| Riassunto: Introduzione alla semiotica di Pieretti - Morena |
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Definizione di semiotica e del segno Per De Saussure, la semiotica doveva essere lo studio generale dei sistemi di segni, con il compito di studiare le leggi della relazione e della trasformazione dei segni e del loro senso. Saussure ha definito la lingua come un sistema di segni. Ma assai più difficile è definire che cosa sia il segno. Nell'accezione comune, si parla di segni in riferimento a tantissime cose, dai sintomi agli indizi, dalle tracce ai gesti, dai contrassegni ai marchi fino alle lettere dell'alfabeto, ecc. Per De Saussure il linguaggio è una facoltà che deriva dalla natura, e perciò non vale la pena di indagare sulla sua provenienza. Per De Saussure, il linguaggio non è facilmente classificabile, egli lo chiama l'organizzazione pronta per parlare, cioè la facoltà di concepire e impiegare dei segni. Per Saussure il segno è l'insieme di un significante (immagine acustica) e di un significato (un concetto). Con il termine "lingua" Saussure intende invece l'attuazione del "poter significare"(facoltà di evocare segni mediante la lingua), il modo concreto con cui gli uomini di una certa realtà sociale comunicano tra di loro. La lingua, come fatto sociale, costituisce un sistema convenzionale di associazione tra un insieme di significanti e un insieme di significati (rapporto di significazione). Le lingue quindi si differenziano tra loro per la specificità di questa associazione, che implica l'arbitrarietà di questi insiemi l'uno rispetto all'altro. Esistono perciò numerose lingue, sia verbali che non-verbali. Per la realizzazione del "poter significare" che è propria del linguaggio, l'individuo non si serve propriamente della lingua, che è un'istituzione sociale a lui preesistente, ma degli atti di "parole", o atti linguistici. Naturalmente è la lingua, con le sue regole ed elementi lessicali, che pone dei limiti a questi atti, e allo stesso tempo permette all'individuo nell'eseguirli di poter comprendere e farsi comprendere. Inoltre sono proprio gli atti linguistici che permettono alla lingua di potersi modificare di generazione in generazione allo scopo di esprimere e soddisfare bisogni sempre nuovi in una società in evoluzione. Per Saussure il segno è l'insieme di un significante e di un significato. Hjelmslev, individua gli elementi costitutivi del segno come appartenenti ad un piano dell'espressione e ad un piano del contenuto. I due piani sono a loro volta composti da una forma e da una sostanza, secondo lo schema: · piano dell'espressione: o forma: fonologia o sostanza: fonetica · piano del contenuto: o forma: semantica o sostanza: semiotica I segni si differenziano tra loro solo per l'articolazione. L'associazione tra piano del contenuto e piano dell'espressione avviene in base ad un codice, in virtù di una convenzione sociale. Il codice è condizione necessaria e sufficiente per l'esistenza di un segno. Sulla struttura del segno, si hanno due diversi orientamenti, a seconda che esso venga considerato come elemento del processo di comunicazione o di significazione. Secondo Austin, l'atto linguistico (la messa in opera del processo semiotico) comprende i seguenti aspetti: · locutivo: emettere suoni ed articolare parole in modo conforme alla grammatica e al lessico della lingua impiegata · illocutivo: realizzare un'intenzionalità da parte di chi parla nei confronti di una situazione determinata, conferendo un senso all'intero processo di comunicazione (ad es. rispondere a una domanda, fornire un'informazione, esprimere un'intenzione, ecc.) · perlocutivo: produrre effetti sui sentimenti, pensieri o comportamenti di chi ascolta o di altri. Questi tre aspetti non sono però autonomi: nessuno di essi può esistere senza gli altri, a causa della natura stessa degli atti linguistici come realizzazioni di un processo comunicativo. Peirce, convinto che l'intero universo è pervaso di segni, anche se non è composto esclusivamente di segni, e che ogni pensiero è di per sé di natura segnica. Con il termine semiotica egli intende: il rapporto tra il segno, il suo oggetto e il suo interpretante. Per Peirce, il segno è tutto ciò che, sulla base di una convenzione sociale, può essere inteso come qualcosa che sta al posto di qualcos'altro. Il segno si differenzia dal segnale, in quanto quest'ultimo è un'unità di informazione che passa da un emittente ad un ricevente secondo il meccanismo dello stimolo-risposta. Il segno invece presuppone la presenza di un codice sintattico, semantico e pragmatico che gli fanno assumere un significato. Secondo Peirce, i segni, sono distinti per il tipo di legame con il referente, abbiamo quindi: - Le Icone, sono segni simili all'oggetto di cui sono segni; tra essi ha distinto immagini, diagrammi e metafore; - Gli Indici: segni che hanno una corrispondenza di fatto con i propri oggetti (ad es. il fumo per il fuoco) - I Simboli, sono segni in cui la relazione con l'oggetto si fonda su convenzionali sociali abitudini di comportamento dell'interpretante. Peirce ha cercato di ricondurre ad una