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La “guerra fredda”, la repressione del dissenso in URSS e il maccartismo negli USA
Subito dopo la seconda guerra mondiale, emersero differenze
fondamentali nella gestione del dopoguerra tra i due paesi protagonisti della
vittoria: USA e URSS.
Gli USA, che meno avevano risentito della
guerra, puntavano più sulla ricostruzione e meno sulla punizione dei vinti.
L'URSS invece, che aveva subito danni
materiali e umani grandissimi, pretendeva un risarcimento, sia in termini
economici dalle riparazioni da imporre alla Germania, sia in termini politici,
con la creazione di una “fascia di sicurezza” in Europa Orientale che garantisse la non ripetizione dell'aggressione
tedesca.
Roosevelt era comunque convinto di poter
giungere ad un accordo con Stalin, essendo anche disposto a lasciare all'URSS
il ruolo di custode della stabilità dell'area balcanica
e danubiana, senza per questo instaurare nella zona regimi sovietici.
Le illusioni di accordo svanirono con la
morte di Roosevelt nell'aprile 45, e l'avvento di Truman alla presidenza USA.
Stalin stava già
procedendo ad attuare il suo progetto di assoggettamento dell'Europa Orientale,
favorendo i partiti comunisti locali e forzando le regole democratiche. Il
sogno di autodeterminazione dei popoli era ormai tramontato.
Nel 1946 Churchill pronunciò il
famoso discorso della “cortina di ferro”, subito contrastato da Stalin che lo paragonò a
Hitler. L'accordo tra le potenze vincitrici era ormai naufragato.
Un'ulteriore inasprimento della tensione si ebbe con la crisi della
Turchia nel 1946 e la successiva enunciazione della “dottrina Truman” che
sostanzialmente prevedeva il diritto degli USA di intervenire in aiuto delle
lotte di liberazione dei popoli “da minoranze armate e pressioni straniere”.,
con ovvio riferimento all'URSS.
Nello stesso tempo gli USA diedero inizio
al Piano Marshall di aiuti all'economia europea, che da una parte portarono
realmente ad una notevole ripresa economica, e dall'altra accrebbero le
relazioni di dipendenza dell'Europa dagli USA, sia in campo economico che
politico. In questo periodo i partiti comunisti, dopo aver condotto campagne
contro il Piano secondo i dettami dell'URSS, vennero estromessi ovunque dai
governi.
Stalin rispose con la costituzione del
Cominform, una sorta di riedizione del Comintern, sciolto nel 43 in omaggio
alla lotta al nazifascismo. Nello stesso tempo gli ultimi residui di
autodeterminazione nei paesi dell'Est Europa venivano duramente soffocati.
Comunciava quindi il periodo della “guerra fredda”,
una guerra non combattuta, ma basata su un'ostilità “istituzionale”
tra due gruppi di stati.
La questione tedesca riemerse nuovamente tra il 47 e il 48: GB, Francia
e USA decisero di riunire le loro zone di influenza e di preparare la rinascita
di uno stato tedesco con l'aiuto del Piano Marshall. Stalin rispose con il
blocco di Berlino, e l'Europa sembrò essere nuovamente sull'orlo di una guerra.
Il ponte aereo americano rese però inutile il blocco, che fu tolto dai
sovietici nel 49. Nello stesso tempo venne creata la Repubblica Federale
Tedesca, sotto l'influenza occidentale, e la Repubblica democratica tedesca
nella zona orientale sotto influenza sovietica. La divisione dell'Europa in due
blocchi era oramai completata. Sul piano militare nel 49 fu anche istituito il
Patto Atlantico e la Nato, che riuniva i maggiori paesi dell'Europa
Occidentale. Nel 55, in coincidenza con l'adesione della RFT alla Nato, veniva
creato il Patto di Varsavia, trattato militare tra i paesi comunisti.
Convenzionalmente la fine della guerra fredda si fa coincidere con il
1953, alla morte di Stalin. In realtà le conseguenze si fecero sentire anche
per i decenni successivi, condizionando la politiche sia interne che estere dei
paesi coinvolti, con la ripresa della corsa agli armamenti e l'appoggio,
dall'una e dall'altra parte, a regimi di stampo autoritario e antidemocratico.
L'URSS
L'esperienza della guerra non muta i caratteri dello stalinismo, e in
politica interna continua la dura industrializzazione forzata e la repressione
di ogni opposizione e di chiunque venga individuato come “nemico del popolo”.
Le esigenze della ricostruzione, da attuare senza gli aiuti americani e nel
clima della guerra fredda,
radicalizzano ancor di più queste tendenze. Aiuti all'economia arrivano
comunque dalle “riparazioni” di guerra imposte alla Germania e ad altri paesi
dell'est. Nel 1949 l'URSS fa esplodere la sua prima bomba atomica.
Comuni cittadini ed anche esponenti del
partito, così come negli anni 30, vengono
periodicamente sottoposti a “purghe” deportazioni, processi sommari e condanne a morte. Il controllo della
cultura e dell'arte si rafforza sotto la direzione di Zdanov, così
come il culto della personalità di Stalin, appoggiato anche dalla Chiesa Ortodossa.
Nel 1953, con la morte di Stalin, si apre
un processo di revisione all'interno del PCUS, che culmina con il famoso discorso
di Krusciov (1956) che mette a nudo i
misfatti e le tragedie dello stalinismo. Tuttavia l'URSS non rimette in
discussione il modello sovietico, e la repressione del dissenso continua, anche
se con modalità meno drastiche.
Il maccartismo
In coincidenza con l'esplosione dell'atomica sovietica, si scatena
negli USA un movimento anticomunista dai tratti paranoici, il cui principale
esponente fu il senatore Joseph McCarthy (da cui il nome maccartismo). In nome
della sicurezza dello stato furono perseguitati e discriminati numerosi
esponenti del mondo dell'arte e della cultura, accusati di contiguità con il
comunismo e addirittura di spionaggio nei confronti dell'URSS. La commissione
parlamentare istituita dal senatore per la repressione delle “attività
antiamericane” continuò i suoi lavori fino al 1955, quando MacCarthy finì per
essere travolto dal suo stesso furore accusatorio e fu messo sotto accusa dal
Senato.
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