BOLTER
LO SPAZIO DELLO SCRIVERE
CAP.1
La scrittura nella tarda maturità della stampa
Hugo nel Notre Dame , per bocca di Frollo , parla del libro stampato come di una conclusione più che di un esordio. Guarda la cattedrale, guarda la stampa ed esclama : Ahimè questa distruggerà quella !
In realtà come sappiamo la stampa non distrusse assolutamente la religione , al più, mise in second’ordine la scrittura a mano , ma gli uomini continuarono a leggere le proprie tradizioni religiose. Siamo nella tarda maturità della stampa. Siamo passati dalla concezione di utilizzi e strade separate tra stampa e digitale ,tipica degli anni ottanta, al convincimento che la maggior parte delle opere potrebbero già oggi essere distribuite in forma digitale; Anche se l’informazione cartacea resta ancora indispensabile non appare più tale e ci viene da domandarci come Frollo, guardano il nostro pc e la nostra libreria: questo distruggerà quella?
L’aggettivo “ tardo “ non deve far pensare alla scomparsa della stampa ma semplicemente al cambiamento della stessa; un po’ come è avvenuto per il tardo capitalismo o per il tardo socialismo.Ed infatti a causa delle tensioni tra forme stampate e digitali ,l’idea di libro sta cambiando.Il passaggio al computer può rendere più flessibile la scrittura ma mette in forse le definizioni di bontà stilistica e attenta lettura. Si abolisce anche la distanza tra autore e lettore rendendo quest’ultimo un ulteriore autore potenziale.La tensione tra monumentalità e mutevolezza e quella tra distanza o vicinanza tra autore e lettore fanno parte dell’attuale economia dello scrivere.Ma quale sarà il futuro della stampa e soprattutto i media digitali sostituiranno la stampa?I media digitali possono sfidare la stampa a più livelli : il primo sicuramente riguarda una sfida ai generi e alle strutture che associamo al libro , ai quotidiani o alle riviste ; il secondo è il modo di diffusione di testi alfabetici.Mentre negli anni ottanta i computer erano soprattutto world processor ,oggi sono sempre più image processor . Questo porterà ad una ricollocazione generale della scrittura che dovrà lottare con la comunicazione più diretta di filmati, foto e disegni e questo inevitabilmente coinvolgerà anche il libro.Nel paragonare la stampa al digitale bisogna sforzarsi di guardare alla tarda maturità della stampa e non a Guttenberg ; quest’ultimo infatti è l’inventore della stampa e sarebbe troppo lontano per poter effettuare un paragone. Il libro moderno è trasportabile,economico e facile da leggere mentre il computer è ingombrante,costoso e dipendente da una fonte di energia.Il suo schermo comporta stress oculare ed è difficilmente leggibile a letto.
Nel computer il cambiamento è la regola, la stabilità è l’eccezione e questo orientamento al cambiamento rende prezioso il word processor.
Nella tradizione classica e occidentale si immagina che un testo abbia una voce e parli al lettore, appare istintivo dunque pensare al testo come a qualcosa di unitario. Un testo elettronico può frammentare la voce e rivolgersi in diversi registri a diversi lettori. Un ‘enciclopedia elettronica può parlare allo stesso modo al colto e all’ignorante e soddisfare le esigenze di ogni utente come se fosse su misura.Dunque è necessario riconfigurare la voce del testo e non solo: anche lo spazio dello scrivere.Lo spazio di scrittura è prodotto dall’interazione tra fattori materiali e scelte e prassi culturali.Per l’antichità greco romana lo spazio di scrittura e di lettura consisteva nella superficie interna di un rotolo continuo, per l’amanuense medioevale tale spazio coincise con la superficie bianca di un foglio, nel XV secolo il libro stampato si definì in base al codice manoscritto che mirava a sostituire.Anche su un videoterminale la scrittura è un processo materiale, comunque si scriva su argilla o su pietra , su carta o su un monitor è facile per lo scrivente considerare la propria mente come spazio di scrittura.
CAP.2
La scrittura come Tecnologia
Che cos’è tecnologia? E’ ovvio che la penna dell’amanuense era tecnologia per l’epoca e ancor più per le rispettive epoche erano tecnologia il torchio la Linotype , la macchina da scrivere.Il computer ha ovviamente aggiunto alla velocità e alla efficienza della stampa dell’età industriale anche una riconosciuta flessibilità. Il computer dunque come nuova macchina che , diversamente dalla dinamo o dalla macchina a vapore non genera energia ma manipola l’informazione.La parola Tekne viene dal Greco e indica il sistema per ottenere un risultato. Tutte le forme dunque implicano un metodo per collocare un pensiero in una struttura ripercorribile più volte.Ecco dunque lo spazio dello scrivere dove ci avviciniamo in forma di scrittori o di lettori. Walter Ong chiama la “ mente alfabetizzata “ il comunicare di autori e lettori. La tecnè dunque è anche la cultura, l’alfabetizzazione delle persone.Non solo scrivendo ma anche parlando le persone colte ricorrono ad una pluralità di stili e livelli. Le culture con una lunga tradizione di scrittura sviluppano una lingua parlata letteraria o colta.
La scrittura elettronica può anche essere virtuale ma tali erano anche le precedenti tipologie di scrittura nel senso che inducevano lettori e scrittori a situarsi in uno spazio astratto di segni.Ogni tecnologia di scrittura richiede materiali differenti o modi differenti di usare i medesimi materiali.Il punto è che la scrittura non va concepita come un fattore tecnico che influenza e trasforma la prassi culturale.