classificazione generale dei segni, considerandoli secondo tre categorie: · il segno in sé: qualisegno (carattere significante connesso al segno: tono di voce, colore, ecc.), sinsegno (parola scritta che può essere replicata infinitamente), legisegno (parola come viene definita dai dizionari). · il segno in rapporto all'oggetto: indice, icona e simbolo · il segno in rapporto all'interpretante: o rema: rappresenta un certo tipo di oggetto possibile o dicisegno: rappresenta qualcosa che esiste di fatto o argomento: indica una legge, una convenzione o abitudine di comportamento Dalla combinazione delle nove categorie derivano poi dieci diverse classi. Peirce definisce tre componenti della semiosi: il segno, l'oggetto a cui si riferisce, e l'interpretante, che rappresenta l'effetto che il segno ha su un interprete. Jakobson individua i sei fattori fondamentali del processo comunicativo: mittente, messaggio, destinatario, contesto, codice, canale. Nelle singole situazioni, la comunicazione è incentrata su uno dei fattori più che sugli altri, dando luogo così a tante funzioni quanti sono i fattori stessi. Si hanno così sei funzioni: · referenziale (contesto): enunciati che descrivono le caratteristiche del referente · espressiva o emotiva (mittente): esprime stati d'animo di chi parla nei confronti dell'oggetto di cui parla · conativa (destinatario): ingiunzioni o imperativi · fatica (canale): accentuazione o verifica del contatto con il destinatario · metalinguistica (codice): comunicazione incentrata sul linguaggio usato · poetica (messaggio): accento posto sul messaggio stesso Lo schema di Jakobson ha il difetto di essere concentrato sul linguaggio verbale, riguardando più l'aspetto informativo che quello pragmatico, trascurando altre forme di trasmissione del sapere. Nello schema classico del processo di comunicazione: fonte-emittente-canale-messaggio-ricevente, il messaggio equivale al segno o all'organizzazione complessa di più segni. La comunicazione però implica la presenza di un codice, senza il quale si ha un semplice meccanismo stimolo-risposta. Lo schema diventa perciò quello di Jakobson, che comprende, oltre al codice, anche il contesto (referente) e sostituisce i soggetti dinamici di Destinante e Destinatario a quelli meccanicistici dell'Emittente e Ricevente. Sotto l'aspetto del processo di significazione, il segno si articola in tre componenti, che comunemente si rappresentano in un triangolo: ![]() Tra significante e referente la linea è tratteggiata perché il rapporto è di difficile identificazione: spesso è semplicemente arbitrario. Le varianti del triangolo sono tante quanti gli studiosi che se ne sono occupati. In ogni caso il segno è sempre inteso come qualcosa che sta per qualcos'altro da un certo punto di vista o ai fini di un certo uso pratico (Peirce). Da Agostino in poi i segni si distinguono in naturali ed artificiali. I segni naturali sono quelli che provengono dalla natura e che noi interpretiamo come sintomi o indizi. Eco ha quindi proposto una classificazione basata su questi presupposti: o Artificiali o Prodotti esplicitamente per significare o Prodotti esplicitamente come funzioni § Segni di funzioni prime § Segni di funzioni seconde § Misti o Naturali o Identificati con cose o eventi di natura o Emessi inconsciamente da un agente umano § Sintomi medici § Sintomi psicologici § Indizi di atteggiamenti e disposizioni § Indizi razziali, regionali, di classe § Altri... Segni distinti in rapporto al loro significato Eco ha proposto il seguente schema riassuntivo: - segni: o senza significato (puro valore sintattico) o con valore semantico o univoco § riferiti ad altri segni § riferiti a significati o equivoco o plurivoco o vago o "simbolico" I segni con puro valore sintattico sono quelli che esprimono solo le reciproche relazioni (matematici, musicali, ecc.) con valore semantico rinviano ad un significato o univoco: con un unico significato (ad es. i segni aritmetici) o equivoco: possono avere più significati egualmente fondamentali. o plurivoco: hanno più significati grazie alla connotazione, oppure metafore, doppi sensi, ecc. o vago o simbolico: hanno un rapporto vagamente allusivo con una serie non precisata di significati Segni distinti per la replicabilità del significante Eco propone una distinzione basata sull'unicità o replicabilità del referente, per cui si ha: - segni: o unici o opere d'arte o parametri: oro, ecc. o replicabili o replica con valore sinsegnico (parole, diagrammi, simboli) o replica con valore qualisegnico (banconote, fotografie) La classificazione si basa sulla distinzione di Peirce tra qualisegno (carattere significante connesso al segno: tono di voce, colore, ecc.), sinsegno (parola scritta che può essere replicata infinitamente) e legisegno (parola come viene definita dai dizionari). Dal segno all'enunciato Nell'uso abituale del linguaggio, non ci si limita all'uso dei segni, ma si ricorre spesso agli insiemi di segni, ovvero agli enunciati o discorsi. Si deve distinguere tra: · frase: è un'unità di tipo sintattico. · enunciato: è un'unità provvista di significato, in quanto prodotta da