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MORFOLOGIA I
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Scritto da Eliana Granillo   

LINGUISTICA GENERALE - MORFOLOGIA I

La morfologia è lo studio della forma della struttura della parola.

Rivediamo la nozione della doppia articolazione come proprietà fondamentale della lingua, ma anche come procedura che automaticamente ogni parlante mette in funzione nel continuum, vale a dire nel discorso indifferenziato che produciamo nelle nostre interazioni verbali.

Questa doppia articolazione si divide in una

Prima articolazione secondo la quale l’enunciato si segmenta in unità significative e funzionali: i morfemi.

Seconda articolazione in cui ogni morfema si segmenta in unità foniche distintive: i fonemi.

Il parlante è sensibile alla mofrologia della propria lingua e lo dimostriamo se utilizziamo delle parole inventate.

Giovanni ieri ha comprato un carampolo, è stato molto soddisfatto perciò mi ha detto che oggi comprerà altri due…, uno per sua moglie e uno per suo figlio.

Se chiediamo di completare ognuno dirà carampoli. Non conosce il significato, ma con la risposta ha riconosciuto un elemento morfologico, il morfema o della parola carampolo, l’ha riconosciuto funzionale e l’ha trattato come tale, nel momento in cui gli si è proposto di portara al plurale la parola, dirà carampoli.

Quindi indipendentemente dal controllo delle parole sarà in grado di riconoscere e applicare i morfemi o per il singolare e i per il plurale.

Giorgio non mi ha mai gavissato come in questi giorni, se anche domani mi… gliene dirò quattro.

Anche qui l’utente completerà la frase con gavisserà.

Come fa a produrre questa forma?

L’utente ha interpretato in gavissato come il participio passato del verbo gavissare, che lui non conosce, ma di cui riconosce la struttura verbale e dunque davanti alla frase domani mi… produce un futuro che è quello di gavisserà.

In termini morfologici, ha analizzato la forma gavissato come formata da una base verbale gavissa, più un morfema derivazionale to e come tale ha trattato la base producendo a sua volta una nuova formazione che risulta dalla formazione della base gavissa più il morfema derivazionale futuro era. Dunque gavisserà.

Ancora, vediamo come il parlante riesce a formare dei derivati, ovvero parole nuove che più o meno possiede. Nella frase:

Non puoi gavissare senza aver seguito un corso; se non sei andato a scuola da dei veri professionisti, non sarai mai un buon …

 

L’utente dirà spontaneamente gavissatore, interpretando la forma gavissare come un infinito verbale e a questo avrà tolto l’elemento della desinenza dell’infinito re e sulla base derivazionale gavissa applicherà il morfema derivazionale tore che nella sua intenzione indica colui che fa quella certa azione.

Quello che stiamo osservando altro non è che il meccanismo automatico che ogni parlante applica in maniera automatica in quanto controlla le regole della struttura della parola della propria lingua, quelle che costituiscono la morfologia. I suoi elementi sono morfemi.

Morfema:

ogni minima unità della lingua che sia dotata di forma e significato/funzione.

Esempi. Sono morfemi:

Ri- che ha il significato di "nuovamente" in forme come ri-correre, ri-ascoltare, ri-fatto.

Segu- in segu-ito, con-segu-enza, segu-ire

-Mento come scorri-mento, anda-mento, consolida-mento

Re- "monarca" in re, re-ale, re-ame

-E "femm. Plur." In scuol-e, affollat-e, impiegat-e

Può sembrare sul piano pratico che il morfema sembri una parte della parola, in molti casi è così, ma altri in cui ad esempio re (monarca) coincide con la parola, ma è anche parte della parola come in re-ale, re-ame.

Autonomia:

ci sono morfemi liberi come re, o ieri

ci sono morfemi legati che appaiono o funzionano solo all’interno di parole di cui costituiscono una parte, ri, segu, mento, e, etc…

Semantica ovvero sul piano del significato del valore che i morfemi hanno distinugeremo:

morfemi lessicali (ieri, segu-, re, solid-, scuol-, Impiegat-)

morfemi funzionali (ri-, -mento, -e), che apportano un complemento del significato.

