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Riassunto di "Sentirsi padre" - psicologia sociale
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Scritto da Mario Fabiani   
Riassunto del testo "Sentirsi Padre" a cura di D. Miscioscia e P.Nicolini SENTIRSI PADRE - a cura di D.Miscioscia e P.Nicolini 

Pur riconoscendo la situazione di crisi del ruolo paterno rispetto al passato, tuttavia nell'attuale scenario socio-culturale si possono intravvedere i tentativi da parte degli uomini di riappropriarsi del proprio ruolo. 

Gli stessi media, persino la pubblicità, sembrano farsi espressione di una nuova domanda sociale di paternità, che comprenda lo svincolare dall'ambito esclusivamente femminile l'educazione e la gestione dei figli. 


1. La parola padre nella lingua italiana 


Il termine padre, nelle sue varie definizioni, contiene il significato di generazione, come il termine madre. Il primo però si caratterizza per il ruolo di guida e protezione, mentre il secondo richiama l'impronta e matrice originale, che permette la riproduzione e la continuità: il padre quindi deve guidare il figlio fuori dall'ambito famigliare, lontano dalla madre. 


2. Il ruolo del padre negli approcci psicodinamici 


Il padre in senso psicoanalitico è considerato, a livello mitico-simbolico il padre dell'orda primitiva che interdice l'endogamia e, a livello reale, come padre effettivo che interdice l'incesto nel complesso di Edipo. 

 
Al padre spetta quindi il compito di inserirsi nella diade madre-figlio, in modo da spingere il bambino a passare dalla logica del bisogno a quella del desiderio, da un ruolo passivo ad uno attivo. E' un elemento decisivo per l'emancipazione del piccolo e per l'esito dello sviluppo della sua psiche.

Al padre spetta il compito di rendere capace il figlio di far parte di una comunità più ampia, essendo il rappresentante del sistema di direttive sociali (secondo la visione freudiana, egli avvia la formazione del Super-io) 

 
Secondo la visione junghiana, i termini padre e madre rimandano al livello mitico e simbolico, discendendo dai rapporti mistico-religiosi tra l'uomo e Dio. Ma il ruolo del padre è sempre quello ambivalente di colui che guasta l'armonia madre-figlio per permettere l'emancipazione. 

 
3. Maschile e femminile: una lettura in chiave di genere 


Nella cultura orientale, femminile e maschile corrispondono a due energie contrapposte ma complementari (yin e yang). E' necessaria la collaborazione perchè la vita sia armoniosa ed equilibrata. Il bambino ha quindi bisogno di entrambi i modelli di riferimento. 


Gli studiosi dibattono tuttora sull'origine biologica o culturale delle differenze di genere, ma è un dato di fatto che tali differenze esistono, e i ruoli genitoriali non possono essere totalmente intercambiabili. 

 
La crisi del ruolo paterno tradizionale ha spinto gli uomini di oggi in diverse direzioni, alcune sbagliate, come il voler costituire una diade padre-bambino contrapposta a quella madre-bambino, o peggio voler sostituire quest'ultima in toto.

La via giusta è quella della costituzione di una triade, che sembra costituire il modello famigliare più funzionale allo sviluppo del bambino 

 

4. Essere padre e sentirsi padre 


La figura paterna può quindi essere ripensata alla luce della valorizzazione delle diversità di cui è portatrice nei confronti delle istanze materne. 

 
E' importante per il padre costruirsi un proprio spazio mentale in cui far entrare il figlio già dal momento della gravidanza. Il padre infatti non subisce i cambiamenti fisici della madre, che la aiutano a ripensarsi nel nuovo ruolo.

Anche nella fase dell'allattamento, che ribadisce ancor di più l'attaccamento madre-figlio, il padre deve essere in grado di ritagliarsi un ruolo nelle funzioni di protezione e assistenza. 

 
L'essere padre è un riconoscimento da parte dell'uomo di funzioni e responsabilità. Il sentirsi padre è invece la percezione emotiva della paternità, la capacità di costruirsi un'immagine accanto al proprio bambino. Per questo è necessario che il padre sia attivamente presente fin dalle prime fasi di vita del piccolo. Anche la madre dovrebbe essere in grado di favorire questa presenza, facendosi ogni tanto da parte. 


