18.1. Mito e realtà degli anni '60.
Nei paesi occidentali, gli anni '60 sono spesso ricordati come un decennio felice; un periodo di grande sviluppo economico e civile e di ancor più grandi speranze.
Quest'immagine un po' convenzionale è legata soprattutto alla notevole prosperità di cui l'Occidente industrializzato godette in quegli anni: che segnarono il trionfo della "civiltà del benessere".
Lo sviluppo economico non spense i conflitti politici e sociali, e la diffusione di più elevati livelli di benessere si accompagnò spesso al rilancio delle ideologie rivoluzionarie.
18.2. Kennedy e Kruscev: la crisi dei missili e la distensione.
Nel novembre 1960, il candidato democratico
J. Kennedy salì alla presidenza degli Stati Uniti.
Proveniente da una ricca famiglia di origine irlandese, Kennedy fu, il più giovane presidente americano e fu anche il primo cattolico a entrare alla Casa Bianca.
Kennedy costruisce il suo personaggio attorno a degli elementi che vanno a favore del nuovo, delle società del benessere: il neo presidente e' giovane, e' bello, e' bella la sua famiglia; tutti elementi che vanno a creare un vero e proprio mito.
In politica interna, lo slancio riformatore kennediano si tradusse in un forte incremento della spesa pubblica.
In politica estera la presidenza Kennedy assunse l'impegno di attenuare la «guerra fredda» che divideva il mondo in due campi ostili.
Il primo incontro fra Kennedy e Kruscev - presidente del consiglio dei ministri dell' U.R.S.S. - si risolse in un fallimento. Gli Stati Uniti riaffermarono il loro impegno in difesa di Berlino Ovest e i sovietici risposero innalzando un muro che separava le due parti della città e rendeva pressoché impossibili le fughe.
Contemporaneamente diede inizio a una politica nuova e dinamica, nota a tutto il mondo con il nome di «nuova frontiera».
Ma in questo periodo il confronto più drammatico fra le due superpotenze ebbe per teatro l'America Latina. All'inizio della sua presidenza,
Kennedy tentò di soffocare il regime socialista a Cuba e lo sbarco nella località chiamata Baia dei Porci, si risolse in un totale fallimento.
Nella tensione così creatasi si inserì l'Unione Sovietica che non solo offrì ai cubani assistenza economica e militare, ma iniziò l'installazione nell'isola di alcune basi di lancio per missili nucleari.
Scoperte dagli americani, Kennedy ordinò un blocco navale attorno a Cuba per impedire alle navi sovietiche di raggiungere l'isola. L'operazione alla fine si risolse con un successo da parte degli americani. La Russia cedette e accetto le richieste degli USA.
Il compromesso sulla questione di Cuba, aprì comunque la strada a una nuova fase di distensione.
Nel 1963 Stati Uniti e Unione Sovietica firmarono
il trattato per la messa al bando degli esperimenti nucleari nell'atmosfera. Nello stesso tempo Usa e Urss si accordavano per l'installazione di una linea diretta di telescriventi (linea rossa) fra la Casa Bianca e il Cremlino, che serviva a scongiurare il pericolo di una guerra "per errore".
Le ripercussioni di questo periodo di fermento si hanno anche in Unione Sovietica: così come declina il mito americano, declina anche il mito sovietico.
Nel 1964 Kruscev fu estromesso da tutte le sue cariche.
Nel 22 novembre 1963, Kennedy fu assassinato prima di finire il suo mandato e le ombre sul suo assassinio non si sono mai dissolte.
Dopo la morte di Kennedy inizia un periodo torbido nella politica interna americana caratterizzata con altri omicidi, come quello dei fratello di Kennedy e quello di M.L. King, leader del movimento per i diritti dei neri.
Il vice presidente Johnson che prese il posto di Kennedy, infine legò il suo nome all'impopolare e sfortunato impegno americano nella guerra del Vietnam.
18.3. La Cina di Mao: il contrasto con l'Urss e la "rivoluzione culturale".
In Cina, l'insuccesso della politica di sviluppo agricolo lanciata nel '58 ("grande balzo in avanti") favorì sul piano internazionale la definitiva rottura con l'URSS, mentre sul piano interno diede spazio alle componenti "moderate" del gruppo dirigente comunista.
Fra il '65 e il '68, Mao, per contenere il potere delle classi moderate, stimolò un movimento sostenuto dall'esercito e dagli studenti (la rivoluzione culturale) che portò alla defenestrazione di molti dirigenti.
Mao, in politica estera, soprattutto per opera del primo ministro Chou Enlai, attuò, all'inizio degli anni '70, un clamoroso avvicinamento agli Stati Uniti.
18.4. La Guerra del Vietnam.
La guerra che si combatté per oltre 10 anni nel
Vietnam, rappresentò uno dei momenti di scontro più acuto fra gli Stati Uniti, coinvolti direttamente nel conflitto, e il mondo comunista.
Gli accordi di Ginevra del '54 avevano diviso il Vietnam in due repubbliche:
· Quella del Nord retta dai comunisti.
· Quella del Sud governata da un regime semidittatoriale, appoggiato dagli americani che cercavano di sostituire la loro influenza a quella francese.
Contro il governo del Sud, si sviluppò un movimento di guerriglia ( il Vietcong) guidato dai comunisti e sostenuto dallo stato del nordvietnamita.
Preoccupati di un'Indocina comunista gli Usa inviarono nel Vietnam del Sud un contingente di "consiglieri americani".
Sotto la presidenza di Johnson, la presenza Usa in Vietnam compì un vero salto qualitativo, trasformandosi in aperto intervento bellico.
A partire dal febbraio del '64 il corpo di spedizione americano fu continuamente rinforzato.
Nel febbraio '65, senza che vi fosse stata una dichiarazione di guerra, ebbe inizio una serie di violenti bombardamenti contro il territori del Vietnam del Nord.
La dilatazione dell'impegno militare americano, non fu però sufficiente a domare la lotta dei vietcong, che godevano di vasti appoggi fra le masse contadine; ne a piegare la resistenza della Repubblica nordvietnamita.
Di fronte a un nemico inafferrabile, l'esercito statunitense entrò in una profonda crisi, originata non solo da fattori tecnici, ma anche da un crescente disagio morale.
Negli Usa, infatti, il conflitto vietnamita, apparve a larghi settori dell'opinione pubblica come una guerra fondamentalmente ingiusta, contraria alle tradizioni della democrazia americana; e i suoi costi economici e soprattutto umani, furono sempre più sentiti come insostenibili. Vi furono imponenti manifestazioni di protesta e molti giovani in età di leva rifiutano di indossare la divisa.
La svolta della guerra si ebbe all'inizio del '68, quando i vietcong lanciarono contro le principali città del Sud una grande offensiva, che, pur non ottenendo risultati decisivi sul piano militare, mostrò tutta la vitalità delle guerriglia proprio nel momento del massimo impegno militare americano.
Nel marzo 1968 Johnson decise la sospensione dei bombardamenti sul Nord e annunciò la sua intenzione di non presentarsi più alle elezioni.
Il successore Nixon, ridusse progressivamente l'impegno militare americano, ma nel contempo cercò, senza molta fortuna, di potenziare l'esercito sudvietnamita a allargò le operazioni belliche agli Stati confinanti, il Laos e la Cambogia.
Solo nel gennaio 1973, americani e nordvietnamiti firmarono a Parigi un armistizio, che prevedeva il graduale ritiro delle forze statunitensi.
Dopo il ritiro americano, la guerra continuò per oltre due anni, e terminò con la vittoria comunista.
Gli Usa, che avevano sacrificato uomini, risorse economiche e stabilità interna, proprio per impedire questo esito, dovettero registrare la prima grave sconfitta di tutta la loro storia.
18.5. L'Urss e l'Europa orientale: la crisi cecoslovacca.
In Russia Breznev, successore di Kruscev, mutò più lo stile che la sostanza della politica Krusceviana, accentuando la repressione, dei dissidenti.
In economia, fu varata una riforma che accordava alle imprese più ampi margini di autonomia. I risultati non furono brillanti e l'URSS vide accentuarsi il suo
distacco rispetto ai paesi occidentali.
In politica estera,
non vi fu alcun miglioramento dei rapporti con la Cina, non si verificarono sostanziali mutamenti nemmeno nei rapporti con paesi dell'Europa orientale
L'URSS da un lato accettò la moderata autonomia conquistata dalla Romania, dall'altro represse duramente il tentativo riformatore dei comunisti cecoslovacchi.
Infatti nel 1967-1968 si sviluppa in
Cecoslovacchia un movimento politico e culturale che inizia chiedendo più ampia libertà di stampa e di opinione.
L'accelerazione al processo di liberalizzazione impressa dagli intellettuali preoccupò i dirigenti sovietici, che intravidero nella primavera di Praga una minaccia per il regime comunista e per il patto di Varsavia, temendo un "contagio" nel campo socialista.
I sovietici tentarono invano di indurre i dirigenti di Praga a bloccare il processo di liberalizzazione.