I morfemi lessicali a loro volta andranno distinti. Avremo

morfemi che ricorrono in una singola parola, tema (morfema seguent- che è tema della parola seguente e del plurare seguenti, morfema segug- che è tema della parola segugio e del plurale segugi, morfema seguac- che è il tema della parola seguace plurale seguaci)

morfemi che ricorrono in più di una parola, radice (segu-ente, con-segu-i-mento, segu-ace, segu-gio) che ricorre in parole che hanno temi diversi, come vediamo segu ricorre nei temi seguente, seguace, segugio, e in conseguimento, etc…

la distinzione fra tema e radice è di natura distribuzionale, il tema appartiene ad una sola parola, la radice può appartenere a più parole.

I morfemi funzionali sono distinti in

Morfemi grammaticali che comportano l’informazione sulle categorie grammaticali, numero, genere, caso, persona, le desinenze

Morfemi derivazionali (affissi) che formano parole nuove a partire da parole vecchie, complesse a partire dalle semplici.

Parola vecchia che già esiste alla quale si possono aggiungere affissi per ottenere una parola nuova. Con terminologia più corretta è chiamare

Parola vecchia + affisso = parola nuova

base derivazionale + morfema derivazionele = derivato

Affisso:

va distinto in

prefissi che precedono il tema o la radice della parola (con-cessione, se-cessione, in-fedele)

infissi entità morte attualmente che consistevano in consonanti nasali infisse all’interno di una radice (rompere)

suffissi che seguono il tema o radice (cicl-ista, lussu-oso, mental-ità)

Produttività

Vanno anche classificati in base alla loro capacità di formare nuove parole. Non tutti hanno questa capacità, ad esempio i latini non hanno questa capacità. Altri sono produttivi, in grado di formare nuove parole:

-ezza ad esempio ha dato luogo a nuove parole, spensieratezza, oculatezza, etc… formati nel settecento e ottocento.

-izia in amicizia, pigrizia, etc… non ha dato più luogo a nuove parole.

 

Ancora, i prefissi non hanno capacità di modificare la classe della parola a cui sono applicati, ad esempio fare è un verbo, classe dei verbi, se metto il prefisso stra- risulta sempre un verbo stra-fare, se metto il prefisso ri- mi risulta sempre un verbo ri-fare

I suffissi invece hanno la capacità di modificare la classe della parola a cui sono applicati, ad esempio, se applichiamo un suffisso a un

Se applichiamo un SUFFISSO a un NOME possiamo ottenere un NOME, un VERBO, un AGGETTIVO.

Avremo delle formazioni DENOMINALI e otterremo delle formazioni NOMINALI, VERBALI, AGGETTIVALI.

NOME>NOME

Biblioteca – bibliotecario

È una formazione denominale perché si applica a un nome e abbianmo un risultato nominale.

NOME>VERBO

Calcio>calciare

Formazione denominale (de-nominale de indica il punto di partenza) con risultato verbale.

NOME>AGGETTIVO

Nave>navale

Formazione denominale aggettivale.

Se applichiamo un SUFFISSO a un NOME possiamo ottenere un VERBO, un NOME, un AGGETTIVO.

Avremo delle formazioni DEVERBALI e otterremo delle formazioni VERBALI, NOMINALI, AGGETTIVALI.

VERBO>VERBO

Fare>strafare

Formazione deverbale verbale

VERBO>NOME

Variare>variazione

Formazione deverbale nominale

VERBO>AGGETTIVO

Gradire>gradevole

Formazione deverbale aggettivale

Se applichiamo un SUFFISSO a un AGGETTIVO possiamo ottenere un AGGETTIVO, un NOME, un VERBO, un AVVERBIO.

Avremo delle formazioni DEAGGETTIVALI e otterremo delle formazioni AGGETTIVALI, NOMINALI, VERBALI, AVVERBIALI.

AGGETTIVO>AGGETTIVO

Giallo>giollognolo

Formazione deaggettivale, aggettivale

AGGETTIVO>NOME

Santo>santità

Formazione deaggettivale nominale

AGGETTIVO>VERBO

Adattare>adatto

Formazione deaggettivale verbale

AGGETTIVO>AVVERBIO

Certo>certamente

Formazione deaggettivale avverbiale

È necessario introdurre le regole che governano la formazione di parole derivate in italiano:

1 regola:

Rapporto biunivoco tra classi di basi derivazionali e classi di morfemi derivazionali.

