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Riassunti di alcuni capitoli del Samuelson
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Scritto da simona b   
Riassunti capitoli 1, 2, 3, 4, 5, 6 e 7 del Samuelson. Inseriti a parte i grafici.

CONCETTI BASE_Parte I

 

CAPITOLO 1

L’ECONOMIA

E’ una disciplina scientifica che studia l’utilizzo efficiente di risorse scarse x produrre beni e servizi che generano utilità, nonché la distribuzione di questi beni-servizi tra i soggetti della società o del sistema economico.
 
Scarsità significa che le risorse non garantiscono una soddisfazione completa ai desideri di tutti e, visto questo, devono essere usate in modo efficiente (ovvero, nel migliore dei modi, senza sprechi. Un sistema economico produce in modo efficiente quando non si possono migliorare le condizioni economiche di un individuo senza peggiorare quelle di un altro, ovvero quando non si può aumentare l’output di un bene senza ridurre quello di un altro) x soddisfare al max bisogni e desideri (e comunque si rimane sempre molto sotto il livello di soddisfacimento).
 
Microeconomia: branca che studia singole entità (mercati, famiglie, imprese). Capostipite Adam Smith (scozzese).
 
Macroeconomia: branca che studia l’andamento complessivo di un sistema economico. Capostipite John Maynard Keynes.
 
Economia positiva. Riguarda i fatti. Descrizione del sistema economico come è.
 
Economia normativa. Riguarda l’etica e l’equità. Descrizione del sistema economico come deve essere.
 
La logica economica è scientifica. Si osservano i fenomeni economici e si interpretano con statistiche e dati storici. A tal proposito esiste un’apposita tecnica, l’econometria, con cui si applicano metodi statistici a problemi economici (potendo così trattare moli enormi di dati).
Vanno assolutamente evitati 3 errori: quello del post hoc (post hoc, ergo propter hoc à dopo di ciò, quindi a causa di ciò). Es, Grande Depressione Usa ‘30; quello di aggregazione (si suppone che ciò che vale per una parte sia valido anche per il tutto). Es agricoltore fortunato; ignorare l’ipotesi di parità (coeteris paribus à occorre mantenere uguali o costanti tutti i valori tranne quello considerato). Es riduzione aliquote fiscali di Kennedy e Johnson, ’64.
 
Lo scopo dell’economia è migliorare le condizioni economiche degli individui. Ma per farlo occorre obiettività nel soppesare costi e benefici dei diversi metodi à gli economisti hanno cuore caldo e mente fredda. Occorre trovare equilibrio tra la durezza del mercato e la compassione dei programmi di assistenza pubblica.
 
Si studia economia per capire la sua applicazione ai problemi degli individui e alle questioni d’interesse nazionale.
 

I 3 PROBLEMI DELL’ORGANIZZAZIONE ECONOMICA

Cosa e quanto produrre + come produrre (con quali tecniche combinare gli input per produrre gli output desiderati) + per chi produrre (gli output)
 
Ci sono 2 risposte che conducano a due diversi sistemi economici: l’economia di mercato (è tutto nelle mani di imprese ed individui. Le imprese producono il cosa che garantisce il max profitto usando il come meno costoso. Gli individui determinano con le loro scelte il consumo, ovvero il per chi. Caso estremo quello del laissez-faire, ovvero lo Stato non riveste alcun ruolo economico) e l’economia pianificata (è tutto nelle mani dello Stato), anche se di fatto esistono solo economie miste (anche in quelle di mercato lo Stato modifica il funzionamento del mercato con leggi e norme).
 
Input: beni o servizi usati dalle imprese nei processi produttivi. Si tratta dei 3 fattori produttivi: terra (risorse naturali, cioè terra, risorse energetiche e non, risorse ambientali), lavoro (tempo impiegato dall’uomo nella produzione) e capitale (beni durevoli prodotti per produrre altri beni, macchinari, pc, strade, auto, lavatrici).
 
Output: beni o servizi prodotti che possono essere consumati o impiegati nella produzione successiva.

 





LA FRONTIERA DELLE POSSIBILITA’ PRODUTTIVE

E’ una curva che rappresenta la relazione tra 2 variabili economiche. Indica le quantità max di produzione ottenibili da un sistema economico, date la conoscenza tecnologica e la quantità di input di cui dispone, presupponendo che esse siano impiegate al meglio.
I punti che stanno al di fuori sono irrealizzabili, quelli interni indicano che non c’è efficienza produttiva.
Se c’è crescita economica (aumento degli input + cambiamenti tecnologici) la frontiera si sposta verso l’esterno (si produce di +).
Insomma spiega il trade-off, nozione economica di uso alternativo delle risorse. Produco cannoni o burro? Il costo di opportunità è il costo dell’alternativa a cui ho rinunciato, il valore del bene o servizio a cui si rinuncia.
 
Se un sistema economico è efficiente si trova sulla frontiera delle possibilità. Se invece ci sono risorse non utilizzate sta al suo interno. Le produzioni diminuiscono e le cause possono essere diverse: riduzione della spesa (Grande Depressione), calo della spesa pubblica (’82-’91 Usa), ingresso in economia di libero mercato da sistema di pianificazione socialista (’90, Europa-est).
 
Spiega la scelta tra produzione di beni privati e pubblici (I paesi poveri sono bassi in tutte e due le produzioni xchè usano la maggior parte delle risorse x mangiare. Nelle economie industriali moderne, invece, si spende in beni pubblici. La frontiera dei paesi ricchi è + esterna rispetto a quella dei poveri).
Spiega che per il consumo futuro occorre sacrificare quello presente ed investire in capitale. Se voglio incrementare per il futuro la produzione di beni di consumo devo limitarlo al presente ed investire nella produzione di beni di investimento, cioè capitale. Se si fa così la frontiera trasla all’esterno.

 

CAPITOLO 2

MERCATI E STATO

Il ruolo dello Stato nei mercati è variato nel corso del tempo.
Nel medioevo la sua influenza era forte. Mi riferisco, naturalmente, al concetto di Stato del tempo, ovvero aristocrazia e corporazioni cittadine.
Dalla metà dell’800 prende piede il laissez-faire, cioè lo Stato deve interferire il min possibile con la cosa economica.
Dal 1900, xò gli eccessi del capitalismo riportano ad un intervento statale con la regolamentazione dei monopoli, le imposte sul reddito e la creazione di una rete di assistenza, nasce insomma il Welfare State à i mercati controllano la vita economica quotidiana, lo Stato quella sociale.
Dalla fine del ‘900 ritorna un’esigenza di minor interferenza statale: privatizzazioni del pubblico + riduzione delle imposte sul reddito + riduzione spesa sociale.
 

IL MERCATO

Un mercato è un meccanismo che consente ad acquirenti e venditori di interagire per determinare il prezzo e la quantità di un bene o di un servizio da scambiarsi.
 
È l’insieme di compratori e venditori che realizzano scambi.
 
Può essere centralizzato (Borsa Valori), decentralizzato (immobiliare), elettronico (commercio elettronico).
 