un atto linguistico. · discorso: può essere identificato con lo stesso processo semiotico. Nel caso delle lingue naturali, il discorso è costituito da pratiche linguistiche e non linguistiche. Se si prendono in considerazione le sole pratiche linguistiche, allora il discorso è sinonimo di testo. Ma può anche essere identificato con un enunciato. I modelli comunicativi Informazione e comunicazione Per informazione si intende ogni elemento suscettibile di essere trasmesso grazie a un codice. Le teorie dell'informazione dunque si occupano del piano del significante, che concerne la trasmissione, e non prendono in considerazione il piano del significato, che invece riguarda la ricezione. Considerare la comunicazione allo stesso modo dell'informazione, non è più considerato adeguato, in quanto si è capito che il processo comunicativo comporta azioni dell'uomo sull'uomo. E' quindi chiaro che emittente e destinatario non possono essere considerati come semplici soggetti astratti, ma piuttosto come soggetti individuati in un preciso contesto storico-sociale-culturale. La comunicazione quindi comporta una dimensione partecipativa, che non può essere ridotta a schemi meccanicistici. Comunicare quindi equivale a "mettere in comune", cioè a confrontare opinioni diverse, che possono essere condivise, attraverso la persuasione o la manipolazione. Il modello informazionale Il primo modello che si è imposto storicamente è quello derivante dalla teoria dell'informazione nell'ambito delle Telecomunicazion. Lo schema è quello secondo cui una fonte dell'informazione emette un messaggio che un apparato trasmittente trasforma in segnale (codifica); quindi un canale (supporto fisico o sensoriale) trasporta il segnale all'apparato ricevente (e qui può inserirsi il rumore), che provvede a riconvertirlo in un messaggio (decodifica) rendendolo disponibile ad un destinatario. Condizione necessaria perché il destinatario possa comprendere il messaggio è che sia usato lo stesso codice per la trasmissione e la ricezione. Questo modello ha avuto molto successo, per la sua flessibilità e per l'introduzione del concetto di rumore, fondamentale per ottenere il massimo dell'efficienza comunicativa. Come già detto, però, il modello ha il suo limite nel fatto che trascura completamente gli aspetti legati al significato. Il modello semiotico-informazionale Questo modello è stato proposto da Eco, e integra il modello informazionale introducendo il problema della significazione. Si mettono quindi in discussione due aspetti del precedente modello: l'idea che l'informazione resti costante attraverso la codifica e decodifica, e l'idea che il codice sia uniforme e comune a emittente e ricevente. Tra il messaggio emesso con il suo significato e il messaggio ricevuto come significato si apre uno spazio molto vario e articolato, in cui entrano in gioco il grado in cui emittente e destinatario condividono le competenze (linguistiche, culturali, ecc.) relative ai vari livelli della significazione. Data quindi la centralità che riveste il momento della decodifica, si possono creare quattro situazioni: · incomprensione del messaggio per totale carenza di codice: il messaggio arriva come puro rumore · incomprensione del messaggio per disparità dei codici: il codice dell'emittente non è ben conosciuto dal destinatario o cambia rispetto al contesto · incomprensione del messaggio per interferenze circostanziali: il destinatario interpreta correttamente il messaggio ma, essendo mosso da esigenze diverse da quelle dell'emittente, lo interpreta come riferito ai propri orizzonti di aspettative · rifiuto del messaggio per delegittimazione dell'emittente: anche qui il messaggio viene interpretato correttamente, ma il significato viene comunque stravolto dal destinatario, mosso da un sistema di credenze o di pressioni esterne molto forti (guerriglia semiologica) Il fenomeno della "decodifica aberrante" è da ricondurre al contesto entro il quale il destinatario interpreta il messaggio, ricordando che c'è una stretta relazione tra la competenza linguistica e la stratificazione socio-economica. Il modello semiotico-testuale Questo modello è una rielaborazione del precedente, ponendo però al centro del processo non più il messaggio, ma il testo. Si tratta quindi di riconoscere che i destinatari non ricevono tanto messaggi singoli quanto insiemi testuali e che questi vengono decodificati tramite "pratiche testuali". Si introduce inoltre la nozione di testo come insieme di sostanze espressive e relativi codici (verbali, musicali, visive, ecc.), nonché tutte le implicazioni relative e presupposizioni, argomentazioni e intenzioni di emittente e destinatario che costituiscono la cosiddetta "competenza testuale". Questa competenza comprende i diversi fattori che sono riconosciuti da una comunità culturale come tipici della serie paradigmatica in cui il testo si inserisce. La competenza di genere è fondamentale per la decodifica di determinati testi, per attribuire determinati comportamenti ad un universo di senso piuttosto che ad un altro. Il modello semiotico-enunciazionale Questo modello è basato sulla