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Riassunti del libro critiche del 900 cap.6
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Scritto da Morena   

Cap. 6 - La critica militante. La saggistica. La critica degli scrittori di Enza

Biagini da pag. 317  a  pag. 328 

 

Definizione dell'aggettivo militante:  mira a difendere e a esprimere attivamente determinati principi, ideologie, dottrine, secondo generi e modi adeguati (la letteratura, l'arte), che partecipa direttamente alla vita letteraria e artistica contemporanea, esprimendone la problematica in atto, i contrasti, le innovazioni, per lo più prendendo posizione a favore di determinate correnti letterarie, di dati indirizzi artistici, culturali, ideologici.

Il contesto di cui stiamo parlando è quello della cosiddetta “letteratura periodica", che ha avuto larga diffusione grazie a nomi che, a partire dal Settecento, hanno fondato riviste o periodici. Gli antecedenti della critica militante si contano, presso quei letterati, cultori del gusto che, nell'epoca in cui si sono formati i presupposti dell'estetica, l'hanno praticata quasi come "attività effimera”.  Così, Garetti e "La frusta letteraria", Pietro e Alessandro Verri, Beccaria e "II Caffè", fino ai collaboratori del "Conciliatore" e della "Nuova Antologia", costituiscono voci e luoghi che si possono considerare come esempi  di critica militante.

E' solo dai primi del Novecento che la "critica militante" ha assunto un carattere  distintivo. Per cogliere tali peculiarità basterà riferirsi ad esempio l'opera critica di Croce: che rispecchia caratteristiche antiaccademiche, di esercizio di gusto e di azione sul contemporaneo ("La Critica", rivista fondata da Croce nel 1903).  L’ attività critica di Croce può servire anche a illustrare le varie forme della critica militante: la recensione, l'articolo (ovvero l'elzeviro, si tratta di un articolo di argomento letterario o artistico che occupa tradizionalmente la parte sinistra della terza pagina dei quotidiani), ma la forma più consona è quella del "saggio".

Non si può  fare una "storia della critica militante" se non attraverso i singoli nomi, lo stile delle singole opere: nella critica fino agli anni Trenta, in autori come Falqui Longhi, Contini; l'Ottocento per Pietro Pancrazi, l'"anti-novecentismo" per Croce, le idee e i temi per Praz, il romanzo per  Debenedetti e  Ginzburg, il cinema per Banti, il Barocco per  Anceschi ed Raimondi; le riviste:  Serra,  Prezzolini, De Robertis e "La Voce",  Bontempelli e "Novecento",  Anceschi e "II Verri", i "gruppi" con i vari manifesti di poetica, surrealismo, futurismo, ermetismo

La storia della critica militante è una storia di autori, di riviste, delle poetiche e dei movimenti letterari (Marinetti e il futurismo, Bo e l'ermetismo critico). Perciò, spesso o si tratta di una storia parziale o  di una storia in cui alle  "generazioni poetiche"  si potrebbero far corrispondere altrettante generazioni critiche.

In questa fase della critica militante si è discusso di poetiche che "rispecchiassero" in altri modi il rapporto tra "letteratura e vita"  

Nella sua fase impegnata la critica militante diventa propositiva in senso culturale e politico: le pagine di riviste come "Rinascita", "Società", "II Politecnico" contengono veri e propri progetti "rivoluzionari" di una "nuova cultura".

 

«Penso che la funzione della critica sia quella di ricordare, a costo di apparire pedanti e noiosi, quali sono e dove sono i valori»: questa frase di Raboni,  spiega come il rinnovato interesse verso la critica militante risponda proprio al diffuso bisogno culturale di «vere presenze».

 

La critica degli scrittori

 

Anceschi, nel precisare che le «maniere di far critica sono varie, anzi  infinite», individuava la figura del «critico che fa solo critica» e ne precisava i possibili connotati: il «critico-scrittore», il «critico-saggista», il «critico scienziato», il «critico-filosofo».

Si dedicava anche alla definizione della «critica dei poeti»: ed è questo il punto che interessa in particolare, perché la situazione della «critica degli scrittori» è identica a quella dei poeti che fanno critica e riflettono su di essa. Non solo, ma, usando la sua formula, si può dire che lo scrittore (il poeta, il romanziere) critico è uno «scrittore  che non fa solo critica». Lo scrittore critico può essere anche saggista, scienziato, filosofo.

La distinzione non è di poco conto perché come per la saggistica e la critica militante, una storia della «critica degli scrittori» è  una storia di nomi. Un'altra conseguenza scontata del «non fare solo critica» consiste nel fatto che la critica di uno scrittore  o di un poeta, non è quasi mai scindibile da essa ma quasi mai è scissa dalla poetica personale; lo scrittore critico è, dunque, anche sempre critico di se stesso.

La storia della critica degli scrittori coincide con la storia della letteratura e la storia delle poetiche; perciò i nomi diventano di necessità solo rappresentativi di una forma di critica inscindibile dall'opera creativa.

