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Guerra Fredda - Repressione URSS e Maccartismo
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Scritto da Mario Fabiani   

La guerra fredda, la repressione del dissenso in URSS e il maccartismo negli USA


Subito dopo la seconda guerra mondiale, emersero differenze fondamentali nella gestione del dopoguerra tra i due paesi protagonisti della vittoria: USA e URSS.

Gli USA, che meno avevano risentito della guerra, puntavano più sulla ricostruzione e meno sulla punizione dei vinti.

L'URSS invece, che aveva subito danni materiali e umani grandissimi, pretendeva un risarcimento, sia in termini economici dalle riparazioni da imporre alla Germania, sia in termini politici, con la creazione di una fascia di sicurezza in Europa Orientale che garantisse la non ripetizione dell'aggressione tedesca.

Roosevelt era comunque convinto di poter giungere ad un accordo con Stalin, essendo anche disposto a lasciare all'URSS il ruolo di custode della stabilità dell'area balcanica e danubiana, senza per questo instaurare nella zona regimi sovietici.

Le illusioni di accordo svanirono con la morte di Roosevelt nell'aprile 45, e l'avvento di Truman alla presidenza USA.

Stalin stava già procedendo ad attuare il suo progetto di assoggettamento dell'Europa Orientale, favorendo i partiti comunisti locali e forzando le regole democratiche. Il sogno di autodeterminazione dei popoli era ormai tramontato.

Nel 1946 Churchill pronunciò il famoso discorso della cortina di ferro, subito contrastato da Stalin che lo paragonò a Hitler. L'accordo tra le potenze vincitrici era ormai naufragato.

Un'ulteriore inasprimento della tensione si ebbe con la crisi della Turchia nel 1946 e la successiva enunciazione della “dottrina Truman” che sostanzialmente prevedeva il diritto degli USA di intervenire in aiuto delle lotte di liberazione dei popoli “da minoranze armate e pressioni straniere”., con ovvio riferimento all'URSS.

Nello stesso tempo gli USA diedero inizio al Piano Marshall di aiuti all'economia europea, che da una parte portarono realmente ad una notevole ripresa economica, e dall'altra accrebbero le relazioni di dipendenza dell'Europa dagli USA, sia in campo economico che politico. In questo periodo i partiti comunisti, dopo aver condotto campagne contro il Piano secondo i dettami dell'URSS, vennero estromessi ovunque dai governi.

Stalin rispose con la costituzione del Cominform, una sorta di riedizione del Comintern, sciolto nel 43 in omaggio alla lotta al nazifascismo. Nello stesso tempo gli ultimi residui di autodeterminazione nei paesi dell'Est Europa venivano duramente soffocati. Comunciava quindi il periodo della guerra fredda, una guerra non combattuta, ma basata su un'ostilità istituzionale tra due gruppi di stati.

 

La questione tedesca riemerse nuovamente tra il 47 e il 48: GB, Francia e USA decisero di riunire le loro zone di influenza e di preparare la rinascita di uno stato tedesco con l'aiuto del Piano Marshall. Stalin rispose con il blocco di Berlino, e l'Europa sembrò essere nuovamente sull'orlo di una guerra. Il ponte aereo americano rese però inutile il blocco, che fu tolto dai sovietici nel 49. Nello stesso tempo venne creata la Repubblica Federale Tedesca, sotto l'influenza occidentale, e la Repubblica democratica tedesca nella zona orientale sotto influenza sovietica. La divisione dell'Europa in due blocchi era oramai completata. Sul piano militare nel 49 fu anche istituito il Patto Atlantico e la Nato, che riuniva i maggiori paesi dell'Europa Occidentale. Nel 55, in coincidenza con l'adesione della RFT alla Nato, veniva creato il Patto di Varsavia, trattato militare tra i paesi comunisti.

 

Convenzionalmente la fine della guerra fredda si fa coincidere con il 1953, alla morte di Stalin. In realtà le conseguenze si fecero sentire anche per i decenni successivi, condizionando la politiche sia interne che estere dei paesi coinvolti, con la ripresa della corsa agli armamenti e l'appoggio, dall'una e dall'altra parte, a regimi di stampo autoritario e antidemocratico.

 

L'URSS

L'esperienza della guerra non muta i caratteri dello stalinismo, e in politica interna continua la dura industrializzazione forzata e la repressione di ogni opposizione e di chiunque venga individuato come “nemico del popolo”. Le esigenze della ricostruzione, da attuare senza gli aiuti americani e nel clima della guerra fredda,  radicalizzano ancor di più queste tendenze. Aiuti all'economia arrivano comunque dalle “riparazioni” di guerra imposte alla Germania e ad altri paesi dell'est. Nel 1949 l'URSS fa esplodere la sua prima bomba atomica.

Comuni cittadini ed anche esponenti del partito, così come negli anni 30,  vengono periodicamente sottoposti a purghe deportazioni, processi sommari e condanne a morte. Il controllo della cultura e dell'arte si rafforza sotto la direzione di Zdanov, così come il culto della personalità di Stalin, appoggiato anche dalla Chiesa Ortodossa.

Nel 1953, con la morte di Stalin, si apre un processo di revisione all'interno del PCUS, che culmina con il famoso discorso di Krusciov  (1956) che mette a nudo i misfatti e le tragedie dello stalinismo. Tuttavia l'URSS non rimette in discussione il modello sovietico, e la repressione del dissenso continua, anche se con modalità meno drastiche.

 

Il maccartismo

In coincidenza con l'esplosione dell'atomica sovietica, si scatena negli USA un movimento anticomunista dai tratti paranoici, il cui principale esponente fu il senatore Joseph McCarthy (da cui il nome maccartismo). In nome della sicurezza dello stato furono perseguitati e discriminati numerosi esponenti del mondo dell'arte e della cultura, accusati di contiguità con il comunismo e addirittura di spionaggio nei confronti dell'URSS. La commissione parlamentare istituita dal senatore per la repressione delle “attività antiamericane” continuò i suoi lavori fino al 1955, quando MacCarthy finì per essere travolto dal suo stesso furore accusatorio e fu messo sotto accusa dal Senato.
 
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