Quando nella storia della scrittura appare una nuova tecnologia questa può affiancarsi alla precedente o spodestarla .Così il papiro fu spodestato dalla pergamena e dalla carta durante il Medio evo ; alla fine dell’ottocento e all’inizio del novecento la macchina da scrivere prese il posto della scrittura a mano nella corrispondenza commerciale,Oggi il word processor ha spodestato la macchina da scrivere.Nella tarda maturità della stampa la ristrutturazione è ancora in atto e viviamo tensioni e contraddizioni frutto di tentativi di sostituire la stampa con il digitale.La ri-mediazione è una transizione da un medium vecchio ad uno nuovo.Questo imita alcuni tratti del vecchio ma nello stesso tempo si presenta implicitamente o esplicitamente come miglioramento o superamento.E’ una vera e propria competizione culturale tra due o più tecnologie di comunicazione.
Quando un medium ri – media un altro si caratterizza per essere in grado di raggiungere più facilmente gli obiettivi dell’altro.
CAP.3
La ri – mediazione della stampa
Una tipica pagina Web ha immagini e testo come una rivista illustrata ma a differenza di questa ha delle parole hot che consentono al lettore di spostarsi e di aprire nuovi testi che a differenza delle note del testo a stampa sono ulteriori veri e propri testi, spesso non sub ordinati al testo di origine e che spesso non conducono il lettore a ritornare indietro ma a proseguire nella “ navigazione “.Anche se si ama dire che un lettore ha visitato dei siti, avviene esattamente il contrario visto che quelle informazioni risiedono sui server dei Browser che collegati al nostro pc vengono, momentaneamente, inseriti nella nostra memoria per poter essere visualizzati.
Scrivere oggi alla tastiera di un computer non è molto diverso da quello che si faceva anni fa con una macchina da scrivere; la vera novità è rappresentata dalla possibilità di intervenire sul testo scritto con una serie di personalizzazioni che la staticità del media classico della scrittura non consentivano. Così si può copiare, correggere, tagliare, aggiungere e , soprattutto , aggiungere immagini, diagrammi,disegni.La caratteristica della memoria di un computer induce ad immaginare una struttura ad albero su cui si può agire movendosi in una reale gerarchia. Il medium stampato invece non consentiva dinamicità ma induceva a rispettare rigidamente tale gerarchia.
Ogni scrittore ha la sensazione di non riuscire a riversare nel testo quanto riesce ad elaborare nella mente. Santa Teresa diceva che avrebbe voluto scrivere con due mani per questo motivo. Il mezzo elettronico ribalta il timore e ci pone di fronte la dilemma se sia possibile che l’insieme di informazioni che un ipertesto ci consegna possa essere assimilato dalla nostra mente.Ogni testo per quanto sia definita e rigida la gerarchia delle sue parti alla fine deve funzionare per associazione di idee.La gerarchia è appunto il tentativo di imporre alle idee verbali un ordine. L’indice in un libro permette di tracciare tale gerarchia e anche rende maggiormente flessibile e meno lineare l’intero testo. D’altra parte il sommario o l’indice è appunto caratteristico del www o dei portali che troviamo su internet che sono dei veri e propri indici sui quali il lettore può spaziare.
Bush e Nelson si possono indicare come coloro che hanno coniato il sostantivo ipertesto. Addirittura l’ingegnere Bush ci era arrivato in epoca non digitale ma con un sistema elettromeccanico mentre Nelson aveva utilizzato un maiframe nel 1970.Che sia formato da microfilm o da file in una rete di computer l’ipertesto consiste in topics e collegamenti. E’ come un libro a stampa assalito con le forbici dall’autore e ridotto a tante strisce.Nello spazio dello scrivere elettronico il pensiero gerarchico ed associativo possono coincidere e questo sconvolge l’ordine canonico del libro stampato.
Lo spazio dello scrivere elettronico è inclusivo, aperto a più sistemi ma anche costruttivo come suggerisce Joyce nel senso che chi lo utilizza può fabbricare nuovi elementi. Sulla piattaforma architettonica di internet sono stati costruiti due sistemi ipertestuali globali.Il primo è il sistema di posta elettronica che risale agli anni 70 e che spesso non viene considerato come un ipertesto pur avendone tutte le caratteristiche. Il www è l’altro sistema esplicitamente ipertestuale. La sua caratteristica principale è la globalizzazione dell’ipertesto attraverso protocolli condivisi. Nei sistemi stand alone degli anni ottanta il lettore si spostava da un testo all’altro ma tra informazioni contenute in un Cd e dunque , anche se vaste, limitate.
Ma qual è il rapporto tra l’ipertesto e la tecnologia digitale? Indubbiamente senza questa tecnologia non sarebbe mai stato riconosciuto alcun genere ipertestuale. Il www e l’ipertesto in assoluto è la semplice ri – mediazione della stampa. Si rimedia la gerarchia e la linearità con l’essere poliedrico ed associativo. Ma è migliore l’ipertesto? E in che senso lo è? Forse la risposta sta nel fatto che il nuovo medium è più conforme al funzionamento della nostra mente e ci permette di scrivere così come pensiamo.Anche Nelson ha sostenuto che l’ipertesto è naturale e conforme alla nostra tradizione letteraria che stima sia un sistema di scritti interconnessi. Ma se l’ipertesto ri – media , cosa è destinato a scomparire? Sicuramente la pagina stampata e la prosa stessa. Si presume che in un romanzo tradizionale il lettore si dimentichi di star leggendo cominciando a “ vedere “ cosa viene descritto invece il lettore ipertestuale come può essere chi si accinge a leggere afternoon di Joyce non si perde nella narrazione ma viene catturato dall’esperienza di muoversi nella storia secondo un percorso determinato dalle sue scelte.