Poi, 21 agosto 1968, truppe dell'URSS e di altri quattro paesi del Patto di Varsavia, occuparono Praga e il resto del paese, e venne formato un governo filosovietico.
Con la repressione della "primavera di Praga", l'Urss registrò un ulteriore appannamento della propria immagine.
18.6. L'Europa Occidentale negli anni del benessere.
Per le democrazie dell'Europa occidentale, gli anni '60 e primi anni '70 rappresentarono un periodo di complessiva prosperità e mutamenti politici.
In Italia, in Germania occidentale e in Gran Bretagna, questa fase coincise con l'entrata al governo dei socialisti.
In Francia invece i gruppi di obbedienza gaullista mantennero la guida del governo.
In Germania il socialdemocratico Brandt inaugurò una politica estera di conciliazione con i paesi dell'Est. Una politica che tendeva a normalizzare i rapporti con la Germania federale e i paesi del blocco comunista.
Più sfortunata fu l'esperienza di governo del laburisti inglesi, tornati al potere con Wilson, nel settembre 1964. Il governo Wilson dovette anche fronteggiare il riacutizzarsi della mai risolta questione irlandese.
Nell'Irlanda del Nord, la minoranza cattolica, diede vita, alla fine degli anni '60, a una serie di violente agitazioni. Queste agitazioni, terminarono nel 1972 con l' adesione britannica alla Comunità europea insieme a Irlanda e Danimarca.
18.7. Il Medio Oriente e la guerre arabo-israeliane.
Il Medio Oriente fu teatro in questi anni di due successive guerre: la "
guerra dei sei giorni" del '67 e la "
guerra del Kippur" del '73.
In seguito alla guerra del '67, Israele occupò nuovi territori arabi, riacutizzando il problema palestinese. La guerra del '73 fu all'origine del blocco petrolifero proclamato dai paesi arabi e del successivo aumento del prezzo del petrolio (i paesi arabi compiono una ritorsione nei confronti dei paesi alleati, chiudendo i pozzi del petrolio, e quindi dando scacco matto alle economie occidentali che fanno largo uso del petrolio).
18.8. La crisi petrolifera.
L'aumento del prezzo del petrolio nel '73 ( che si inseriva in una fase di instabilità monetaria internazionale inaugurata nel '71 dalla sospensione della convertibilità del dollaro) generò una crisi economica internazionale di vaste proporzioni.
A differenza delle crisi del passato, la crescita della disoccupazione si sommava a un elevato tasso di inflazione. La gravità della crisi indusse ad interrogarsi sui fondamenti stessi della civiltà nata con la rivoluzione industriale.
19.1. Il tempo del "riflusso".
Nei paesi occidentali si manifestò nei tardi anni '70 una
crisi delle ideologie di sinistra (sia riformiste sia rivoluzionarie) e la tendenza all'abbandono dell'impegno politico per un ritorno al privato a ai valori tradizionali: il "grande riflusso".
La crisi sarebbe esplosa, per il collasso improvviso di uno dei due pilastri dell'equilibrio postbellico; l'Unione Sovietica.
L'unione Sovietica, in particolare aveva visto la sua immagine, già incrinata dai fatti di Praga del '68, deteriorarsi progressivamente.
Si andavano frattanto formando delle organizzazioni di lotta armata. Si assisté così, in alcuni paesi dell'Europa occidentale, a una drammatica esplosione di terrorismo politico. Un terrorismo attuato da piccoli gruppi clandestini fortemente militarizzanti che agivano per lo più con attentati, omicidi, ferimenti, sequestri verso quei personaggi o quelle istituzioni che ai loro occhi si identificavano col sistema da abbattere. Abbiamo le Brigate rosse in Italia, la Frazione dell'Armata rossa in Germania e la Action directe in Francia.
Poco seguiti dalle masse lavoratrici in nome delle quali affermavano di agire, i gruppi terroristici italiani e tedeschi furono sconfitti prima politicamente (per il fallimento del loro tentativo di mobilitare la classe operaia), poi per via dell'azione repressiva degli anni '80. Ma il terrorismo come fenomeno internazionale non scomparve; si espresse attraverso una serie di azioni sanguinose e di gesti clamorosi (attentato al papa Giovanni Paolo II - 1981).
19.2. La difficile unità dell'Europa occidentale.
Sul piano dell'economia, l'Europa perse terreno, negli anni '70 e '80 rispetto a Usa e Giappone e il processo di unificazione europea non fece grandi passi avanti.
Sul piano politico le principali novità furono: la vittoria dei conservatori di M. Thatcher in Gran Bretagna e R. Reagan in Usa i quali inaugurano una politica di privatizzazioni.
Queste privatizzazioni si rendono necessarie per via dei costi troppo alti del Welfare State.
Si ha il ritorno al potere dei cristiano-democratici in Germania federale; la vittoria del socialista Mitterrand in Francia.
Governi a guida socialista si affermarono, nelle nuove democrazie dell'Europa meridionale (Portogallo, Grecia, Spagna), protagoniste di rapidi e quasi simultanei processi di cedimento dei regimi autoritari.
Il primo a cadere fu quello portoghese, successivamente la Grecia e la Spagna.
Il ritorno alla democrazia di Spagna (1986), Portogallo (1986) e Grecia (1981) rappresentò una delle maggiori e più positive novità della recente storia d'Europa. E consentì un ulteriore allargamento della CEE.
19.3. Gli Stati Uniti da Nixon a Bush.
Per gli Usa gli anni '70 rappresentarono una fase tutt'altro che felice. Prima la crisi del dollaro nel 1971, poi la sconfitta politico-militare in Vietnam. Quindi una gravissima crisi interna, il cosiddetto caso Watergate, che, nel 1974, costrinse alle dimissioni il
presidente Nixon.
Durante la presidenza di
Reagan l'economia americana riprese a marciare a pieno ritmo, grazie soprattutto allo sviluppo dei settori di punta.
Per quanto riguarda la presenza americana nel mondo, essa si concretizzò nel sostegno in armi e materiali ai guerriglieri afgani in lotta contro i sovietici. Nel marzo '86, l'aviazione statunitense bombardò il quartier generale di Gheddafi, a Tripoli. Nel estate '87, una squadra navale fu inviata ne Golfo Persico per proteggere le rotte petrolifere minacciate dallo scontro fra Iran e Iraq.
Nell'88
George Bush succedette a Reagan, esponente dell'ala moderata del suo partito, Bush riprese nella sostanza l'eredità reaganiana, ma con uno stile più prudente ed equilibrato.
Nei rapporti con l'Urss fu confermata una linea che, avrebbe consentito agli Usa di proseguire nel cammino della distensione e poi raccogliere i frutti politici della crisi dei sistemi comunisti. D'altro canto fu proprio il "moderato" Bush ad assumersi la responsabilità dei più vasti interventi militari mai intrapresi dagli Stati Uniti dopo la guerra del Vietnam: quello effettuato a Panama nel dicembre '89 e quello ben più massiccio deciso nel '90-91 contro l'Iraq di Saddam Hussein colpevole di avere invaso il Kwait
19.4. L'Urss da Breznev a Gorbacev.
Negli ultimi anni dell'età di Breznev si ha ormai in Russia una dittatura; uno stato che non appare più stato rivoluzionario, ma uno stato burocratico e imperialista.
Cade il mito dell'Urss.
Nella corsa alle spese militari, nella gara fra gli Stati, l'Urss continua ad impoverirsi.
Le spese militari crescono, la politica imperialista costa, la guerra fredda continua, si cerca di arrivare a degli accordi sul disarmo, ma nonostante questi accordi la Russia non rinuncia alla politica di potenza e allargò la sua sfera di influenza mondiale con l'invasione dell' Afghanistan del '79 (particolarmente costoso, anche da un punto di vista umano).
Il dissenso degli intellettuali russi cresce (Pasternak, Bulgakov, Solgenitzin), l'Arcipelago Gulag, si arriverà alla conferenza di Helsinki sui diritti umani, cambierà molto il rapporto fra URSS e il PCI.
In Polonia esplode sul finire degli anni '70 il movimento di Solidarnosc, che è un movimento sindacale. Nella vicenda polacca il Papa polacco Wojtyla, ha un ruolo importante perché cercherà di diventare un mediatore di questa crisi che sta erodendo la Polonia. Chiesa e regime comunista in Polonia devono trattare per arginare la spinta che viene dal papa.
Con l'avvento di Gorbaciov (1985), fu avviata una radicale svolta sia in politica estera sia in politica interna (riforme economiche e istituzionali, maggior libertà di informazione): svolta che suscitò però non poche difficoltà all'interno dell'URSS.
Questa ebbe molta importanza in quanto ci si rese conto che l'URSS era in una forte crisi.
In seguito a una serie di incontri fra i leader sovietici e statunitensi, si instaurò dopo l'85, un nuovo clima di distensione internazionale che consentì alcuni accordi fra le superpotenze sulla limitazione degli armamenti e si riflesse positivamente anche sulle prospettive di soluzione dei conflitti locali.