Un mercato è in equilibrio quando la quantità offerta dai venditori è = alla quantità richiesta dai compratori (al prezzo di equilibrio).
Si tratta naturalmente di equilibrio generale, cioè trovato in tutti i mercati, che risponde ai tre problemi: cosa (stabilito dal “voto con il portafoglio” dei consumatori e dall’offerta delle imprese che ovviamente vogliono massimizzare i profitti), come (stabilito dalla concorrenza, tanto di acquisto degli input che di vendita degli output. Si tratta di adottare i metodi di produzione + efficienti  che sono quelli che consentono i costi <), per chi (stabilito dalla distribuzione del reddito, quindi dalla domanda e offerta dei fattori di produzione).
 
Il mercato ha un flusso circolare nelle economie di mercato, cioè le interazioni tra domanda ed offerta, necessarie x rispondere ai tre problemi, hanno un flusso circolare.
Esiste il mercato dei prodotti (output) e quello dei fattori di produzione (input).
Il voto con portafoglio dei consumatori (acquistano grazie al reddito che deriva dagli input) e l’offerta delle imprese (a prezzi che dipendono dai costi) determinano cosa produrre. I prezzi sono fissati in modo da bilanciare la domanda (dei consumatori) e l’offerta (delle imprese).
La domanda di input e l’offerta di input determinano la distribuzione dei redditi e quindi il per chi si produce. I prezzi sono fissati in modo da bilanciare la domanda (delle imprese) e l’offerta (delle famiglie).
La concorrenza tra imprese nell’acquistare fattori e nel vendere beni determina il come.
 

LA CONCORRENZA PERFETTA DI ADAM SMITH (The Wealth of Nations, 1776)

Adam Smith scoprì che un individuo che fa impresa con lo scopo di promuovere i suoi soli interessi, in realtà promuove, per mezzo di una mano invisibile, anche quelli della società.
Ovvero, in caso di concorrenza perfetta (e la teoria ha provato che è efficace) i mercati producono, con le risorse a loro disposizione, la max quantità di beni e servizi utili.
I mercati, dunque, producono la quantità ottimale di output con le tecniche + efficienti e con l’ammontare minimo di input.
 
Lo Stato deve essere il più possibile assente, perché il suo intervento è quasi sicuramente dannoso.
Tutto questo vale quando la concorrenza è perfetta, ma quando prevalgono monopoli, esternalità o altre forme di fallimento del mercato l’efficienza viene meno e lo Stato è legittimato ad intervenire.
Altro portato di Smith, il principio della specializzazione e divisione del lavoro che aumenta la produttività.
 

IL PREZZO

Il prezzo è il valore del bene in termini di moneta, il tramite dello scambio volontario.
 
E’ un equilibratore: prezzi + alti riducono gli acquisti e incoraggiano la produzione, prezzi + bassi incoraggiano il consumo e frenano la produzione.
 
E’ un segnale, sia x i consumatori che x i produttori. Se i consumatori richiedono quantità > di un bene, il suo prezzo sale e segnala ai produttori di aumentare la produzione.
 
Il prezzo di equilibrio è quello che soddisfa i desideri di acquirenti e venditori.
 

LE CARATTERISTICHE DELLE ECONOMIE CAPITALISTICHE AVANZATE

1) Attuano la specializzazione del lavoro (aumenta la produttività e consente all’individuo di ricevere un reddito adeguato x l’acquisto di beni provenienti da ogni parte del mondo), la divisione del lavoro (la produzione viene divisa in fasi o compiti specializzati xchè così aumenta rispetto a quando tutti fanno tutto ma in modo mediocre) e lo scambio volontario tra Nazioni ed individui (tra beni di cui sono specialisti con prodotti in cui altri sono specialisti à si migliora la condizione di vita dell’individuo xchè si amplia la gamma e la quantità dei consumi + si arricchiscono tutte le Nazioni).
 
2) Usano la moneta come mezzo di scambio. La moneta è un mezzo di scambio di cui lo Stato controlla l’offerta attraverso la banca centrale (macroeconomia). La moneta facilita lo scambio. Prende forma di banconota, moneta e assegno.
 
3) Usano un enorme quantità di capitale.
Il capitale è un input che deve essere prodotto (quindi è anche un output del sistema economico) e in questo si differenzia dagli altri due fattori di produzione (terra e lavoro), detti primari, che hanno un’offerta in gran parte determinata da fattori non economici (geografia, tasso fertilità).
Per usare il capitale si ricorre a metodi di produzione indiretti, più efficienti, ma più lunghi.
Incrementando il capitale, cioè effettuando investimenti (dalla costruzione di una strada ad anni aggiuntivi di studio) e sacrificando il consumo presente, si accresce la produttività futura del sistema economico (FPP si sposta all’esterno) e, di conseguenza, il consumo futuro (è ciò che hanno fatto Taiwan e Cina negli ultimi 30 anni). C’è xò un limite all’ammontare di capitale, xchè troppi investimenti indiretti ridurrebbero eccessivamente il consumo presente.
Il capitale è proprietà privata à i privati ne percepiscono il reddito + i privati lo utilizzano come meglio credono (con limiti, naturalmente. Es, imposte di successione) + lo vendono ed acquistano xchè ha un valore di mercato.
I diritti di proprietà, le leggi contrattuali e la definizione delle controversie sono definite dall’ordinamento giuridico, essenziale x il buon andamento di un economia di mercato. Alcuni economisti propongono di estendere i diritti di proprietà anche ai beni ambientali vendendo o mettendo all’asta permessi d’inquinamento da scambiare sui mercati.
 
IL RUOLO ECONOMICO DELLO STATO
L’economia di mercato è imperfetta, perciò interviene lo Stato per correggere queste imperfezioni. Sono tre i suoi interventi:
1) Aumenta l’efficienza quando la concorrenza perfetta (conditio sine qua non per far sì che si realizzino le virtù dell’economia di mercato in quanto i mercati producono la quantità ottimale di output con le tecniche + efficienti e con l’ammontare minimo di input. La concorrenza è perfetta quando tutti i beni e servizi hanno un prezzo e vengono scambiati sul mercato e nn esistono imprese e consumatori in grado di influenzare il prezzo di mercato) viene meno per:
 a) concorrenza imperfetta o monopolio che si ha quando un acquirente o un venditore è in grado di influenzare il prezzo di un bene (caso limite, monopolio: un unico fornitore stabilisce il prezzo di un bene-servizio).
Ne conseguono prezzi troppo alti ed output troppo limitati, con possibilità di spostamento interno della FPP.
Quasi tutti i settori industriali presentano elementi di concorrenza imperfetta.
Quasi tutti gli Stati sono intervenuti per frenarla con la regolamentazione del prezzo e dei profitti dei monopoli (energia, telefonia), con leggi antitrust e con l’apertura dei mercati alla concorrenza
 
b) esternalità che si hanno quando imprese o individui impongono costi (es. rumore di aeroporti) o benefici (es. conseguenze della ricerca) ad altri soggetti al di fuori delle relazioni di mercato.
Contro le esternalità negative (inquinamento, rifiuti dannosi, medicinali e cibi pericolosi, materiali radioattivi) lo Stato interviene con regolamentazioni che le controllano.
Le esternalità positive sono beni che nn possono essere acquistati e venduti sul mercato xchè nn c’è convenienza nella loro produzione (autostrade, servizio meteo). Tra di essi i beni pubblici (= prodotti x i quali i costi x estendere il servizio a un individuo supplementare è 0 ed è impossibile impedire agli individui di farne uso, es. difesa) di cui lo Stato incoraggia la produzione comprandoli e pagandoli con i proventi delle imposte (prezzi pagati x usare i beni pubblici).
I fari sono es di beni pubblici: il costo per avvertire una nave della presenza di scogli è = a quello per avvertirne 100 (mancanza di rivalità) ed è impossibile escludere una nave dal godimento del servizio (non escludibilità). Ronald Coase disse che non erano tali xchè gestiti privatamente (in Inghilterra e Galles si compravano dalla Corona licenze d’acquisto e si riscuotevano diritti d’illuminazione sulle navi dei porti vicini). + che altro xò è un modo diverso di finanziare un bene pubblico. In Usa invece i fari erano forniti pubblicamente, ma in modo inefficiente. Pertanto nella Florida meridionale del 1800 fiorì l’industria di salvataggio.
 
