Agenzia web

LAB Arte e New Media

Pittori Campania 
La prima guerra mondiale
Valutazione utente: / 5
ScarsoOttimo 
Scritto da Mario Fabiani   

La prima guerra mondiale

 

Le cause dello scoppio della guerra, al di là dell'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono d'Austria, sono essenzialmente:

 

la volontà di potenza dell'impero tedesco, che sviluppa oltremisura il suo apparato militare-industriale, preoccupando le potenze confinanti.

I continui scontri nei balcani, che oppongono l'Austria alla Russia

Il revanscismo francese, che vuole riprendersi l'Alsazia e la Lorena.

In tutto ciò si inseriscono le tendenze nazionalistiche e indipendentiste che vanno per la maggiore in tutta Europa.

L'Austria, dopo l'attentato di Sarajevo, impone un ultimatum alla Serbia che, forte dell'appoggio russo, rifiuta. L'Austria quindi dichiara guerra alla Serbia, la Russia mobilita l'esercito e la Germania, che lo considera un atto ostile, dichiara guerra alla Russia. La Francia, legata ad un'alleanza con la Russia, mobilita anch'essa le forze armate e la Germania dichiara guerra anche ai francesi.

Quando la Germania invade il Belgio neutrale per attaccare la Francia, anche la GB entra nel conflitto, che assume dimensioni europee.

Gli eserciti in campo sono potenti e molto ben armati, ma le strategie sono ancora legate alle vecchie teorie sulla guerra di movimento. La germania attacca la Francia convinta di concludere subito, ma viene fermata sulla Marna, e la guerra diventa “di posizione”: i due eserciti si fronteggiano e per più di un anno il fronte si muove solo di pochi chilometri. Le trincee diventano protagoniste. Le condizioni di vita dei soldati sono durissime, e avvengono veri e propri massacri per l'uso di armi nuove e più “efficienti”: mitragliatrici, artiglieria, gas. L'aeronautica non è ancora decisiva, mentre entrano nel teatro di guerra con una certa efficacia i sottomarini.

L'Italia inizialmente è neutrale, a causa del carattere difensivo dell'Alleanza con Austria e Germania. Il paese però si spacca sulla possibilità di un intervento a fianco dell'Intesa, che può dare la possibilità di conquistare i territori italiani ancora in mano agli austriaci.

Interventisti sono:

gli irredentisti, i radicali e i social-riformisti, ancora legati agli ideali democratici e che vogliono l'ultima guerra di indipendenza contro l'Austria

i nazionalisti, che vedono la guerra come un'occasione per l'Italia di entrare nel novero delle grandi potenze (futuristi)

il movimento di Mussolini, che passa improvvisamente da una campagna per il neutralismo come direttore dell'Avanti, alla causa dell'interventismo con Il popolo d'Italia.

Neutralisti sono:

i socialisti, espressione della classe operaia, che ha tendenze pacifiste e considera la guerra un affare della borghesia capitalista

i cattolici, che seguono le indicazioni del papa Benedetto XV

Giolitti, che teme una crisi delle istituzioni democratiche e vuole comunque passare dalla trattativa con l'Austria.

I neutralisti esprimono sicuramente la volontà della maggioranza della popolazione italiana, delle classi povere. Ma alla fine l'Italia interviene, spinta dalle manifestazioni degli interventisti e dalla volontà del re, del governo e degli industriali che vogliono sfruttare la guerra per fare affari.

Viene sottoscritto il patto di Londra con i paesi dell'Intesa, che prevede in caso di vittoria l'annessione di una serie di territori (Trentino, Sud Tirolo, Istria, Venezia Giulia, una parte della Dalmazia, ecc.). Nel maggio 1915 l'Italia dichiara guerra all'Austria. L'esercito è comandato dal gen.  Cadorna.

Vengono sferrati degli attacchi sull'Isonzo, ma senza risultati. Il contrattacco austriaco coglie di sorpresa gli italiani, che non persero terreno ma subirono il colpo psicologicamente. Ci fu un cambio di governo, ma l'andamento della guerra non mutò. Altre cinque battaglie dell'Isonzo si risolvono in un nulla di fatto.

Il 1917 è l'anno più difficile. Le truppe sono demoralizzate e anche la popolazione civile è stanca. Gli austriaci, con l'aiuto dei tedeschi, sferrano un'offensiva sull'Alto Isonzo, a Caporetto. La disfatta italiana è totale, i nemici penetrano a fondo nel territorio nazionale. Cadorna cerca di dare la colpa alle truppe, ma viene destituito e al suo posto viene messo Diaz.

La difesa del territorio nazionale dà morale alle truppe, che dopo aver fermato gli austriaci sul Piave, passano al contrattacco e, anche grazie alla defezione delle truppe non austriache, sconfiggono il nemico a Vittorio Veneto e si firma l'armistizio di Villa Giusti il 4 novembre 1918.

I tedeschi ottengono successi sul fronte orientale durante il primo anno di guerra, conquistando la Polonia e poi la Serbia e la Romania. I russi recuperano poi nel 1916, ma nel 1917 la rivoluzione bolscevica porta l'esercito russo alla disgregazione, e Lenin firma la pace di Brest-Litovsk, che pur prevedendo condizioni molto dure per la  Russia, consente di salvare lo stato sovietico.

Sul fronte occidentale, dopo un anno di stati, la Germania sferra un'offensiva a Verdun che però si risolve in una carneficina. Dopo un altro periodo di stasi, nel 1918 i tedeschi riescono di nuovo ad arrivare sulla Marna, ma l'intervento inglese fa sì che vengano sconfitti ad Amiens.

L'intervento americano viene deciso in seguito alle azioni dei sottomarini tedeschi ai danni dei mercantili americani che portano aiuti alla GB. Gli USA entrano in guerra nel 1917, e pur non disponendo di un esercito pari a quello degli alleati, si rivelano decisivi per l'aiuto economico.

Il presidente Wilson propugna un'interpretazione ideologica della guerra, intesa come lotta in difesa della libertà dei popoli contro le volontà egemoniche degli imperi centrali. Egli espone la sua politica in un piano di pace in 14 punti, che definisce il nuovo assetto dell'Europa e propone la formazione della Società delle Nazioni.

Nella conferenza di pace di Parigi vengono decise condizioni durissime per la Germania: smilitarizzazione, restituzione di Alsazia e Lorena, pagamento di una forte indennità di riparazione, perdita di tutte le colonie. Dallo smembramento dell'impero asburgico nascono la Jugoslavia e la Cecoslovacchia. Lo stato sovietico non viene riconosciuto, e sconfessata la pace di Brest-Litovsk. Vengono invece riconosciute le nuove repubbliche-cuscinetto di Lettonia, Lituania, Estonia, Finlandia.

Viene anche istituita la Società delle Nazioni, (1919) che però nasce divisa, e perde anche l'adesione degli USA a causa dell'opposizione del Congresso che sconfessa Wilson.

Le aspirazioni italiane vengono deluse da Wilson che non riconosce il patto di Londra. La Dalmazia e Fiume non diventano italiane. Nel paese si riaccende lo scontro tra nazionalisti, che parlano di vittoria mutilata, e moderati che si accontentano dei cosiddetti “confini naturali”.
 
< Prec.   Pros. >