19.5. La crisi dell'Europa comunista, la caduta del muro di Berlino e la riunificazione tedesca.
I mutamenti in Urss ebbero immediati riflessi sui paesi dell'Europa orientale (paesi satelliti in fermento), provocando la
crisi dell'intero blocco comunista.
Polonia: fu il 1° dei Paesi satelliti ad ottenere la liberazione. dal regime comunista
. Nel 1988 il paese fu scosso da moltissimi scioperi e fu sull'orlo della guerra civile. Con gli accordi di Danzica del 1988, si hanno le prime elezioni libere che avrebbero visto la partecipazione di diversi partiti, tra cui Solidarnos ma avrebbero lasciato comunque al partito comunista la maggioranza dei deputati in parlamento.
La vittoria elettorale di Solidarnos fu però di tali proporzioni che il cambiamento appariva irreversibile: nel 1991 Walesa fu eletto capo dello stato e il regime comunista finì.
Ungheria, Cecoslovacchia e Bulgaria il passaggio dal regime comunista a quello democratico fu ancora più pacifico.
In Ungheria il POSU Partito Operaio Socialista Ungherese, si era già aperto a riforme economiche e aveva cambiato la classe dirigente: nel 1989 fece passare una nuova Costituzione che prevedeva più partiti. Nel 1990 le elezioni furono vinte dal raggruppamento di partiti di ispirazione cristiana.
Anche in Cecoslovacchia il passaggio alla democrazia fu naturale: imponenti manifestazioni di massa dall'agosto al novembre 1989 portarono a radicali trasformazioni nelle istituzioni. Nel 1993 si costituirono Repubblica Federale Ceca e Slovacchia. Le successive elezioni confermarono il ruolo ormai non più dominante del Partito comunista in entrambi gli Stati.
In Bulgaria invece i dirigenti comunisti guidarono il processo di cambiamento, anche se spinti dalla pressione popolare. Stabilirono elezioni libere che nel 1990 confermarono al potere l'ex Partito comunista, ma in un quadro politico non più di regime e secondo garanzie volute da una nuova democrazia.
Romania: il passaggio di regime fu invece travagliato e violento. La popolazione viveva in una diffusa povertà e priva di libertà. Alle rivolte di alcune città desiderose di riforme economiche e politiche, il dittatore (ciausesco), rispose con l'esercito provocando centinaia di morti. Nel dicembre 1989 la protesta si estese alla capitale Bucarest e parte dell'esercito solidarizzò con la popolazione. Il breve ma sanguinano conflitto si concluse e con libere elezioni che segnarono la vittoria del Fronte.
Riunificazione tedesca: si verificò che nel 1989, l'Ungheria permise il libero passaggio verso l?austria, anche ai cittadini provenienti dalla Germania dell'Est aprendo così un varco attraverso il quale si rovesciarono milioni di cittadini della Germania Est verso la Germania dell'Ovest.
Il governo comunista tedesco non era in grado di opporsi e si trovò a dover affrontare manifestazioni di massa a Lipsia, Dresda e Berlino.
Nel novembre del 1989 fu lasciato libero transito ai tedeschi dell'est che volevano varcare il confine con la Germania Ovest
Il muro di Berlino fu rapidamente abbattuto; questo fu l'episodio più importante, anche dal punto di vista simbolico in quanto il crollo del muro è praticamente il simbolo della caduta dell'Impero Sovietico.
Fu firmato un trattato di unione economica, furono abbattute le frontiere tra i due stati tedeschi; nell'ottobre del 1990 si giunse infine alla riunificazione politica con il consenso di URSS, Francia, Inghilterra e USA.
19.6. Dittature e democrazie in America Latina.
In l'America Latina, gli anni '70 e '80 ci fu prima la massima espansione delle dittature militari, poi il graduale ritorno alla democrazia politica. E questo in quasi tutti i Paesi.
In Uruguay, in Cile, in Argentina, nel Venezuela, in Brasile, nel Perù, nella Colombia, etc.
Il processo di democratizzazione fu però ostacolato quasi ovunque da gravi problemi economici.
19.7. Israele e i paesi arabi.
All'indomani della "guerra del Kippur", il presidente egiziano Sadat si convinse della necessità di trovare una soluzione politica al conflitto con Israele e dunque avvicinarsi agli Usa.
Nel 1974-75 espulse i tecnici sovietici dall'Egitto, congelò i rapporti con l'Urss e impresse alla sua politica estera un indirizzo filo-occidentale.
Nel 1977 il presidente egiziano a Gerusalemme, in un discorso al Parlamento formulò la sua offerta di pace.
Si giunse quindi, con la mediazione del presidente americano Carter agli accordi di Camp David (settembre '78), fra Sadat e il primo ministro israeliano Begin. L'Egitto ottenne la restituzione del Sinai e stipulò con Israele un trattato di pace.
Gli accordi prevedevano ulteriori negoziati per soluzione del problema palestinese. Ma questi negoziati non furono avviati. L'ostacolo principale venne in un primo tempo dagli Stati arabi e dall'OLP, che denunciavano il
"tradimento" dell'Egitto e rifiutarono ogni trattativa col
"nemico storico".
Successivamente, a partire dalla metà degli anni '80 gli Stati Arabi "moderati" e la stessa dirigenza dell'Olp assunsero una posizione più morbida e, sfidando la condanna del cosiddetto "fronte di rifiuto", si dissero disposti a trattare con Israele e a riconoscere l'esistenza in cambio del suo ritiro dai territori occupati. Su questi avrebbe dovuto sorgere uno Stato palestinese. A questo punto furono, però i dirigenti dello Stato ebraico a rifiutare la trattativa con l'OLP di Arafat, considerata un'organizzazione terroristica.
La tensione si accrebbe ulteriormente quando, a partire dalla fine dell'87, i palestinesi dei territori occupati vita a una lunga e diffusa rivolta contro gli occupanti, che reagirono con una dura repressione.
L'intensità e la durata della protesta resero più difficile la posizione dei governi israeliani.
I riflessi dell'irrisolto nodo palestinese si erano fatti sentire pesantemente anche in Libano.
Dal 1975 il Libano entra in uno Stato di cronica e sanguinosa guerra civile. La situazione si aggravò dopo che l'esercito israeliano, invase il paese spingendosi fino a Beirut per cacciarne le basi dell'OLP
Il Libano da allora rimase lacerato da lotte intestine.
19.8. Il mondo islamico e la rivoluzione iraniana.
Vari sono i problemi che interessano la zona del Medio-Oriente, quali:
- Conflitto fra Israele e il mondo arabo.
- Conflitti nei vari Paesi arabi fra laici e movimenti integralisti religiosi
- Presa del potere dei movimenti integralisti in Iran
- Guerra fra Iraq e Iran
In Iran, in particolare, lo Scia di Persia tentò di modernizzare il Paese cercando di trasformarlo nel contempo in una potenza militare; ciò suscitò l'opposizione di vaste frange politiche e soprattutto del clero islamico.
Lo scià tentò di fermare la rivolta con sanguinose repressioni, ma, abbandonato anche dagli Usa, dovette lasciare il paese.
In Iran si instaurò una Repubblica islamica di stampo teocratico; ossia, una Repubblica basata esclusivamente sei dettami dell'Islam
Il nuovo regime entrò subito in contrasto con gli Usa, accusati di aver sostenuto lo scià e di avergli offerto ospitalità dopo la sua fuga.
Per oltre un anno, il personale della l'ambasciata Usa a Teheran fu tenuto prigioniero da un gruppo di militanti islamici, e furono liberati solo dopo una lunga trattativa.
L'Iran fu attaccato, nel settembre '80 dal vicino Iraq. La guerra si protrasse per ben 8 anni e si risolse in una spaventosa quanto inutile carneficina.
19.9. I conflitti dell'Asia comunista.
Il Sud-Est asiatico, dopo la partenza degli americani, vide l'esplodere di conflitti fra i paesi comunisti. Nel '78, dopo essere stata teatro del sanguinoso esperimento rivoluzionario di Pol Pot, la Cambogia fu invasa dal Vietnam.
Solo nell'88 le forze vietnamite cominciarono a ritirarsi dalla Cambogia.
E solo nel '91 si giunse a un precario accordo di pacificazione fra tutte le fazioni in lotta e alla formazione di un "Consiglio nazionale supremo" col compito di convocare libere elezioni.
19.10. La Cina dopo Mao.
In Cina l'ascesa di Deng portò a un processo di riforme interne e liberalizzazione che diede buoni risultati in termine di sviluppo produttivo, ma non si accompagnò alla democratizzazione.
Infatti proprio il contrasto fra la modernizzazione economica e il mantenimento della struttura burocatrico-autoritaria del potere fu all'origine, alla fine degli anni'80, di un nuovo e spontaneo fenomeno di protesta, di cui furono protagonisti gli studenti dell'università di Pechino, che diedero vita a una serie di imponenti e
pacifiche manifestazioni di piazza per chiedere più libertà e più democrazia.