consapevolezza che la comunicazione non attiva una circolazione di messaggi cognitivi, ma piuttosto una circolazione di valori, che modificano l'esistenza dei soggetti in gioco. Inoltre si prende in considerazione un particolare aspetto della comunicazione attuata dai media, in cui non si ha un rapporto diretto tra emittente e destinatario. La comunicazione avviene solo attraverso il testo, nel quale devono essere inseriti l'immagine o il simulacro dell'emittente e del destinatario, nonché della loro relazione interattiva. Naturalmente non sarà solo l'emittente a introdurre i simulacri nel testo, ma anche il destinatario che proietterà nel testo i simulacri di sé stesso e di chi gli parla. La presenza dei simulacri è fondamentale perché si attivino quegli effetti di realtà che sono indispensabili per i meccanismi di credenza e persuasione. Il modello semiotico-strutturale Questo modello ha la sua origine nella semiotica strutturale di Greimas, si concentra sulla ricostruzione dei percorsi attraverso i quali avvengono la produzione e interpretazione degli enunciati. L'oggetto di studio del modello semiotico-strutturale è la forma del contenuto, prende in esame ogni sistema semiotico e il modo in cui al suo interno avviene la produzione del significato. Greimas ha elaborato il modello della semiotica generativa, con il termine generativo intende la volontà di descrivere la significazione a partire da livelli profondi, costituiti da forme logico-semantiche (il quadrato semiotico) che a seguito di trasformazioni, generano le forme di superficie, cioè le parole, le frasi, le immagini dei testi così come si presentano alla fruizione. Nel metalinguaggio greimasiano il passaggio da un livello ad un altro del percorso generativo si chiama conversione. La produzione del significato si sviluppa su due livelli: 1) profondo 2) superficiale A livello profondo la produzione del significato si struttura in un quadrato semiotico definito come la rappresentazione grafica di alcune relazioni logiche: 1) la contrarietà, rappresentata dai lati orizzontali del quadrato 2) la contraddizione, rappresentata dalle diagonali 3) la complementarietà, rappresentata dai lati verticali Secondo queste relazioni logiche si articolano le categorie semantiche. La categoria semantica è costituita dall'opposizione maschile/femminile che, articolata sul quadrato semiotico, genera anche il termine angelo e il termine ermafrodito. CONTRARIETA' Ermafrodito ![]() / non femminile / / non maschile / Angelo CONTRARIETA' Mentre il livello superficiale è invece il luogo dove le relazioni di contrarietà e di contraddizione di affermazione/negazione dei termini del quadrato semiotico si traducono in azioni e volizioni di soggetti. I valori virtuali iscritti nel quadrato semiotico diventano valori astratti per un soggetto che li investe in oggetti di valore con cui si trova in congiunzione e disgiunzione. I soggetti e gli oggetti di cui si parla in questo contesto non hanno un carattere empirico, ma sono attanti, cioè ruoli narrativi, che esistono solo l'uno in funzione dell'altro. Il modello attanziale Gremais, nel modello attanziale (successivamente riformulato nello schema narrativo canonico), ha individuato individuato sei ruoli narrativi ü Destinante è il ruolo narrativo del mandante chi incarica l'eroe di compiere una certa impresa ü Destinatario corrispondente al destinante colui che alla fine dovrà giudicare se l'eroe ha portato a termine il suo compito o meno ü Il ruolo narrativo del soggetto è relazionato a quello dell'oggetto il valore che deve conquistare o mantenere ü L'Aiutante è il ruolo di quanti condividono il programma narrativo del soggetto e cercano di aiutarlo, mentre l'opponente segue un programma narrativo inverso a quello e cerca di ostacolarlo. Ognuno di questi soggetti è mosso da un diverso e spesso contrastante programma narrativo, che comporta comunque il desiderio dell'oggetto e ne determina la circolazione. L'intenzione di ciascun soggetto nei confronti dell'oggetto desiderato può dar luogo a diversi tipi di comportamenti nei suoi confronti, che trovano espressione in relazione tra i predicati, che si qualificano come: 1) predicati di stato, quando esprimono un'idea di essere, di avere 2) predicati del fare, quando esprimono un'idea di azione, come muoversi, correre, prendere Recentemente il modello attanziale ha subito una trasformazione, diventando schema narrativo canonico. Per Greimas il rapporto tra un soggetto e la realtà, o con altri soggetti, si sviluppa sulla base di quattro modalità fondamentali: 1) modalità del dovere, componente di carattere sociale, data da quell'insieme di diritti e doveri stabiliti legalmente e moralmente nell'ambito di una certa cultura 2) modalità del potere, ciò che sa fare 3) modalità del sapere, ciò che conosce 4) modalità del volere, sfera personale del soggetto, che orienta il suo programma narrativo, rappresentata dai suoi desideri Nel tentativo di analizzare la complessa dinamica delle modalità, Greimas ne ha considerato la combinazione con: 1) un predicato di stato: essere 2) un predicato di trasformazione: fare e