In quest'ottica rientrano anche i nuovi approcci al parto realizzati dalle equipe ostetriche degli ospedali, che favoriscono il coinvolgimento del padre in tutta la fase del "venire al mondo". 


Il padre ha così la possibilità di divenire anche lui una figura di attaccamento. Il sentirsi padre sembra essere legato all'opportunità di interagire, anche fisicamente, con il bambino in tempi precoci.

 

Conclusioni 


Si sta assistendo quindi alla nascita di un nuovo modello di famiglia caratterizzato da un rapporto paritario con il partner e un legame più intimo e profondo con i figli. Ed è un cambiamento importante nel ruolo del padre rispetto alla tradizione, anche se nella cultura e nella legislazione il riconoscimento sembra procedere con molta lentezza.

 

2 - LA STORIA DEL PADRE

 

1. Le origini naturali della paternità 


Dal punto di vista evolutivo, le caratteristiche maschili avrebbero seguito due direzioni di sviluppo: da una parte sarebbero state selezionate caratteristiche di maggiore socialità rispetto all'aggressività. Dall'altra però anche un'aggressività volta alla protezione e a liberare il rapporto madre-bambino dal suo carico di angoscia. L'evoluzione quindi avrebbe premiato quei maschi più capaci di attaccamento alle femmine e di accudire i cuccioli. Questo cambiamento ha però riguardato solo le ultime centinaia di migliaia di anni. Il ruolo materno invece, grazie alle origini naturali, è lo stesso da milioni di anni. 


La paternità è quindi fragile, e ha bisogno di solide basi culturali. L'aumento dei comportamenti maschili violenti va letto come espressione di una cultura inadeguata, che non riesce a dare stabilità e armonia alle caratteristiche maschili e paterne. E' una crisi della modernità che riguarda soprattutto culture come la nostra, che hanno abbandonato i ruoli tradizionali. Non così nelle culture appunto tradizionali, che mantengono ad esempio il ruolo della couvade. La sfida della modernità è di trovare nuovi rituali che si adattino ai tempi e alla cultura attuale. 


2. La donazione di senso del padre 


La difficoltà del ruolo paterno dipende anche da particolari condizioni evolutive della specie umana. Il cucciolo dell'uomo nasce infatti immaturo, in maniera traumatica, e la sua gestazione continua nelle braccia della madre. Questo provoca:

·         un forte livello di angoscia durante il parto e nel primo periodo di sviluppo, sia da parte dei genitori che del bambino

·         una maggiore responsabilizzazione dei genitori, che ha favorito la monogamia e la famiglia

·         una relazione molto profonda tra madre e bambino, che ha conseguenze psicologiche particolari 


Attraverso il suo ruolo di difensore della famiglia, di cacciatore e guerriero, il padre ha spostato parte dell'angoscia del rapporto famigliare all'esterno, verso le prede e i nemici. Il padre ha inoltre assunto il ruolo di figura di riferimento per il bambino, spingendolo a staccarsi dall'incantamento ipnotico creato dal rapporto con la madre, caratterizzato da una relazione di profondo innamoramento a scopo protettivo che dura tutta la vita.

Questa illusione di onnipotenza infantile domina i pensieri del bambino fino all'adolescenza, e va attenuandosi molto lentamente, sotto l'influsso di altri desideri legati alla curiosità per il mondo esterno, alla socialità, al desiderio di indipendenza. 

Il ruolo del padre è quindi fondamentale proprio nella fase di passaggio dall'infanzia all'età adulta, ovvero l'adolescenza. In questa fase spesso nascono conflitti tra padre e madre. Chi non ha un padre può cercare anche figure sostitutive, ma comunque in grado di strapparlo dalla madre e traghettarlo verso la realtà. L'alternativa è la follia o la passività pavida e regressiva. 

