| Libro: Psicologia sociale e dello sviluppo |
| Scritto da Hermine Runggaldier | |||||||||||||||
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Introduzione: campo di ricerca
La psicologia sociale si occupa dei comportamenti sociali e nella psicologia i comportamenti sociali sono studiati come interazione che viene effettuata da un individuo. Nella visione psicosociale si analizza l’individuo e la sua interazione (come nella psicologia) ma si analizza anche l’interazione tra i due gruppi sociali. Esempio: A comunica con B – analisi di A e della sua interazione con B e analisi dell’interazione tra il gruppo di A e il gruppo di B. Moscovici spiega la differenza tra visione psicologica e quella psicosociale. Lui dice che nella visione psicosociale si passa da un livello binario (indagine dell’individuo e del suo oggetto) al livello ternario (indagine dell’individuo, del suo oggetto e del soggetto sociale cioè l’altro). La psicologia sociale si occupa dei valori, delle ideologie politiche e religiose, delle norme di comportamento, solo per fare degli esempi. I metodi di ricerca sono: - Osservazione sistematica: osservazione partecipante, ricerca sul campo - Metodo sperimentale: il ricercatore fa ricerche in laboratorio manipolando degli aspetti – le ipotesi possono essere confermate o smentite Storia della psicologia sociale Perché apprendere la storia della psicologia sociale? Per conoscere meglio la disciplina e gli oggetti di ricerca di essa. Nella seconda metà dell’Ottocento si inizia a parlare di psicologia sociale, dato che si considera la società come collettività. Ci sono due filoni: - Psicologia delle folle: Le Bon è uno degli esponenti che sostiene che l’uomo quando si trova in una comunità diviene più bestiale. Freud analizza il capo del gruppo e lo definisce come persona che riceve tutte le paure e ansie della gente. Se non c’è il capo, allora queste ansie e paure provocano il caos. Inoltre lui sostiene che l’uomo non è autonomo ma che è legato da un rapporto emotivo con il capo del gruppo. Si identifica in lui e nel gruppo stesso. Inoltre la psicologia delle folle analizza le influenze presenti nella società. - Psicologia dei popoli (“Völkerpsychologie”): nasce e si sviluppa in Germania in un periodo di forte nazionalismo tedesco e di desiderio di unificazione dei Paesi tedeschi. Questo filone analizza la società dei nazioni/delle etnie. Quindi il prodotto sociale per eccellenza che è la lingua e inoltre l’educazione e la formazione. Negli anni 30 lo studio della psicologia sociale si sposta negli USA dove lo studio viene incentrato sull’individuo. La società viene vista come una somma di individui che interagiscono tra di loro. Negli anni 60-70 lo studio della psicologia sociale si risposta in Europa, dopo un sonno dovuto a cause culturali e politiche. Si vuole combatter questa visione incentrata sull’individuo della società. Si sostiene che la società influisce sull’uomo e l’uomo influisce sulla società. Se pensiamo che l’uomo ogni giorno è influenzato da valori sociali, ideologie politiche o religiose, norme, tipi di comportamento, ecc. La conoscenza del mondo sociale Nella società l’individuo apprende le regole e sa quando adottarle. Questo può essere analizzato grazie alla visione binaria quindi analizzando l’individuo e l’oggetto da percepire. La visione ternaria introduce la società nell’analisi. La teoria del campo (Lewin) Kurt Lewin sostiene che nel campo ci siano forze, energie, interazioni. L’oggetto di analisi in questa teoria è l’interazione. In questa teoria si analizza l’evento che avviene in una data situazione, in un campo dato e avviene adesso ed ora. Quindi Lewin si analizza il presente (adesso ed ora) e non le cose passate o future (questo è un aspetto innovativo). Il campo è composto da: - Spazio di vita: in questo spazio troviamo l’individuo con le sue decisioni, le sue scelte – con tutto quello che fa comprendere il suo comportamento - Zona di confine: in questa zona troviamo i concetti che vengono percepiti dall’individuo anche se non consciamente e questi concetti possono modificare lo spazio di vita dell’individuo stesso - Concetti che non vengono percepiti dall’individuo e quindi non entrano nella zona di confine ma non per questo non esistono. Questa teoria rivede i pensieri che si sono formati negli USA dove si dice che “l’uomo si è fatto da solo”. La società influenza le