| MORFOLOGIA II |
| Scritto da Eliana Granillo | |
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LINGUISTICA GENERALE - MORFOLOGIA II Analisi morfologica della parola: distinguere i morfemi che la costituiscono e indicarne la natura che permetta da un lato di osservare il valore semantico che porta il morfema e dall’altro l’applicazione della regola dell’1:1 che abbiamo illustrato. Ogni morfema si applica ad una sola classe di basi derivazionali e l’applicazione va osservata all’interno delle forme derivate. Vediamo alcuni morfemi: Catenaccio = caten(a) + accio Catena = base derivazionale nominale Accio = morfema derivazionale nominale denominale. Accio ha un valore dispregiativo. Tenerezza = tener(o) + ezza Tenero = base derivazionale aggettivale Ezza = morfema nominale deaggettivale. Significato di nome di qualità, tenerezza, qualità dell’esser tenero. Serata = ser(a) + ata Sera = base derivazionale nominale Ata = morfema derivazionale nominale denominale. Dall’esempio dovremmo trovare il valore semantico del morfema ata, non uno dei più facili, opera sul piano della quantità e sul piano dell’estensione. Serata può portare una valenza estensionale alla parola sera, telefonata anche, visto nella sua estensione, la formazione può portare al concetto di utilizzo di una certa entità espressa dal nome, bastonata, pugnalata, etc… Amministrazione = amministra(re) + zione Amministrare = base derivazionale verbale Zione = morfema derivazionale nominale deverbale. Nome dell’evento della base derivazionale. Se è vero che nella sua funzione originaria il morfema descrive l’evento su un piano astratto, è vero che quando il parlante ha a che fare con nomi astratti spesso applica il principio dell’utilizzo metonimico del nome astratto e lo traduce in termini concreti, sposta attraverso questa operazione dall’astratto al concreto. Quindi un sostantivo con zione come amministrazione significa da una parte, astrattamente l’atto di amministrare, l’azione dell’amministrare e dall’altra significa la struttura amministrativa in quanto tale quindi vi è stato uno spostamento di metonimìa. Se dunque amministrazione è formato da amministra(re) + zione, amministrare è formato dal prefisso ad + ministro + a(re) morfema derivazionale. Amministrare = ad + ministr(o) + a(re) Ad = suffisso Ministro = base derivazionale nominale A = morfema derivazionale verbale denominale. Questa è una funzione utilizzata fin dalla preistoria delle nostre lingue, il latino ne ha fatto un grande uso, ma ancora oggi noi siamo in grado di formare nuovi verbi utilizzando questa semplice a che ha una potenza di formazione denominale verbale sorprendente. Alla fine degli anni 60 si cominciò a dire allunare, grazie a questa a che costruisce i verbi dai nomi. Negli anni 80 si cominciò a dire linkare, etc… Dimissionario = dimission(e) + ario Dimissione = base derivazionale nominale Ario = morfema derivazionale aggettivale denominale. Ario ha in origine un valore aggettivale, le parole avevano in origine valore di aggettivo, ma gli aggettivi vengono sostantivati in abbondanza. Ecco che abbiamo un grosso numero di forme aggettivali in ario e un grosso numero di parole che sono sostantivate in ario. Intanto abbiamo la possibilità di vederlo nella sua forma aggettivale (straordinario, ereditario etc..) altre sostantivate (vocabolario, dizionario, funzionario, casellario, etc…). Riflettiamo sulla regola 1:1 un morfema derivazionale si applica sempre e soltanto ad una singola classe di basi derivazionali. Qui non sembra così in quanto abbiamo aggettivi con ario e sostantivi con ario. Il parlante applica una regola, ma la parola formata è libera di essere manipolata nel tempo e questi slittamenti sono normali. In genere dietto a un sostantivo c’era un aggettivo. La parola orario è utilizzata come sostantivo, ma quando si dice che la campana suona con intermittenza oraria, ne riconosciamo l’aggettivo.