CAP.4
L’emancipazione del visivo
E’ davvero raro che un ipertesto sia composto di puro testo. La principale differenza tra l’ipertesto e il testo scritto sta nel fatto che nel primo esistono spesso immagini, grafici, fotografie, suoni e tutto ciò che difficilmente si può riprodurre in un testo scritto. Forse sta in questo la principale difficoltà che sconta il testo scritto per star dietro al successo ipertestuale. Come diminuire questa distanza? Ri – mediando ! I testi scritti, le pubblicità, le riviste sempre più spesso aggiungono grafica, immagine qualitativamente sempre migliore alle parole. Il miglioramento della qualità è determinato, manco a dirlo, dal valore aggiunto fornito dal digitale.Andando indietro con gli anni potremmo notare che la scrittura è stata la prima vera ri . mediazione della parola perché di fronte alla crescente alfabetizzazione abbiamo assistito nei secoli all’affermarsi delle tipologie più svariate di scrittura ( dall’incisione al calco ) fino ad arrivare a tecnologie per la riproduzione in quantità enorme dello stesso tipo di testo.Dal XX secolo assistiamo invece ad un processo di democraticizzazione della stampa tanto che ciascuno di noi, munito di un computer e di un minimo di esperienza , può elaborare testi che possano essere pronti per la pubblicazione se stampati da una tipografia.
Oggi esiste una gamma di stili di stampa che è così numerosa da rischiare di confonderci. I periodici scientifici, tuttavia, hanno maggior parte dello loro spazio destinato alle immagini e una parte residuale al testo puro. Le opere di Tufte sul design grafico ne sono un esempio molto concreto. C’è un immagine grafica , come l’Armata Napoleonica nella campagna di Russia, costellata di date, riferimenti storici e note. Tufte giudica “ spazzatura ingannevole “ riviste come USA today che usano in modo molto esuberante l’immagine. C’è da rilevare che riviste come questa si avvalgono di metodologie di stampo ipertestuale e ancora di più riviste come Mondo 2000 o WIRED dove possiamo toccare con mano la ri mediazione della stampa.
Ogni numero di USA TODAY aveva 3 o 4 istantanee USA. Erano uno specchio sulla realtà americana che descriveva usi,statistiche, abitudini americane. L’espressione grafica , e non solo, di questi calembour richiama un’altra tecnica divenuta molto diffusa nei periodici che era quella delle metafore. Per comprendere meglio la forte iconicità si questi metodi basta fare l’esempio dell’Istantanea su le abitudini di rasatura degli americani, dove i rasoi diventano , messi in grafica, vere e proprie barre di un grafico oppure sulle metafore dei titoli quali : Turbolenze in vista per la United Airlines oppure Ingranano la quarta i profitti della Mercedes . Nel corso dei secoli sono sempre esistiti giochi o calembour che affiancano la grafica al testo o che giocano con questo.
Il processo di descrizione testuale di un immagine è chiamata ekphrasis. Con questo termine si vuole indicare il processo di descrizione di forme, colori , caratteristiche che riesce a rendere visibile un’immagine attraverso le parole. Viene immediatamente spontaneo pensare che oramai con l’avvento ipertestuale stiamo assistendo al contrario e cioè a immagini che descrivono il testo. Ed ecco che ,come visto prima , le piastrelle divengono gli assi cartesiani e i rasoi le barre di un grafico che spiega le abitudini americane in fatto di rasatura.Ma questo negli anni era già avvenuto e il cinema , senza dubbio , ne è un concreto esempio. Speso i film più antichi iniziavano dall’immagine di un testo o di un libro di cui una voce leggeva le prime righe per poi iniziare l’immagine del film . Era anche quella un ekphrasis alla rovescia.Accade tuttavia spesso che leggendo un romanzo ci immaginiamo , se viene descritto un luogo, esattamente come è conformato e se viene descritto un personaggio lo immaginiamo immediatamente attraverso la descrizione testuale.Per cui sia che ci troviamo di fronte all’ekprasis che al suo contrario siamo in presenza di ciò che Krieger definisce “ il desiderio del segno naturale “ che forse è la nostra attitudine a trasporre in immediata realtà il segno che percepiamo.
La pittografia è considerata primaria in quanto linguaggio indipendente mentre la scrittura è secondaria rispetto alla parola. Particolarità della pittografia è che è soggetta ad un processo interpretativo di tal che un medesimo pittogramma , in teoria, può essere compreso in modo diverso da due individui. C’è da fare immediatamente un distinguo con la pittografia del periodo pre scrittura con quello dopo la diffusione della scrittura fonetica. Appare ovvio che la pittografia è sopravvissuta solo per comunicare in modo trasversale o con coloro che non comunicano in alcuna lingua a noi nota. La maggior parte di pittogrammi ancora esistenti si ritrova nei segnali stradali, negli avvisi aeroportuali etc. dove tra l’altro è anche difficile che ci siano molte e diverse interpretazioni.
I moderni pittogrammi però sono quelli che troviamo sui nostri supporti elettronici. Le icone sono senza dubbio i pittogrammi elettronici. Cancelliamo i nostri file e li spostiamo figurativamente in un cestino e se vogliamo cambiare colore al nostro scritto clicchiamo su un immagine di un secchio di pittura.Se la scrittura fonetica tende a trattenere autori e lettori in uno spazio puramente lineare, figure ,grafici e diagrammi ripropongono uno spazio almeno bidimensionale. Sul display come nella pergamena ( ricordano i geroglifici egizi o la scrittura cinese ) testo verbale ed immagini si legano così strettamente che autore e lettore faticano a capire dove finisce lo spazio pittorico ed inizi quello verbale.