Se la nascita del bambino ha per forza di cose bisogno della regia materna, la seconda nascita, quella sociale alla fine dell'adolescenza, ha bisogno di una regia culturale e paterna. Il padre può rappresentare un riferimento per come affronta la vita in maniera risoluta, sicura e paziente.

 

3. La superiorità del padre e i limiti della famiglia autoritaria 

 
Nella maggioranza delle culture le caratteristiche di differenziazione evolutiva del padre (maggiore forza fisica, migliore attitudine a preparare il bambino all'età adulta) furono sufficienti a decretare la superiorità del ruolo paterno all'interno della famiglia.

Successivamente, la creazione di uno stato organizzato su base patriarcale, e l'adorazione del Dio padre, capo di tutti gli dei, furono i passi successivi che sancirono definitivamente il dominio del padre sulla terra e nei cieli. 

 
Questo modello culturale ha accompagnato la storia dell'uomo fino quasi ai nostri giorni, appena scalfito nei secoli precedenti il ventesimo dalle rivoluzioni borghesi che misero in discussione il potere assoluto. Agli inizi del 900 questo ruolo paterno inizia a essere in crisi. 

 
Il modello paterno autoritario aveva portato all'esaltazione degli aspetti di concretezza, razionalità e attenzione alla realtà tipici del carattere maschile. Sul piano educativo la separazione dei figli dalla madre era molto efficace, e sul piano sociale ciò comportò un forte sviluppo culturale, economico e tecnologico. 

 
I limiti: innanzitutto la condizione di subordinazione e umiliazione delle donne, poi l'esaltazione della cultura della guerra che ha assunto caratteri ideali di nobiltà ed eroismo. Sul piano personale, le relazioni tra i sessi si sono atrofizzate, a causa dell'identificazione rigida dei ruoli sessuali. 

 

4. Il declino del padre 


La crisi del padre in occidente nel XX secolo passa attraverso tre fasi:

·         L'industrializzazione: a livello politico, la nascita degli stati nazionalistici in un primo momento rafforza il modello paterno autoritario. Ma a livello famigliare il padre-operaio perde autorità, essendo costretto lontano da casa per lunghi periodi e privato della sua professionalità di artigiano o contadino. I figli cominciano ad avere anche altri modelli di identificazione.

·         Le due guerre mondiali: qui viene distrutto il ruolo di padre guerriero: L'immagine eroica del soldato si trasforma in negativo con le guerre di trincea e di massa. I regimi totalitari tentano un recupero dei valori paterni con la loro estremizzazione caricaturale.

·         Il dopoguerra: crollate tutte le strutture di supporto, il ruolo paterno deve legittimare la sua supremazia basandosi solo su competenze reali. Ma con la diffusione dei mass-media, dell'istruzione e del lavoro femminile, il controllo sulle informazioni, sulla cultura, sulla tecnologia e persino sui soldi è sempre meno a disposizione del padre. La cultura antiautoritaria e il femminismo degli anni 60 e 70 decretano la definitiva crisi della cultura paterna. 


In questa situazione di crisi molti padri abdicarono totalmente al loro ruolo, e si diffuse la convinzione che l'umanità potesse fare a meno del padre. In realtà già dalla fine degli anni 70 si cominciano a vedere le conseguenze negative, con i fenomeni del disagio giovanile (devianza, tossicodipendenza, aumento dei suicidi, ecc.) 
 
Gli adolescenti fanno sempre più fatica a superare questa fase della vita senza il supporto paterno. E'infatti sempre più difficile resistere alle lusinghe di una società dei consumi e del divertimento dalle caratteristiche regressive e ipnotiche. Una società senza padri è narcisistica, ripiegata sul presente, senza riferimenti storici e progetti per il futuro. 

Negli ultimi anni sembra affacciarsi una nuova consapevolezza dei padri, che cercano di trovare una via tra il padre autoritario e quello maternalizzato. Un padre autorevole, capace di sedare i conflitti nella famiglia e nella società. Si tratta di una tendenza che va rafforzata, perché ne va del futuro della nostra società. 

