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La rivoluzione russa
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Scritto da Mario Fabiani   

La rivoluzione russa

 

Le gravi perdite subite dalla Russia durante la prima guerra mondiale richiedono l'arruolamento di nuove truppe, che sottraggono risorse alla produzione. Le condizioni di vita delle classi popolari peggiorano. Si arriva infine alla sollevazione di Pietrogrado del febbraio 1917, quando una rivolta di operai e soldati fa cadere lo zar. Il potere viene preso da un governo provvisorio, dapprima con i liberal-moderati, poi con la partecipazione di menscevichi e socialisti rivoluzionari (kerenskij). Lenin, capo dei bolscevichi, appena rientrato dall'esilio in Svizzera, conferma il rifiuto del governo provvisorio, la volontà di disimpegnarsi dalla guerra e il passaggio dei poteri ai soviet, di nuovo formatisi in tutto il paese.

Lenin è molto legato alla dottrina marxista, e pensa si debba passare subito dalla fase rivoluzionaria liberal-borghese a quella della dittatura del proletariato e della nazionalizzazione dei mezzi di produzione.

Nel luglio Lenin tenta un colpo di stato ma fallisce e deve di nuovo scappare all'estero. Poi il generale Kornilov tenta anche lui un colpo di stato militare. Il governo chiede l'aiuto dei socialisti, che riescono ad organizzare la resistenza popolare anche all'interno dell'esercito. Il colpo di stato fallisce, ma i bolscevichi guadagnano consensi e la maggioranza nei soviet di Mosca e Pietrogrado.

Lenin torna e prende il potere assaltando il palazzo d'inverno nell'ottobre del 1917. Viene subito firmata la pace di Brest-Litovsk, che mette fine alla partecipazione russa alla prima guerra mondiale. Poi vengono nazionalizzate le terre e le banche, le fabbriche vengono collettivizzate.

Nelle elezioni per la costituente i bolscevichi subiscono una dura sconfitta, ma Lenin non vuol perdere il potere e scioglie l'assemblea iniziando di fatto una dittatura.

Le forze antibolsceviche intanto organizzano le cosiddette armate “bianche”, costituite da militari legati al vecchio regime e finanziate dagli stati dell'Intesa, che considerano Brest-Litvsk come un tradimento.

I bolscevichi rispondono riorganizzando l'esercito che, sotto la guida di Trotski, diventa armata rossa e riesce ad ottenere notevoli successi, sino alla sconfitta delle armate bianche nel 1920. Nel periodo della guerra civile, temendo un'avanzata dei bianchi, i soviet di Ekaterinburg decidono l'eliminazione di tutta la famiglia dello zar.

Per affrontare la guerra, Lenin, oltre a dichiarare fuorilegge tutte le forze di opposizione,  attua una politica economica d'emergenza, il comunismo di guerra, che comporta la statizzazione delle fabbriche, l'abolizione del commercio privato e l'approvigionamento diretto di viveri per l'esercito tramite requisizioni. La cosa non piace ai contadini che spesso insorgono.

Nel frattempo Lenin, convinto che la rivoluzione comunista dovesse espandersi a tutta l'Europa, fonda la Terza Internazionale, quella dei partiti comunisti. Inizialmente limitata alla Russia, l'Internazionale diventa tale solo nel 1920. Lenin impone agli associati condizioni molto rigide: cambio del nome in partito comunista, rottura definitiva con i riformisti, appoggio alla Russia in ogni occasione. Nacquero così diversi partiti comunisti in tutta Europa, ma il movimento operaio si spaccò in due, e la maggioranza rimase socialista.

Una volta fuori dalla guerra, Lenin promuove la “nuova politica economica” (NEP) che comporta un ritorno alla proprietà privata, la possibilità per i contadini di vendere le eccedenze di produzione, una certa liberalizzazione dei mercati anche per i commercianti e le piccole imprese.  Ciò provocò l'aumento dei contadini benestanti (kulaki) e dei grossi trafficanti (nepmen), ma anche l'impoverimento della classe operaia urbana, colpita dalla crisi della grande industria statale e dai salari miseri, senza poter rivendicare nulla perchè i sindacati erano stati pressochè aboliti.

Sul piano politico, nel 1918 la prima costituzione prevedeva la creazione di una Repubblica Federativa Socialista Russa. In seguito, con l'espansione del potere bolscevico negli altri stati dell'impero zarista, vennero create altre Repubbliche Sovietiche, finchè nel 1922 venne creata l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS).

La successiva costituzione del 1924 vede il definitivo affermarsi del Partito Comunista, unico legale, come apparato di potere centralizzato. Il Partito decide la politica di governo, controlla la polizia politica, decide le liste di elezione dei soviet. In pratica l'ordinamento federale rimane solo sulla carta, mentre il potere è saldamente nelle mani della classe dirigente comunista.

I comunisti si impegnano subito in una vasta opera di trasformazione della società, insistendo soprattutto su due direttrici: l'educazione dei giovani e la persecuzione della chiesa ortodossa. Quest'ultima fu condotta molto duramente, con requisizioni di beni e arresti di capi religiosi, e comportò tra l'altro anche un ripensamento dei rapporti famigliari e tra i sessi. Si proclamò la parità assoluta tra i sessi, venne istituito il divorzio. Ci fu una certa liberalizzazione dei costumi, anche se limitata dalla resistenza dei valori tradizionali.

Dal punto di vista educativo, il regime puntò sull'obbligatorietà dell'istruzione fino a 15 anni, e sull'orientamento tecnicista e marxista dell'insegnamento.

In campo artistico molti esponenti di prestigio scelsero di fuggire all'estero, ma altri si fecero prendere dall'entusiasmo rivoluzionario, ed ebbero molta fortuna le avanguardie, che proponevano la rottura “rivoluzionaria” dei canoni della creazione artistica. La cosa fu tollerata e incoraggiata dal regime almeno fino alla prima metà degli anni 20, ma poi, in concomitanza con l'accentuarsi del carattere autoritario del regime, si cominciò a cercare di limitare la sperimentazione per ripiegare sulla propaganda e l'ortodossia.
 
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