Il gruppo dirigente comunista, rispose con una brutale repressione militare e con una serie di pesanti condanne;
l'intervento dell'esercito si risolse in un vero e proprio massacro.
19.11. Il miracolo giapponese.
Uscito dalla guerra in condizioni disastrose, il Giappone fu posto per alcuni anni sotto la "dittatura" del generale
MacArthur, il quale vi impose una radicale ristrutturazione economica e politica.
Il Giappone divenne così un paese retto da istituzioni liberal-democratiche, legato agli Usa da una stretta alleanza politico-militare, tanto da diventare il bastione del modello occidentale nell'Estremo Oriente minacciato dall'avanzata del comunismo.
Impossibilitato a svolgere un autonomo ruolo internazionale, il Giappone dedicò tutte le sue energie allo sviluppo economico.
Fra i numerosi "miracoli economici" del secondo dopoguerra, quello del Giappone fu certamente il più straordinario.
Il Giappone era diventato, già negli anni '60, la terza potenza economica del mondo dopo Usa e Urss.
All'inizio degli anni '80, il suo prodotto nazionale superava quello sovietico; i suoi prodotti conquistavano i mercati di tutto il mondo e la sua potenza finanziaria preoccupava gli stessi Stati Uniti.
La crisi petrolifera del '73-74 colpì il Giappone più di altri paesi industriali e provocò la prima brusca caduta della produzione; ma la crisi fu superata abbastanza rapidamente e negli anni '80 il tasso di sviluppo si mantenne sempre molto elevato.
Videolezione n°10
Tra gli anni '50-60, l'Italia passava da una società contadina a una società industrializzata,
Tra la fine degli anni '70 e gli anni '80 avviene una profonda trasformazione della società in Italia:
L' antica società di massa era composta da grandi aggregati collettivi e omogenei, quali, alta borghesia, ceti medi, classe operaia.
Ora la nuova società è composta da grandi interessi individuali; invece delle grandi collettività, al centro della società di massa ci sono gli individui. C'è una pluralità di soggetti; Sono scomparse le classi.
Prima, ad organizzare le masse collettive e omogenee c'erano i partiti di integrazione di massa, ora i partiti non hanno più i connotati che avevano prima, perché manca il collante dell'ideologia.
Si rileva un declino delle grandi ideologie intese come certezze quasi religiose.
Questo può sembrare contraddittorio con quello che si e' detto a proposito del terrorismo, ma in effetti il terrorismo rappresenta un delirio , un colpo di coda rispetto ad un mondo che sta cambiando e ad una società che invece si e' laicizzata.
Senza le grandi ideologie i partiti devono trovare un altro modo per tenere insieme i soggetti collettivi; lo trovano diventando Stato e diventando erogatori di spesa pubblica, in questo modo riescono a mantenere posizioni di potere. Gradualmente lo Stato si e' fatto sempre più imprenditore, guidando l'industria delle risorse, il petrolio.
In Italia, la crisi del Welfare State, determina una riduzione della spesa pubblica, gli Stati non sono più in grado di rispondere alle domande che sono diventate sempre più forti ed economicamente pesanti per lo Stato. È uno Stato che non è più in grado di rispondere e la crisi del Welfare State ha portato significato che i conti dello Stato sono in rosso, il debito pubblico sta aumentando e, i partiti che avevano come strumento la spesa pubblica devono prendere atto di questo.
A questi partiti si aggiunge un altro problema, per i partiti sono scomparsi e scompaiono i tradizionali luoghi della politica: sezioni, parrocchie, case del popolo, scuole di partito, ecc. in una società mediatizzata, l'individuo non esce più di casa, perché c'è il grande medium, cioè la televisione. Si sta a casa davanti alla televisione, è la televisione che trasmette la politica cioè non si guarda la politica dal vivo ma si guarda sul piccolo schermo.
Ma a casa si è soli, di nuovo c'è il discorso dell'individuo. La fine delle fedi religiose e laiche, significa anche la fine delle appartenenze partitiche, il cittadino non si sente più appartenente al partito, questo determina, libera il voto, il voto diventa mercato, mentre prima si votava per un partito cui si sentiva appartenenti, adesso il cittadino è più libero, non si sente più figlio di un partito. I protagonisti di questo voto libero sono i giovani e le donne, quindi nasce il voto di opinione.
Negli anni '70 noi ci troviamo in questo fenomeno che è l'apertura di una forbice: società civile-società politica , mentre prima la società civile aderiva alla società politica, adesso si crea una divaricazione e questa difficoltà dei partiti di leggere la società civile è anche frutto del sistema politico bloccato.
L'Italia da questo punto di vista è molto anomala perché dal 1954 al 94 non c'è mai stata un'alternanza maggioranza -opposizione, cioè che in Italia ha sempre governato un certo blocco di partiti, non c'è mai stato che l'opposizione si sia trasformata in maggioranza.
A impedire il meccanismo dell'alternanza è una geografia politica dei partiti poichè in Italia abbiamo i partiti estremi fuori dall'area dei partiti legittimati a governare.
C'è un area del Parlamento che non è legittimata a governare, anche se tutto il Parlamento è area di rappresentanza. L'estrema destra non è legittimata a governare, in quanto è un'estrema destra monarchica, fascista e neofascista .
Il fattore K è quel fattore che impedisce al partito comunista di essere legittimato come forza di governo, questo avviene a partire dal '47, cioè a partire dal momento della guerra fredda.
Quando esplode la guerra fredda il PCI non è più considerato una forza legittimata a governare, e viene escluso nel corso degli anni a venire. Inizierà un revisionismo comunista che riguarda sia la sua posizione ideologica sia la sua posizione internazionale.
Via via, il PC si socialdemocratizza e allenta i suoi legami di fedeltà a Mosca.
Questo suo revisionismo consente al PC di cooperare a un opera di riforme negli anni '60 e '70.
Si crea una sorta di alleanza fra i partiti, sotterranea non esplicita, e questo modo viene chiamato consociativismo sotterraneo.
Negli anni del terrorismo da consociativismo sotterraneo si passa a consociativismo esplicito e abbiamo i governi di solidarietà nazionale con l'astensione del PC.
Rimane il fatto che dal 1945-1992 la Dc è sempre al governo. Rimanendo sempre al governo, la classe politica acquista una "privilegio": la certezza dell'impunità, che porta alla corruzione politica e, fin dagli anni '70 ci sono gli scandali.
Un sistema politico bloccato non riesce a opporsi con efficacia alla criminalità organizzata e mafia. Nel Mezzogiorno le collusioni tra il mondo politico e criminalità organizzata sono forti.
Negli anni '70 avremo lo scandalo del banchiere Sindona, il caso del Banco Ambrosiano, l'assassinio di Ambrosoli e l'assassinio di Calvi e di Sindona. Vedi sotto........**
Questo è il grande scandalo che in qualche modo ci porta al problema di criminalità nel Sud
Si impone una lettura nuova del Marxismo: nel 1980 i colletti bianchi superano i blu; vale a dire la classe operaia non è più maggioranza nella società; gli addetti ai servizi superano gli addetti all'industria.
Siamo in piena crisi dei grandi complessi industriali. E' chiaro che queste sono spinte disgregative del sistema politico. Il PC negli anni '80 comincia a perdere consensi, mentre nuovi fenomeni si vanno evidenziando nella società.
Negli anni '80 i fenomeni dei localismi e le prime leghe sono già parte del sistema politico, nascono i movimenti ambientalisti e i movimenti referendari.
Ci sono già tutti gli elementi di disgregazione per capire perché finisce la I Repubblica e comincerà la nuova Repubblica.
Il sistema politico italiano, nei primi anni '90 crolla, scompaiono tutti i partiti che erano i partiti che esistevano dal '45.
Nell'89 avviene il crollo del muro dei Berlino.
Quali sono le conseguenze del crollo? Finisce l'egemonia Democristiana. Finisce l'unità politica dei cattolici, che prima erano uniti dal timore comunista.
Scompare il PCI che inizia un processo di trasformazione del PCI in PDS; però si spacca e i fuoriusciti formano il PRC (Partito Rifondazione Comunista).
Esplodono degli episodi di corruzione che non ci dicono nulla di molto nuovo: Tangentopoli, "Mani Pulite", Di Pietro.
Si fa riferimento con questa indicazione al pool di magistrati, che indaga sulla corruzione politica portando sul banco degli imputati i partiti della I Repubblica.
Sono i giudici che si fanno partito di una istanza della società che sta condannando il sistema politico che. Sotto i colpi di Tangentopoli crolla.
La DC e gli altri partiti, tra il '92 e il '94 (che è XI legislatura e l'ultima della I Repubblica), scompaiono.
Nelle liste che gli italiani si trovano nel'94 ci sono nuovi soggetti politici, e il nuovo soggetto politico forte, è Forza Italia.
