| PROPRIETA’ DELLA LINGUA |
| Scritto da Eliana Granillo | |
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LINGUISTICA GENERALE – PROPRIETA’ DELLA LINGUA Vediamo i GRUPPI che distinguono questo codice semiologico rispetto a tutti gli altri codici. La lingua è un codice semiologico: Biplanare articolato combinatorio infinito sinonimico metaforico lineare discreto possiede onnipotenza semantica produttivo distanziato libero da stimoli trasmissibile culturalmente 1.BIPLANARE La lingua è un codice semiologico in quanto ogni codice semiologico per definizione è costituito da segni dotati di biplanarità costituiti cioè da una faccia A che "sta per" una faccia B. 2.ARTICOLATO Ovvero un codice i cui segni siano scomponibili in parti funzionali, ognuna portatrice di porzione del significato e/o di parte della funzione del segno. Articolato perché ha più di un livello ognuno dei quali comporta delle specificità funzionali che gli sono proprie. Ad esempio, nel codice aritmetico la cifra 256 avrà: 6 primo livello 5 secondo livello 2 terzo livello Dove 2 che rappresenta il terzo livello vale per le centinaia, 5 che rappresenta il secondo livello vale per le decine e 6 che rappresenta il terzo livello vale per le unità. Camniando il livello ovviamente cambia la funzione, se noi scriviamo 637, ritroviamo ancora la cifra 6, ma in questo caso 7 primo livello 3 secondo livello 6 terzo livello Ecco che 6 ora vale per le centinaia, il cambiamento di funzione è dato dal cambiamento di livello. Funzioni differenti dunque sono date da livelli differenti. Doppia articolazione È una sottoproprietà dell’articolazione. Per il codice lingua avremo un livello basso e un livello alto a differenza di quello aritmetico che come abbiamo visto ha più livelli. Ad esempio, le parole SANO e SONO sono due parole diverse che ogni utente può distinguere in quanto al loro interno ricorrono due suoni diversi A ed O che hanno la capacità di distingere queste due parole opponendone il significato. Livello basso quindi ha la sola funzione della distinzione delle sequenze. Se noi prendiamo SANO e SANA, il ricorrere di A e di O in un’altra posizione svolge una funzioe diversa dalla precedente, non solo distintiva, perché in ogni caso continua ad esserci distinzione, ma anche una funzione di opporre genere maschile e genere femminile. La funzione svolta da A e O in questo caso appartiene ad un altro livello, quello più alto, quindi Livello alto ha una funzione oltre che distintiva, anche grammaticale.
In prima articolazione dunque la parola si scompone in unità dotate di SIGNIFICATO o FUNZIONE, i MORFEMI. È indicata prima nel senso dell’approccio da parte del parlante che rispetto ad una catena parlata, la segmenta individuando quelli che per lui sono dei segni cioè sequenze dotate di significato, o morfemi, che sono appunto unità minime dotate di significato e funzione. In secnda articolazione, i morfemi si scompongono in unità prive di significato, ma distintive, i FONEMI. Quindi se vogliamo distinguere i livelli avremo un: Livello alto costituito dai morfemi Livello basso costituito dai fonemi 3.COMBINATORIO Ogni codice che permette la combinazine di unità in sequenze di rango superiore. Con la combinazione si costituiscono entità che scattano da un livello all’altro. Accostando determinato fonemi si avranno i morfemi. La sequenza Alt che in italiano si trova in alto, altezza, altitudine, ha un suo significato e svolge la funzione di base derivazionale per tutte le parole che da quella derivano. Questa sequenza alt che ha un livello alto in quanto contenente un significato è costituita da unità di livello basso A, L, T le quali hanno capacità distintiva. 4.INFINITO Ogni codice che ammette un numero non limitato di segni prodotti combinando un numero limitato di unità. Infinito non può essere usato qui in maniera assoluta, ma va visto in termini relativi. Le frasi possibili sono potenzialmente infinite. Esempio in intaliano abbiamo a disposizione: 30 fonemi con i quali costituiamo circa 250 morfemi derivazionali e 200.000 basi derivazionali (lemmi del vocabolario) Con i quali si possono costituire frasi di un numero infinito. 