Nei libri a stampa tradizionali la tipografia parte dalle lettere e non si sposta più di tanto. Si può , al limite, sceglie carattere e forse il colore e finiscono le opzioni. Anticamente le note erano in caratteri diverso e inserite nel testo . La concezione della poca importanza delle note se non addirittura del loro peso nella lettura le ha fatte relegare al fondo pagina dove il lettore può salire e scendere con lo sguardo per percorrere il testo intero.U testo moderno è organizzato semplicemente e anche le riviste con i loro richiami grafici hanno un’organizzazione che consente al lettore di spaziare con lo sguardo tra il testo scritto e l’immagine richiamata.In un ipertesto le finestre acquistano un significato strutturale. Sussistono collegamenti operativi sia all’interno della finestra che tra più finestre.In un testo a stampa o in un manoscritto anche se lo sguardo del lettore si sposta lungo le righe e a volte va e viene tra lettere e immagini gli elementi sono immobili.In un testo elettronico, al contrario,il movimento è possibile sia per lo sguardo del lettore sia per la superfice di lettura.
Il www è ovviamente la ri mediazione del testo ma anche della fotografia , del cinema e della televisione. Attraverso lo spostamento tra collegamenti , quello che può apparire se visto in modo statico una rivista, diventa un testo in continua evoluzione e senza limiti concreti.
Il testo cambia e la scrittura elettronica ed il web sono sicuramente protagonisti di questo. L’immagine della presentazione multimediale dello stato dell’Arkansas vede le lettere del nome dello stato essere altrettante immagini su cui cliccare e vedere la rappresentazione di caratteristiche dello stato. Ma anche le più diffuse e semplici “ faccine “ che con l’uso dei caratteri ASCII si possono ottenere ne sono un esempio.
MUD e MOO sono ambienti virtuali a base testuale. Il MOO è un esempio di ekphrasis e cioè un tentativo di catturare le immagini con le parole.Ciascuno adotta una persona e se l’utente digita una frase tra virgolette con la tastiera la frase è trasmessa. I primi MOO sono apparsi a metà degli anni 90. The palace è un primo esempio .
CAP.5
Il libro elettronico
Per secoli il volume è coinciso con metri e metri di papiro; il codice che lo sostituì era molto più pratico ed efficace : un’intera opera poteva trovare posto in un solo codice .Il rotolo di papiro era invece solo un canovaccio posseduto dall’autore che leggeva o si ispirava di fronte ai “lettori “ che non possedevano una propria copia; ma la lettura silenziosa diventò comune solo nel basso medio evo con la comparsa del libro. La scoperta di Gutemberg dunque pur essendo stata una svolta nell’ottica della praticità, non è stata presa come un miglioramento perché soppiantava il manoscritto, il codice, il papiro. L’unicità della copertina , addirittura i nostri tempi richiesta dal Copyright , non è stata da subito la caratteristica del libro. Infatti in principio si rilegavano e coprivano i libri solo dopo la loro esposizione.Diverso approccio , ovviamente lo abbiamo con la nuova frontiera del libro; leggere un testo attraverso un notebook oppure un palmare ,è cosa senza dubbio diversa.La comparsa dell’ e-book ci da un chiaro segno della volontà di soppiantare il libro utilizzandone anche delle caratteristiche : pesa poco,è facile da trasportare ed in oltre il lettore può scrivere note a margine,e sottolineare i passi più interessanti.Inoltre l’è-book è collegato ad Internet e dunque può arricchire il testo in lettura con altri testi.
Il grande libro è stato il sogno degli autori medioevali e dell’antichità greca e romana.Questo desiderio si è espresso in due forme : la biblioteca e l’enciclopedia. L’impulso che il libro diede allo sviluppo delle biblioteche e delle enciclopedie è ovviamente cospicuo ma il significato di enciclopedia è andato negli anni cambiando. Si è passato dal contenitore di più saperi e dunque più testi messi insieme al vero e proprio compendio su informazioni generali e trasversali. Nel XX secolo si è assistito dunque ,maggiormente, ad un fenomeno economico più che culturale con il proliferare di testi enciclopedici . Oggi con il digitale stand alone o in rete otteniamo allo stesso tempo una nuova enciclopedia e una nuova biblioteca.
L’enciclopedia è la soluzione sia alla scarsità che all’eccesso di testo. Dove ci sono troppi libri su un argomento ne trae la soluzione di sintesi adatta e dove non ce ne sono ne colma il vuoto.Si può dire che dal tempo del codice fino all’era digitale l’opera enciclopedica è sempre esistita. Di particolare rilievo la Britannica. L’enciclopedia pubblicata nel 1974 che aveva una parte divisa in volumi detta Macropaedia e una sorta di indice detto Propaedia. La seconda parte si può configurare come una prima tipologia di ipertesto. Era un vasto indice in cui tutto il sapere era suddiviso in dieci parti a loro volta ripartite in 140 divisioni, a loro volta in sezioni e così via.Questo serviva dunque a mostrare i collegamenti possibili nel contesto della struttura. Così come si può notare in tutte le biblioteche il testo Propaedia è il meno usato ed infatti fa bella mostra di se sugli scaffali completamente intonso rispetto agli altri volumi molto utilizzati.
