| Fonetica e Fonologia III |
| Scritto da Eliana Granillo | |
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LINGUISTICA GENERALE – FONETICA E FONOLOGIA III La maggior parte dei fenomeni di variabilità fonetica che interessano le parole di una lingua si verificano sull’asse sintagmatico, quello cioè dei rapporti contestuali dovuti alla sequenzialità. Rapporti sintagmatici e paradigmatici: si tratta di una relazione che i singoli elementi dei nostri enunciati intrattengono nel primo caso con gli altri elementi dello stesso enunciato, nell’altro caso con elementi che non sono presenti in quell’enunciato, ma sono associabili mentalmente all’elemento osservato. I rapporti sintagmatici sono quelli che mettono in relaizione gli elementi che fanno parte di uno stesso enunciato: I rapporti paradigmatici sono quelli associativi con i quali si collegano gli elementi dell’enunciato con altri mentali che non sono presenti nell’enunicato. Nel caso dei fenomeni di natura fonetica che osserviamo ora si tratta di relazioni che si svolgono sul piano sintagmatico, dovuto ovvero alla linearità, alla sequenzialità. Tra i fenomeni fonetici spontanei che si possono effettuare su qest’asse, ricordiamo:
Assimilazione Adeguamento di un suono ad un altro vicino all’interno di una sequenza. Adeguamento significa che quel suono si modifica per assomigliare più o meno ad un altro suono vicino. È il caso della preposizione con che quando diventa prefisso in alcune parole che iniziano con labiale, modificano la nasale dentale in nasale labiale per assimilarsi (per renderla più simile) al suono successivo. con + piacere = compiacere Labializzazione della dentale nasale n. Si realizza in questo caso una assimilazione a contatto, regressiva, parziale. A contatto: ogni assimilazione che si verifica con suoni che sono succedanei l’uno rispetto all’altro Regressiva: indica il fatto che si sposta all’indietro un carattere del suono seguente. Nel caso specifico abbiamo detto che avevamo una dentale e una labiale, dopo il fenomeno abbiamo due labiali, il che significa che il carattere della labialità che apparteneva al secondo suono si è spostato all’indietro sul primo suono fornendogli la labialità Parziale: in quanto si è spostato un tratto di labialità che è andato a eliminare un tratto di dentalità, ma l’evento non ha completamente reso identici i due suoni perché il primo rimane una nasale, ed il secondo rimane una occlusiva. Diciamo che il primo conserva ancora un tratto di diversità rispetto al secondo. Se il fenomeno fosse stato totale avremmo avuto due suoni identici. denaro > danaro Abbiamo una assimilazione a distanza regressiva totale. In questo caso il fenomeno di assimilazione riguarda le vocali, nel primo caso abbiamo una vocale semichiusa anteriore nella prima sillaba e a distanza nella seconda sillaba abbiamo una vocale centrale (a). Nella seconda sequenza dove si è verificata l’assimilazione la vocale semichiusa anteriore è diventata vocale centrale, si è identificata con la vocale della sillaba successiva. È lo stesso fenomeno che si verifica quando anziché dire tenaglia diciamo tanaglia, abbiamo una assimilazione a distanza perché tra i due suoni ne ha interposto almento un altro, regressiva in quanto i caratteri del secondo suono si applicano sul primo, e totale perché una volta avvenuta i due suoni sono identici. Dissimilazione Perdita di un tratto che un suono aveva in comune con un altro presente nella stessa sequenza (si possono operativamente considerare "tratti distintivi" i caratteri articolatori dei suoni, come luogo e modo di articolazione). Senza