5.SINONIMICO Un codice che ammette la presenza di uno stesso senso in più segni e quindi la presenza di forme diverse con uguale valore. Ad esempio il codice aritmetico ammette un numero enorme di sinonimi: 6 + 2 = 8 2 x 4 = 8 12 – 4 = 8 Quella della matematica è una SINONIMIA ASSOLUTA ovvero tutte queste rappresentazioni di valore hanno lo stesso identico valore, mentre con la lingua si hanno rappresentazioni PARZIALMENTE SINONIMICHE. Ad esempio, uscio e porta sono sinonimi, ma si può dire che il portiere ha fermato la palla sulla linea della porta, ma non sulla linea dell’uscio. Anche capo e testa sono sinonimi, ma parzialmente in quanto capo startivento non può essere sotituito con testa spartivento. 6.METAFORICO Codice che permetta la creatività nel rapporto semiotico. Il rapporto semiotico è quello che intercorre tra SIGNIFICANTE e SIGNIFICATO, e se c’è creatività questo è aperto ad una certa indeterminatezza. Se diciamo che il segno linguistico più che essere rigidamente convenzionato è allusivo ed è soggetto alla ricontrattazione permanente diciamo che il significante allude a un significato ed è necessario ricontrattare in continuazione per ristabilire la certezza della comunicazione, per capirsi in sostanza. Vi sono dunque fatismi privi di significato che vengono utilizzati per determinare la chiarezza della comunicazione come ad esempio: Nevero? Non so se mi spiego Capisci? No? Tutti questi fatismi trovano ragion d’essere nella necessità del parlante di verificare che il contratto semiotico sia andato a buon termine cioè che quello che voglio dire sia stato capito. Quindi questa indeterminatezza ed elasticità permette la comunicazione con un numero estremamente limitato di parole rispetto a quelli che sarebbero i bisogni singoli se fosse rigidamente convenzionato. In altre parole, un italiano medio può vivere utilizzando non più di 6000/7000 parole, un inglese o un francese medio non ne usano più di 3000/4000, cifre basse facilmente contollabili. 7.LINEARE I segni linguistici si realizzano in successioni di unità nel tempo e nello spazio, le unità non possono essere simultanee. Possediamo si un pensiero globale e simultaneo, ma a causa dei nostri organi fonatori (perché questa è la causa prima della linearità), siamo costretti ad analizzare questo pensiero simultaneo in segmenti successivi nel tempo dato che il nostro unico apparato fonatorio può emettere un elemento significante per volta e non più elementi significanti simultaneamente. Le consegueze della linearità non sono indifferenti, ad esempio la necessità di scegliere nel nostro pensiero globale il punto dal quale cominciare una frase: il punto d’aggancio diventa determinante per il resto del messaggio. 8.DISCRETO Le unità sono esclusive, cioè si escludono a vicenda (come accade per le cifre dell’orologio digitale). Anche se il nostro pensiero è continuo, non a scatti, a segmenti, le nostre capacità di conoscenza sono fortemente condizionate da modelli. Se noi applichiamo etichette, la realtà che ci circonda, sia essa continua o discreta, cioè interrotta, deve essere assoggettabile a queste etichette. Dovremo quindi sempre scegliere che parola usare per indicare una determinata realtà anche se questa si troa a metà strada tra due parole diverse. Il contenuto di questa nostra esperienza conoscitiva che noi traduciamo in parole si chiama REFERENTE. 9.ONNIPOTENZA SEMANTICA È la proprietà che permette alla lingua di esprimere qualsiasi contenuto. Qualsiasi referente mentale è traducibile in parole. Il linguaggio verbale umano è un codice semiotico all’interno del quale possono essere tradotti tutti gli altri codici. È vero che nel campo dei sentimenti è più difficile la traduzione, ma sono aspetti marginali. Tutto ciò che è concepibile, anche ciò che non esiste, i marziani o i draghi ad esempio possono essere tradotti in parole e descritti. 10.PRODUTTIVITA’ L’onnipotenza semantica e la doppia articolazione si combinano in questa proprietà della produttività o creatività retta da regole ricorsive. Se partiamo dall’infinito del verbo POTERE attraverso l’aggiunta alla base verbale POTE il suffisso ENZA abbiamo POTENZA, a POTENZA aggiungiamo il suffisso IA e abbiamo POTENZIARE, e ancora se aggiungiamo il suffisso MENTO abbiamo POTENZIAMENTO: POTERE POTENZA POTENZIARE POTENZIAMENTO 11.DISTANZIAMENTO I firemimento del messaggio linguistico possono essere lontano o assenti. Possiamo ovvero parlare di cose lontanissime da noi che non sono presenti nel luogo e nel momento in cui vieme emesso il messaggio.