Questa nuova formazione politica di "Sua Emittenza" è la formazione politica di Berlusconi che, è un grande imprenditore delle televisioni private che ha un vero e proprio impero televisivo e, che si è fatto in qualche modo erede della forza che aveva la Dc.
Forza Italia non è un partito di integrazione massa in senso classico; è un partito costruito da Berlusconi sulle sue stesse aziende.
Berlusconi compone una coalizione per governare il paese, ed è una coalizione di nuovi partiti, nel senso che nella coalizione entra il vecchio Msi ma che viene sdoganato, entra nella coalizione di Berlusconi "Alleanza Nazionale" che diventa un partito legittimato a governare; nella coalizione entra la "Lega Nord" di Bossi.
Abbiamo una legislatura che si inaugura con il governo di Berlusconi.
21.1. I limiti dello sviluppo.
La crisi petrolifera del '73 suscitò nel mondo industrializzato una serie di interrogativi sui limiti dello sviluppo economico e sulla distruzione di risorse naturali da esso provocata.
L'ecologismo si diffuse negli anni '70 come riflessione teorica sui rischi connessi con uno sviluppo che considerava le risorse ambientali come un bene illimitato da sfruttare a piacimento.
La crisi energetica che scoppiò nel 1974 in seguito al forte aumento del prezzo del petrolio diede una risonanza di massa al dibattito, cosicché la maturazione di una coscienza ambientalista portò alla nascita di gruppi ecologisti. Questi, nei primi anni '80, diedero vita in alcuni paesi europei a vere e proprie organizzazioni politiche, i cosiddetti Verdi, attivi nella denuncia del degrado ambientale, dell'inquinamento, dei pericoli dell'energia nucleare e propugnatori di un nuovo slancio della ricerca scientifica nel campo delle energie rinnovabili.
21.2. La rivoluzione elettronica.
Gli ultimi decenni del XX secolo hanno segnato nuove trasformazioni nell'economia, che hanno avuto il loro centro propulsore nelle crescenti applicazioni dell'elettronica e delle scienze ad essa collegate.
Dalla società industriale si è passati alla società dell'informazione. La televisioni sono diventate il nuovo strumento fondante della società di massa, insieme ai computer, ai telefonini e internet.
Sta cambiando il mondo, stiamo entrando nella società post-industriale.
Cambiano le relazioni umane ed entriamo nell'era della robotica, della biochimica, della genetica,della scoperta del Dna e degli organismi geneticamente modificati.
Queste trasformazioni hanno prodotto effetti rivelanti anche sui consumi e sulla vita quotidiana delle società industrializzate.
Non e' un mondo perfetto, anzi siamo entrati in un mondo globale che porta a delle crisi, delle ansie, delle preoccupazioni e dei timori che esplodono nei movimenti di protesta antiglobalizzazione.
Questi movimenti non vogliono un universo omogeneo, non vogliono un mondo dove l'individuo e' schiavo delle macchine, dei mass-media, e delle multinazionali;
C'è sicuramente dell'anticapitalismo, ma c'è anche una grossa istanza di denuncia contro il mondo ineguale.
21.3. Società post-industriale e globalizzazione.
Gli sviluppi dell'elettronica e dell'informatica hanno accelerato la transizione verso la società "post-industriale", caratterizzata dalla prevalenza del terziario, dalla fine della centralità della fabbrica, dal ruolo crescente dell'informatica.
Si è accresciuta nel contempo, grazie alla velocità delle comunicazioni, la tendenza verso l'integrazione economica e finanziaria a livello planetario, il che ha fatto parlare di un processo di globalizzazione.
21.4. La geografia della fame.
Nonostante gli importanti mutamenti intervenuti in molte aree del Terzo Mondo (fra i produttori di petrolio, nei paesi di nuova industrializzazione del sud-est asiatico) il divario fra i paesi ricchi e paesi poveri si è complessivamente approfondito. In molti paesi africani si sono registrate vere e proprie tragedie della fame.
21.5. Le tendenze demografiche.
Alla fine del ‘900, la popolazione mondiale ha continuato ad aumentare, ma si è registrato un certo rallentamento dei ritmi di crescita nelle aree più povere.
Nei paesi dell'Europa occidentale la "crescita zero" della popolazione ha aumentato la quota degli anziani creando difficoltà ai sistemi pensionistici.
21.6. Le migrazioni e la società multietnica.
I crescenti squilibri economici fra le diverse parti del pianeta e la facilità delle comunicazioni hanno fatto aumentare i flussi migratori verso le aree ricche del pianeta.
Ciò ha determinato da un lato la spinta verso una società multietnica, caratterizzata dalla compresenza di diverse culture, dall'altro la tendenza alla difesa delle identità nazionali e delle tradizioni locali.
21.7. Religione e società contemporanea.
Nel mondo contemporaneo è ancora forte la presenza delle confessioni religiose, in primo luogo del cristianesimo e dell'Islam.
La Chiesa cattolica ha conosciuto un rilancio mondiale sotto il pontificato di Giovanni Paolo II.
Nel mondo musulmano ( ma anche in altre religioni) hanno assunto rilievo le correnti integraliste, o fondamentaliste.
21.8. Medicina e bioetica.
Ai progressi della medicina nella cura delle più diffuse malattie, ha fatto riscontro negli ultimi decenni la comparsa di nuovi virus, fra cui quello che provoca la Sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS).
Gli sviluppi della medicina e della genetica (Dna) hanno aperto nuovi problemi nei rapporti fra scienza ed etica. I limiti degli interventi sulla natura e sulla vita costituiscono il campo di riflessione della bioetica.
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Nel 1971 vi e' una prima ispezione della Banca d'Italia nelle banche di Michele Sindona, vengono riscontrati enormi irregolarità ma Sindona è potente, ha appoggi nel mondo politico, in particolare nella Democrazia cristiana e persino nel Vaticano.
Quindi tutto viene insabbiato.
Tre anni dopo, l'allora governatore della Banca d'Italia, Guido Carli, conferisce all'avvocato Giorgio Ambrosoli l'incarico di commissario liquidatore della Banca Privata Italiana di Michele Sindona.
Questa volta non si perde tempo, Abrosoli entra nel cuore dell'impero sindoniano, ossia la società Fasco, ne scioglie il consiglio di amministrazione e inizia a scoprire i flussi di danaro e le transazioni sporche e imbrogli ai danni dei risparmiatori per cifre da capogiro. Ambrosoli con il suo manipoli di pochi fidati collaboratori va avanti incurante delle intimidazioni che piovevano da ogni parte. Alla fine del 1978, Giorgio Ambrosoli si reca a New York per deporre dinnanzi al Gran Jury americano, perché, nel frattempo, Sindona sta per essere incriminato anche negli Stati Uniti per il dissesto della Franklin National Bank.
Di qui in poi le intimidazioni si faranno sempre più pesanti fino ad arrivare a minacce di morte e alla finale uccisione dell'Avvocato Abrosoli l'undici luglio del 1979... Il 14 luglio 1979 al funerale dell'avvocato Ambrosoli non presenziò alcuna autorità di governo e nessuna autorità in rappresentanza del governo.
Michele Sindona invece verrà condannato sia negli Stati Uniti per la bancarotta della Franklin Bank che in Italia per essere il mandante dell'omicidio Ambrosoli, sarà catturato negli Stati Uniti e poi estradato in Italia, morirà nel supercarcere di Voghera sorseggiando un caffè al cianuro.
Nel 1981, mentre stavano venendo alla luce gli illeciti che avrebbero portato al fallimento del Banco Ambrosiano, il presidente del Banco Abrosiano Calvi viene arrestato. Appena scarcerato, fugge all'estero nel tentativo di salvare un impero in disfacimento con il sistema del ricatto politico: un'operazione che non gli riuscirà. Qualcuno gli legherà un cappio attorno al collo. Il suo corpo verrà trovato, penzolante dal traliccio di un ponte, macabra messinscena di un suicidio che in realtà è solo un altro delitto di potere.
22. IL MONDO CONTEMPORANEO
22.1. Nuovi equilibri e nuovi conflitti.
Il dopoguerra portò alla costituzione di stati socialisti di tipo comunista, oltre alla URSS.
Diventarono socialcomunisti vari Paesi dell' Europa orientale (costretti) dalla Russia, e alcuni paesi asiatici e africani.
Qui si consolidava un sistema di potere fondato sul
monopolio del partito comunista sullo Stato e sulla società civile.
L'Unione Sovietica e l'Est europeo formavano il cuore del "blocco socialista"; gli altri paesi (dalla Cina a Cuba, dal Vietnam al Mozambico, formavano il "socialismo periferico".
L'URSS vi esercitava una posizione di leadership grazie al suo ruolo di primo Stato socialista della storia, al prestigio acquistato nella lotta vittoriosa contro il nazifascismo, e alla sua forza militare.
In Russia, lo scoppio della guerra fredda rese ancora più rigido il clima politico interno.
Il potere personale di Stalin, assunse forme esasperate, mentre si tentava la ricostruzione economica.