L’Enciclopedia Elettronica è uno spazio apparentemente illimitato che prende spunto dall’indice propaedia ma che amplifica in ogni modo il suo effetto. In appositi cd rom o dvd trovano posto collegamenti, testi, grafici, illustrazioni che racchiudono in modo semplice ed immediato tutto quanto era nelle enciclopedie di testo scritto. C’è tuttavia da notare che l’intero spazio del www è un’enciclopedia .aperta e davvero infinita. I portali hanno n home page una sorta di propaedia con gli indici principali e tutti i secondari.
La biblioteca è complementare ma è a sua volta anche il contenitore dell’enciclopedia. Scaffali e libri riposti con un ordine preciso di rintracciabilità consentono ai lettori di muoversi in una biblioteca come all’interno di una enciclopedia; approfondendo aspetti con testi aggiuntivi o con nuove letture.La biblioteca elettronica è ancora un ibrido tra un vero e proprio catalogo elettronico e un contenitore di testi elettronici. Il futuro della biblioteca elettronica potrebbe essere fatto di scaffali virtuali, indici di autori e di argomenti con i quali arrivare facilmente al testo desiderato.
CAP.6
La rivisitazione del dialogo
Il testo scritto è una struttura spaziale. Si può affermare che per mezzo della scrittura si trasforma il tempo nello spazio.La maggior parte di noi può apprezzare la musica soltanto ascoltandola pur , magari, sapendo leggerla su uno spartito; il musicista invece leggendo le note le riesce anche ad intonare. E’ come se per poter comprendere un testo noi fossimo costretti a ripetere ad alta voce quello che leggiamo.Leggere ed ascoltare sono due processi estremamente diversi. L’ascoltatore deve preoccuparsi soltanto di farsi raggiungere dalle parole per comprendere mentre il lettore deve comprendere mentre legge e dunque deve interpretare un sistema di segni per poi dargli un significato globale. Ecco perché esistono differenze tra i lettori; ci sono coloro che con uno sguardo comprendono interi passaggi e coloro che devono leggere fino all’ultima lettera.Il papiro, il codice erano insieme di segni , a volte in assoluta continuità tra loro e a volte scritti a giro di bue ( da sinistra a destra poi da destra a sinistra e così via ). Esiste tuttavia un ordine di lettura che ciascuna cultura porta rigorosamente con se. Questo forse deriva anche dagli anni scolastici e fa si che , a prescindere dal testo che si sta leggendo, ( libro, rivista,quotidiano ) ci sia un ordine prefissato. L’ordine di lettura ci dona sensazioni man mano che andiamo avanti e siamo liberi di poter saltare n avanti, rileggere ciò che non abbiamo compreso o che non ricordiamo per poi riprendere l’ordine prefissato. Questo non può avvenire ascoltando. Nessun cantastorie può dare la stessa sensazione del lettore che sta completando le ultime righe di un interessante testo.E’ in generale più difficile ingannare il lettore che l’ascoltatore ne abbiamo prova ascoltando relazioni orali da personaggi pubblici o politici e poi leggendo i loro discorsi. Potremmo nel secondo caso scorgere imperfezioni non evidenziate ascoltando. Il Socrate di Platone preferisce il dibattito alla scrittura. Nel Fedro Socrate narra del dialogo tra il Dio Egiziano Toth e Thamus dove il primo mostra al secondo l’invenzione dell’alfabeto evidenziando che sarà l’aiuto per la memoria dell’uomo ma il secondo afferma che invece questo sarà la morte della memoria umana. L’ordine e la gerarchia ,come accennato, sono valori studiati e culturali e ovviamente sono più difficilmente comprensibili nel Web. Difficile sul www infatti riuscire a mantenere un andamento di lettura lineare se scorrendo con il nostro cursore , spesso, il puntatore si trasforma in una mano con l’indice alzato ad indicarci un collegamento .C’è dunque un modo diverso di cambiare pagina che può essere o il classico tasto di “pagina seguente “ oppure un semplice link. Ma dunque è la fine della linea? E’ l’era del giro intorno che si stringe sempre più verso l’obbiettivo? Pare proprio di si se si esaminano i testi come S/Z di Barthes caratterizzato da frammentazioni ed interruzioni che sconfiggono la linearità e la continuità. Ma Barthes aveva sicuramente dei predecessori come Nietzshe o Wittgenstein che collegava le sue osservazioni tramite una rete di numeri. Il libro da lui pubblicato aveva l’assoluta struttura di un ipertesto. Le voci erano tutte numerate ma l’autore rinunciò a inserire quelli che oggi chiameremmo link. Il vero abbandono della linearità è invece Glas di Deridda. Esiste nelle pagine una doppia colonna e anche nelle singole colonne non si avverte alcuna linearità. Ecco che lo sguardo del lettore è spinto a vagare in ogni direzione. Glas è un antilibro e lo stesso Deridda affermava che la fine della linearità è la fine del libro stesso. Ma un libro come Glass in versione elettronica sarebbe ancora un antilibro? Sicuramente no . Il testo elettronico riorganizza e da una forma gerarchica percorribile con sufficiente facilità. Anche la riedizione di testi antichi in formato elettronico può dare a questi ultimi un livello di comprensione più alto del passato. C’è poi da fare un distinguo tra l’utilizzo del digitale per i saggi o i testi da quello per lo studio di questi ultimi. Ovviamente il valore aggiunto del testo elettronico per la comprensione e anche per la discussione degli aspetti salienti dei testi è assolutamente rilevante. Esistono sistemi in cui l’insegnante può definire sul web aree di discussione e gli studenti possono intervenire in ogni momento.Oltre a questo gli educatori hanno sviluppato applicazioni ipertestuali di rimediazione di forme come l’antologia ,il commento e il libro di testo. Il libro ipermediale creato da Landow “ the Victorian Web “ è il migliore esempio. Si tratta di un vero e proprio archivio di saggi ,fonti primarie di immagini che formano un data base dove gli studenti possono attingere.