2) Promuove l’equità con la ridistribuzione del reddito e dei consumi se c’è sperequazione del reddito attraverso: a) l’imposizione fiscale progressiva b) trasferimenti in moneta o finanziamento dei consumi
 
3) Favorisce la stabilità e la crescita macroeconomia con le politiche fiscali (relative all’imposizione fiscale e alla spesa) e le politiche monetarie (che influenzano i tassi d’interesse e la situazione del credito). Con queste politiche macroeconomiche lo Stato riesce ad attenuare gli eccessi di inflazione (aumento dei prezzi) e di recessione (tasso di disoccupazione elevato) aumentando la stabilità di contro ai cicli economici (periodi di inflazione e recessione), e anche a stimolare la crescita economica quando è lenta.
(crescita economica = crescita dell’output totale di una Nazione; produttività = output per unità di input, cioè l’efficienza nell’utilizzo delle risorse).
A favore a palla della libertà economica: Friedrich Hayek e Milton Friedman.
 
L’ECONOMIA MISTA ATTUALE
E’ quella delle economie industriali avanzate: il mercato stabilisce produzione e prezzi in quasi tutti i settori, lo Stato guida l’andamento economico generale con programmi d’imposizione fiscale, spesa e regolamentazione monetaria.
 
 
GLOBALIZZAZIONE
E’ l’aumento dell’integrazione economica tra i paesi.
Ha comportato:
1) l’aumento della quota di prodotto nazionale assorbito da esportazioni ed importazioni (aumentano gli scambi, grazie alla riduzione dei costi di trasporto e comunicazione e alla diminuzione di dazi e barriere) spesso accompagnato dall’appalto a paesi esteri di fasi della produzione
2) la crescita dell’integrazione di mercati finanziari dovuta all’abolizione delle restrizioni ai flussi di capitali. Ciò permette a nazioni con eccedenze di risparmio di fare prestiti a nazioni che possono far uso produttivo del capitale.
Pro: prezzi inferiori, > innovazione e crescita economica + rapida. Contro: disoccupazione e perdita di profitti causati da produttori stranieri a basso costo + l’estensione delle difficoltà economiche di paesi esteri anche a mercati azionari e obbligazionari di ogni parte del mondo.
 
 
CAPITOLO 3
LA DOMANDA E L’OFFERTA
I mercati sono mutevoli, ma possono essere studiati con la Teoria della domanda e dell’offerta che dice che le preferenze dei consumatori determinano la domanda di consumo dei beni, i costi sostenuti dalle imprese invece l’offerta dei beni. Se un prezzo diminuisce significa che è diminuita la domanda oppure che l’offerta è aumentata.
 
LA DOMANDA
E’ l’insieme di combinazioni di prezzo e quantità che soddisfa il compratore
 
La relazione tra Q domandata e P è definita dallo schema di domanda che ha una sua rappresentazione grafica: la curva di domanda che obbedisce alla legge di domanda con pendenza negativa, cioè se il P di un bene aumenta (e tutti gli altri elementi che influenzano la D rimangono costanti), la Q diminuisce e viceversa (se P diminuisce, Q aumenta). Q e P sono dunque in relazione inversa.
Ciò è causato dall’effetto di sostituzione (se il P di un bene aumenta, esso viene sostituito da beni simili) e dall’effetto reddito (se il P di un bene aumenta, il consumatore diventa + povero). X es, la crescita fortissima della D di pc, al diminuire del loro prezzo (di mezzo xò anche fattori come la diffusione di internet, software migliori).
 
La D di mercato è data dalla somme di tutte le D individuali ed obbedisce ovviamente alla legge della D con pendenza negativa.
I fattori che influenzano la D ad un dato prezzo sono:
1) il reddito medio (se aumenta, aumenta la D anche se P rimane invariato)
2) le dimensioni del mercato (+ c’è popolazione, + c’è D)
3) la disponibilità ed i prezzi dei beni correlati (se il P di benzina diminuisce, la D di auto aumenta o la D del bene a è limitata se il P del prodotto sostitutivo b è basso e viceversa)
4) gusti e preferenze (possono riflettere bisogni reali, desideri indotti ed essere influenzati da tradizioni o religioni)
5) influenze particolari (se la regione è piovosa la D di ombrelli è forte o aspettative sulle condizioni economiche future).
Tutti questi fattori influenzano la D e quindi spostano la curva di D: verso destra se la D cresce, verso sinistra se la D diminuisce a qualunque livello di prezzo. Si tratta di variazioni della D (spostamento della curva) e non di variazioni della Q domandata (spostamento sulla curva). X es, l’aumento del reddito medio, l’incremento della popolazione e la riduzione dei prezzi della benzina provocano un aumento della D di auto.
 
E’ rappresentata graficamente dalla curva di domanda che ha una pendenza negativa. Sulle ascisse si mette la Q e sulle ordinate il P, cioè, contrariamente agli standard dell’algebra, la variabile dipendente (Q) nn è messa sulle ordinate.
 
L’OFFERTA
E’ l’insieme di combinazioni di prezzo e quantità che soddisfa il venditore.
 
La relazione tra Q prodotta e P (diretta) è definita dallo schema di offerta che ha una sua rappresentazione grafica: la curva di offerta che ha una pendenza positiva, cioè se il P di un bene aumenta (e tutti gli altri elementi che influenzano la O rimangono costanti), la Q aumenta. Ciò accade per la legge dei rendimenti decrescenti (es. produzione vinicola).
 
I fattori che influenzano la O ad un dato prezzo sono:
1) costi di produzione. Se sono bassi rispetto al P di mercato è vantaggioso produrre grosse Q, se alti si riduce la produzione, ci si orienta su altro o si viene espulsi dal mercato. Sono dati x lo + dal costo dei fattori di produzione (input) e dal progresso tecnologico, cioè i cambiamenti nelle tecniche produttive che riducono la quantità dei fattori necessari a produrre
2) prezzi dei beni correlati, specie se sono output facilmente sostituibili uno con l’altro (se aumenta il P del bene a, l’offerta del suo bene sostitutivo b diminuisce)
3) politiche governative (ambientali, sanitarie, imposte ecc)
4) influenze particolari (condizioni atmosferiche o aspettative rispetto al futuro)
Tutti questi fattori influenzano la O e quindi spostano la curva di O: verso destra se la O cresce, verso sinistra se la O diminuisce a qualunque livello di prezzo. X es, se diminuiscono i costi di produzione, aumenta la O di auto.
 