Quando
Gorbaciof fu eletto dal partito alla guida dell' Urss, ammise esplicitamente la necessità di una riforma radicale del sistema; Il mondo socialista crollo di schianto: nel 1989 il collasso dei regimi socialisti dell'Europa orientale decretò la fine del socialismo reale.
Nel 1991 la fine del sistema bipolare USA-URSS fu sancito dallo scioglimento del patto di Varsavia, l'alleanza militare dei paesi del blocco socialista sotto l'egemonia sovietica con cui l'unione Sovietica rinunciava all'egemonia sull'Europa orientale e al ruolo di leader del blocco socialista in competizione con la leadership americana sul blocco occidentale.
22.2. La fine dell'Unione Sovietica.
Il crollo del muro di Berlino ha simbolicamente segnato non solo la fine della divisone del mondo in due blocchi, ma anche il collasso dell'Unione Sovietica.
Il caos in cui era precipitata l'Unione Sovietica sul finire degli anni '80 fece perdere rapidamente a Gorbaciof il controllo della situazione: l'economia era ormai ingovernabile, il paese alla fame, mentre le spinte indipendentiste delle repubbliche federate divenivano sempre più forti.
Contando sull'aiuto finanziario dell'Occidente, Gorbaciof puntava a una trasformazione graduale dell'economia sovietica.
Contro la sua politica, accusata di essere e incerta e troppo condizionata dalla burocrazia conservatrice del Partito, si levò però uno schieramento di riformatori più decisi (più radicali), guidati da
Boris Eltsin.
Essi ottennero un largo successo alle elezioni del marzo 1990 per il rinnovo dei parlamenti delle repubbliche dell'Unione Sovietica e lo stesso Eltsin fu eletto nel maggio 1990 presidente del Soviet supremo della Repubblica Russa, della quale proclamò poco dopo l'indipendenza.
Tra il febbraio e il marzo 1991, si poterono tenere referendum popolari - che votarono l'indipendenza dall'URSS - delle repubbliche baltiche (
Lettonia, Estonia, Lituana), e della
Georgia.
In Giugno le prime elezioni libere a suffragio diretto videro Eltisin trionfare nella nuova Repubblica Russa.
Di fronte all'ormai evidente sfaldamento della stessa Unione Sovietica, le forze conservatrici, tentarono un colpo di Stato: in agosto Gorbaciof fu posto agli arresti domiciliari nella sua dacia in Crimea, Mosca fu occupata militarmente e fu imposta la censura nel paese.
Tuttavia la resistenza della popolazione moscovita, chiamata allo sciopero generale da Eltsin, ebbe infine ragione dei golpisti.
Gorbaciof potè rientrare a Mosca e riprendere il potere, come presidente dell'Urss e come segretario del P.CU.S..; ma ormai il vero vincitore e nuovo leader era Eltsin.
Nei giorni successivi, infatti, Gorbacev si dimise da segretario; l'attività del partito venne sospesa su tutto il territorio dell'URSS, mentre le varie repubbliche proclamavano una dopo l'altra l'indipendenza.
In dicembre le repubbliche sovietiche diedero vita a una Comunità di Stati Indipendenti (CSI); una confederazione di stati, privi di propri organi di governo.
Il 25 dicembre 1991 Gorbacev si dimise da presidente di uno stato che ormai non esisteva più.
22.3. La Russia di Eltsin.
Iniziava così , per la Russia e per le nuove repubbliche che avevano fatto parte dell'URSS, la difficile transizione verso ordinamenti democratici e sistemi economici improntati al modello occidentale.
In Russia, Eltsin, (erede anche sul piano internazionale dell'Unione Sovietica), Eltsin mostrò di voler procedere rapidamente sulla strada del rinnovamento economico e istituzionale del paese.
Prima dovette però stroncare l'opposizione conservatrice, ancora, forte in Parlamento, che cercava di frenare il processo riformatore; nel 1993 Eltsin non esitò a far intervenire contro di essa, asserragliata nella sede dell'Assemblea parlamentare, l'esercito.
Nello stesso anno l'approvazione della nuova Costituzione fece della Russia una Repubblica presidenziale, e nuove elezioni (che diedero la maggioranza al blocco politico raggruppato intorno a Eltsin), completarono la trasformazione istituzionale del paes in Repubblica.
Sotto la presidenza di Eltsin, la Russia intraprese una profonda trasformazione della propria economia, nel segno del liberismo, avviando la ripresa della produzione e degli affari ( anche se a prezzo di forti squilibri sociali), e ristabilendo l'autorità dello Stato sia nei rapporti internazionali sia contro la spinte centrifughe interne.
Ne fu la prova la durissima repressione attuata contro la rivolta separatista della Cecenia, stroncata in un bagno di sangue tra il 1995 e il 1996.
22.4. L'Europa orientale e la crisi jugoslava.
In Jugoslavia la crisi del regime socialista si era manifestata già sul finire degli anni '80, quando, dopo la morte di Tito ( che aveva saputo tenere unite le diverse nazionalità), i contrasti tra le diverse etnie presenti nel paese avevano cominciato ad assumere toni sempre più violenti.
Cominiciarono ad emergere le forti spinte secessioniste coltivate dai partiti nazionalisti delle diverse repubbliche federate.
Nel 1991 prima la
Slovenia e la Croazia, poi la Macedonia, proclamarono la propria indipendenza.
Seguirono l'anno dopo la
Bosnia-Erzegovina.
La
Serbia, la repubblica più grande e meglio armata, si federava con il
Montenegro nel nuovo Stato di Jugoslavia (1992) e cercava di reprimere con la forza militare la secessione delle altre repubbliche.
Un primo conflitto armato oppose serbi e croati per il possesso della Krajina, regione croata con una forte minoranza serba, che tra il 1991 e il 1992 venne in gran parte occupata dalle milizie serbe.
A partire dal 1992 fu la Bosnia, popolata da serbi, croati e musulmani, a diventare teatro di una guerra di inaudita ferocia. Qui si scontrarono le mire espansionistiche della Croazia e soprattutto della Serbia, fautrice di una "grande Serbia" egemone nella regione.
Riesplodevano secolari divisioni etnico-religiose (serbi ortodossi, croati cattolici, bosniaci musulmani) in una spirale di violenza che arrivò a teorizzare e praticare la "
pulizia etnica" ( cioè il massacro di tutti gli individui di etnia diversa, per "pulire" il territorio conquistato).
L'intervento dell'ONU, che condannò le atrocità commesse dalle parti in lotta e inviò in Bosnia nel 1994 propri contingenti a scopi umanitari, non valse a far cessare il conflitto, finché nel 1995 l'intervento armato americano, con la Nato, non consentì all'esercito croato di rioccupare la Krajina ed all'esercito bosniaco di cacciare le milizie serbe che occupavano gran parte della Bosnia.
Si crearono così le condizioni affinché nel 1995 i contendenti accettassero di firmare sotto la mediazione americana gli accordi di Dayton, che riportavano la pace nella martoriata regione, spartendo il territorio della Bosnia-Erzegovina, fermando cos' l'espansionismo serbo e garantendo la sopravvivenza dello Stato bosniaco.
22.5. Guerra e pace in Medio Oriente.
Il Medio Oriente continuava a restare anche dopo il 1989 una della aree più instabili del mondo.
Mentre la questione palestinese manteneva aperto il conflitto arabo-israeliano. Nell'estate del 1990 l'esercitò dell'Iraq invase il vicino emirato del Kuwait e subito dopo il dittatore iracheno Saddam Hussein ne proclamò l'annessione.
Alla fine di novembre l'ONU approvava una risoluzione che imponeva all'Iraq di ritirare le truppe dal Kuwait entro il 15 gennaio, autorizzando in caso contrario l'impiego della forza.
L'ostinato rifiuto di Hussein di obbedire alla risoluzione dell'ONU provocò nel gennaio 1991 l'intervento armato di un'ampia coalizione di Stati sotto l'egida dell'ONU: oltre gli Usa, che intendevano impedire con tutti i mezzi la destabilizzazione di una regione vitale per l'Occidente, i paesi della Nato compresa l'Italia e alcuni paesi arabi, come l'Arabia Saudita e L'Egitto.
La "guerra del Golfo" durò poco più di un mese, dimostrando la straordinaria capacità di distruzione della moderna tecnologia militare dispiegata soprattutto dagli Usa.
Saddam Hussein fu costretto, in febbraio, a ritirare le proprie truppe dal Kawait.
La "guerra del Golfo" aveva rafforzato il ruolo degli Usa in Medio Oriente, ma aveva altresì confermato l'impossibilità di dare un assetto stabile e pacifico alla regione sino a quando la questione palestinese non fosse risolta. Il governo Usa, presieduto dal nuovo presidente Bill Clinton, si fece così promotore di un'azione diplomatica verso tutti gli Stati della regione pertrovare una soluzione alla questione palestinese.
Nel 1993 a Washington, grazie alla mediazione american, si trovò primo accordo di pace fra Israele e i palestinesi dell'OLP; Arafat e Rabin si impegnavano a dare vita a "un'autorità di governo palestinese" nei territori di Gaza e Gerico.