Ad una certa classe derivazionale, ad esempio ai nomi si applica sempre e soltanto un certo morfema e quello va applicato sempre e soltanto ai nomi, un altro morfema si applicherà sempre soltanto ai verbi instaurando un rapporto biunivoco.

BASI VERBALI + TO > PARTICIPI

(ama-to, vis-to, avu-to)

NOMI + TO > AGGETTIVI DI ATTRIBUZIONE (dotato o non dotato di…)

(barba-to, sfaccia-to, disgrazia-to)

In questo caso non siamo di fronte allo stesso morfema to che si applica a classi di basi derivazionali diverse, ma siamo di fronte a due morfemi uguali, omofoni che hanno storie e regole di formazione diverse. Il primo è deverbale che forma solo participi, il secondo è denominale che forma solo aggettivi.

2 regola:

elisione della vocale di uscita della base derivazionale di fronte a un morfema derivazionale che cominci per vocale.

Corda>cord-one

Bando>band-ire

Legno>legn-ata

Cadono la a la o la o con one, ire, ata.

Vi è anche il morfema zero che significa che c’è come valore ma non c’è nell’espressione

Rettifica<rettificare

< è uguale a deriva da

Rettifica non ha nessun morfema ma deriva da rettificare, applicando alla base derivazionare rettifica del verbo rettificare il morfema zero, cioè nullo, ma diventa un nome derivato da un verbo.

Queste vengono chiamate retroformazioni in quanto sembra che la base derivazionale sia rettifica e il derivato sia rettificare, ma non è vero.

Applicazione:

analizzare la struttura morfologica delle seguenti parole italiane, distinguendo i singoli morfemi che le costituiscono ed indicandone la natura.

FATICOSITA’ segmentabile in FATIC-OS-ITA’

È formata dal tema nominale FATICA, dal suffisso aggettivale (denominale) OSO, dal suffisso nominale (deaggettivale) ITA’

Notiamo qui la seconda regola: in fatica cade la a davanti a oso, e in oso cade la o davanti a ità.

Altrimenti sarebbe FATICAOSOITA’.

Possiamo osservare il processo anche in un altro modo:

FATICOSITA’ < FATICOSO + ITA’

Faticosità deriva da faticoso + ità e il parlante può dire che ità esiste da voci come attiv-ità, curios-ità, etc…

FATICOSO < FATICA + OSO

Faticoso deriva da fatica + oso e il parlante può dire che oso esiste da voci come pericol-oso, numer-oso, etc…

FATICA è il tema primario, non è da analizzare ulteriormente.

Ci sono dei casi che costringono a considerare che può capitare che non un solo morfema derivazionale entri in funzione su una base derivazionale, ma che due morfemi derivazionali entrino in funzione contemporaneamente sulla base derivazionale. Ad esempiio

DETRONIZZARE < DETRONO (non deriva da detrono)

DETRONIZZARE < TRONIZZARE (non deriva da tronizzare)

DETRONIZZARE < DE + TRONO + IZZARE (deriva da suffisso de + trono + izzare, due morfemi usati contemporaneamente alla base derivazionale trono)

Non solo un morfema può essere applicato, ma a volte anche due o tre, ma è più raro.

COMPORTAMENTO segmentabile in CON+PORT+A+MENTO

Prefisso (o morfema derivazionale CON), dal tema nominale PORTO, dal morfema verbale (denominale) A, dal morfema nominale (deverbale) MENTO in cui opera il morfema flessionale O.

A = suffisso verbale o morfema derivazionale verbale che da sola è in grado di modificare un nome in verbo è un suffisso denominale verbale estremamente utilizzato nella lingua italiana. Possiamo formare nuovi verbi aggiungendo la A a dei sostantivi.

NON ARE, ma RE che è la desinenza, le desinenze non sono ARE, ERE, IRE, ma è una sola, ed è RE.

A, E, I sono morfemi derivazionali verbali denominali.

Diversamente:

COMPORTAMENTO < COMPORTARE + MENTO (anda-mento, testa-mento, etc…)

COMPORTARE < COM + PORTARE (com-mettere, com-prendere, etc…)

PORTARE tema primario la cui radice è PORT (port-a, port-o, port-ico, etc…)

 

 

 

 

 

 
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