EQUILIBRIO DI MERCATO
E’ la combinazione di P e Q che soddisfa contemporaneamente venditori e acquirenti. Si realizza quando la Q offerta dai venditori è = alla Q richiesta dai compratori ad un dato P e non c’è alcuna tendenza al rialzo o al ribasso dei prezzi.
 
Graficamente è dato dal punto d’intersezione delle curve di D e O.
 
Il prezzo in questione è detto di equilibrio. Se, rispetto all’equilibrio, il P è troppo basso, si ha un eccesso di D ed il P tende al rialzo. Se il P è troppo alto si ha un eccesso di offerta e il P tende al ribasso.
 
Le variazioni della O e della D comportano nuovo equilibrio di mercato (P e Q di equilibrio). X es:
se la O diminuisce (curva trasla a sx), al prezzo originario si verifica un eccesso di domanda, x cui i P salgono e x la legge della d con pendenza negativa, la Q domandata diminuisce fino al raggiungimento del nuovo punto di equilibrio (con P> e Q<).
se invece la O aumenta (curva trasla a dx) si ha un eccesso di offerta, x cui i P scendono fino al raggiungimento del nuovo equilibrio (P< e Q>).
se la D aumenta (curva trasla a dx), c’è un eccesso di domanda, x cui i prezzi salgono (P> e Q>)
se la D diminuisce (curva trasla a sx), si ha un eccesso di offerta e i P diminuiscono (P< e Q<)
 
Si tratta di variazioni che vanno sempre considerate per capire cosa sta succedendo.
Per es, si può avere un aumento della Q domandata con a) aumento di P (aumento della domanda, cioè spostamento a dx della curva di d) b) diminuzione di P (aumento dell’offerta, cioè spostamento sulla curva di d).
 
IMMIGRAZIONE E SALARI
D e O sono importantissime x capire il ruolo dell’immigrazione nella determinazione dei salari. Due, sono le risposte:
 
1) l’O di lavoro cresce (la curva di O si sposta a destra), x cui c’è un eccesso di O e i salari diminuiscono
Ma, dati empirici hanno provato che un aumento del 10% di lavoratori immigrati riduce i salari originari al max dell’1%. Perciò si è fatta strada l’ipotesi:
2) il salario rimane costante xchè la O aumenta, ma è aumentata anche la D visto che gli immigrati si stabiliscono prevalentemente in zone con mercati del lavoro in crescita. Inoltre gli immigrati si disperdono su tutto il territorio ed è anche possibile che al loro arrivo i residenti se ne vadano lasciando l’O invariata.
 
I PREZZI RAZIONANO I BENI
I prezzi di equilibrio determinati dalla libera concorrenza razionano l’offerta limitata di beni tra coloro che desiderano acquistarli
 
 
 
 
 
MICROECONOMIA_Parte II
 
CAPITOLO 4
L’ELASTICITA’ DELLA DOMANDA RISPETTO AL PREZZO
L’elasticità della domanda rispetto al prezzo misura la variazione di Q domandata di un bene al variare di P.
Se è alta, la domanda è elastica (Q domandata varia sensibilmente al variare di P. Es., beni di lusso + beni facilmente sostituibili + beni che permettono al consumatore tempo x adattarvi il proprio comportamento).
Se è bassa la domanda è anelastica (Q domandata nn varia sensibilmente al variare di P. Es., beni di prima necessità).
Quindi la Ed tende ad essere + elevata x i beni di lusso, quando sono disponibili beni sostitutivi e quando i consumatori hanno più tempo x adattare il loro comportamento alla nuova situazione.
 
Numericamente
Ed= variazione percentuale Q = variazione Q : variazione P             
        variazione percentuale P       (Q1+Q2)/2        (P1+P2)/2
 
Si considera sempre positiva (anche se x legge di d con pendenza negativa, d e p si muovono in direzione opposta), le variazioni sono % (à una variazione delle unità di misura nn influenza la Ed) e vanno usati le Q e P medie al denominatore.
 
Quando una variazione di P dell’1% genera una variazione di Q > 1% la domanda è elastica.
Quando una variazione di P dell’1% genera una variazione di Q < 1% la domanda è anelastica.
Quando la  variazione % di Q = variazione % di P la domanda è a elasticità unitaria.
 
La Ed si rappresenta anche graficamente con le curve di D. La domanda perfettamente elastica è una retta parallela alle ascisse (Ed=¥, cioè x variazioni modeste del P si ha una variazione indefinitamente grande della Q domandata), quella perfettamente anelastica una retta parallela alle ordinate che nn risponde affatto alle variazioni di P (Ed=0).
 
Spesso gli economisti usano rette, ma la pendenza di una retta (costante in tutti i punti) è cosa diversa dalla Ed e non sempre una forte pendenza indica una D anelastica.
Sulla curva di D in forma di retta, infatti, l’Ed varia da 0 a ¥. Nel punto intermedio della retta la Ed=1, sopra il punto intermedio Ed>1, sotto il punto intermedio Ed<1.
 
Per calcolarla in un dato punto si fa il rapporto tra la lunghezza del segmento sotto il punto e quella del segmento sopra il punto (sulle ascisse). à naturalmente vale anche per le curve di d nn lineari, basta considerare la tg nel punto in cui si vuol calcolare la Ed.
 
ELASTICITA’ E RICAVO: se la D è anelastica, una diminuzione di P riduce il ricavo totale (=PxQ); se la D è elastica, una diminuzione di P aumenta il ricavo totale, se la D è a elasticità unitaria, una diminuzione di P nn modifica il ricavo totale à molte imprese dividono i clienti in gruppi con diverse Ed.
x es le compagnie aeree che praticano la discriminazione di prezzi, cioè applicano tariffe diverse per lo stesso servizio a clienti diversi. Lo fanno x poter applicare tariffe + alte ai clienti della business e mantenere tariffe sufficientemente basse per la classe turistica, così da occupare tutti i posti. E ci riescono perché la D dei clienti business è anelastica x cui offrono tariffe scontate a chi prenota in anticipo,  a chi si trattiene + a lungo, a chi si trattiene anche il sabato. Inoltre, raramente i biglietti acquistati all’ultimo minuto sono scontati.
Questo spiega anche il paradosso del raccolto abbondante, cioè in caso di raccolto eccezionale il ricavo per gli agricoltori diminuisce, mentre aumenta quando il raccolto è scarso. Infatti l’aumento della O fa abbassare i P, ma la domanda di generi alimentari di prima necessità è anelastica.
 
I ricavi si rappresentano anche graficamente in qualsiasi punto della curva di D e sono dati dall’area del rettangolo formato da P e Q nel punto considerato.
 
La D di sigarette è anelastica nel breve periodo, ma elastica nel lungo (una forte imposta ne riduce drasticamente il consumo).
 
ELASTICITA’ DELL’OFFERTA RISPETTO AL PREZZO
L’elasticità dell’offerta rispetto al prezzo misura la variazione di Q offerta di un bene al variare di P.
Se è alta, l’offerta è elastica (Q offerta varia sensibilmente al variare di P).
Se è bassa l’offerta è anelastica (Q offerta nn varia sensibilmente al variare di P. Es., beni deperibili che hanno un’offerta perfettamente anelastica).
 