Nello stesso anno la mediazione americana raggiunse un altro importante obiettivo, con la firma dell'accordo di pace tra la Giordania e Israele che si impegnarono a cooperare nel reciproco interesse.
Infine nel 1995 il nuovo accordo di Camp David tra OLP e Israele restituiva anche la Cisgiordania all'amministrazione palestinese. Tale prospettiva suscitò però una durissima opposizione interna in Israele, dove, nel 1995 un giovane israeliano ( estremista di destra) assassina Rabin, accusato di aver tradito Israele.
Nel 1996 la vittoria elettorale della destra israeliana, guidata dal nuovo premier Netanyahu, imponeva un brusco arresto al processo di pacificazione avviato a Rabin.
22.6. Integralismo islamico.
L'integralismo islamico si è diffuso in tutto il mondo arabo, toccando anche paesi di tradizione laica, come la Turchia e soprattutto l'Algeria. Qui la reazione dei gruppi fondamentalisti all'annullamento delle elezioni del '92 ha provocato una serie di spaventosi massacri.
22.7. Stati Uniti e i problemi dell'egemonia mondiale.
Negli Usa, le difficoltà economiche provocarono, nel '92, la sconfitta del presidente repubblicano Bush (padre), che pure aveva riportato notevoli successi in politica internazionale, e l'elezione del democratico Clinton.
Dopo le iniziali incertezze (dovute anche alle difficoltà inerenti al nuovo ruolo degli Usa, diventati l'unica superpotenza mondiale), Clinton accrebbe la sua popolarità grazie soprattutto alla favorevole congiuntura economica, e fu rieletto nel '96.
Fra il '98 e il '99, la posizione del presidente fu minacciata dall'emergere di accuse relative la sua vita privata. Queste accuse, rischiarono di incrinare l'immagine pubblica e il prestigio internazionale di Clinton. E degli stessi Stati Uniti.
Nel novembre 2000, scaduto il secondo mandato di Clinton, George Bush (figlio), fu eletto presidente, per poche centinaia di voti rispetto all'altro candidato Al Gore.
22.8. Verso l'Unità europea.
La disintegrazione del blocco sovietico rompeva in Europa gli equilibri del dopoguerra e proponeva ai paesi dell'Europa comunitaria uniti nella Cee l'urgenza di rilanciare di rilanciare il progetto dell'Unione europea, alla luce sia delle nuove possibilità di cooperazione con i paesi dell'Europa orientale, sia della necessità di controllare i rischi di instabilità politica e sociale che quei paesi correvano nella delicata fase di trasformazione post-comunista.
I 12 paesi della Cee furono così spinti a rilanciare il loro impegno europeista, proponendosi come il polo aggregativi di un'Europa allargata a Oriente in nome della stabilità del continente.
Nel dicembre 1991 essi firmarono pertanto a Maastricht (in Olanda) un trattato che gettava le basi dell'Unione Europea. Il trattato di Maastricht inaugurava una nuova fase del processo di integrazione europea, ponendosi l'obiettivo di una più solida identità all'Europa comunitaria.
Tra gli impegni sottoscritti figuravano:

L'attuazione di una più stretta unione politica.

L'adozione di procedure volte a favorire una maggiore collaborazione nel campo della difesa e della politica estera.

L'istituzione di una Banca Centrale Europea e l'introduzione di una moneta unica. In vista di questo ambizioso traguardo, da raggiungere nel 1999, vennero fissati i parametri ( riguardanti inflazione, debito pubblico, e deficit di bilancio) che i singoli Stati erano tenuti a rispettare per poter far parte dell'Unione Monetaria.
A tal fine il 1° gennaio 1993 entrò in vigore il mercato unico europeo, che toglieva le ultime barriere alla piena liberalizzazione della circolazione di uomini, merci e capitali tra i paesi della CEE.
Nel 1994 l'Europa comunitaria si allargava anche ad Austria, Svezia e Finlandia, arrivando a 15 paesi membri, e veniva rinnovato il Parlamento europeo, dove i socialisti si confermarono come schieramento di maggioranza.
Il trattato di Maastricht spingeva in sostanza gli stati associati ad armonizzare le loro politiche economiche stabilendo parametri uguali per tutti nei conti pubblici. Questa era la condizione indispensabile per adottare un'unica moneta europea, al fine di fare dell'Europa non solo un libero mercato ma anche una grande, stabile, potenza economica.
Tale obiettivo costringeva però i singoli Stati a varare politiche di bilancio restrittive al fine di rientrare nei parametri previsti, proprio in un momento di difficile trasformazione dell'economia mondiale, sollecitata dai processi della terza rivoluzione industriale e alle prese con i gravi problemi delle disoccupazione tecnologica.
22.9. Il dramma dell'Africa.
I problemi della povertà e del sottosviluppo hanno avuto manifestazioni drammatiche soprattutto in Africa, dove sono stati aggravati da una serie di guerre civili (Angola, Etiopia, Somalia, Liberia, Ruanda, Congo).
In Sudafrica, l'elezione a presidente della Repubblica di De Klerk, nel 1989, segnò una svolta nella storia del paese, l'unico al mondo nel quale la segregazione razziale fosse ufficialmente sancita dalla Costituzione.
De Klerk, infatti, si mostrò subito disponibile ad aprire trattative con l'opposizione nera per porre fine al sistema dell'apartheid e già nel 1990 fece scarcerare, dopo quasi trent'anni di prigione, Nelson Mandela, il Leader nero dell'African National Congress (ANC), il partito che guidava la lotta contro l'apartheid.
I negoziati avviati tra De Klerk e Mandela portarono in pochi anni a ridisegnare l'assetto istituzionale del Sudafrica, assegnando la pienezza dei diritti civili e politici anche alla popolazione di colore.
La nuova Costituzione, che per la prima volta metteva sullo stesso piano i cittadini sudafricani al di là della razza, entrò in vigore nel 1994.
Nello stesso anno le prime elezioni a suffragio universale diedero la vittoria al partito di Mandela, il quale assunse la carica di presidente della Repubblica e costituì un governo di Unità nazionale comprendente tutti i maggiori partiti.
22.10. Il risveglio dell'Asia.
Quasi tutti i paesi asiatici hanno fatto registrare, alla fine del ‘900, considerevoli progressi economici. In particolare alcuni paesi del Sud-Est hanno realizzato un rapidissimo sviluppo industriale, seguendo il modello del Giappone.
Anche la Cina ha conosciuto una stagione di grande sviluppo, pur nella permanenza del monopolio politico dei comunisti. In tutti i paesi del continente, con l'eccezione dell'India, la democrazia ha però stentato ad affermarsi.
23. LA SECONDA REPUBBLICA IN ITALIA.
23.1. La crisi del sistema politico.
Con l'espressione seconda repubblica si indica il nuovo assetto politico determinatosi in Italia dopo il 1992-94.
L'ultimo decennio del secolo iniziava, anche per l'Italia, all'insegna di alcune rilevanti novità politiche:
- Molte imprese italiane (Fiat, Olivetti), perdevano competitività sui mercati internazionali.
- L'inflazione, restava al di sopra della media europea.
- Il deficit del bilancio statale, non accennava a ridursi, e questo costringeva il governo a continue emissioni di Obbligazioni, a tassi elevati, con aggravio sul bilancio dello Stato.
- Accresciuta offensiva della criminalità organizzata in Sicilia, in Calabria, in Campania.
Sul piano della vita politica, le novità dei primi anni '90 furono numerose e rilevanti:
· La prima, direttamente legata ai mutamenti in corso nell'URSS e nell'Europa dell'Est, fu la trasformazione del PCI in PDS (Partito Democratico di Sinistra), segretario Occhetto. ( Ma, il nuovo partito, viene abbandonato dall'ala più estrema, che forma il PRC ( Partito di Rifondazione Comunista).
· Sull'opposto versante politico, si consolidarono, nel Settentrione, i movimenti regionalisti e in particolare la Lega Nord.
Le forze politiche cominciarono a prendere in seria considerazione l'ipotesi di una nuova legge elettorale, capace di dare maggiore stabilità all'Esecutivo.
A tenere aperto il problema, contribuì tuttavia, nel giugno '91, lo schiacciante successo elettorale promosso da un comitato composto da esponenti di diversi partiti e presieduto dal democristiano Mario Segni.
Nel febbraio 1992, Cossiga ( allora Capo dello Stato), decideva di sciogliere le camere con lieve anticipo sulla scadenza della legislatura.
Le elezioni si tennero il 5-6 aprile, e registrarono alcune clamorose novità:
· Seccamente sconfitti la DC e il PDS.
· In flessione il PSI
· Più o meno stabili i partiti laici minori.
· Vere vincitrici risultavano nuove forze politiche, tendenzialmente "antisistema": in primo luogo la Lega Nord (guidata da Bossi), e la Rete cioè una nuova formazione, schierata contro il sistema dei partiti (capeggiata da Orlando).