averli chiamati tratti distintivi, un momento fa osservavamo che il tratto di labialità si era esteso sul tratto di dentalità, ecco che dentale e labiale possono essere considerati due tratti, come sordo e sonoro, etc… secondo luogo e modo di articolazione per consonanti e apertura e chiusura per le vocali. Ad esempio: raro > rado quando dall’aggettivo raro passiamo all’aggettivo rado realizziamo una dissimilazione in quanto anziché avere nelle due sillabe la stessa consonante, cioè la vibrante dentale abbiamo nella seconda la sostituzione con una occlusiva dentale. Se la vibrante dentale è dentale, sonora e vibrante, l’occlusiva dentale è dentale sonora, ma occlusiva, quindi dei tre tratti che costituiscono ogni consonante due sono rimasti uguali, il terzo è stato modificato, è stato dissimilato. peregrino > pellegrino nella forma di partenza avevamo in sillabe consecutive due volte la vibrante dentale sonora, nella forma di arrivo abbiamo la vibrante dentale sonora nella seconda sillaba, ma nella prima abbiamo una laterale dentale sonora, anche qui un tratto è caduto. Se la dissimilazione comporta l’omissione, la caduta di un’intera sillaba, in tutto o in parte identica ad un’altra presente nella sequenza, si ha una Aplologia Simbolo-logia > simbologia Vivipera > vipera Morfo-fonologia > morfonologia Combinando simbolo e logia avremmo dovuto avere il composto simbolologia, mentre abbiamo una sola sillaba lo per aplologia, per eliminazione di una delle due sillabe uguali. Metatesi È lo scambio di posizione tra suoni prossimi Palude > padule Fracido > fradicio La laterale l e la occlusiva d che si seguono nel primo caso, produce una metatesi nella loro sostituzione I suoni c e d si sono scambiati di posto. È anche detta metatesi lo spostamento di un suono all’interno di una parola Calpestare > scalpitare Interpretare > interpetrare Nella modificazione del verbo calpestare si è spostata la sibilante s all’inizio della parola e si è ottenuto scalpitare. Interpretare spesso viene pronunciato interpetrare con spostamento della vibrante dentale dalla terza alla quarta sillaba. Sincope È la soppressione di una vocale interna in una parola. Diritto > dritto Setaccio > staccio Longobardo > lombardo Comperare > comprare Quelle a destra sono forme che hanno subito la sincope, e sono più caratteristici del parlato veloce piuttosto che del parlato lento e curato, non sono di lingua volgare. Aferesi È la soppressione di una sillaba all’inizio di una parola Sofisma > fisima Evangèlo > vangelo Amorosa > morosa Apocope È la soppressione della sillaba finale. Questo è un fenomeno che ha interessato moltissimo la lingua letteraria: santo > san virtute > virtù bello > bel poco > po' tutte le parole che finiscono in tu, come gioventù, hanno perso tutte una sillaba finale. Epentesi È l’inserzione di un suono all’interno di una sequenza. Similare > simlare > sembrare Nel passaggio da un antico verbo similare dove si era creata una sincope per cui si era passati a simlare, anziché avere il moderno semlare, abbiamo il moderno sembrare. Con l’inserzione di una b fra m ed l poi passato ad r. L’epentesi di una vocale si chiama Anaptissi Ovvero fenomeno opposto alla sincope vocalica. Se all’interno di una sequenza si introduce un suono vocalico anziché consonantico si ha una anaptissi. Supplire > sopperire (so) fisma > fisima Psicologia > pissicologia Prostesi Aggiunta di una vocale all’inizio di una parola. Non è comunissimo in italiano, lo era di più in passato. In strada > in istrada Per scherzo > per ischerzo In spalla > in ispalla Nei casi che abbiamo