CAP.7
La Narrativa Interattiva
Mentre i data base bibliografici e i documenti tecnici sono considerati da tempo testi in cui è legittima la gestione computerizzata, la narrativa viene considerata ancora tutta all’interno della stampa.Molti autori utilizzano la videoscrittura ma pochi hanno tentato di scrivere per lo spazio elettronico.Quelli che l’ hanno fatto sono ovviamente i creativi ma l’attenzione è stata quasi esclusivamente commerciale .Robert Coover è un valente paladino organizzando corsi e una manifestazione ondine chiamata Hypertext hotel.. Effettivamente la narrativa interattiva cerca di frantumare o reinterpretare la narrativa tradizionale. Dove il romanzo a stampa presenta i suoi episodi in bell’ordine ,lo spazio elettronico dello scrivere rimuove questa restrizione. Il lettore può intervenire attivamente nel testo selezionando la sequenza di episodi . La narrativa interattiva richiede soltanto due elementi : gli episodi e i collegamenti tra di loro.Il lettore può scegliere i percorsi, può tornare indietro e prendere un percorso diverso, può trovare delle strade chiuse che può riaprire rispondendo a delle domande, può seguire la storia dal punto di vista di uno specifico personaggio, può investigare. Ogni autore può dosare la libertà del lettore con i collegamenti e decidere quanto controllo del testo cedere.
In Afternoon ,Joyce unisce la raffinatezza letteraria con un gioco interattivo d’avventura.Il lettore ha una finestra elettronica in cui compaiono in successione episodi di afternoon; in basso c’è una piccola barra dove il lettore scrive le risposte per passare al successivo episodio.Ma se alla fine di un episodio al lettore viene chiesto se vuole saperne di più e risponde negativamente ,questo no non viene inteso definitivo ma lo avvia semplicemente ad un diverso itinerario. Leggere e rileggere afternoon è un po’ come visitare un castello; a volte percorrendo corridoi o stanze già percorse ci si accorge di nuove possibilità di percorso.
Victory Garden di Moulthrop è una delle più significative opere ipertestuali. E’ una rete di 990 episodi con 2800 link.La maggior parte della narrazione è temporalmente ambientata nella notte del primo bombardamento della guerra del Golfo nel gennaio del 1991.La televisione è un elemento ossessivo perché spesso i personaggi la guardano e il lettore si imbatte in citazioni di giornalisti e commentatori televisivi.Il lettore vede un giardino di percorsi che si intrecciano e per questo motivo ha tantissimi percorsi di lettura.
Victory garden non è privo di coerenza narrativa tradizionale.Esistono episodi addirittura in ordine cronologico ( 5 o 6 ) e quando il lettore entra in queste sequenze può procedere in modo lineare. Senza dubbio la tecnica dello spostamento, propria dell’ipertesto potrebbe dare un senso di frustrazione al lettore che vorrebbe essere lasciato solo con la sua storia.La differenza sta nel guardare a qualcosa o guardare attraverso qualcosa. Il lettore va e viene tra il guardare attraverso la prosa e guardare i collegamenti e i rapporti tra gli episodi. Il dada fu uno dei primi esempi di sperimentazione modernista. I dadaisti operavano come gli autori di opere per i mezzi elettronici. Le poesie, le frasi vengono fatte a pezzi e emergono le parole, le sillabe. D’altra parte tutto la letteratura del XX secolo da una tensione di modernizzazione che è propria di tutte le innovazioni. Il medium elettronico fornisce una nuova serie di tecniche per la gestione di questa tensione.
Il romanzo Tristam di Sterne è un testo in cui il narratore ci lascia di rado soli con la storia, anzi potremmo dire che fa di tutto per allontanarci dall’azione. Eppure Tristan non è ostile ai lettori perché più ci distrae e ci porta lontani dalla storia e più ci sentiremo legati a lui.Il capitolo 24 del libro 4 è mancante e Tristan nel capitolo 25 provvede ad informare il lettore di ciò che riteneva interessante. Questo romanzo potrebbe essere rappresentato nello spazio elettronico dello scrivere e il lettore potrebbe esaminare le digressioni di Tristan attraverso percorsi alternativi senza perdere di vista la storia principale.
Joyce concepì l’Ulisse come un romanzo più tradizionale anche se scritto in modo inconsueto comprendendo sia una narrazione in terzapersona che il monologo. In seguito lo complicò ulteriormente inserendo anche dialoghi di terze persone. La presentazione dell’Ulisse è quella di un palinsesto in cui sono compresi tutti e tre gli strati.Il lettore per poter apprezzare le complesse relazioni deve spostarsi avanti ed indietro per il libro; per questo motivo non è un’opera che si può comprendere leggendola dall’inizio alla fine o ascoltandone la lettura. L’elemento particolare è che Kenner giudica la scelta di Joyce come appropriata e indica la tecnologia utilizzata ( la stampa ) propria della tipologia di testo scelto. Tuttavia la parte intercambiabile della stampa sono solo le lettere e il lettore è destinato a perdere una porzione non piccola di allusioni che Joyce ha disseminato nel suo racconto. Joyce affida al lettore un compito immane e anche se non ha previsto il mezzo elettronico le sue opere sono una fonte molto ricca di sperimentazione per gli autori che lo utilizzano.