ha distinto quattro principali relazioni modali: 1) una performanza pragmatica: fare essere (cioè il fare che fa essere) 2) una competenza pragmatica: essere del fare (cioè l'essere che fa fare) 3) una performanza cognitiva (manipolazione): far fare (cioè il fare che fa fare) 4) una competenza cognitiva (sanzione): essere dell'essere (cioè l'essere che è essere) Lo schema narrativo canonico quindi si articola su dimensioni parallele pragmatica e cognitiva. Sulla dimensione pragmatica prende forma l'atto pragmatico che consiste nell'unione di una competenza e di una performanza in un medesimo attore. Sulla dimensione cognitiva si sviluppano i due momenti distinti della relazione contrattuale: 1) quello che dà inizio all'azione narrativa (un destinante svolge il ruolo di manipolatore perchè cerca di indurre un soggetto a fare un'azione convincendolo ad accettare l'accordo) 2) quello che conclude l'azione narrativa (il destinante diventa un soggetto giudicante perchè, con la competenza cognitiva di cui dispone, può decretare, attraverso la sanzione, la conformità dell'atto compiuto dal soggetto) Le fasi successive del modello generativo prevedono: 3) spazializzazione e temporizzazione: si tratta della creazione di un'organizzazione spaziale e un effetto temporale dove collocare le vicende narrate, creando così una "storia". 4) attorizzazione: si tratta di attribuire i ruoli attanziali del livello semio-narrativo a degli attori, cioè individui dotati di un'identità continua e costante. L'attore è una struttura testuale da non confondere nè con il personaggio nè con l'attante. Un attante può essere figurativizzato da due o più attori (Hansel e Gretel che ricoproco la posizione attanziale di soggetto).Un attore può ricoprire più ruoli attanziali. La convocazione A) Il passaggio dalle strutture semio-narrative profonde (quadrato semiotico) alle strutture semio-narrative di superficie (modello attanziale) si chiama conversione. B) Nell'ambito del percorso generativo il passaggio ulteriore dalle strutture semio-narrative di superficie alle strutture discorsive si chiama convocazione. L'enunciazione La convocazione è assicurata dall'istanza di enunciazione ossia l'istanza di mediazione che assicura la messa in enunciato-discordo delle virtualità della lingua. Greimas sostiene che l'enunciazione è chiamata ad attualizzare, cioè rendere figurative le strutture semio-narrative che costituiscono la competenza semiotica del soggetto dell'enunciazione. Débrayage e embrayage Attraverso l'operazione enunciazionale, chiamata debrayage (disinnesco) si proiettano nell'enunciato tempi, luoghi e personaggi diversi da quelli dell'enunciazione. ü d. enunciazionale, se il discorso avviene in prima persona, installando nel racconto la figura di un narratore; ü d. enunciativo, se il discorso avviene in terza persona. All'operazione di debrayage può seguire un operazione di embrayage (innesco), cioè un ritorno all'istanza di enunciazione sempre attraverso le figure installate nel testo. Il modello interpretativoLa semiotica interpretativa per EcoE' segno ogni cosa che possa essere assunta come un sostituto significante di qualcos'altro, che non deve necessariamente esistere, la semiotica è quindi la disciplina che studia tutto ciò che può essere usato per mentire (teoria della menzogna), Per essere assunto, c'è bisogno di qualcuno che lo interpreti come tale. L'interpretazione è l'atto fondamentale della semiotica e del segno, elemento base di ogni processo semiotico. Eco riprende le tesi di Peirce che vedeva il processo di semiosi come un meccanismo interpretativo ed afferma pertanto che ogni processo di comunicazione mediante segni è un continuo meccanismo di successive traduzioni da un segno ad un altro, una sequenza illimitata di interpretazione di segni mediante altri segni (semiosi illimitata). L'interpretante è un altro segno che traduce il primo segno, ma è anche l'idea o significato a cui la serie dei segni dà luogo. Essenziale è che l'interpretante, il segno che nasce da un altro segno, dica qualcosa di più del primo segno. L'interpretante è un segno che si crea nella mente dell'interprete, non è il soggetto umano che interpreta, ma è il prodotto semiotico dell'atto di interpretazione del soggetto (parole, immagini, testi). Testo e enciclopedia L'interpretazione del testo è al centro dell'opera di Eco. Per comprendere la sua teoria si parte dal concetto di codice di Jakobson , inteso come codice linguistico, lingua naturale. Si estende poi tale concetto al contesto culturale e sociale che ogni lingua forzatamene porta con se. Nasce così il concetto di Enciclopedia un postulato semiotico, l'insieme registrato di tutte le interpretazioni concepibile oggettivamente come la libreria delle librerie, il cui contenuto è inclassificabile, con la totalità delle interpretazioni. Ogni singolo individuo possiede un enciclopedia della propria cultura e del proprio tempo, in modo più o meno diverso dagli altri individui. Alcuni porzioni sono possedute da tutti (elementi di base: riconoscere un cane ed un gatto) altri aspetti riguardano competenze specialistiche, tecniche, popolari