 

3 - I RUOLI GENITORIALI NELLE TEORIE SCIENTIFICHE E NELLA CULTURA DEGLI ULTIMI 50 ANNI


Non solo le teorie del senso comune, ma anche quelle scientifiche, hanno messo per lungo tempo il padre in una posizione marginale, soprattutto in relazione alle prime fasi della vita del bambino. Anche la psicoanalisi ha contribuito a rendere centrale la relazione madre-bambino trascurando il ruolo paterno.


Questa separazione dei ruoli veniva rafforzata e a sua volta rafforzava i ruoli sociali, ed è stata determinante nella loro cristallizzazione. Dopo gli anni 60 e 70 grazie ad alcuni psicologi dello sviluppo e al mutato clima culturale, questo modello è stato rivisitato. 


1. La relazione madre-bambino e la psicoanalisi 

 
Già a partire da Freud la centralità della relazione madre-bambino nella teoria psicoanalitica è un punto fermo: è prototipo di tutte le relazioni future ed ha un'influenza determinante sullo sviluppo dell'individuo. Una visione che legava la qualità di questo sviluppo alla madre, e solo alla madre: una relazione insostituibile. 

 
Il tutto si attagliava benissimo al ruolo sociale e professionale delle donne in quel momento storico-culturale: una figura di cura relegata all'interno delle pareti domestiche. E ad un corrispondente ruolo del padre dedicato all'ambito professionale-sociale-politico, che non si occupa dei figli nelle prime fasi dello sviluppo, ma solo molto più tardi.


Le teorie psicologiche quindi si trovavano in un rapporto di reciproco rinforzo con gli stereotipi culturali di genere.

 

2. Dal bambino passivo al bambino attivo: la teoria dell'attaccamento di John Bowlby


Fino agli anni 50-60, l'interazione sociale viene studiata in maniera uni-direzionale: dalla madre al bambino, visto come soggetto passivo. Successivamente, si è fatto strada invece un modello bi-direzionale, in cui il bambino diviene soggetto attivo, in grado di stabilire una relazione con la madre con una sua consapevolezza e intenzionalità.


John Bowlby, in polemica con la psicoanalisi e il comportamentismo, riconduce l'attaccamento del bambino alla madre ad una motivazione primaria, al bisogno di contatto fisico. Perché si sviluppi l'attaccamento è fondamentale non solo il comportamento della madre, ma anche quello del bambino, a cui un adulto deve dare pronta risposta. Il bambino possiede due sistemi comportamentali: quelli di segnalazione e quelli di accostamento. Il legame di attaccamento si sviluppa i quattro fasi:

1.      dalla nascita ai due mesi: il bambino segnala all'esterno, senza discriminare le persone

2.      dai due ai sei-otto mesi: dirige i segnali verso alcune persone, con preferenza verso una (di solito la madre)

3.      fino ai due anni: inizia il vero comportamento di attaccamento, che si esprime sia con i segnali che con la locomozione. Comincia la paura degli estranei.

4.      dai 18 mesi in poi: inizia la relazione reciproca tra madre e bambino 

 
Il limite della teoria di Bowlby sta nell'aver indicato la madre biologica come oggetto di un legame preferenziale, cosa che non ha fatto che favorire e giustificare l'esclusione della donna dal mondo del lavoro, cristallizzandola in questo ruolo insostituibile per lo sviluppo psichico corretto del bambino.


A causa di queste interpretazioni, nacquero atteggiamenti pregiudizievoli del tutto ingiustificati nei confronti degli asili-nido. E in ogni caso la figura paterna risulta sostanzialmente assente.


3. Dalla figura materna al caretaker: l'approccio interattivo-cognitivista di Rudolf H. Schaffer 


A partire dalla teoria di Bowlby, molti sono stati gli sviluppi degli studi dello sviluppo infantile, grazie a nuove teorie psicologiche e strumenti di indagine più sofisticati. 

Il dibattito culturale e politico sulla famiglia e sui ruoli dell'uomo e della donna provocato dai movimenti femminista e studentesco del 68 portarono anch'essi al ripensamento. 