Tutti i più significativi poeti del Novecento, non solo italiano, parteciparono all'inchiesta mondiale sulla poesia, promossa dalla "Gazzetta del popolo di Torino" nel 1931, dove si faceva già il punto sulle varie teorie; un altro tema di attualità, sempre a proposito della critica della poesia, è stato quello del nuovo rapporto con la forma del lirismo (in relazione all'Ottocento e al suo maggiore poeta, Leopardi).

Occorreva ricostruire una linea della tradizione Petrarca-(Tasso)-Leopardi: la visione di una simile continuità appartiene specificamente al poeta  Ungaretti. I suoi Saggi critici  e le «lezioni brasiliane» appaiono ancora oggi di fondamentale importanza, la critica ungarettiana è caratterizzata da una esclusiva storicizzazione e interpretazione della poesia, l'attività critica di un altro grande poeta a lui contemporaneo,  Montale, forse anche perché di natura militante e giornalistica, appare invece di natura più eterogenea, caratterizzata da un atteggiamento e uno stile da testimone partecipe.

Il termine di riferimento di Montale sarà Dante piuttosto che Petrarca, e nella riflessione sulle poetiche simboliste i francesi (Mallarmé, Valéry) sono affiancati a scrittori inglesi e americani come Pound, Eliot, Joyce. Questi, insieme ai poeti italiani, Leopardi, Pascoli, Campana, Solmi, Zanzotto sono gli autori su cui Montale eserciterà la propria critica e che in modo più o meno esplicito sono confrontati alla propria opera.

La ricognizione sulla tradizione del romanzo del Novecento era stata inaugurata, attraverso articoli sparsi e recensioni, sin dal 1924 da Gadda. La tradizione letteraria che Gadda prefigura non è quella  memorialistica, ma  la visione asistematica del romanzo («il caos del romanzo») che Gadda individua attraverso i suoi predecessori (difendendo Manzoni nei confronti di Moravia) e i contemporanei (Manzini, Bacchelli) è proprio quella che segna la stagione sperimentale del romanzo novecentesco.

Anche lo sguardo che  Landolfi  ha rivolto, attraverso la sua critica e il suo talento di traduttore, agli scrittori, poeti e artisti soprattutto russi e francesi (Nerval, Proust, Cechov, Beckett, Claudel, Van Gogh, Tolstoj) è uno sguardo che tende a riflettere, al di là del tono polemico spesso da lui usato.

Nell'opera critica di poeti come  Luzi  o Bigongiari  si realizzerà una storicizzazione orientata all'interpretazione del rapporto tra presente e passato, di quasi tutte le figure emblematiche della poesia, tra cui in particolare Leopardi (studio sulle varianti).

Bigongiari e Luzi hanno condiviso molti interessi e nomi per la poesia europea. Ma se Luzi ha improntato la sua critica a un carattere  militante, Bigongiari, ha invece elaborato un'incessante opera di teoria critica sul linguaggio della poesia, inteso come luogo della resistenza del senso e come «funzione simbolica».

Tra gli aspetti fondanti della critica dei poeti negli anni centrali del '900  si diffondono  le teorie neoformaliste, semio-strutturaliste, psicanalitiche, sociologiche e si impongono le nuove tendenze sperimentali della neoavanguardia (Gruppo 63) - vi è proprio il dato che accomuna scrittori di diverse generazioni, che consiste  nella riflessione sulla natura non solo simbolica, bensì materiale, del linguaggio letterario.

Quegli anni, che ancora si proiettano sul contesto attuale, sono anni di eccezionale circolazione di idee e di letture, tutte pressoché contemporanee. Così, i simbolisti, i surrealisti e le avanguardie storiche in genere, i maestri del primo Novecento (Kafka, Joyce) si leggono  insieme a Saussure, Freud, Heidegger, Foucault, Blanchot, Benjamin, Marcuse, e tali letture non passeranno senza lasciare tracce ben evidenziabili in una lunga serie di nomi:  Pasolini, Zanzotto, Sanguineti, Eco,   Calvino,  Tabucchi.

Si è trattato di una nuova critica militante, non solo ideologica: occorreva essere a favore o contro lo strutturalismo, essere a favore o contro il «nuovo-nuovo-romanzo» , i «poeti novissimi», a favore o contro la «poesia tecnologica e visiva», a favore o contro la sperimentazione di nuovi linguaggi, contro o a favore l'idea di una «letteratura come menzogna», della «morte dell'io», del «poeta-oggettivo».

Ognuno degli scrittori  ha contribuito a segnare un'idea del contemporaneo come letteratura-limite, profondamente "eretica", include la lingua (materna, dialettale, letteraria, scientifica), le forme letterarie e la rappresentazione della stessa realtà.

Calvino  dichiara che «la grande sfida per la letteratura è il saper tessere insieme i diversi saperi  in una visione, plurima, sfaccettata del mondo».

Ecco che abbiamo Calvino con “Una Pietra Sopra”, Pasolini con “Empirismo eretico”, Montale con “Sulla poesia”, Gadda con “I viaggi e la morte”. Per Gadda però, la sua critica è molto diversa dagli altri autori, perchè utilizza un linguaggio prettamente innovatore, la sua raccolta di saggi è un’opera completamente biografica (vedi Gadda).

 

 

 
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