| Fonetica e Fonologia II |
| Scritto da Eliana Granillo | |
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LINGUISTICA GENERALE – FONETICA E FONOLOGIA II Trascrizione delle Vocali Laura è amica di Paola [‘laura ε a’mika di ‘paola] Osserviamo che tutto è minuscolo inoltre osserviamo il valore della vocale è (3° persona del verbo essere) che nella frase Laura e Paola abitano lontane [‘laura e ‘paola ‘abitano lon’tane] è scritto diversamente in quanto non è la stessa vocale. Nella scrittura alfaberica noi abbiamo uno stessa stessa vocale per le due frasi, mentre a livello articolatorio abbiamo due vocali diverse che fanno riferimento a due fonemi diversi, e dobbiamo rappresentarli con due simboli diversi: nel primo caso vocale anteriore semiaperta nel secondo vocale anteriore semichiusa in amica usiamo il segno di K per indicare la velare occlusiva sorda, per il resto abbiamo lettere uguali. L’accento è obbligatorio e va collocato all’inizio della sillaba tonica. Osserviamo un altro aspetto della trascrizione fonetica. Come vi è la necessità di utilizzare due segni grafici diversi per le due vocali, altrettanto dobbiamo fare per le vocali posteriori: Invitiamo almeno Laura o Paola [invi’tjamo al’meno ‘laura o ‘paola] Ho parlato a Laura [O par’lato a ‘laura] (c al rovescio o che rappresenta una o aperta a sinistra) Anche per le semivocali uo e ie e in tradizione ortografica si scrivono nelle due vocali considerate simili. Ma vi sono simboli specifici per indicarle: il suo nome ha un bel suono [il ‘suo ‘nome a un bel ‘swOno] Riesco ad arguire il motivo [ri’εsko ar argu’ire il mo’tivo] Osserviamo come davanti alla parola suono non dobbiamo rilevare una vocale u, ma una semivocale in quanto la sillaba è incentrata sulla vocale o. sillabicamente è errato andare a capo tra u e o perché rappresenta diciamo un’unica semivocale. Quella che noi tradizionalmente scriviamo come vocale u, è in realtà una consonante. Arguire non è guì, è gùi è diverso, scriviamo u per arguire perché non pronunciamo una semivocale, mentre in suono si. È difficile comprendere che uo di suono sia una vocale. Non so guidare [non sO gwi’dare] Abbiamo una situazione articolatoria diversa da arguire. Il piombo è un metallo pesante [il ‘pjombo з un me’tal:o pe’sante] In piombo usiamo j per indicare che abbiamo a che fare con una semivocale. T’amo o pio bove [t’amo o p’io ‘bOve] Abbiamo invece una vocale i che non c’era nella sequenza piombo. Nel caso di pio poi la vocale è tonica mentre in piombo non c’è in quanto non è vocale dunque non può essere accentata. Nella sequenza Fuori piove [‘fwOri ‘pjOve] Possiamo rilevare in due sole parole le due funzioni osservate, la semivocale labiodentale uo e semivocale palatale ie.
Trascrizione delle consonanti Lunghezza [lu©gets:a) Nasale velare n con seconda gamba allungata e occlusiva palatale sonora g Panchina [pa©’cina] Nasale velare n e l’occlusiva palatale sorda ch con la lettera c Per il suono ci si utilizza un digramma cioè una doppia grafia combinando il segno della t con s lunga sc: accigliato [atS:iL:’ato] Nella loro combinazione danno la prepalatale affricata sorda c di accigliato. La lambda graca per laterale palatale gli. Il suono g di gi usiamo il digramma d z lungo: zoologico [dzo:’lOdZiko] Lo stesso g lo troviamo in acquaragia dove il segno della occlusiva velare sorda non viene scritto con la cq ma semplicemente con k, il w indica la semivocale ua. Quindi: acquaragia [akwa’radZa] Vocale a – occlusiva velare sorda c – una semivocale uo – e un’altra vocale a Così nella parola zappatrice [tsap:a’tritSe] Osserviamo la presenza di c scritto t s lunga, che va distinto dalla ts normale che rappresenta un’altra affricata sorda, la dentale z. Vegetazione [dedZeta’ts:jone] fono affricato prepalatale sonoro g – affricata dentale sorda z – la semivocale io in ione con j. Tranquillizzare [tra©kwil:i’dz:are] Abbiamo z con dz a rappresentara la affricata dentale sonora, i due punti indicano che il suono è doppio. In zampogna [tsam’poJ:a] Affricata dentale sorda tz e nasale gn palatale con la n con la prima gamba allungata. La nasale velare la seconda gamba allungata Acquazzone [ak:wa’ts:one] Affricata dentale sorda tz, i due punti suono doppio. Visualizziamo schematicamente le posizioni assunte dagli organi del nostro apparato fonatorio. Palato duro: si trova immediatamente al di sopra e all’interno degli incisivi superiori Labbro superiore. Denti: soprattutto incisivi superiori Labbro inferiore. Apice della lingua: organo mobile di importante funzione linguistica Dorso della lingua: per velari Laringe: protetta dalla cartilagine che assume l’aspetto del pomo d’adamo Epigloddide: punto terminale della parte bassa della gola Ugola: velo pendulo al termine del palato molle Velo palatino o palato molle: che serve per le consonanti velari Fosse nasali: sono significative per le articolazioni linguistiche. I suoni sono prodotti da un flusso d’aria espiratorio che può transitare attraverso le fosse nasali e avremo una risonanza e dunque articolazione nasale. Se il velo palatino e l’ugola premono all’indietro e chiudono il passaggio alle fosse nasavi avremo un’articolazione soltanto orale. Una vocale aperta sarà pronunciata aprendo la mascella e abbassando la lingua in modo da lasciare un ampio spazio fra lingua e palato. Vocale chiusa chiudiamo la mandibola e anche la