Quindi la Eo tende ad essere + elevata se è facile aumentare la produzione, cioè se gli input sono facilmente reperibili ai prezzi di mercato correnti (tessile. Di contro le miniere, anche un elevato aumento del P dell’oro non produrrà grosse variazioni nella produzione xchè la O è anelastica) e quando le imprese hanno più tempo x adattare il loro comportamento alla nuova situazione (in seguito ad un aumento dei P nel breve periodo potrebbero nn essere in grado di aumentare gli input, ma nel lungo sì).
 
Numericamente
Eo= variazione percentuale Q
        variazione percentuale P      
 
Dunque è sempre positiva, le variazioni sono % (à una variazione delle unità di misura nn influenza la Ed) e vanno usati le Q e P medie.
 
Quando una variazione di P dell’1% genera una variazione di Q > 1% l’offerta è elastica.
Quando una variazione di P dell’1% genera una variazione di Q < 1% l’offerta è anelastica.
Quando la  variazione % di Q = variazione % di P l’offerta è a elasticità unitaria.
 
La Eo si rappresenta anche graficamente con le curve di O. L’offerta perfettamente elastica è una retta parallela alle ascisse (Eo=¥), quella perfettamente anelastica una retta parallela alle ordinate (Eo=0), quella ad elasticità unitaria una retta che attraversa l’origine (Eo=1). Come sempre, x calcolarla si considera la tg al punto.
 
APPLICAZIONE DI DOMANDA E OFFERTA AL SETTORE AGRICOLO
I meccanismi della D e della O e della loro elasticità spiegano il declino registrato dal settore agricolo negli ultimi 50 anni.
Nel dopoguerra in Italia era occupata circa il 40% della forza lavoro, oggi siamo sul 10%. In Usa dal ’56 al ’98 il prezzo dei prodotti agricoli è sceso del 2% ogni anno, i redditi medi da lavoro agricolo sono rimasti sostanzialmente gli stessi, mentre i redditi medi delle famiglie sono + che raddoppiati. Idem in Italia e altri paesi europei.
 
La causa: la D aumenta (incremento demografico e dell’esportazione) ma + lentamente rispetto alla crescita dell’O (da tecnologie, ovvero meccanizzazioni, fertilizzanti, allevamento selettivo, nuove semenze ecc) à tanta O rispetto alla D à i P diminuiscono, ma i prodotti agricoli sono generi di prima necessità, quindi con Ed anelastica à i ricavi diminuiscono.
 
Di conseguenza il settore fa pressione sullo Stato per ricevere assistenza e lo Stato interviene sostenendo chi produce di – (con misure di sostegno che inducono a produrre di meno coloro che vogliono goderne, stile restrizione dei raccolti). Per funzionare funziona, xchè la curva di O si sposta in alto e  a sinistra. La < O fa aumentare i prezzi ed essendo la D di beni anelastica à i ricavi crescono. Ma ad esserne colpiti sono i consumatori à trattasi di politica inefficiente, tipico es. di intervento statale a sostegno di una categoria, ma a danno di altre.
 
APPLICAZIONE DI DOMANDA E OFFERTA ALL’INFLUENZA DI IMPOSTE IN DATI SETTORI
L’incidenza di un imposta denota l’impatto dell’imposta stessa sui redditi di produttori e consumatori. In genere, l’impatto dipende dall’elasticità relativa di D e O. Graverà maggiormente sui consumatori se la D è anelastica rispetto alla O e sui produttori se la O è anelastica rispetto alla D (es. terra).
 
Un esempio è l’imposta sulla benzina.
In Usa è stata aumentata nel ’93, ma rimane cmq + bassa che nella > parte dei paesi europei. Innalzarla potrebbe ridurre il consumo, l’inquinamento e la dipendenza del paese da fonti di petrolio straniere.
Se uno Stato innalzasse molto l’imposta sulla benzina x limitarne il consumo, l’incidenza graverebbe >mente sui consumatori. La curva di offerta (relativamente elastica), infatti, si sposterebbe verso l’alto, ma la domanda (relativamente anelastica) rimarrebbe la stessa à al nuovo P di equilibrio (+ alto) si avrebbero Qo e Qd inferiori. Il ricavo dei produttori xò rimarrebbe sostanzialmente uguale, diminuirebbe di pochissimo, xchè ricadrebbe sul consumatore che si trova a pagare, sostanzialmente, lo stesso P di prima aumentato dell’imposta.
 
Per scoraggiare il consumo di un prodotto lo Stato usa l’imposizione fiscale, x incoraggiare la produzione eroga invece sovvenzioni.
 
APPLICAZIONE DI DOMANDA E OFFERTA ALL’INFLUENZA DELL’INTERVENTO PUBBLICO SUI PREZZI
In alcuni casi lo Stato interviene sui prezzi stabilendo prezzi minimi o massimi (es., tassi d’interesse in caso di prestiti da leggi anti usura). Questo xò produce alterazioni economiche, effetti economici inattesi e talvolta perversi.
 
Un esempio: l’imposizione di un salario minimo.
Ci sono due posizioni: 1) chi dice che un aumento del salario minimo produce disoccupazione e 2) chi che invece non compromette le opportunità di occupazione. Sono vere ambedue, + che altro è una questione d’interpretazione dei risultati della ricerca empirica (molte affermano che un aumento del minimo salariale del 10% potrebbe ridurre l’occupazione giovanile del 1-3% e quella adulta di una quantità ancora minore. Altre dimostrano che l’occupazione potrebbe addirittura aumentare).
Se il salario minimo aumenta, l’occupazione diminuisce e la disoccupazione cresce rispetto al punto di equilibrio di mercato. Poiché la D di lavoratori a basso salario è anelastica, se il salario minimo aumenta, diminuisce sì l’occupazione, ma aumenta il reddito dei lavoratori meno specializzati à dibattito tra chi crede che le lievi inefficienze siano un prezzo equo da pagare per il benessere dei gruppi a basso reddito, chi dice che invece il prezzo da pagare è troppo alto x il mercato e chi ancora ritiene l’intervento sul salario minimo un modo inefficace x aumentare la capacità d’acquisto delle fasce più deboli preferendo trasferimenti diretti o sovvenzioni.
 
Altro es: l’imposizione di un P max per far fronte all’aumento dei prezzi.
La Q offerta al prezzo fissato per legge è < della Q domandata. C’è un eccesso di D e qualcuno rimarrà senza bene-servizio à occorre introdurre misure di razionamento (code nel caso di beni deperibili, buoni di razionamento). Può svilupparsi anche un mercato nero gestito da coloro che sono in possesso del bene razionato. Insomma, alla fine le inefficienze superano i benefici per i consumatori à nn si fa più per alcuni settori come energia, ma va diffondendosi nel sanitario che infatti manifesta inefficienza.
 
CAPITOLO 5
UTILITA’
E’ un concetto usato dagli economisti x spiegare la D di beni di consumo, cioè come i consumatori effettuano le loro scelte. E’ stato introdotto nel secolo scorso, per poi derivarvi le curve di D. Non è un concetto psicologico, ma scientifico che si riferisce alla misura in cui dati beni e servizi vengono preferiti dai consumatori attraverso la ripartizione delle loro risorse limitate. Insomma, indica il soddisfacimento relativo del consumatore in seguito all’utilizzo di beni diversi.
 