Negli anni 70 nacque un nuovo modello multicausale e complesso dello sviluppo, in cui si fa strada la figura del caretaker, inteso come soggetto che presta le cure, e che sviluppa il suo rapporto con il bambino indipendentemente dall'essere la madre biologica, o addirittura dal sesso. 

Rudolph Schaffer è uno dei principali esponenti del nuovo approccio interattivo-cognitivista, in cui il rapporto madre-bambino è visto come sistema aperto, in cui ogni soggetto porta i propri strumenti. Egli parla di social preadaptation del bambino, ovvero le strutture sensoriali e meccanismi endogeni che permettono a chi si cura di lui di stabilire una relazione. E di maternal predisposition, ovvero l'abilità di costruire e mantenere scambi relazionali inserendosi nei ritmi biologici del bambino.

L'ipotesi di fondo è che lo sviluppo mentale del bambino passi dall'interazione sociale, dal rapporto con l'ambiente esterno. E questa costruzione sociale della mente avviene in contesti strutturati con il supporto tutorio dell'adulto. Quest'ultimo si farà carico di offrire sempre nuove opportunità di crescita, tarando il proprio intervento sulla maturazione del bambino. E' evidente l'influenza del pensiero di Vigotskij, per il quale lo sviluppo procede dall'interpersonale all'intrapersonale.

Secondo questa visione la relazione madre-bambino perde la sua centralità, a favore di un ambiente ricco e articolato in cui coesistono diverse relazioni, a diversi livelli di significatività.

 

4. Dalla relazione alle relazioni: il modello ecologico dello sviluppo di Urie Bronfenbrenner


Bronfenbrenner è uno dei più interessanti studiosi del contesto, inteso come ciò che ha rilevanza psicologica per il soggetto (vedi Lewin). Il suo modello intende l'ambiente di sviluppo del bambino come una serie di sistemi concentrici, legati tra loro da relazioni e ordinati gerarchicamente:

·         il microsistema, ovvero le attività, ruoli e relazioni che il soggetto vive nel suo ambiente quotidiano

·         il mesosistema, ovvero l'insieme delle relazioni che legano due o più microsistemi (ad es. la famiglia, il nido, ecc.)

·         l'esosistema, ovvero le situazioni in cui il soggetto non è coinvolto, ma che incidono comunque su di lui (ad es. l'ambiente di lavoro dei genitori, o la loro cultura)

·         il macrosistema, ovvero la situazione culturale complessiva in cui sono inseriti i precedenti sistemi

Tutti questi sistemi concorrono a che il bambino costruisca relazioni importanti per il suo sviluppo futuro.

 

4.1 Il microsistema famigliare

 

La famiglia, pur essendo uno dei tanti microsistemi, è comunque di primaira importanza, dove vengono appresi modelli relazionali e comunicativi anche attraverso la routine quotidiana. E' comunque un sistema aperto, dinamico e in continua evoluzione, anche grazie ai rapporti con l'esterno.

Importante è la valorizzazione che questo modello fa di tutte le relazioni che il bambino instaura nella famiglia: con la madre, con il padre, con i fratelli, con modalità diverse ma tutte importanti.

Questa visione multicausale, interazionista e costruttivista dello sviluppo umano ridisegna non solo le relazioni, ma anche le funzioni e le responsabilità, liberando le madri dal carico insostenibile di entità fondamentali e insostituibili.

 

5. Diventare padre: le ricerche attuali

 

Sulla scia del mutato clima culturale, sia a livello scientifico che quotidiano, i recenti studi delineano un nuovo modello di padre, presente nella scena famigliare, coinvolto e partecipe alla nascita del figlio, emotivamente implicato nel suo rapporto con il bambino.

I nuovi padri sono più attenti ai problemi educativi. Possono apparire più tolleranti e permissivi, emotivamente più fragili e insicuri, ma con maggiori capacità relazionali.

Nelle prime fasi di vita del bambino, i padri si occupano maggiormente delle cure, e questo sembra aumentare la fiducia del piccolo.

Successivamente, i padri adottano uno stile diverso, interagendo maggiormente con i primogeniti maschi, diventando compagno di giochi. Questo risulta decisivo per lo sviluppo della competenza intellettuale e della creatività, nonché dell'autostima.