lingua per lasciare un piccolo spazio Le vocali anteriori saranno quelle che prevedono la massa della lingua spostata in avanti Le vocali posteriori saranno articolate tenendo la massa della lingua all’indietro verso il velo palatino ed ecco perché velari. Se pensiamo a come sono pronunciate consonanti bilabiali come t e come b dobbiamo vedere che le labbra si chiudono prima di aprirsi si chiudono completamente. Le labiodentali f o v vediamo la vicinanza del labbro inferiore presso gli incisivi superiori. Le apicodentali saranno articolate portando l’apice della lingua verso i denti superiori Le consonanti apicoalveolari sono più arretrate con apice della lingua verso gli alveoli. Le dorsopalatali portando il dorso della lingua verso il palato duro Le dorsovelari sono consonanti articolate con massa della lingua verso il velo palatino Una fricativa apicoalveolare sarà pronunciata con la punta della lingua verso gli alveoli dei denti ma lasciando un piccolos spazio. Una fricativa dorso palatale dorso della lingua verso il palato duro ma lasciando un piccolo transito Una vibrante apicoalveolare (r di rana) facendo vibrare e battere l’apice della lingua presso gli alveoli Vibrante uvolare (r moscia) vibra l’ugola presso il dorso della lingua. Le nasali permettono il flusso d’aria nelle fosse nasali e: nasale apicodentale tendendo l’apice della lingua premuta presso i denti (n di nonna) Nasale dorso palatale (ragno, gnomo), premendo il dorso della lingua sul palato duro Una nasale bilabiale articolata nelle fosse nasali premendo le due labbra (mamma) Nasale labiodentale appoggiando il labbro inferiore agli incisivi superiori (invece) Nasale velare o dorsovelare premendo il dorso della lingua sul velo palatino (ancora, antico) A livello fonologico l’italiano conta circa 30 fonemi che sono: p, b, t, d, k, g, f, v, l, L, r, n, m, J, s, z, S, ts, dz, tS, dZ, j, w, a, ε, e, i, O, o, u ai segni è importante che si accompagni non tanto il valore fonologico che non può essere rappresentato sonoramente, ma sonoramente una rappresentazione di questo che faccia riferimento alla media della abitudini fonatorie dei parlanti. La pertinenza fonologica, cioè la loro natura di fonemi, risulta dall’esistenza di "coppie minime". Ma cosa vuol dire che si tratta di fonemi e non di suoni qualsiasi? Significa semplicemente che esistono per ognuno di questi suoni delle coppie minime o almeno una coppia minima che serva a garantire la loro natura, serva a garantirla per il linguista e per il parlante, perché la natura di fonema è affidata alla sua capacità distintiva. Una coppia minima è una coppia di segni di diverso significato con significanti identici tranne che per un elemento, che si dimostra così funzionale alla distinzione dei significati, e perciò fonema. Ad esempio bacca : pacca /p/ : /b/ se noi possiamo dire che in italiano p e b sono fonemi è perché esiste almeno un caso in cui i due suoni hanno capacità distintiva come nell’esempio soprastante, le sequenze sono identiche, la distinzione è data da p e b e queste due parole sono diverse perché p e b sono fonemi. Altri esempi di coppie minime. Ovviamente, il complesso dei fonemi, quella trentina di elementi poco fa osservati, non nasce dal fatto che ognuno di questi si oppone necessariamente a tutti gli altri, ma basta che esista una catena di coppie minime per cui all’interno di una coppia minima si oppongono due fonemi e poi uno dei due fonemi che erano presenti in questa coppia minima può essere utilizzato per un ulteriore opposizione all’interno di un’altra coppia minima creandosi così tutta una catena che porta attraverso l’incrocio di casi all’elenco completo dei fonemi di una lingua. Alcuni esempi: fuoco : fioco = /’fwOko/ : /fjOko/ w : j abbiamo una coppia minima perché come sempre accade abbiamo suoni identici tranne che per uno, in questo caso il secondo della serie che oppono w e j il che garantisce che w e j siano fonemi. Ancora se ci chiediamo come mai O e o sono fonemi, ricordiamo le due diverse pronuncie fra la parola colto (o vocale semiaperta posteriore) e colto (o vocale semichiusa posteriore). còlto : cólto = /’kOlto/ : /’kolto/ O : o asse : asce = /’as:e/ : /’aS:e/ s : S Non tutti i suoni che appartengono alle nostre abitudini fonatorie sono dotati di questa capacità distintiva. Esistono anche dei suoni che si chiamano allofoni che sono varianti di fonema. Allofono: variante di fonema caratterizzata da distribuzione complementare (vale a dire che dove ce n’è uno non ce n’è un altro) e mancante di capacità distintiva. Se un suono non è in grado di ricorrere liberamente in un qualsiasi punto della catena fonatoria non può avere capacità distintiva. Solitamente si tratta di varianti combinatorie che sussistono solo come effetto del condizionamento subìto dal suono che segue o precede. Esempio, sono allofoni la nasale velare © che si realizza solo davanti alle velati (k, g) e la nasale labiodentale F che si realizza solo davanti alle labiodentali (f, v). Ancora Foneticamente [a©’kora] Fonologicamente /an’kora/ Infatti Foneticamente [iF’fat:i] Fonologicamente /in’fat:i/ Fenomeni come quelli ora osservati appartengono ai caratteri variabili delle lingue e sono di natura fonetica, vale a dire che riguardano la realizzazione dei suoni della lingua e non la loro funzione. |
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