L’utilità marginale UM è il soddisfacimento aggiuntivo ottenuto dal consumo di un’unità addizionale del bene, cioè è l’incremento di utilità da un’unità alla successiva (in economia marginale è sinonimo di aggiuntivo).
 
La legge dell’utilità marginale decrescente dice che con il consumo l’utilità marginale UM decresce  (mentre l’utilità totale U cresce anche se in modo decrescente).
 
U derivante dal consumo di una certa quantità = somma delle UM fino a quel punto.
U e UM possono essere rappresentate graficamente. UM ha una pendenza negativa à U concava rispetto all’origine, a forma di cupola.
 
Oggi nn si usa + il concetto di utilità cardinale (misurabile) visto che abbiamo le curve di D. Rimane xò importante il concetto di utilità ordinale (ordinabile, ma senza dimensione)
 
Le radici della teoria dell’utilità stanno nell’utilitarismo (pensiero filosofico). Esponenti Daniel Bernoulli (matematico), Jeremy Bentham (filosofo) e William Stanley Jevons (economista che dimostrò che le scelte si basano sull’utilità marginale).
 
I consumatori distribuiscono i loro redditi in modo da massimizzare l’U (avere il max soddisfacimento). Per massimizzare la U il consumatore deve realizzare la condizione di equilibrio, cioè deve uguagliare le UM dell’ultimo € speso per ciascun bene (ovvero, soddisfare il Principio di utilità marginali uguali per euro speso per ciascun bene: la UM dell’ultimo euro speso x un bene è = all’UM dell’ultimo euro speso per qualsiasi altro bene). Insomma il max soddisfacimento si ha quando la UM di ciascun euro è = per mele, caffè e scarpe. E’ chiaro che la UM di un profumo da 50 € è diversa da quella di un bicchiere di Coca, ma la loro UM x euro speso è = nella distribuzione ottimale del consumatore. Insomma devono avere la stessa utilità marginale del reddito:
 
UM 1 = UM 2 = …. = UM per € di reddito
  P1          P2
 
PERCHE’ LE CURVE DI DOMANDA HANNO PENDENZA NEGATIVA
Questo spiega perché le curve di D hanno pendenza negativa. Se, infatti, il prezzo di un bene aumenta, la sua UM per € di reddito (UM/P) è + bassa rispetto a quella degli altri beni à ne acquista di – così la sua UM cresce fino a quando, al livello inferiore di consumo, la nuova UM/P è = a quella degli altri beni. Quindi, poiché l’aumento di P di un bene riduce il consumo desiderato di quel bene, le curve di D hanno pendenza negativa.
 
La teoria dell’utilità è applicabile in molti ambiti, x es quello della distribuzione ottimale del tempo à il modo migliore x utilizzare il tempo consiste nell’egualiare l’UM dell’ultimo minuto speso in ciascuna attività.
 
Nn è che naturalmente i consumatori si mettono a calcolale le loro UM, ma se un numero sufficientemente grande di consumatori agisce in modo coerente la teoria è valida. Certo, bisogna prestare attenzione anche ai comportamenti irrazionali o incoerenti. X es, l’economia comportamentale riconosce i limiti di tempo e memoria dei consumatori e la prevalenza di modelli comportamentali irrazionali.
 
La pendenza è negativa anche x l’effetto di sostituzione (il P di un bene aumenta e i consumatori tendono a sostituirlo con altri beni ottenendo il medesimo appagamento a un costo inferiore, manzo e pollo. Idem le imprese che se un input aumenta di costo lo sostituiscono con input + economici che permettono di produrre lo stesso output ad un costo inferiore), rafforzato a sua volta dall’effetto reddito (indica la variazione della Q domandata di un bene dovuta alla variazione dei redditi reali dei consumatori, che sono l’ammontare effettivo dei beni-servizi acquistabili con il reddito monetario, risultante dalla variazione del prezzo di quel bene). Poiché un reddito reale < in genere produce una riduzione del consumo, di norma l’effetto reddito rafforza l’effetto di sostituzione, contribuendo a far sì che la curva di D abbia pendenza negativa. L’effetto reddito si misura quantitativamente con l’elasticità della domanda rispetto al reddito (=variazione % della Q domandata/variazione % reddito). Una Er elevata indica che la D aumenta all’aumentare del R (beni di lusso) , una Er ridotta che la D varia poco all’aumentare del R (generi alimentari, sigarette).
Se gli effetti di sostituzione e reddito sono forti, la D è elastica rispetto al prezzo (presenza beni sostitutivi o spendo molto per un dato bene), se gli effetti di sostituzione e reddito sono deboli, la D è anelastica rispetto al prezzo (beni che incidono poco sul reddito-sale-, difficilmente sostituibili e richiesti in piccole quantità quali completamento di altri beni).
 
LA DOMANDA DI MERCATO
La curva di domanda di mercato DD di un bene è data dalla somma delle domande individuali a ciascun prezzo (graficamente si sommano orizzontalmente le curve di domanda individuali dd).
 
La curva DD può subire spostamenti per vari ragioni: 1) aumento del reddito (a dx in alto, la D cresce. I beni di lusso sono molto sensibili alle variazioni di reddito, poco invece i beni di prima necessità. I beni inferiori invece sono quelli per cui il consumo può diminuire all’aumentare del reddito, x es la mortadella), 2) diminuzione del reddito (a sx in basso, la D diminuisce), 3) aumento del P di un bene sostitutivo (a dx, la D pollo cresce se il prezzo del manzo aumenta. I beni sono sostitutivi se l’aumento del P di uno determina l’incremento della D dell’altro), 4) aumento del P di un bene complementare (a sx in basso, la D di hamburger/auto diminuisce se aumenta il P dei panini/benzina. I beni sono complementari se un aumento del prezzo di uno determina una diminuzione di D dell’altro). I beni indipendenti sono quelli x cui una variazione del P di uno nn ha effetto sulla D dell’altro (manzo e libri). Sulla D naturalmente influiscono anche altri fattori come i gusti, il n° di abitanti, le aspettative.
 
STIME EMPIRICHE DELLE ELASTICITA’ DI D RISPETTO A P E REDDITO
Ci sono situazioni in cui è utile stimare numericamente l’elasticità della D rispetto al P (produttore di auto che vuole valutare l’impatto sulle vendite dell’aumento di P provocato dall’istallazione di un apparecchio antinquinamento costoso) e rispetto al R (x politiche antinquinamento ad hoc uno Stato deve valutare l’impatto di redditi > sui consumi di energia) à gli economisti hanno sviluppato apposite tecniche statistiche.
Queste dimostrano che l’elasticità della D rispetto al P è forte x i beni facilmente sostituibili (pomodori) e debole x i beni difficilmente sostituibili e necessari nella vita quotidiana (energia elettrica) e che l’elasticità della D rispetto al R è elevata x i beni di lusso (auto) e negativa con i beni inferiori (margarina). La D di molti prodotti base cresce proporzionalmente al R (vestiario).
 