Borges nella Biblioteca di Babele scrive un racconto fantastico in cui gli uomini vivono in un’immensa biblioteca fatta di cubicoli collegati da scale. Tutte le combinazioni tra le lettere di Guttemberg sono state realizzate e non c’è più nulla da scrivere; per questo motivo il tempo ha cessato di scorrere . La storia è tuttavia nove storie in una ciascuna con la sua tonalità. In Borges la letteratura viene meno perché è legata al finale come conclusione a una singola linea narrativa e aun solo scioglimento della trama. Borges non ebbe mai a disposizione uno spazio elettronico dello scrivere ma il suo stile sembra essere assolutamente adatto a questo medium.
Non mancano i testi in cui si possono effettuare scelte per proseguire la lettura . Se scegli di rischiare la maledizione vai a pagina 29….. In questo modo il libro sacrifica l’ordine lineare delle pagine per permettere molteplicità di letture.Un esperimento interessante è Composition n. 1 di Saporta.Centocinquanta pagine numerate in fogli di carta sciolti. Nell’introduzione di prega il lettore di mescolare come un mazzo di carte e di leggerlo. La storia consiste nel fato di X che è un personaggio con tanto di moglie ed amante e che violenta una ragazza. La sfida di Saporta sta in questo : che il lettore sia in grado di immaginare tutto questo ricavandolo dall’esperienza della lettura a prescindere dall’ordine in cui avviene. Composition n. 1 ci riporta a romanzi interattivi come afternoon anche se il testo di Saporta opera nei limiti imposti dalla stampa.Tuttavia lo sforzo di mettere in ordine e dare un senso alla storia è il medesimo .
Nella tarda maturità della stampa la nostra cultura letteraria considera la narrativa ipertestuale una forma di avanguardia nel senso buono e cattivo del termine. Come visto esistono diversi testi che sembrano destinati a preludere all’ipertesto; in quanto lettori è ovvio che siamo influenzato in modo diverso perché la forma mediatica da cui siamo raggiunti è sensibilmente diversa. Sia i suoi precursori che l’ipertesto invitano ad una lettura nuova che si può definire multipla. Il lettore è invitato a rivolgere l’attenzione tra il flusso temporale degli eventi narrati e le interruzioni , i capovolgimenti che l’atto dello scrivere impone a quegli eventi. La narrativa interattiva promette di riconfigurare lo scrivere al pari del leggere ; il computer da la possibilità al lettore di intervenire nel testo( cosa impossibile per la stampa ) mentre prima si poteva cancellare o scrivere sopra il testo.
CAP.8
Teoria della Critica e nuovo spazio dello scrivere
Gli anni 60 e 70 hanno visto susseguirsi movimenti poststrutturalisti ,postmoderni, femministi e postfemministi. La scrittura elettronica e l’ipertesto poco hanno partecipato a questo dibattito ma gli accademici che hanno operato nel campo di ipermedia e dell’ipertesto hanno cercato di collegare questa nuova forma di scrittura con le teorie della critica letteraria. La scrittura elettronica è dunque da considerarsi un allontanamento dal tradizionale così come le teorie poststrutturali e postmoderne sono state intese come allontanamenti sal modo tradizionale di comprendere i testi letterari.Secondo Landow esiste dunque una convergenza tra ipertesto e teoria poststrutturale della critica.
Prima della scrittura elettronica le opere letterarie erano monumenti e l’autore era un’autorità.Omero e Schakespeare ci hanno mostrato gli uomini quali realmente sono. Fin dal v-IV secolo a.c. i poeti e gli storici greci sottolineavano che la scrittura era lo strumento per fissare i pensieri ed estendere la memoria umana.Il fascino degli scritti autorevoli fu ancora più forte nel medioevo anche grazie alla tecnologia più durevole del codice di pergamena.Tramandando i testi , tuttavia, si accumulavano gli errori e nel Rinascimento si incominciò a valutare con attenzione il problema della trasmissione dei testi.. Il torchio da stampa permise la conservazione dei testi con un’accuratezza mai raggiunta. La cultura europea e nord americana ha usato la stampa anche per sostenere l’autorità dello scrittore . Un autore è una persona le cui parole sono fedelmente riprodotte e distribuite . A causa del costo della stampa l’autorità dell’autore è sensibilmente aumentata rispetto all’epoca dei manoscritti dove ognuno poteva divenire autore se solo decideva di esserlo.Oggi lettore ed autore si trovano nel proprio paese e nel mondo intero e non stupisce che ciascun autore sia in grado di vedere criticamente gli aspetti più importanti, complessi e drammatici della propria gente. Anzi è un caso se ciò non avviene e gli autori sono apprezzati come celebrità.Queste sono concezioni tradizionali della letteratura e del ruolo dell’autore che sono state minate non solo dalle teorie degli accademici ma anche degli usi ai quali la cultura popolare e l’ambiente universitario adibiscono alla nuova tecnologia elettronica della comunicazione. I cultural Studies hanno respinto la distinzione tra letteratura d’elite e popolare; la nostra cultura ha accolto il www come un nuovo spazio di comunicazione a cui ha attribuito un carattere transitorio e informale.Un “ autorevole sito web “ è un ossimoro , pertanto i teorici riescono a dipingere la scrittura elettronica come un medium che mette in discussione autorevolezza e fissità. Bennet estremizza il concetto proponendo una letteratura basata sull’ammirazione simile all’accostarsi ad un monumento ; Scholes mette in discussione tutti i convincimenti di Bennet compreso quello che le opere siano immutabili nel loro contenuto e che i grandi autori siano autorità. Gli scrittori ipertestuali hanno dimostrato in che modo il medium elettronico sia propizio a un diverso rapporto tra autore e lettore. L’autore elettronico è l’artigiano che lavora con strumenti per l’obbiettivo prefissato e il computer può dare visibilità alla sfida tra autore e lettore che i precedenti medium avevano reso invisibile. Un testo elettronico che sia ipernarrativa o una semplice pagina web non è stabile ne avulso dal contesto mutevole del lettore.