osservato la modificazione avvenuta ha operato sulla struttura sillabica della parola, eliminando o aggiungendo una sillaba. Si rende perciò necessaria una breve definizione della sillaba. Sillaba: è una unità fonologica, che sul piano fonetico è costituita da un’unica emissione fonica. Percepiamo la sillaba come un fenomeno di emissione unitaria più o meno complessa, ma costituita da un nucleo che percepiamo come voce. È necessariamente costituita da un nucleo sillabico che coincide con una sonante, una vocale. Il nucleo può essere preceduto da una o più consonanti di entrata (attacco) e seguito da una o più consonanti di uscita (coda). Una sillaba nella sua forma più complessa può essere costituita da un attacco consonantico, un nucleo sillabico, una coda consonantica. La preposizione a è dal punto di vista sillabico costituita da un’unica sillaba, la quale ha un attacco zero e una coda zero e un nucleo sillabico realizzato dalla vocale a. Lo stesso vale dalla congiunzione e. La preposizione di è costituita da un attacco sillabico realizzato dalla consonante d, da un nucleo vocalico, la i e una coda zero. L’articolo il è costituito dall’assenza di un attacco sillabico, da un nucleo costituito dalla i e da una coda consonantica costituida da l. Possiamo avere casi più complessi come nel caso della preposizione tra o nella parola sport, si possono avere code come font, e anche sport che abbiamo l’uscita con rt. Le parole sono costituite da più sillabe e noi possiamo classificarle dalla presenza di attacchi o di code, il nucleo è dato per scontato, e dunque il verbo io canto avrà una prima sillaba canonica can costituita da attatto-nucleo-coda e una seconda sillaba to costituita da un attacco-nucleo senza coda. Nella maggior parte dei casi la nostra tradizione ortografica ci ha insegnato ad andare a capo dividendo la parola correttamente in sillaba, in qualche caso la divisione sillabica naturale non corrisponde alla nostra ortografia. È il caso dei gruppi consonantici interni con la fricatica dentale sorda s seguita da consonanti, ad esempio la parola trasportare, ci è stato insegnato a dividerla in tra-spor-tare, in relatà dal punto di vista sillabico si dovrebbe dividere in tras-por-tare. Si dice aperta una sillaba priva di coda. Si dice chiusa una sillaba dotata di coda. Per esempio la sillaba can del verbo canto è una sillaba chiusa perché provvista di coda, la sillaba to è una sillaba aperta. La scrittura È un terreno della comunicazione linguistica strettamente legato al livello fonetico-fonologico. La scrittura è detta sostanziazione secondaria della lingua in quanto trasposizione nel visivo della sostanza fonica. Rivestiamo la sostanza fonica di un abito che possa cadere sotto lo sguardo e costruiamo la scrittura. È vero soltanto per un particolare impiego della scrittura, quello attualmente in vigore nella tradizione occidentale. La scrittura in sé, in quanto porcedura atta a comunicare contenuti in forma visiva, è un codice semiologico autonomo, parallelo e non subordinato a quello linguistico. Hanno diritto al nome di scrittura tutte le procedure di comunicazione che utilizzano il piano grafico. Ci sono diversi tipi di scrittura che sono le seguenti: Pittografia Scrittura di atti di pensiero: ogni simbolo corrisponde a un concetto a cui possono corrispondere diverse parole. Questo significa che si tratta di un grafisma di uso universale dotato di minima arbitrarietà. È fortemente iconico e del tutto indipendente dal piano della lingua. Possiamo capire dei pittogrammi anche se non conosciamo la lingua di chi li ha scritti.