o tradizionali. L'enciclopedia si forma sulla base di testi precedenti, le varie definizioni ad es. di gatto vengono registrate in un immensa biblioteca il cui modello teorico è l'enciclopedia, ciascuna interpretazione definisce i vari aspetti del gatto, ci fa conoscere sempre qualcosa in più, le diverse definizioni devono poi essere contestualizzate, nella lettura di un testo è richiesto quindi lo sforzo di trovare i pezzi giusti nell'enciclopedia per far dire qualcosa al testo per trovarne il significato. L'essenza del modello interpretativo di Eco è che ogni testo può essere immaginato come: una macchina pigra che esige dal lettore un lavoro cooperativo per riempire spazi di non-detto o di già-detto rimasti in bianco. La macchina pigra del testo richiede l'attivo sforzo dell'interprete per essere messa in moto, perchè produca senso. Il lettore e l'Autore Modello Il testo di fatto lascia al lettore l'iniziativa interpretativa, viene emesso affinché qualcuno lo attualizzi. Nasce a questo punto il problema legato alle competenze dell'emittente e del destinato che non necessariamente sono le stesse. Quindi chi produce il testo (emittente) dovrà effettuare una serie di pre-supposizioni riguardo le modalità e le conoscenze dei possibili lettori, dovrà attuare delle strategie pertanto diciamo che Il testo è un prodotto la cui sorte interpretativa deve far parte del proprio meccanismo generativo. L'autore prevedrà un lettore modello, sceglierà quindi la lingua, un tipo di enciclopedia, un patrimonio lessicale e linguistico....e produrrà un testo con determinate caratteristiche dando per presupposto che il proprio potenziale lettore corrisponderà alle sua attese strategiche. Autore e lettore come strategie testuali In un processo comunicativo abbiamo un Emittente, un Messaggio e un Destinatario. Spesso sia l'Emittente che il Destinatario sono grammaticalmente manifestati dal messaggio. Spesso sia l'Emittente che il Destinatario sono grammaticalmente manifestati dal Messaggio: Io ti dico che .... (i due pronomi io e ti presenti nel messaggio identificano i due soggetti dell'enunciazione). Quando un testo viene considerato in quanto testo, e specie nei casi di testi concepiti per un udienza assai vasta, Emittente e Destinatario sono presenti nel testo non tanto come poli dell'atto di enunciazione quanto come ruoli attanziali. Ogni qual volta si useranno termini come Autore e Lettore Modello si intenderà sempre dei tipi di strategia testuale. Il Lettore Modello è un insieme di condizioni di felicità, testualmente stabilite, che devono essere soddisfatte perchè un testo sia pienamente attualizzato nel suo contenuto potenziale. Se Autore e Lettore Modello sono due strategie testuali, abbiamo una duplice situazione: 4) l'autore empirico, quale oggetto dell'enunciazione testuale, formula un'ipotesi di Lettore Modello e nel tradurla in termini della propria strategia, disegna se stesso autore quale soggetto dell'enunciato 5) il lettore empirico, come soggetto concreto degli atti di cooperazione, si deve disegnare un'ipotesi di Autore, deducendola dai dati di strategia testuale Il lavoro che mette in moto quella macchina pigra che è il testo viene svolto seguendo la traccia delle strategie testuali dell'Autore e Lettore Modello. L'Emittente e il Destinatario reali, detti Autore e Lettore empirici, devono lavorare in funzione delle strategie testuali: ü L'autore creando un simulacro del lettore modello adeguato alle proprie intenzioni o esigenze ü Il lettore seguendo le strategie per lui approntate dall'autore. Si attua quindi la cooperazione testuale tra due strategie discorsive. Il lettore empirico non potrà quindi fare tutto ciò che vuole con il testo, ma dovrà cooperare con la macchina testuale rispettandone i meccanismi. La cooperazione testuale è un fenomeno che si realizza tra due strategie discorsive, non tra due soggetti individuali. I livelli della cooperazione testualeTale cooperazione si attua su più livelli:Primo impatto del lettore è la manifestazione lineare del testo sul quale applica alle espressioni un dato codice per trasformare le espressioni in un primo livello di contenuto. Nell'utilizzo del codice il lettore attinge alle sue conoscenze che possono essere di vario livello:ü Dizionario di base: utilizza un lessico in formato dizionario individuando le proprietà semantiche elementari delle espressioni ü Ipercodifica retorica e stilistica: utilizza una enciclopedia ipercodificata di espressioni fatte (che realizzano tipi generali) ü Inferenza da sceneggiature comuni : il richiamo ad un "frame" codificato in presenza di una nuova situazione ü Inferenze da sceneggiature intertestuali : richiama la competenza intertestuale ossia l'esperienza di lettura di altri testi, (le sceneggiature intertestuali sono schemi retorici e narrativi che fanno parte di un corredo selezionato ristretto di conoscenze es. standard del poliziesco o del giallo) ü Ipercodifica ideologica : richiama inconsciamente la propria prospettiva ideologica Su queste basi il lettore può iniziare a definire una certa coerenza del proprio percorso di