decisioni e scelte. La teoria della dissonanza cognitiva (Festinger) L’individuo deve avere coerenza tra ciò che sa e ciò che fa. Se questa non è data, allora lui modificherà qualche cosa come il comportamento in modo da poter ricreare questa coerenza. Quindi la dissonanza è uguale a non coerenza ma serve, dato che grazie ad essa l’individuo va in cerca della coesione e quindi di conoscenze. La dissonanza può essere risolta grazie a: - Cambiamento del comportamento (esempio: il medico smette di fumare) - Cambiamento dell’ambiente (esempio: invenzione di sigarette che non fanno male alla salute) - Cambiamento dell’organizzazione cognitiva (questo è il modello utlizzato più spesso; esempio: acquistare il libro “il fumo fa bene”). L’individuo andrà in cerca della scelta con meno ostacoli. Questa teoria è di tipo binario. Esempio: un medico fuma (azione) e sa che ciò fa male (conoscenza). Quindi siamo di fronte ad una dissonanza tra sapere e fare. Quindi il medico va in libreria ed acquista un libro “Il fumo fa male”. Anche se le teorie nel libro non sono totalmente scientifiche, il medico riesce a creare questa coerenza grazie al libro. Le categorizzazioni e la categorizzazione sociale Gli schemi organizzano in senso temporale e spaziale. Quando entro in una stanza e ho uno schema di essa, so di dover andare a cercare una porta, una finestra, ecc. Le categorizzazioni sono un organizzazione dei dati sul mondo esterno che quindi vengono inserite in gruppo e con ciò avviene l’organizzazione qualitativa del mondo sociale. Le categorie sono divise - in generali e specifiche; - in sovra ordinate, intermedie e subordinate. Le categorie sono strutturate in modo tassomico (es. struttura ad albero). I gruppi hanno la peculiarità di avere componenti simili e tra i gruppi c’è l’accentuazione della differenza. In ogni gruppo c’è un prototipo (che raggruppa tutte le caratteristiche del gruppo) e gli altri elementi sono più vicini o più lontani dal prototipo. Una cosa o persona può essere presente in più gruppi a livelli tassomici diversi. La categorizzazione avviene anche in ambito sociale con i diversi gruppi sociali. A livello tassomico prendendo l’uomo come oggetto del mondo esterno, abbiamo come categoria sovraordinata la specie umana, come categoria intermedia i diversi gruppi sociali e come categoria subordinata il singolo individuo. Si definisce “outgroup homogenity effect” quando noi riconosciamo che un uomo appartiene alla nostra stessa categoria; noi presumiamo che abbia le stesse credenze,preferenze e comportamenti. L’individuo riconosce anche persone atipiche che non hanno le caratteristiche del gruppo. Se l’individuo non è razzista non significa che non possiede queste conoscenze culturali relative ai gruppi sociali. Gli stereotipi non sono nient’altro che caratteristiche attribuite ad un gruppo sociale da un altro gruppo. L’origine degli stereotipi è spesso data da rapporti economici di contrasto tra gruppi sociali. La psicologia ingenua La psicologia ingenua non è perfettamente scientifica e i suoi riferimenti provengono dalle relazioni interpersonali espresse nella vita quotidiana e nella lingua quotidiana. Quando percepiamo e in seguito conosciamo una persona, noi categorizziamo e concettualizziamo. La categorizzazione in ambito sociale provoca il “labelling” cioè il fatto che si etichettano gli individui in base alle caratteristiche del gruppo sociale dal quale provengono. Si parla di effetto “pigmaglione” quando noi abbiamo certe aspettative riguardo ad una persona ed essa grazie a questo effetto, si comporta come previsto dalle aspettative. Asch dice l’individuo non giudica una persona in base alla somma concetti. Lui sostiene che ci sono degli aspetti prioritari che influiscono sulla valutazione complessiva della persona, altri aspetti non intaccano minimamente la valutazione. Asch inoltre sostiene che noi eliminiamo certi aspetti di una persona, dato che essi non si collocano nella valutazione complessiva coerente (vedi dissonanza cognitiva). L’individuo ha bisogna di avere coerenza tra il proprio giudizio e le informazioni. Un altro aspetto è quello della “primacy” e “recency”. L’individuo costruirsi la valutazione complessiva all’inizio quando conosce una persona (primacy) oppure con le ultime informazioni alla fine e quindi non prendendo in considerazione le informazioni iniziali (recency). L’inferenza Quando