Questo disegno va "capito" non letto. Può significare piede, camminare, viaggio, etc… Ideografia Scrittura di significati linguistici: ogni simbolo corrisponde al significato di una parola (di un segno linguisitco) e solo a quello. La sua figura è solo un indizio del reale, sia esso rappresentante di se stesso o simbolo d’altro. L’ideogramma è la rappresentazione di un significato e siccome il significato "sta per un’idea, un concetto, che a sua volta "sta per" una classe di realia (entità reali), l’ideogramma ha una maggiore distanza dal reale ed un maggiore tasso di arbitrarietà rispetto al pittogramma. Vale a dire è più lontano dalla rappresentazione di una realtà e dunque più arbitrario. La & commerciale può essere letto e in italia, and in inghilterra, und in germania, et in francia e in tutti questi casi il simbolo è uno solo. È un ideogramma, ovvero la rappresentazione di un significato di un segno linguistico, qualunque lingua possieda un segno linguistico dotato di quel significato potrà usare il segno linguistico per decodificare quel significato. Logografia Scrittura di segni linguistici: ogni simbolo corrisponde ad una parola (significante + significato). Il logogramma ha dunque una parte delle caratteristiche dell’ideogramma, ma va decodificato solo con quello specifico segno della lingua in cui è stato codificato. Un logogramma chiave è il seguente: @ = at "presso" Quello che viene usato negli indirizzi mail e che viene letto da molti italiani come chiocciolina. Questo logogramma va decodificato solo nella lingua nella quale è stato codificato, all’interno della quale ha senso. In inglese sta per at che significa presso, ovvero presso quale server sta l’indirizzo di posta al quale vogliamo inviare la mail. Se noi decodifichiamo questo simbolo chiamandolo at lo trattiamo da logogramma, mentre se lo chiamiamo chiocciolina lo trattiamo da pittogramma, ovvero gli togliamo il valore di un segno linguistico, ma gli diamo un valore impressionistico. Fonografia Scrittura di valori di fonazione: ogni simbolo corrisponde ad un fonema (almeno intenzionalmente). La nostra scrittura alfabetica, anche se dal punto di vista fonologico, un fonema come sc richiede la scrittura di tre simboli, sci, quindi non è propriamente un rapporto 1:1. Questi quattro sistemi sono tutti d’uso corrente. Molti cartelli sono pittogrammi, che hanno la caratteristica della massima immediatezza. Un cartello come questo
Produce un effetto e un messaggio e immediato, indipendentemente dalla lingua di chi lo ha creato. La nostra lettura invece avviene con metodo logografico, che ha la caratteristica della massima naturalezza. Noi non leggiamo le parole in quanto sequenza di grafemi uno per uno corrispondenti ai fonemi della lingua, ma le fotografiamo nella loro completezza. Vedi libro: logogrofico… invece di logografico. Molti leggono comunque logografico il che vuol dire che non la analizziamo alfabeticamente, ma la fotografiamo logograficamente. I simboli matematici poi sono ideogrammi, vale a dire rappresentazioni di significati dotati della massima economia. Aperta parentesi, radice quadrata di nove più seicentoquarantacinque chiusa parentesi, diviso tre, uguale duecentosedici. ( 9 + 645) : 3 = 216 Si vede come in un quarto di riga si scrive quello che in simboli grafici si scrive in poco più di una. Non solo, l’ideogramma è decodificabile in qualunque lingua possieda quei significati. Se lo scriviamo in lettere alfabetiche, la codifica-decodifica avviene solo in una lingua. Se scrivo 123 In italiano leggo centoventitrè In inglese leggo onehundredtwentythree In francese leggo centvingttrois In tedesco leggo hundertdreiundzwanzig Ma tutti abbiamo usato gli stessi simboli ed ecco la ragione della grande economicità del sistema ideografico. I simboli alfabetici permettono la massima adattabilità e flessibilità. Questo è il vantaggio del sistema alfabetico. Se dovessimo scrivere una frase come Napoleone Bonaparte fu relegato nell’Isola d’Elba, avremmo qualche problema a scriverla con sistemi non alfabetici in quanto i nomi propri difficilmente sarebbero riproducibili con altri sistemi. Ancora se dovessimo scrivere che il Signor Carlo Galimberti è andato in vacanza al passo dello Stelvio, dovremmo disporre di segni ideografici e logografici per il nome Carlo, e per il cognome Galimberti. Diremo dunque che da un punto di vista del vantaggio che le varie scritture offrono a noi utenti, il metodo di scrittura fonetico-fonologica, trasponendo in forma visiva le sequenze della lingua, viene a condividere la potenza semiotica di questa. Dato che la lingua è dotata della onnipotenza semiotica ecco che la scrittura alfabetica asservendosi totalmente alla lingua ne acquisisce questo vantaggio. |
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