In un testo a stampa le pagine esistono prima di ed indipendentemente da qualunque lettore. Quello che prende forma per opera del lettore è il testo in quanto suono, immagine e contenuto mentale.Il testo elettronico sembra concretizzare questa posizione.
La semiotica ed il computer maturano nello stesso contesto culturale. Il computer non fa altro che interpretare dei segni e dunque scrittura e lettura elettronica non sono altro che esercizi di semiotica applicata.Si gioca una partita in cui i due giocatori ( autore e lettore ) si contendono lo spazio dello scrivere. Ma c’è un terzo concorrente a questo gioco che è lo stesso spazio dello scrivere,In semiotica un segno è il rapporto tra significante e significato e dunque non è qualcosa di statico. Si intravede dunque una sorta di paesaggio molecolare e la scrittura elettronica ci consente di visualizzare questa rete con molta più facilità.
Barthes negli anni ottanta insieme a Deridda e Faucault svilupparono un linguaggio assolutamente affine alla scrittura elettronica. Come non vedere il computer dietro la famosa distinzione di Barthes tra opera e testo? Il testo mitiga la distanza tra lo scrivere e il leggere. I decostruzionisti asserivano che il significato di qualsiasi testo scritto è precario laddove tutto ciò che è scritto è destinato ad andare alla deriva nello spazio dei significati . Per loro ciò che è centrale nell’opera può diventare marginale e viceversa.ma persino l’autonomia e l’identità dell’opera è messa in discussione. Deridda parla del testo come una rete ,un tessuto di tracce che rimandano a qualcosa di diverso.
I cultural Studies si sono imposti di recente come discorso teorico di primo piano negli stati uniti.Essi si sono occupati della comunicazione visiva non meno di quella verbale analizzando i periodici ,il cinema oltre che i libri e i quotidiani in quanto critica o espressione delle ideologie dominanti. Alcuni esponenti dei Cultural Studies si stanno rivolgendo al www in quanto nuova forma mediatica.
CAP. 9
Scrivere il sé
Se lo scrittore ha sempre avuto una qualità riflessiva vedendo se stessi in ciò che scrivono, ogni tecnologia dello scrivere ( dal papiro,il codice, la videoscrittura ) è stata usata per descrivere la relazione tra la parola scritta e l’identità dello scrittore.La mente diventa una superficie di scrittura e il pensiero l’attività di scrivere su tale superficie. Come l’ipertesto ri media la stampa così l’ipertesto e le altre forme di scrittura elettronica partecipano alla riconfigurazione delle nostre nozioni del sé nella tarda maturità della stampa.Il sé elettronico è una versione ri mediata del sé stampato, cinematografico,televisivo.Nei decenni passati la metafora della scrittura elettronica è stata applicata a due versioni assai diverse della mente e del sé. La prima trattava l’Ipertesto come iscrizione del pensiero razionale, se la stampa mascherava l’ipertesto rendeva trasparente.La seconda vede la scrittura elettronica come riflesso della identità post moderna in perpetuo cambiamento.Il computer da risposte alle domande digitate dagli uomini ( il test di Tuning dimostra appunto questo ) ma non ha tutti i contorni tipici dell’essere umano : gustare, odorare, essere scaltro o furbo. La mente umana per interpretare Pierce o Eco interpreta i segni che rileva dando ad essi un significato. Dunque anche il computer potrebbe essere inteso come un segno e la mente umana , di contro essere intesa come una rete , un sistema simile alla concezione di un computer. Ong riprende Mc Luhan e dichiara che la scrittura è una potente estensione del pensiero.Dunque l’alfabetizzazione come necessaria al ragionamento complesso e di riflesso la scrittura è considerata propizia all’analisi e alla riflessione. Ong evidenzia che ogni tecnologia di scrittura ha la proprietà di rallentare il processo della lingua parlata per poter approfondire maggiormente ogni tipo di concetto.La memoria diventa lo spazio dello scrivere , lo scrittore guarda il mondo attraverso i nostri occhi e pensare è scrivere nella lingua del pensiero
CAP. 10
Scrivere la cultura
Ci serviamo del web, della posta elettronica e delle chat per favorire una cultura di legami temporanei e mutevoli.Il web diventa per noi una metafora dei modi in cui funzioniamo collegandoci a dozzine di siti per interesse o disaccordo. Questo mondo non è universalmente accessibile eppure si parla della rete e di internet come di nuove forme di socialità e democrazia.Milioni di utenti nei paesi sviluppati usano il web per esprimere la propria cultura ma pur essendo per definizione una rete globale , la stessa riguarda soltanto Nord america e Europa.Se non c’è una sola cultura ma un tessuto di gruppi con propri interessi, nessuna letteratura o musica particolare può pretendere uno status privilegiato. Eisenstain ha sostenuto che la stampa è stata usata per promuovere l’unificazione culturale durante i secoli della formazione dei moderni stati.Oggi al contrario la scrittura elettronica è utilizzata per contrastare la standardizzazione e l’unificazione.Ognuno di noi è libero di esplorare una sottorete della rete generale e non ci convince che un argomento è più importante di un altro.La comunicazione elettronica ci da la possibilità di ri definire la comunicazione stampata.Come già visto non esiste più la netta distinzione tra letteratura di elite e popolare, anzi la rete ed internet ci danno la possibilità concreta di configurare e gradire le forme più popolari e sconosciute di letteratura popolare
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