Cadeva quindi nel 1992, l'asse DC-PSI che aveva dato luogo ai due governi Andreotti (1989-1992).
All'indomani delle elezioni, era dunque un Parlamento nuovo e diviso; Andreotti si dimise (24 aprile).
Si dimise anche Cossiga (28 aprile).
Il Parlamento fu subito impegnato a trovare un accordo sul nome del novo capo dello Stato.
IL 25 maggio Scalfaro, Democristiano, allora presidente della Camera, fu eletto presidente della Repubblica.
Da alcuni mesi un nuovo gravissimo scandalo stava coinvolgendo un numero crescente di uomini politici accusati di aver preteso e ottenuto tangenti per la concessione di appalti pubblici.
L'inchiesta, avviata dalla magistratura di Milano, svelava un diffusissimo sistema di finanziamento illegale dei partiti e di autofinanziamento dei politici (denominato "Tangentopoli").
Il sistema poggiava sulla complicità di società e imprenditori privati; dDestinatari principali erano i partiti di maggioranza, in primo luogo la DC e PDS.
In Sicilia si verificavano nel frattempo le stragi di Mafia; venivano uccisi Falcone e Borsellino, due magistrati impegnati nella lotta alla mafia.
Alla crisi dei partiti e all'allarme per l'inarrestabile dilagare della criminalità organizzata, si aggiungevano anche i problemi di crisi produttiva e del pesantissimo ammontare del debito dello Stato.
Caduta la candidatura Craxi, a causa delle indagini che lo avevano investito per lo scandalo delle tangenti, il presidente Scalfaro affidava l'incarico ad un altro socialista, Amato.
Il nuovo governo quadripartito (DC, PSI, PSDI, PRI) affrontò subito il problema finanziario, con interventi di tipo fiscale sui beni immobiliari ed anche mobiliari (tassa una tantum sulle somme depositate sul C/C dei cittadini).
Tali interventi si erano resi indispensabili dopo che, in settembre, una violenta speculazione aveva costretto la lira a uscire dallo SME ( Sistema Monetario Europeo), e il libero mercato aveva deprezzato la nostra moneta di oltre il 20%.
23.2. Una difficile transizione.
Mentre il governo Amato continuava a operare con una certa incisività, il Parlamento non riusciva a risolvere il problema delle riforme istituzionali.
Il tema più discusso era quello della legge elettorale. L'introduzione di un nuovo sistema maggioritario uninominale sembrava a molti la via più rapida per la riforma e la moralizzazione della politica, e per assicurare una certa stabilità di governo.
Il disaccordo tra le forze politiche spianò ancora una volta la strada a una soluzione imposta da un referendum abrogativo.
Il 18 aprile 1993 i cittadini approvarono, a larghissima maggioranza, insieme ad altri sette referendum, il sistema uninominale maggioritario al Senato. Contemporaneamente ad opera di due altri referendum, venne abolito il finanziamento pubblico dei partiti.
Il successo del referendum elettorale suonava come una secca sconfitta per tutti i partiti.
All'indomani dei referendum, Amato, convinto della fine di un'epoca. Annunciò in Parlamento le dimissioni del suo ministero. Il presidente della Repubblica designò allora, il governatore della Banca d'Italia, Ciampi, per formare il nuovo governo.
Ciampi riuscì a varare il suo governo ottenendo l'appoggio della vecchia maggioranza quadripartita (DC, PSI, PSDI, PLI) e l'astensione di PDS, Lega, Verdi e PRI. Si proponeva inoltre di continuare sulla via delle privatizzazioni, della riduzione della spesa pubblica e delle riforme fiscali.
Una importante, verifica per le forze politiche furono le elezioni comunali di giugno. I risultati confermarono l'ascesa della Lega Nord, e decretarono una pesante sconfitta per la DC, il crollo del PSI, e un buon risultato per il PDS.
La Camera e il Senato approvavano definitivamente la nuova legge elettorale che introduceva il sistema maggioritario uninominale, lasciando una quota di seggi pari al 25%, da assegnare con il sistema proporzionale per garantire la rappresentatività in Parlamento anche ai partiti minori.
23.3. L'avvio del bipolarismo.
I partiti della vecchia maggioranza pentapartitica avevano avviato una trasformazione che coinvolgeva gli uomini, e in qualche caso il simbolo e il nome del partito.
Il PSI in crisi profonda, affidava prima a Benvenuto, poi a Del Turco, la segreteria del partito.
La DC, guidata da Martinazzoli, aveva deciso di tornare alle origini e alla vecchia denominazione del primo partito cattolico riprendendo il nome di Partito Popolare Italiano, che trasformò poco dopo in Centro Cristiano Democratico, e l'anno dopo in Cristiani Democratici Uniti.
Nello stesso periodo anche a destra il segretario del MSI, Fini, avviò la trasformazione del suo partito in Alleanza Nazionale, allo scopo di distaccarsi per quanto possibile dalle origini fasciste
Ma l'elemento di maggiore novità fu l'ingresso in politica dell'imprenditore televisivo Berlusconi., proprietario delle tre maggiori televisioni italiane e e del Milan.
Nel giro di qualche mese questi riesce a fondare un proprio movimento, Forza Italia e a costruire un cartello elettorale con la Lega Nord (nell'Italia settentrionale, Polo delle Libertà), e con Alleanza nazionale( nel Centro-Sud, Polo del buon governo). Confluirono in questo schieramento anche i radicali di Pannella, Il CCD e altri politici di centro.
Sul fronte opposto il PDS coagulò intorno a sé ( nel cartello dei progressisti) tutte le forze di sinistra da Rifondazione Comunista ai Socialisti, dai Verdi alla Rete, nonché altri gruppi di recente fondazione come Allenza democratica.
Le elezioni del 24 marzo '94 tenutesi col sistema maggioritario uninominale, portarono al governo Berlusconi. Le ragioni di vittoria di Berlusconi, furono attribuite non solo al sostegno delle sue televisioni, ma soprattutto alla capacità di proporsi come l'unico in grado di sostituire il ceto di governo spazzato via dagli scandali di Tangentopoli.
Costretto a dopo sette mesi a dimettersi per i contrasti sopraggiunti all'interno della maggioranza, gli succedeva un ministero di tecnici presieduto da Dini e sostenuto da uno schieramento di forze di centro-sinistra.
Il governo Dini resse per oltre un anno, contribuendo a migliorare la situazione delle finanze pubbliche, mentre le forze politiche si riorganizzavano in vista delle nuove elezioni.
Intanto, già nelle nuove elezioni anticipate (aprile 1996), si confrontarono due coalizioni:
- Centro-Destra, (Polo delle Libertà) formato da Forza Italia, Alleanza nazionale, CCD, CCU e Radicali
- Centro-Sinistra, (Ulivo) formato da PDS, PPI, ex Scialisti di vari gruppi, Vrdi e da una lista di centro promossa da Dini.
I due schieramenti erano guidati, rispettivamente, da Berlusconi e da Prodi.
Le elezioni videro il successo dell'Ulivo che ottenne la maggioranza assoluta dei seggi al Senato, ma alla Camera dovette contare sull'appoggio di Rifondazione comunista, estranea al programma elettorale dell'Ulivo
Il PDS, con il 21% dei voti espressi scavalcava Forza Italia (20,6%), affermandosi come primo partito del paese: si trattava di un significato successo del segretario D'Alema (succeduto a Occhetto) e del nuovo gruppo dirigente.
Il governo Prodi affrontava l'insieme dei problemi irrisolti del paese, per tentare il rilancio dell'economia e l'occupazione.
23.4. L'Italia nell'Unione Europea.
Il governo di centro-sinistra affrontò il problema del deficit di bilancio, riuscendo a ridurlo nel corso del 1997, e quindi a rientrare nei parametri indicati dal trattato di Maastricht per l'ingresso nell'Unione Monetaria Europea.
Conseguiti questi primi positivi risultati in politica economica, rimanevano pressanti altri problemi, quali:
- La revisione del Welfare State
- L'eredità delle inchieste di Tangentopoli
- L' annosa questione delle riforme istituzionali.
- I correttivi da introdurre nel sistema previdenziale (apparivano necessari onde evitare di caricare sulle generazioni future il costo di un numero elevato di pensionati).
Il prolungamento dell'età media, legato al miglioramento complessivo della condizioni di vita, sommato alla riduzione numerica della classi giovanili, rischiava infatti di collassare il sistema.
Nel 1998 il governo Prodi cadde e fu sostituito da un nuovo centro-sinistra guidato da D'Alema.
Nel 1999 l'Italia partecipò con gli altri paesi della Nato all'intervento militare in Kosovo.
23.5. La società italiana alle soglie del 2000.
Le trasformazioni sociali dell'Italia si misurano ormai con i comportamenti demografici che registrano una spiccata denatalità e un invecchiamento della popolazione.
L'omologazione dei consumi non riesce a nascondere differenze sociali basate soprattutto sulla disuguaglianza dei redditi e dei livelli culturali.