l’individuo analizza una situazione sociale, non si limita a percepire tutte le informazioni, ma inserisce le informazioni in uno schema interpretativo, da queste conoscenze può premettere quello che era successo in passato oppure succederà in futuro. Quindi l’inferenza è composta da – premesse, - conclusioni (trattate come premesse), - principi e regole che legano premesse a conclusioni e viceversa. Hastie definisce tre tipi di inferenza: - Inferenza di tipo categoriale: si può andare dallo specifico al generale oppure dal generale allo specifico. Se conosciamo un africano e inseriamo tutte le sue caratteristiche all’interno della concezione di gruppo sociale africano, ci muoviamo dallo specifico al generale. Il contrario rappresenta il pregiudizio (generale a specifico individuo) - Inferenza di tipo causale: è basato sull’inclusione o sull’esclusione. Se fai parte di un gruppo sociale possiedi tutte le caratteristiche (inclusione) invece se non ne fai parte non ne possiedi nessuna (esclusione) - Inferenza dell’equilibrio strutturale: ci deve essere coerenza tra la conoscenza e le informazioni. Kelley dice che nell’attribuzione causale l’individuo prende in considerazione: - Specificità: n. degli obiettivi per azione – es. Don Giovanni ama tutte le donne - Consenso: n. delle persone coinvolte nell’azione – es. tutti prendono l’autobus - Costanza: quante volte si ha già avuto comportamenti simili in simili situazioni es. Giovanni è sempre in ritardo Ci sono diverse cause che possono avere lo stesso effetto, ciò si distingue in diminuzione o addizione. Diminuzione è quando le singole cause diminuiscono singolarmente l’effetto. Addizione è quando le singole cause sono aggiuntive per quanto riguarda l’effetto. La rilevanza edonistica è quando dobbiamo giudicare una persona ed essa si mette in luce negativa o positiva. L’individuo all’interno di una situazione dove ha avuto un insuccesso, da la colpa all’esterno. L’esterno da però la colpa a lui. Se invece l’individuo ha avuto successo, il merito è suo (egoismo attribuzionale). Se il fatto accadeva comunque, all’individuo non viene data tanta responsabilità dell’accaduto come se il fatto non accadesse comunque. L’errore fondamentale è stato quello di concentrarsi come ricercatori tanto sull’individuo e di tralasciare l’indagine della situazione. Deschamps unisce l’attribuzione causale con fattori di categorizzazione sociale e quindi analizza il tutto dal punto di vista dell’interazione. Scopre che fondamentale è il ruolo nell’attribuzione causale, pensiamo all’esempio: un individuo povero ruba un jeans – un individuo ricco ruba un jeans. Gli atteggiamenti sociali In psicologia sociale si parla molto di atteggiamenti. Alla base di un atteggiamento c’è una situazione e l’atteggiamento è una risposta ad uno stimolo. Gli atteggiamenti fanno capire l’azione che segue e inoltre si può cambiare il proprio comportamento solamente se prima si cambia l’atteggiamento. Gli atteggiamenti sono di tipo affettivo, cognitivo e comportamentale. Katz si ha analizzato le motivazioni per l’utilizzo di atteggiamenti sociali: - Difesa del proprio Ego: l’individuo difende il Sé o il gruppo da sentimenti negativi, preferisce deviarli ad altri - Espressione: l’individuo deve esprimere il proprio Sé e i valori - Strumentale: gli atteggiamenti sono strumento per evitare punizioni o arrivare ad un certo risultato - Economico: senza atteggiamenti il mondo sarebbe un caos, essi lo strutturano. Ci sono situazioni dove solo ad una precisa informazione segue un atteggiamento, teoria dell’esposizione selettiva. Inoltre c’è la teoria dell’assimilazione-contrasto che prevede il giudizio di un atteggiamento in base ad altri atteggiamenti sociali adottati. C’è una relazione tra comportamento e atteggiamenti? Alcuni studiosi dicono di no, però la parte affettiva dell’atteggiamento preclude/prevede il comportamento. Se tra la parte affettiva e cognitiva non c’è coerenza, si presume che l’atteggiamento debba essere cambiato in futuro (dissonanza cognitiva). Come abbiamo già detto, l’atteggiamento può essere cambiato: - Quando c’è un esperienza diretta (stimolo diretto) - Quando c’è un identificazione in un personaggio (es. Elvis Presley) - Quando avviene il modellamento cioè l’individuo imita gli atteggiamenti di un altro e vede le conseguenze di esse - Quando non c’è coerenza (tra aspetto affettivo e cognitivo) - Quando