lettura. Isotopia è proprio il filo che lega i diversi livelli di senso e le proprietà semantiche di un testo secondo una determinata coerenza. Nella cooperazione è necessario che il lettore attinga sempre alle conoscenze enciclopediche e che esca dal testo ossia attivi delle sceneggiature comuni o intertestuali, faccia ricorso a un topos (fuoriuscite dal testo sono dette passeggiate inferenziali) Limiti dell'interpretazione Al fine di permettere la corretta interpretazione l'autore deve costruire il testo in modo da poter guidare il lettore. Egli infatti non solo presuppone il lettore modello ma ne istituisce le competenze. Distinguiamo due tipologie di testi : ü testi aperti : si ha quando l'autore concede il più ampio spazio possibile alle passeggiate inferenziali del lettore modello (decide sino a che punto controllare la cooperazione e quando suscitarla). ü testi chiusi : quando lascia poco spazio alla creatività interpretativa del lettore, lo rende poco cooperativo, gli chiede di seguire un percorso senza renderlo attivo (sceglie un target ben preciso e prevedendone ogni reazione). Il lettore, può però scegliere fino a che punto farsi guidare dall'autore, seguire le sue strategie. Eco distingue due pratiche di lettura di un testo: ü Uso : libero di un testo assunto quale stimolo immaginativo dalla interpretazione di un testo aperto, che porta ad un'altra forma di comprensione del testo (parodia, riscrittura, attualizzazione). ü Interpretazione suddivisa a sua volta in tre diverse modalità potenziali correlate a tre diverse intenzioni del lettore: Si delineano tre diverse modalità potenziali di interpretazione del testo, per comprendere il senso di un'opera, correlate a tre diversi tipi di intenzione assunta dall'interprete (in latino: intentio): 1) intentio auctoris, cercare quello che l'autore voleva realmente dire 2) intentio operis, cercare nel testo ciò che esso dice in riferimento alla propria coerenza contestuale 3) intentio lectoris, cercare nel testo ciò che il destinatario vi trova in riferimento ai propri sistemi di significazione Il lettore/interprete del testo può essere: 1) lettore semantico 2) lettore critico Quindi dobbiamo distinguere tra: 1) interpretazione semantica (semiosica), è il risultato del processo per cui il destinatario, di fronte alla manifestazione lineare del testo, la riempie di significato 2) interpretazione critica (semiotica), si cerca di spiegare per quali ragioni strutturali per cui il testo possa produrre quelle interpretazioni semantiche Dire che ogni testo prevede un lettore modello significa dire che in teoria ne prevede due: 1) il lettore modello ingenuo (semantico) 2) il lettore modello critico L'iniziativa del lettore consiste nel fare una congettura sulla intentio operis. Un testo è un artificio teso a produrre il proprio lettore modello. Il lettore empirico è colui che fa una congettura sul tipo di lettore modello postulato dal testo. Il che significa che il lettore empirico è colui che tenta congetture non sulle intenzioni dell'autore empirico ma su quelle dell'autore modello. L'autore modello è colui che, come strategia testuale, tende a produrre un certo lettore modello. Ecco che a questo punto la ricerca sulla intenzione dell'autore e quella sulla intenzione dell'opera coincidono, nel senso che autore modello e opera (come coerenza del testo) sono il punto virtuale a cui mira la congettura. Intenzione dell'opera e intenzione del lettore sono strettamente legate. Uso e interpretazione sono certamente due modelli astratti. Ogni lettura risulta sempre da una commistione di questi due atteggiamenti. Capire i media secondo McLuanIntroduzioneIl tema centrale dell'analisi di McLuan a partire dal primo libro scritto nel 1951 (la sposa meccanica) è l'analisi di testi pubblicitari rivolta a mettere il luce il modo in cui i nuovi strumenti di comunicazione mettono in discussione certe nostre certezze. La pubblicità per McLuan ha l'effetto di mantenere ciascuno in uno stato di impotenza prodotto da un prolungato bombardamento della mente. Usa la pubblicità per illuminare e quindi rendere consapevoli le menti di coloro che ne subiscono gli affetti. Similmente al marinaio di Poe, vede il lettore al centro di un immagine rotante creata dai mezzi di comunicazione (radio, stampa, TV) in modo da poter osservare questo vortice in cui tutti sono coinvolti. Il primo libro di McLuhan cerca di porre il lettore al centro dell'immagine rotante creata da questi mezzi, in modo che egli posso osservare l'azione che si sta svolgendo e in cui tutti sono coinvolti. L'analisi di tale azione potrà suggerire strategie individuali. McLuhan non sviluppa mai i propri pensieri in modo logico: propone un argomento e poi abbandona qualsiasi tentativo di argomentarle logicamente. Lui stesso parlava di "probes" (sonde), utilizzate per compiere delle esplorazioni. Cercare di comprendere l'ambiente tecnologico e le sue conseguenze psichiche e sociali. Le metafore e gli effetti dei nuovi media Per McLuan Medium è ogni tecnologia intesa come estensione del nostro corpo o del nostro sistema nervoso centrale (che opera in lui profondi