifestamente eccentrico, si distingueva per l'eccesso nel bere, nell'uso di oppiacei, nella vita sessuale, soprattutto nei suoi aspetti anomali.

Jung sostiene che lo psicologo di fronte all'opera d'arte non deve ricercare quali condizioni umane l'abbiano prodotta ma da dove trae quel suo significato.

Il mistero della creatività, per Jung, non può essere spiegato dalla psicologia ma soltanto descritto, deve essere distinta l'analisi psicologica dell'opera d'arte letteraria dall'analisi letteraria dell'opera stessa; ciò che può risultare interessante per l'una può non essere significativo per l'altra.  

Tutto ciò che riguarda personalmente il poeta, le sue patologie o le sue nevrosi, possono rappresentare un vantaggio o un impedimento ma non sono essenziali per la sua arte.

Jung distingue l'«inconscio collettivo» dal «subconscio personale», costituito dalla totalità degli avvenimenti psichici che potrebbero essere coscienti ma che per la loro incompatibilità sono stati rimossi. All'inconscio collettivo si può far risalire l'immagine simbolica, primordiale e archetipica, che è la risultante d'innumerevoli esperienze tipiche di tutte le generazioni passate.

Se Freud attribuisce una funzione centrale  alla soggettività dell'Io,  Jung sposta il proprio interesse verso l'inconscio collettivo e l'archetipo sovrapersonale ed extrasoggettivo in cui l'arte trova il proprio significato.

In Francia incontriamo i primi teorici della critica psicanalitica e fra questi:

- Baudouin che analizza i complessi sia «personali» che primitivi» del creatore o suscitati nel lettore dall'opera d'arte.  Per Baudouin «L'obiettivo dell'arte sta a mezzo tra l'oggetto immaginario del sogno e l'oggetto reale: è una proiezione dell'immaginario nel reale, e non come il sogno, incomprensibile; al contrario è  comunicabile agli altri».  

- Orientata verso un'indagine psico-biografica fu la ricerca di Marie Bonaparte, fondatrice della Société psychanalytique de Paris, Marie Bonaparte è convinta  che le opere letterarie e artistiche rivelino la condizione psicologica dell'uomo, e siano costruite come i suoi sogni.  Il sogno, costituisce «la valvola di sicurezza per gli istinti eccessivamente rimossi».

- Importante la riflessione di  Mauron  che  mette a punto un metodo di indagine definito «psicocritica» (1963). La psicocritica ha come oggetto di studio la personalità inconscia dello scrittore.

- Assai noti sono i saggi di Bachelard dedicati all'immaginazione materiale dei quattro elementi: fuoco aria, acqua e terra; ogni scrittore propende verso un particolare elemento influenzato in questo dal proprio temperamento. Bachelard si può considerare uno dei punti di riferimento della cosiddetta critica tematica.

- In Neo-critica e paleocritica Weber traccia il percorso intellettuale che lo ha condotto alla formulazione di un nuovo modo di fare critica valendosi del pensiero di Freud. Definisce la critica tematica «una disciplina oggettiva, rigorosa», una scienza in via di costruzione.

- Negli stessi anni anche Barthes, vicino alla critica tematica, individua nell'opera di Racine un unico tema attraverso il quale è comprensibile l'opera, l'intenzionalità e la coscienza dell'autore.

- Lacan,  ha reinterpretato Freud utilizzando le teorie linguistiche dello strutturalismo e del  poststrutturalismo; a lui il merito dell'intuizione che l'inconscio si struttura come il linguaggio e come tale può essere studiato nelle sue imponenti di significante e significato.

- Si è ispirata molto a Lacan, e al marxismo, Julia Kristeva, teorica del linguaggio, poi psicanalista, che fece parte del gruppo di "Tel Quel". Distingue due livelli  strutturali del linguaggio:  il semiotico e il simbolico, distinzione utilizzata e rielaborata dalla critica femminista. Kristeva definisce la semanalisi (Materia e senso) - quella semiologia che stringe alleanze con la psicanalisi freudiana e con la sociologia.

- Un grande consenso  in Europa hanno avuto gli studi del canadese  Frye  che ispirandosi a Jung considera la critica indispensabile per comunicare intorno alla letteratura e per arricchire la vita attraverso il sapere.

- Bloom (post-strutturalista) utilizza l'opera di Freud per reinterpretare la letteratura alla luce del complesso edipico. Il poeta forte vive nei confronti dei suoi predecessori una rivalità che cercherà di smantellare riformulando in modo diverso la tradizione e cercando la propria originalità creativa. L'eroe poeta combatte una battaglia individuale alla ricerca della propria originalità.

- Altro critico fu Debenedetti,  ritenendo che l'opera di certi autori non possa spiegarsi se non alla luce della loro situazione psicologica.  

- Le lezioni di Debenedetti furono da esempio per un  cultore della critica psicanalitica in Italia, Mario Lavagetto, interessato ai rapporti tra l’opera e la biografia: secondo Lavagetto queste ultime sono gli stati d'animo dell'autore, che agiscono su temi e forme letterarie. Dedicherà particolare attenzione a Saba e Svevo, due autori che conoscono e utilizzano le teorie di Freud.

- Molto attivo negli anni Settanta fu  Fornari, che diede importanza alla ricezione del fruitore dell'opera (lettore): per Fornari  non esiste arte al di fuori di quell'accoppiamento, inteso come transazione tra i desideri dell'artista e i desideri dei fruitori dell'opera d'arte.

- Il rapporto vita-opera diventa  quello tra malattia e opera, in questa direzione si muovono i suoi numerosi studi, su Gadda, Svevo, Pirandello, Leopardi, che cercano di dimostrare come la patologia si trasformi in uno stile espressivo «individualissimo»;  si ricercano nel vissuto e nell'immaginario dell'autore le motivazioni delle sue opere, nell'intento di creare quei collegamenti fra analisi dei contenuti e delle forme.

 
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