 

Conclusioni


L'approccio di Vigotskj allo sviluppo e il ruolo della cultura nella costruzione della conoscenze individuale e collettiva è risultato fondamentale nell'indirizzare le nuove teorie scientifiche. Ma anche altre discipline scientifiche (sociologia, neuroscienze, economia, ecc.) e i movimenti culturali come il femminismo hanno contribuito a far entrare nei modelli di sviluppo il contesto relazionale, comunicativo, sociale in cui avviene la crescita dei bambini. La conseguente messa in discussione dei ruoli culturalmente determinati ha dato anche al padre la possibilità di riconquistarsi uno spazio sempre negato.

Un altro aspetto importante che è stato messo in luce è che il rapporto padre-figlio non si improvvisa in alcuni periodi cruciali come l'adolescenza, ma deve essere costruito fin dai primi attimi di vita. E non è importante che l'uomo sappia fare ciò che tradizionalmente ha sempre fatto la madre (il mammo), ma che sia in grado di costruire un rapporto funzionale ai bisogni del figlio e anche di supporto psicologico alla madre.

 

4 - I VALORI AFFETTIVI DEL NUOVO PADRE DURANTE L'ADOLESCENZA DEI FIGLI

La debolezza del Super io paterno attuale e l'assenza nel sociale di forti riferimenti culturali ed etici della paternità favorisce, paradossalmente, una scelta più autentica, smascherando i finti padri di un tempo. Chi decide di diventare padre oggi fa una scelta più consapevole, basata sull'affettività e l'attaccamento al proprio piccolo.


Nelle prime fasi della crescita, le figure del padre e della madre tendono un po' a confondersi, per via del fatto che i padri cercano una comunicazione più affettiva ed empatica, e si occupano di più della cura. Ma nel momento dell'adolescenza, i figli si accorgono di aver bisogno di una figura autorevole e competente che li aiuti sia ad uscire dall'infanzia che a scoprire il loro vero sé.


Il padre a questo punto deve indicare la strada della separazione dalla madre, ma non facendone un obbligo o un dovere, ma in quanto l'espressione di un diritto, di un desiderio. Il padre si pone come donatore di senso agli stati confusi ed enigmatici dalla vita interiore, una guida empatica.

 

1.1 Regole e punizioni


I nuovi padri non trasmettono più regole severe e sguardi minacciosi, ma cercano di far capire ai loro figli la convenienza di un percorso di sviluppo che dà più libertà, autonomia, indipendenza. La somministrazione delle regole avviene quindi in maniera molto più lenta e faticosa. Si cerca di coinvolgere i figli nelle decisioni che li riguardano, in modo che essi siano legati da un patto di fiducia. Il nuovo padre deve diventare un alleato e una risorsa per realizzare sé stessi nel mondo esterno.

 

1.2 La sessualità 

 
Gli atteggiamenti moralistici e il senso del peccato non sono più caratteristici dei nuovi padri. Si cerca invece di informare i figli sui rischi di una sessualità non sicura, anche se non è ancora una vera educazione sessuale e sentimentale. Sono presenti sia la preoccupazione di una sessualità troppo precoce che quella di un'eccessiva timidezza e chiusura. 

 

1.3 Il sociale e i valori 

 
I padri sono sempre figure rappresentative per i figli per il modo in cui affrontano la vita. I valori però sono sempre meno legati al sociale, alla politica, il lavoro, e sempre più relativi ai rapporti famigliari. L'unico aspetto del sociale che sembra interessare è quello relativo alla scuola. 
 

In parte ciò è dovuto alla disillusione dei padri circa le grandi utopie degli anni 60 e 70. Ma gli adolescenti stessi sono poco interessati a questi temi, principalmente per un'infanzia privilegiata che li spinge a restare bambini, e poi per un mondo adulto che non offre speranze e valori per il futuro. 
 