ECONOMIA E SOSTANZE STUPEFACENTI
Lo Stato di norma nn interviene nelle scelte di consumo, tranne che nel caso dei beni nn meritevoli (ritenuti dannosi) di cui cerca di disciplinare il consumo.
Un es. le sostanze che danno assuefazione (sigarette, alcol, eroina). Queste hanno una D particolare: dipende dalla struttura del consumo pregresso (difficilmente vale x i beni convenzionali), è molto elevata rispetto a quella degli altri consumatori e anelastica rispetto al P.
I mercati sono un grande affare, nel 2002: 65 miliardi di dollari x le droghe, 76 x le sigarette, 126 x l’alcol.
I costi sono elevati: a livello personale e sociale (reati, assistenza sanitaria, malattie) à l’occidente ha perciò adottato politiche proibizioniste che hanno fatto schizzare la curva di O verso l’alto (si restringe) con conseguente aumento dei P à à nel caso di droghe pesanti (domanda anelastica rispetto al P) aumenta molto la spesa totale e le sue conseguenze idem (criminalità x es) + nel caso di droghe leggere (consumatori occasionali e domanda elastica rispetto al P) si ha un accesso + difficile ed una diminuzione della spesa totale.
Il problema xò è che la > parte delle droghe sono beni sostituibili, l’aumento del P di uno porta ad un consumo > dell’altro (in Usa l’uso di erba è punito con la detenzione ed il consumo di alcol e tabacco tra gli adolescenti elevatissimo).
La teoria economica della D induce xò ad un approccio alternativo: con – proibizionismo e conversione delle risorse impiegate nella limitazione dell’offerta in cure e sostegno morale-psicologico,  il costo globale sarebbe <.
 
IL PARADOSSO DEL VALORE
Portato alla ribalta dal solito Adam Smith nella solita The Wealth of Nations in cui si chiede come mai l’acqua, utilissima, ha un valore nullo e i diamanti, inutili, hanno invece un grandissimo valore.
1) Una riposta viene dall’analisi dei costi. Le curve di D e O dell’acqua si intersecano a P molto bassi (opposto x i diamanti) e questo xchè l’acqua è relativamente abbondante ed ottenibile a costi min (opposto x i diamanti).
 
2) Un’altra da quella dell’utilità. Nn è l’utilità dell’acqua che determina il suo P, ma l’UM (l’acqua è presente in grandi quantità e l’ultimo bicchiere è poco utile, di conseguenza costa molto poco). Infatti in economia è l’UM che influenza P e Q scambiate.
 
Xciò la soluzione del paradosso del valore sta nel fatto che > è la Q disponibile di un bene, - desiderabile sarà l’ultima unità consumata (la quantità riduce l’UM provando una diminuzione dei P).
 
LA RENDITA DEL CONSUMATORE
La rendita o surplus del consumatore è la differenza tra l’utilità totale di un bene e il suo valore di mercato (PxQ), cioè misura l’utilità aggiuntiva che il consumatore riceve sul prezzo pagato. Infatti i consumatori acquistano tutte le unità consumate al prezzo dell’ultima ma, x la legge dell’UM decrescente, le prime unità hanno + valore à il consumatore gode di un eccesso di utilità per ciascuna delle prime unità consumate.
 
Graficamente si misura come area compresa tra la curva di D e la linea del prezzo. Evidenzia il fatto che è l’utilità dell’ultima unità acquistata (UM) ad influenzare i P e le Q di mercato.
 
E’ un concetto importante x svariate decisioni di interesse pubblico. X es, se c’è da costruire opere pubbliche come un’autostrada (valore x gli utenti=risparmio di tempo e sicurezza): è conveniente farle se la rendita totale dei consumatori supera i costi.
 
 
CAPITOLO 6
TEORIA DELLA PRODUZIONE
La produzione deve essere efficiente cioè al < costo possibile e massimizzando i profitti.
 
FUNZIONE DI PRODUZIONE
La funzione di produzione è la relazione tra la Q max di output ottenibile e la Q di input necessaria per ottenerla, x un determinato livello di conoscenze tecniche. Sono tantissime e possono variare (diventando obsolete in breve tempo x es nell’informatica e nel luogo, cioè inutilizzabili altrove).
 
PRODOTTO TOTALE
Il prodotto totale è la Q totale di output prodotto in unità fisiche.
Aumenta (in modo decrescente) all’aumentare degli input di lavoro, mantenendo costanti gli altri elementi.
 
 
PRODOTTO MARGINALE
Il prodotto marginale di un input è il prodotto aggiuntivo, o output aggiunto da 1 unità addizionale di quel tipo di input, mentre tutti gli altri input sono costanti.
 
Decresce all’aumentare delle unità di input, cioè obbedisce alla legge dei rendimenti decrescenti (aggiungendo quantità addizionali di un input e mantenendo costanti tutti gli altri, si ottengono quantità di output sempre minori). La legge è valida x ogni tipo di input ed è applicabile ad ogni output. E’ confermata empiricamente, ma ci sono anche eccezioni.
Spiega la povertà di molti paesi asiatici densamente popolati (ci sono troppi lavoratori).
 
PRODOTTO MEDIO
Il prodotto medio è l’output totale/unità totali di input.
 
RENDIMENTI DI SCALA
Rendimenti di scala indicano le reazioni del prodotto totale quanto si aumentano proporzionalmente tutti gli input.
Esistono rendimenti di scala costanti (una variazione di tutti gli input provoca una variazione proporzionale dell’output), rendimenti di scala crescenti o economie di scala (un aumento di tutti gli input produce un incremento + che proporzionale dell’output. Molti processi produttivi le hanno. Le aziende con forti economie di scala hanno anche molto potere di mercato. Uno dei settori è l’informatica) e rendimenti di scala decrescenti (un aumento di tutti gli input produce un incremento - che proporzionale dell’output).
 
PRODUZIONE E TEMPO
La produzione reagisce in modo diverso nel corso del tempo. Il breve periodo  è quello in cui si possono variare solo gli input variabili come lavoro e materie prime, mentre i fattori fissi come gli impianti e le attrezzature poco. Il lungo periodo è quello in cui l’impresa può variare tutti i fattori, capitale compreso.
 
PRODUZIONE E PROGRESSO TECNOLOGICO
Il progresso tecnologico si riferisce a miglioramenti dei processi produttivi, a variazioni di beni-servizi esistenti o all’introduzione di nuovi beni-servizi.
L’innovazione di processo si ha quando migliorano o vengono introdotte tecniche produttive. Incide sulla funzione di produzione, cioè la sposta verso l’alto.
L’innovazione di prodotto si ha quando vengono immessi sul mercato prodotti nuovi o migliori. Sono + difficili da quantificare ma sono + importanti x l’innalzamento del tenore di vita nel lungo periodo.
Difficilmente in un economia di mercato c’è regresso tecnologico xchè si tende all’innovazione x aumentare i profitti. Talvolta xò si ha (es scarico in fiume).
 
PRODUTTIVITA’
Produttività= output totale/media ponderata degli input. Aumenta grazie alle economie di scala e al progresso tecnologico. La storia dell’economie di scala ha naturalmente un limite in cui si  presentano rendimenti di scala decrescenti, essenzialmente per problemi di gestione e coordinamento (sono giganti poco agili).
Produttività del fattore lavoro misura la quantità di output per unità di lavoro. La produttività totale dei fattori misura l’output per unità di input totali (capitale e lavoro).
 