e durevoli cambiamenti trasformando il suo ambiente). Tutti i media secondo McLuhan sono considerati come estensioni del sistema nervoso e fisico dell'uomo come prolungamento dei suoi sensi, ma anche estensioni di consapevolezza, creando l'effetto intorpidimento o auto-ipnosi (Narcosi di Narciso). Di conseguenza l'uomo, non avendo coscienza, vive una prospettiva distorta "la prospettiva dello specchietto retrovisore" E' cioè consapevole solo dell'ambiente che lo ha preceduto, in quanto ogni ambiente diventa visibile solo quando è stato superato da uno nuovo ed al vecchio ambiente diamo importanza attaccandoci all'arte, all'atmosfera che lo ha caratterizzato. Abbiamo quindi coscienza solo del contesto della comunicazione precedente al nuovo medium che ne a sconvolto gli equilibri. Il presente diventa invisibile, il nuovo medium e quindi tutte le nuove tecnologie possiedono il Tocco di Re Mida quando si inserisce in un contesto storico e culturale tutte le funzioni di quella società tendono ad adattarsi e mutare di conseguenza in sua funzione. Le tre grandi rivoluzioni dei media Le principali rivoluzioni mediatiche negli anni secondo McLuan sono state tre (vedi sotto). Il medium primario fu quindi il linguaggio (l'alfabeto fonetico)Il passaggio dalla comunicazione orale a quella scritta, ossia l'introduzione e l'utilizzo dell'alfabeto fonetico e quindi di un sistema espressivo che associava un numero limitato di segni grafici, i suoni delle vocali e delle consonanti (uso di lettere semanticamente prive di significato cui corrispondono suoni privi di significato ma che possono rappresentare tutti i significati e tutte le lingue), rispetto al modello di società tribale dove vi era una cultura orale strutturata da un dominante senso uditivo della vita. Effetto il passaggio da un mondo dove dominavano tutti i sensi dell'udito, del tatto, del gusto e dell'olfatto ad un mondo dove domina la funzione visiva.La stampa tipografica (Galassia Gutemberg)Il nuovo medium, il carattere mobile, è l'archetipo di ogni ulteriore sviluppo tecnologico. E' di tipo lineare uniforme e ripetibile, riproduceva l'informazioni in quantità illimitate e a velocità impensate, assicurando il predominio dell'occhio sul sistema sensoriale dell'uomo.La produzione di copie illimitate rendeva obsoleta la forma medievale di comunicazione mediante immagini (Hugo), e inoltre plasmò e trasformò l'intero ambiente psichico e sociale, fu responsabile della comparsa di fenomeni quali il nazionalismo, le riforme, ecc., istituzionalizzò lo scisma tra pensiero ed azione (frammentazione dell'uomo) McLuan. I media elettrici (la Costellazione di Marconi: telegrafo, radio, cinema,telefono, TV , computer e telematica) Essi, non solo hanno esteso un solo senso o un'unica funzione, ma hanno ampliato ed esteriorizzato il nostro sistema nervoso centrale nella sua interezza, trasformando tutti gli aspetti della nostra esistenza sociale e psichica. Segnano il ritorno ad un concetto di spazio-tempo discontinuo (tipico dell'età tribale) quindi la società viene ri-tribalizzata dai media elettrici (villaggio globale dove tutto ci appare così vicino da annullare la sensazione spazio-tempo tutto è qui ed ora.) Il medium è il messaggio L'espressione di McLuhan più famosa e più citata è probabilmente: "il medium è il messaggio", secondo lo studioso canadese il vero messaggio di un medium è nel mutamento che produce, indipendentemente dal suo contenuto. I mezzi di comunicazione moderni come la radio, la televisione, internet hanno modificato e stanno modificando la società in un modo che non dipende dal loro contenuto. McLuhan si mostra poco interessato ad analizzare nei dettagli il contenuto dei media, per lui il contenuto di un medium consiste sempre, semplicemente, in un altro medium. Ogni altro mezzo di comunicazione che fa la sua comparsa nella società non sostituisce i media già esistenti ma tende piuttosto ad inglobarli fenomeno di re-mediazione. Media caldi vs. media freddi I media elettrici ed elettronici di oggi, innescano ulteriori cambiamenti che portano a quello che McLuhan definisce come un grande villaggio: è la metafora del grande villaggio globale. Accanto al "villaggio globale" troviamo la suddivisione in "media caldi" e "media freddi": - I media caldi sarebbero quelli che saturano un solo senso con informazioni molto dettagliate, lasciando poco spazio alla libertà di percezione del fruitore, come il cinema e la radio. - I media freddi offrono informazioni che si potrebbero definire a "bassa definizione"; colpiscono tutti i sensi umani ma richiedono la partecipazione attiva e il coinvolgimento del destinatario per dare un senso alla comunicazione, come il telefono e la televisione, internet. Vale la pena sottolineare che la temperatura di un medium sia legata non solo alle sue caratteristiche tecnologiche ma anche al contesto a al tipo di esperienze con cui tale mezzo viene vissuto, es. la televisione è fredda ma nel caso di un talk show o di un film si può riscaldare perché richiede che l‘ascoltatore partecipi più attivamente. |
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