12.LIBERTA’ DA STIMOLI La produzione di un messaggio linguistico non è necessariamente indotta da stimoli ambientali. Nel mondo animale, anche se avvengono atti comunicativi anche abbastanza complessi, non possono essere prodotte comunicazioni di entità che non siano prodotte da uno stimolo del momento. In altre parole, il mio cane mi fa capire che ha fame, ma mi fa capire che ha fame in questo momento, non riuscirà mai a farmi capire che ieri aveva fame. 13.TRASMISSIBILITA’ CULTURALE È la proprietà per cui la lingua che un uomo parla non è biologicamente ereditaria, ma trasmessa per apprendimento culturale. Rapporti: Mettiamo ora in discussione il rapporto tra NATURA FACOLTA’ LINGUAGGIO CULTURA REALIZZAZIONE LINGUA Esiste una componente naturale che è quella che ci permette di parlare, ma è importante e condizionante la componente culturale nella realizzazione della lingua Noi come esseri umani in natura abbiamo la facoltà di parlare, di realizzare un linguaggio verbale, ma questa realizzazione sarà determinata dalla cultura all’interno della quale si svilupperà l’esperienza di realizzazione che darà luogo alla lingua storica. È lingua chiamata storico-naturale perché le lingue che esistono e sono esistite hanno sicuramente una componente naturale, ma decisamente hanno quella culturale che sta nella storia. Le unità linguistiche contraggono tra loro: Rapporti sintagmatici sono simultanei e si realizzano all’interno di una stessa stringa orizzontale. Le unità linguistiche entrando in una sequenza lineare a formare un enunciato si trovano a contrarre tra loro rapporti sintagmantici o sequenziali, cioè rapporti particolari dovuti al contesto, dai quali sono variamente condizionate. La sintagmaticità può essere conseguenza della linearità del linguaggio. Sono quelli che ci costringono a far diventare femminile un aggettivo se applicati ad un sostantivo femminile. Non posso dire la caro mamma, poiché esiste un rapporto di condizionamento orizzontale che ci induce a scegliere l’opzione cara. Usando il sintagma la marca negli enunciati: la marca da bollo il pastore, afferrata la pecora, la marca sull’orecchio il suo valore è completamente differente nei due enunciati. Rapporti paradigmatici sono rapporti astratti in posizione verticale. Le unità linguistiche presenti in un enunciato contraggono rapporti anche con elementi esterni all’enunciato: i rapporti paradigmatici o associativi istituiti mentalemente dall’utente. Si tratta di rapporti che collegano ogni unità realizzata nell’enunciato con tutte le unità non realizzate che "avrebbero potuto" figurare in quella posizione in quell’enunciato. Ad esempio nell’enunciato: ho spento la luce l’unità spento è in relazione paradigmantica con unità come ACCESO, ABBASSATO, VELATO, ATTENUATO, PUNTATO, AUMENTATO, DIRETTO, etc… questi rapporti sono quelli che permettono la costituzione delle classi di parole, ovvero l’insieme di tutte quelle forme linguistiche che possono ricorrere nella stessa posizione. ATTENZIONE!!! L’accettabilità delle frasi costituite con queste relazioni non va confusa con la grammaticalità, in quanto la prima trova le sue regole nella semantica e non nella grammatica. Semantica: compatibilità di significati tra parole nel contesto generale. È famosa in questo contesto la frase di Chomsky COLOURLESS GREEN IDEAS SLEEP FURIOUSLY VERDI IDEE INCOLORI DORMONO FURIOSAMENTE Costruita dal linguista per aiutare i lettori a distinguere tra grammaticalità (nella frase, corretta) e accettabilità semantica. |
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