c’è condizionamento. Le rappresentazioni sociali Le rappresentazioni sociali sono composte da valori, credenze e norme di comportamento. Sono state meno studiate degli atteggiamenti che sono riferiti all’individuo e le rappresentazioni sono riferite alla società. Le rappresentazioni sociali spiegano il mondo esterno agli individui di un gruppo e rappresentano un codice condiviso all’interno del gruppo utilizzabile durante le interazioni. Moscovici spiega come un oggetto specifico (di un individuo) possa divenire generale: - Ancoraggio: l’oggetto viene inserito nei significati negativi e positivi del gruppo e in seguito inserito in una categoria - Oggettivazione: all’oggetto vengono associate immagini e icone. L’oggetto da estraneo diviene familiare - Naturalizzazione: concetti possono essere inseriti nel gruppo e divenire categorie. L’influenza sociale Quando un individuo modifica le proprie opinioni, giudizi e atteggiamenti in base alle opinioni, giudizi, atteggiamenti di un altro individuo, noi parliamo di influenza. Ci sono due modelli che studiano l’influenza sociale:
- Conformità (“cun-forme”): il fatto che l’individuo cambia i suoi comportamenti e atteggiamenti per utilizzare quelli della maggioranza - Obbedienza: ci sono poche ricerche a questo riguardo, comunque è stata fatta una ricerca sull’obbedienza di un professore a dare scariche elettriche all’alunno se non conosceva le risposte. Si è rilevato che più chi ordinava era lontano (in un'altra stanza) e meno obbediente era il professore. Inoltre la ribellione di altri fa diminuire l’obbedienza. Ma perché il soggetto accetta le regole della maggioranza? Per essere accettato e quindi avere il consenso di altri. Poi esiste l’influenza minoritaria. La minoranza riesce a colmare questo debole sociale con una forza cognitiva e riesce (a volte) a introdurre le proprie idee nuove nella maggioranza. Grazie alle minoranze ci sono idee nuove, rivoluzioni. La maggioranza riforma, la minoranza fa le rivoluzioni. La minoranza deve però osservare: - Lo stile di comportamento: bisogna che ci sia unione nel tempo tra i membri - Lo stile di negoziazione: non bisogna essere troppo radicali. Bisogna negoziare prendendo in considerazione che una nuova idee provoca dei cambiamenti nella maggioranza. La storia ci dimostra che influenze di minoranze hanno provocato rivoluzioni, da queste minoranze sono nate maggioranze che hanno anche esse influenzato gli individui e poi dopo un certo periodo un’altra minoranza proponeva idee rivoluzionarie. Il gruppo: relazioni e processi Il gruppo esiste quando almeno due persone si riconoscono parte del gruppo e quando un persona riconosce di non farne parte. Il gruppo ha una propria struttura ed è un proprio sistema. Non ci sono molti studi sul gruppo. Tajfel dice che c’è un continuum tra il comportamento interindividuale e il comportamento intergruppi. Inoltre Tajfel affronta il problema tra gruppi, la categorizzazione sociale fa in modo che l’ambiente dell’individuo sia diviso nello spazio del proprio gruppo e quello degli altri. Ciò provoca da un lato l’identità sociale ma anche un confronto e una concorrenza tra gruppi. L’identità sociale è formata grazie alla differenza tra il proprio gruppo e gli altri gruppi (categorizzazione) ma anche grazie al prestigio del gruppo. Ogni individuo desidera fare parte di un gruppo con una valutazione positiva, di prestigio. I gruppi che sono meno prestigiosi, cercano con azioni di fare in modo di ricevere più prestigio. Se un individuo appartiene ad un gruppo sociale prestigioso, ciò è positivo per la sua identità sociale. Il leader è la persona a capo di un gruppo. Ma da cosa dipende se un individuo diviene leader o meno? Da capacità carismatiche? Non c’è una risposta. Diciamo che il leader può avere due funzioni: - Funzione strumentale: cerca di raggiungere gli obiettivi del gruppo - Funzione socio-emozionale: cerca di migliorare i rapporti tra i membri del gruppo Quindi il leader può essere un task leader (segue un compito) oppure un leader socio-emotivo (migliorare rapporti/interazione). Inoltre la situazione in cui un soggetto è leader è importante connessa con lo stile del leader, come riconosce Fiedler nel suo modello di contingenza. Quindi un leader è efficiente se la situazione e lo stile sono giusti. Sé e Identità Non c’è una teoria univoca sul collegamento tra Sé e Identità. Il Sé e l’Identità