STIME EMPIRICHE DELLA FUNZIONE DI PRODUZIONE AGGREGATA
I tentativi di misurare la funzione aggregata della produzione x il sistema economico Usa tendono a confermare la teoria della produzione e dei prodotti marginali. Nel 1900 il progresso tecnologico ha incrementato la produttività sia del lavoro che del capitale. La produttività totale dei fattori di produzione (data dal rapporto tra input tot e output tot) è cresciuta di 1,5% anno.
 
LE IMPRESE
Sono organizzazioni specializzate che si dedicano alla gestione del processo produttivo.
 
Hanno 3 funzioni: 1) sfruttare le economie della produzione in serie (che da efficienza) 2) reperire le risorse (oggi, nei profitti o con prestiti) 3) gestire il processo produttivo
 
Le piccole sono le più numerose, ma  stanno sotto in tutti gli altri campi (dalle vendite ai dipendenti).
 
L’impresa individuale è piccola, a conduzione familiare, molto diffusa, con volumi di vendita limitati, molto impegnativa quanto a lavoro e di vita brevissima (1 anno di media).
 
La società di persone è composta da + soci (ciascuno dei quali partecipa in lavoro, capitale e suddivide profitti e perdite). Sono poche e di modeste dimensioni xchè sono a responsabilità illimitata e c’è difficoltà nel reperire i fondi.
 
La società per azioni è una forma di organizzazione aziendale istituita mediante statuto e appartenente a numerosi azionisti (la proprietà è data dal possesso dei titoli ordinari della soc, spesso quotata in borsa. In teoria la controllano, in pratica sono troppo dispersi à le decisioni x conto dell’impresa vengono prese da dirigenti ed amministratori della soc. Insomma gli azionisti sono solo proprietari, ma non gestori). Ha personalità giuridica e responsabilità limitata, durata illimitata e le decisioni si prendono in fretta, inoltre trova capitali ingenti emettendo obbligazioni e azioni o con i prestiti dalle banche, xò è soggetta a doppia tassazione (una parte del reddito è tassato come profitto della soc e poi come reddito personale sui dividendi).
 
LE RETI
La rete è un sistema che connette diverse persone con un mezzo specifico (fortemente complementare, cioè da solo serve a poco e produce valore solo quando utilizzato in combinazione con altri).
I collegamenti possono essere fisici (tlc, rete viaria) o indiretti (si condividono sistemi compatibili, lingua, vhs).
Il consumatore deriva beneficio sia dall’uso diretto del bene che dal n° di altri consumatori che decidono di utilizzarlo à il mercato di rete ha esternalità di rete. I mercati di rete hanno tre caratteristiche: 1) tendono a propendere x pochi prodotti se nn x 1 2) legati alla storicità 3) comportano complicate strategie economiche per la leadership
 
CAPITOLO 7
ANALISI ECONOMICA DEI COSTI
Il costo totale CT è la spesa min totale necessaria x produrre ciascun livello di output q. Aumenta all’aumentare di q (x aumentare la produzione sono necessarie > quantità di lavoro e di altri fattori produttivi). CT=CF+CV.
 
Il costo fisso CF è la spesa totale che deve essere sostenuta anche se nn si produce nulla. Nn è influenzato ovviamente dal variare della quantità dell’output q (affitto, costo attrezzature, interessi sui debiti ecc).
 
Il costo variabile CV è la spesa che varia al variare del livello di output. Comprende tutti i costi diversi da quelli fissi (materie prime, salari, energia ecc).
 
Il costo marginale CM è il costo aggiuntivo sostenuto x produrre 1 unità in + di output. CM=CT2-CT1=CV2-CV1.
Può essere limitato (un passeggero in + per una compagnia aerea con posti disponibili) o elevato (società elettrica in giorno di forte richiesta di energia elettrica) o prossimo allo zero (distribuzione di software). CM è correlato a CT. 
Per molte attività nel breve periodo (quando il capitale è fisso), x le attività agricole e x molte piccole imprese la curva di CM è a forma di U, cioè la curva scende nella fase iniziale, raggiunge un min e inizia a risalire. E’ dato anche dalla pendenza della tg alla curva CT in un dato punto di q.
 
Il costo medio unitario CU = CT = CVU+CFU
                                                      q
Confrontato con il prezzo o il ricavo medio permette di capire se si sta producendo o meno con profitto. Nella fase iniziale diminuisce costantemente, raggiunge il livello min (la sua curva interseca quella di CM) e poi cresce lentamente.
 
Il costo fisso unitario CFU=CF/q. Poiché CF è fisso, con quantità sempre > di output il CFU diminuisce. La sua curva è un’iperbole che si avvicina agli assi: man mano che q cresce la curva scende e si avvicina alle ascisse. Per q invece via via + piccole la curva sale e si avvicina alle ordinate.
 
Il costo variabile unitario CVU=CV/q
 
Il costo medio unitario CU è diverso dal costo marginale CM. Esiste una relazione tra i due:
1) Se CM < CU, CU è decrescente
2) se CM > CU, CU è crescente
3) se CM=CU, la curva di CU è piatta e rappresenta anche il costo minimo unitario CU minimo à se cerco il CU minimo devo produrre una quantità di output q che consenta di eguagliare CM e CU. La curva CU viene sempre attraversata nel punto min dalla curva CM crescente.
 
RELAZIONE TRA PRODUZIONE E COSTI
Conoscendo i dati relativi alla produzione (cioè la funzione di produzione) e i costi degli input posso costruire la curva dei costi. I costi dipendono insomma da produzione (se, x es. il progresso tecnologico consente di produrre la stessa quantità di output riducendo gli input, la curva dei costi si sposta verso il basso) e dai prezzi degli input.
 
XCHE’ LA CURVA CM E’ A FORMA DI U
Perché nel breve periodo (capitale è fisso), i fattori variabili tendono a presentare una fase iniziale di rendimenti crescenti (prodotto marginale crescente) seguita da rendimenti decrescenti (prodotto marginale decrescente). Quindi la curva dei costi marginali è prima decrescente e poi crescente (quando subentrano i rendimenti decrescenti). Il prodotto marginale max si ha nel punto in cui il costo marginale è min.
 
MINIMIZZAZIONE DEI COSTI DI PRODUZIONE
Si segue la regola del costo minimo: per produrre un dato livello di output al costo minimo, un’impresa deve acquistare i diversi input fino a quando il prodotto marginale per  € speso è uguale:
 __PM di L   =   PM di T ___ =…
  prezzo di L     prezzo di T
 
Ne deriva la regola di sostituzione:
se il prezzo di un fattore diminuisce e quelli di tutti gli altri fattori rimangono costanti, all’impresa conviene sostituire il fattore meno caro agli altri.
Per esempio, se il prezzo del lavoro diminuisce, PML/prezzoL è + alto di quelli degli altri fattori. Intensifico l’uso di L ma, per la legge dei rendimenti decrescenti, PML diminuirà facendo diminuire anche il rapporto e si ristabilirà l’uguaglianza di tutti i rapporti.
 
 
 
 
 
 
 
Pros. >