Proprio qui sta il limite dei nuovi padri: c'è necessità che alle grandi promesse di amore, successo e felicità fatte nell'infanzia vengano affiancate da un forte sentimento etico e di solidarietà sociale. Altrimenti si cade nella trappola narcisistica, chiudendosi nel proprio gruppo e sviluppando atteggiamenti paranoici e diffidenti verso i "diversi". 

2. Ostacoli nella relazione tra il padre e il figlio adolescente 

 
Uno dei principali limiti dei padri di oggi è la loro scarsa consapevolezza dell'importanza del loro ruolo nella fase dell'adolescenza. I padri si sentono a loro agio solo quando i figli sono piccoli. Gli atteggiamenti ostili e trasgressivi degli adolescenti li mettono in difficoltà, e spesso si chiudono a loro volta in sé stessi, rifuggendo la responsabilità- 
 

2.1 La lontananza del padre: i conflitti e le separazioni coniugali 


Nonostante ci siano delle buone condizioni culturali per favorire un'alleanza educativa e affettiva tra padre e madre, molto spesso queste condizioni non vengono sfruttate.
Le situazioni di stress in cui la vita attuale ci costringe portano spesso i coniugi a scaricare l'uno sull'altro le preoccupazioni e le ansie della vita quotidiana, alla ricerca disperata di un appoggio. E un certo individualismo e narcisismo diffuso fanno sì che si evidenzino più le differenze che le cose in comune. 
Le separazioni portano poi i padri ad essere anche fisicamente distanti dai loro figli, impedendogli di porre le condizioni per un rapporto educativo corretto.

 

2.2 La lontananza del padre: il padre assente 

 
La presenza del padre durante la crescita dei figli è importante anche per la madre, sia come aiuto materiale che psicologico. L'affettività materna, quando non è ben integrata con quella paterna, si trasforma in un affetto patologico che ostacola la crescita, così come è dimostrato da numerose ricerche su famiglie con la sola madre. 

 
Senza il supporto di una valida figura paterna, i ragazzi finiscono per cercare riferimenti al di fuori della famiglia, magari nel gruppo dei pari, cosa che porta spesso a fenomeni come il bullismo o la devianza. 

 
Durante l'adolescenza dei figli, in particolare, le madri sono portate più facilmente dei padri a non riconoscere e quindi ad ostacolare le esigenze evolutive dei figli. In questa fase esse hanno bisogno di condividere con i padri le responsabilità delle regole, o se sono sole devono imparare a sviluppare le funzioni paterne integrandole con gli affetti femminili. 



2.3 Padri troppo impegnati nel lavoro e padri distratti nel sociale 

 
Molti padri, distratti dai miti illusori che si celano dentro la cultura della modernità e del narcisismo, non si accorgono delle difficoltà dei figli e delle loro richieste di aiuto. Questi padri spesso si rifugiano dietro il ruolo di procacciatore di reddito, dedicando al lavoro tutte le energie e il tempo disponibile. 

 
Il sociale, da ambito che amplifica e rafforza i valori paterni, si è trasformato in uno spazio ostile, che li attacca e svaluta. Un tempo il potere politico era ritagliato sul modello della famiglia patriarcale autoritaria, e gli spazi del lavoro, della politica, della guerra, erano tutti territori esclusivamente maschili.

Oggi, a parte l'ingresso delle donne in tutti questi ambiti, il sociale, la cultura e la politica non sono più caratterizzati da figure paterne forti. Nella scuola c'è stata una forte maternalizzazione della cultura pedagogica. Il sociale, sotto l'influenza dei mass-media e quindi della cultura dell'edonismo e del consumismo, non è più luogo del padre, ma di una madre regressiva e ipnotica. L'adolescenza, come simbolo di un periodo di cambiamenti, diventa una sorta di modello sociale e culturale per un mondo in continua e furiosa trasformazione. 

 
L'unico ambito in cui i valori paterni continuano a essere forti è quello lavorativo. Ma questo ambito, da luogo privilegiato di comunicazione tra padre e figlio come in passato, è diventato più luogo di fuga dalle responsabilità. E per la chiusura rispetto alle nuove generazioni è spesso simbolo di un potere paterno estraneo, lontano e ostile.
 
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