Allevamento = alleva(re) + mento Allevare = base derivazionale verbale Mento = morfema derivazionale nominale deverbale. Mento è sempre deverbale, ciò che a volte può turbale è che tipo di formazione si ottiene. Intanto mento sostanzialmente produce in origine almeno nomi di cose realizzate, il risultato di un evento, di un’azione, quindi in allevamento avremo dovuto avere il valore di ciò che si alleva, in realtà tende ad essere un astratto più che un concreto, dovrebbe essere il concreto dell’astratto allevazione, ma così non è e questo non ci deve preoccupare in quanto appunto per il fenomeno metonimico, tante parole nel tempo subiscono lo slittamento di significato. Mutazione e mutamento è intercambiabile il che dimostra che lo spostamento metonimico è sempre in funzione. Attività = attiv(o) + ità Attivo = base derivazionale aggettivale Ità = morfema derivazionale nominale deaggettivale. Forma astratti. Riflessione che ci permette di confermare le nostre analisi nell’uso quotidiano. Abbiamo ità in una serie di aggettivi in are (volgare) e in una serie di aggettivi in ario (vario – varietà), qui ità diventa età in quanto segue la forma della base derivazionale vario la o cade, seguito da ità dovrebbe avere due i variità, a questo punto si sostituisce con e. Questo fa si che il parlante percepisca la coppia ità e ietà e questo crea problemi perché mentre per vario, gli risulta ovviamente atteso dire varietà, per arbitrario arbitrarietà, dall’altra parte c’è volgare che produce volgarità e non volgarietà, allora come mai l’aggettivo disciplinare invece di dare disciplinarità, interdisciplinarità, dà interdisciplinarietà che è sbagliato? Questo accade perché si crea una confusione non supportata da una forma di analisi, nel senso che il parlante non si rende conto che l’aggettivo interdisciplinare e non interdisciplinario è la base del derivato e che quindi deve essere interdisciplinarità e non interdisciplinarietà. Questo è un esempio per indurre ad analizzare la struttura della parola!!!! Industrializzare = industrial(e) + izza(re) Industriale = base derivazionale aggettivale Izza(re)= morfema derivazionale verbale deaggettivale. È un morfema utilizzatissimo pur essendo estremamente antico è greco, entra nel latino, diventa autonomo e il latino lo utilizza come un formante di verbi per tutta la fase classica e post-classica della lingua latina e ancora ai nostri giorni è vitale e produttivo. Pensiamo a masterizzare, è nato 5/6 anni fa, ecco che il morfema izzare ha 2200 anni senza pensare ai greci, vediamo come tutt’oggi è produttivo. Su questo morfema si combinano sia base derivazionali aggettivali, sia base derivazionali nominali. Ancora oggi usiamo nomi come base derivazionale e aggettivi come base derivazionale. Questo sembra nuovamente contraddire la regola dell’1:1. Prima abbiamo affrontato il problema del risultato non sempre unitario di queste combinazioni, può risultare un aggettivo, spesso questi sono sostantivati e quindi abbiamo tanti sostantivi che in origine erano aggettivi. Qui si contraddice la base di partenza della regola stessa, izzare si applica sia ad aggettivi sia a nomi. Ci si chiede se la regola è stata falsificata oppure siamo davanti a qualcosa di diverso. Si può rispondere dicendo che da una regola se ne può sviluppare un’altra per reinterpretazione della struttura da parte dei parlanti. I parlanti possono interpretare nuovamente il risultato delle vecchie formazioni in un modo diverso rispetto a quello che le aveva prodotte e significa che vede a queste parole applicata una regola diversa rispetto a quella originaria e la applica. Questo porta il parlante ad applicare due regole contemporaneamente usando lo stesso morfema derivazionale ed è come se usasse due morfeia derivazionali omofoni, uguali ma governati da regole diverse. Un izzare è quello che si applica agli aggettivi per formare verbi, un altro izzare è quello che si applica a nomi per formare i verbi. Originariamente izzare era denominale, solo dopo è diventato deaggettivale. Per un lungo periodo i parlanti potevano leggere nella base derivazionale un nome, ma anche un aggettivo. Quindi nella forma antica izzare è denominale, nei prestiti greci in latino: aromatizare, exorcizare, martyrizare, organizare, prophetizare, scandalizare, schematizare, etc… Nei neologismi latini izzare è ancora denominale: auctorizare, cicatrizare, thesaurizare, pulverizare, etc… le nuove formazioni sono andora denominali. In quest’epoca mediavale izzare diventa anche deaggettivale perché si è creata la possibilità di reinterpretare la regola, è il caso del medievale sollemnizare, tanto da sollemne (neutro solennità, di solenne) quanto dall’aggettivo sollemnie e siccome sollemne era in disuso presso la cultura medievale, mentre l’aggettivo sollemnis era frequente ecco che i parlanti pensarono che sollemnizare derivasse da sollemnis invece che da sollemne. Questo in pratica vuol dire che cominciarono ad usare un nuovo izzare che si applicava ad aggettivi come sollemnis. Lo stesso vale per latinizare (latinum / latinus) e per vulgarizare (vulgare / vulgaris). Ecco che in epoca medievale si vede applicata la nuova regola ovvero che izzare si applica anche a basi aggettivali. Questa reinterpretazione continua nei volgari italiani, come in armonizzare (XIV sec.) < armonia, < armoni(co), canonizzare (XIV), < canone , < canonico, metaforizzare (XIV sec), < metafora ‘usare la metafora’, < metafor(ico) ‘essere metaforico’, etc… Da sostantivi: carbonizzare, terrorizzare, reclamizzare, demonizzare (1919), valorizzare (1922), derattizzare (1931), lottizzare (1935), motorizzare (1935), reclamizzare (1942), climatizzare (1965), alfabetizzare (1971), gambizzare (1978), bufferizzare (1995), masterizzare (1995), etc… Da aggettivi: sottilizzare, realizzare, sterilizzare, acutizzare (1901), brutalizzare (1904), industrializzare (1910), solidarizzare (1911), stabilizzare (1940), liberalizzare (1949), storicizzare (1953), attualizzare (1954), focalizzare (1963), digitalizzare (1974), colpevolizzare (1983), semestralizzare (1985), grammaticalizzare (1988), sindacalizzare (1976), fidelizzare (1995), etc… Abbiamo dunque questa doppia regola che funziona al punto che nel corso del XX secolo abbiamo difficoltà a decidere se la formazione in izzare è stata costruita da una base nominale piuttosto che aggettivale perché vi sono forme ambigue, ad esempio mitizzare può derivare da mito quanto da mitico, metabolizzare, da metabolico, quanto da metabolismo, elasticicizzare (elastico, elasticità), informatizzare (informatico, informatica), pubblicizzare (pubblico, pubblicità), e costì via.
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