rappresentano i punti di connessione tra l’individuo e la società. Ci sono diversi studiosi che si sono occupati del Sé come Cooley, Mead e James. James è il primo ad aver diviso il Sé in due parti: Me e Io. Il Io conosce le cose e il Me viene conosciuto dall’Io. Il Me viene diviso in: - Me materiale: la percezione che ha l’individuo di avere le mani, un corpo - Me sociale: l’immagine che presumiamo che gli altri abbiano di noi + valori e norme sociali - Me spirituale: la percezione di avere pensieri e meccanismi psicologici Secondo James il Me spirituale è al primo posto. L’Io è la parte dell’Sé che conosce, la conoscenza nasce dalle seguenti esperienze: - Esperienza di continuità: del tempo – ciò è alla base dell’identità - Esperienza di distinzione: con altri individui – ciò è alla base dell’individualità - Esperienza di volizione: l’individuo comprende che ha desideri e che può realizzarli. Cooley definisce la sua teoria “looking-glass self” e sostiene che noi ci vediamo con l’immagine che gli altri mostrano di avere di noi grazie al loro comportamento nei nostri riguardi. Mead definisce quando e come si produce il Sé. L’individuo quando nasce non possiede il Sé. Grazie alla reazione e produzione di stimoli e all’imitazione di altre persone, lui definisce il Sé. Inoltre il bambino ha due modi di giocare: - Inizialmente il “gioco libero” (play) nel quale imita il comportamento di altre persone - In seguito il “gioco organizzato” (game) nel quale comprende il proprio ruolo, i ruoli degli altri, le aspettative nei suoi confronti e nei confronti degli altri, prevedere le azioni degli altri. Es. Il bambino gioca a calcio. Il Sé è diviso in Me (riprende il termine di Me sociale di James) e Io. L’Io è inconscio e reagisce alle aspettative e agli atteggiamenti degli altri. L’individuo si rende conto dell’Io solo in seguito (azione inconscia). Quindi si può dire che l’Io influenza la società e che la società influenza il Me (vedi Me sociale di James). Gergen sostiene che il Sé non è rigido ma fluido. Dato che molti studiosi prima sostenevano, che il Sé era rigido, sorge la domanda: il Sé è fluido o rigido? L’Identità però è unica e permanente tutta la vita, altrimenti l’individuo ha problemi p.es. di sdoppiamento di identità. Gergen sostiene che il Sé è fluido, poiché le esperienze sociali sono differenti. La sua esperienza di vita gli ha dimostrato che in certe situazioni si sente sicuro di sé, in altre situazioni lui si sente inferiore agli altri. Gergen fa degli esperimenti sull’autostima e come questa cambia se abbiamo di fronte a noi una persona vestita per bene oppure un uomo che vive per strada. Il ruolo di un individuo nella società è collegato a norme e aspettative date dalla posizione che un individuo assume nel sistema sociale. Abbiamo visto che per Mead il ruolo è decisivo per lo sviluppo del Sé. L’individuo ha un ruolo diverso all’interno di gruppi sociali diversi, lui non fa solo parte di un gruppo sociale. Il gruppo di appartenenza è il gruppo a cui l’individuo appartiene dalla nascita e il gruppo di riferimento è il gruppo con cui l’individuo si confronta (autovalutazione). L’individuo sceglie sempre un gruppo che è valutato positivamente, dato che da esso dipende la sua identità sociale. Quindi sceglie il gruppo sociale che ha prestigio e all’interno del quale non è escluso. L’identità sociale è riferita ai gruppi formali (nazionalità, sesso, ecc.) invece l’identità personale è riferita alle caratteristiche personali (es. la bellezza). Tajfel parla di un continuum tra comportamento interindividuale e comportamento intergruppi. Nel comportamento interindividuale troviamo le relazioni con altri individui in base all’identità personale (quindi in base alle caratteristiche dell’individuo). Nel comportamento intergruppi troviamo la differenza dell’appartenenza o non appartenenza ad un gruppo formale. In realtà ci sono pochi esempi estremi all’interno del continuum (es. innamoramento è un estremo per il comportamento interindividuale e il dibattito politico è un estremo per il comportamento intergruppi) dato che la maggior parte delle situazioni si trovano a livello intermedio del continuum. Nel comportamento interindividuale avviene l’interazione tra individui di gruppi diversi – fanno eccezione gruppi che hanno un confine rigido che non può essere abbattuto. |
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