Agenzia web

LAB Arte e New Media

Pittori Campania 
Il regime fascista e i fascismi
Valutazione utente: / 6
ScarsoOttimo 
Scritto da Mario Fabiani   

Il regime fascista e i fascismi

Il fascismo in Italia

 

Nel primo dopoguerra l'Italia si ritrovò a combattere contro i problemi della riconversione industriale, del deficit pubblico, del reinserimento dei reduci. La classe operaia, entusiasmata dagli avvenimenti in Russia, rivendicava miglioramenti economici e maggior potere nelle fabbriche, quando non era apertamente rivoluzionaria. I contadini, che avevano pagato un alto prezzo di sangue, reclamavano le riforme promesse durante la guerra. I ceti medi si organizzavano in associazioni per propugnare i  propri ideali.

In Italia i problemi erano aggravati dallo scarso attaccamento alle istituzioni democratiche, in uno stato giovane che aveva concesso il suffragio universale solo nel 1913, e che era stato guidato fin dall'unità da una classe politica liberal-borghese che si era progressivamente staccata dai problemi del paese reale (esempio più stringente l'intervento deciso contro la volontà popolare).

In questo quadro prendevano sempre più piede i partiti e movimenti di massa, come:

i cattolici, che nel 1919 fondano il Partito Popolare Italiano (don Sturzo). Ufficialmente il partito è aconfessionale, ma in realtà è molto legato alla Chiesa, e vi confluiscono i soggetti più diversi, dai sindacalisti delle leghe bianche agli ex-democristiani ai clerico-moderati. Rappresenta comunque una svolta perchè finalmente i cattolici diventano soggetto attivo della politica.

I socialisti, che aumentano i propri iscritti in maniera notevole nel dopoguerra. Nel partito era di netta maggioranza la corrente massimalista, di osservanza marxista, che teorizzava la rivoluzione e la dittatura del proletariato, guardando con ammirazione alla Russia. C'erano anche correnti più estremiste, che volevano l'azione rivoluzionaria diretta (Gramsci, Togliatti) ed erano affascinati dall'esperienza dei soviet. In ogni caso il socialismo italiano era schierato su posizioni radicali, che gli precludevano ogni accordo con gli ambienti borghesi, spaventati dalla rivoluzione e offesi dagli atteggiamenti pacifisti anti-patriottici. Questi atteggiamenti favorirono anche la nascita di movimenti ultra-nazionalisti, quali ad esempio i fasci di combattimento di Mussolini (1919).

Mussolini inizialmente si schiera a sinistra e per la Repubblica, ma allo stesso tempo è contro i socialisti, e promuove l'intolleranza e le azioni violente (assalto alla sede dell'Avanti).

Alla fine della guerra, l'Italia aveva visto scomparire dalla scena il nemico di sempre, l'Impero Austro-Ungarico, ma erano anche state disconosciute le clausole del patto di Londra che riguardavano la Dalmazia e Fiume, a causa dell'opposizione del presidente USA Wilson. Il governo Orlando non riuscì a risolvere la situazione alla conferenza di Parigi, e fu sostituito dal governo Nitti. L'opinione pubblica borghese in Italia era delusa e si comincia a parlare di vittoria mutilata (D'Annunzio) e di incapacità della classe politica a tutelare gli interessi italiani.

In questo clima matura l'impresa di D'Annunzio, che con un gruppo di volontari e militari ribelli occupa Fiume e la dichiara territorio italiano. La reggenza di D'Annunzio dura quindici mesi durante i quali si sperimentano riti collettivi che si ritroveranno nei futuri regimi totalitari.

Dopo due anni (biennio rosso) di agitazioni sociali sia da parte degli operai che dei contadini, totalmente scollegate tra di loro e a volte anche in conflitto, le elezioni di fine 19 portano ad una situazione di scarsa governabilità, con il crollo dei tradizionali partiti liberali e il trionfo di quelli di massa (cattolici e socialisti).

Fu chiamato al governo Giolitti che tentò di portare avanti alcune riforme, come la tassazione dei guadagni azionari e dei sovraprofitti delle industrie di guerra. Il maggior risultato fu comunque il trattato di Rapallo, dove all'Italia venne riconosciuta Trieste Gorizia e l'Istria. Questo pose fine all'impresa fiumana. D'Annunzio fu attaccato dall'esercito regolare e dovette cedere.

Il tentativo di Giolitti di depotenziare i socialisti facendo concessioni non funzionò, e nell'autunno del 1920 i sindacati (CGL) dei metalmeccanici per protesta occuparono le fabbriche.

Le aspettative rivoluzionarie degli occupanti vennero però deluse, tutto si risolse in una vittoria sindacale, grazie anche alla mediazione di Giolitti. Ciò provocò spaccature nei movimenti di sinistra, tra riformisti, rivoluzionari e massimalisti. La rottura si accentuò con la scissione dell'estrema sinistra che fondò il Partito Comunista (1921) aderendo alla Terza Internazionale.

Negli anni successivi al biennio rosso si sviluppò in Italia il fenomeno del fascismo agrario. Mussolini diede una svolta alla politica dei fasci, orientandosi sull'organizzazione paramilitare e sulle operazioni anti-socialiste, in modo da cavalcare le paure scaturite dagli anni di agitazioni sociali.

Nelle campagne del Nord dominate dalle leghe rosse, orientate alla socializzazione della terra, esistevano sacche di malcontento che il fascismo sfruttò a suo favore. Con il pretesto di reagire ad episodi di violenza da parte socialista, i fascisti scatenarono un'offensiva contro le amministrazioni locali socialiste, le camere del lavoro, le case del popolo. I proprietari terrieri cominciarono a finanziarli per contrastare il potere delle leghe rosse. Lo squadrismo fece proseliti tra gli ex-militari, giovani borghesi e giovanissimi ansiosi di combattere.

Le leghe rosse vennero sciolte e gli aderenti Invitati ad iscriversi a nuove organizzazioni fasciste, che si proponevano di favorire lo sviluppo della piccola proprietà terriera.

Naturalmente il fascismo godette anche di appoggi da parte della classe politica di governo, delle forze dell'ordine e della magistratura, che lo vedevano come uno strumento da usare per combattere le rivendicazioni dei rossi. Persino Giolitti pensò di potersene servire per riportare al potere i liberali.

Nelle elezioni anticipate del 1921 alcuni candidati fascisti, grazie ai cosiddetti blocchi nazionali (liste combinate con i liberali e conservatori) riescono a farsi eleggere al Parlamento.

Il governo Bonomi cercò di pacificare le parti in lotta con la firma di un patto di non aggressione, che però Mussolini, spinto dalle correnti estremiste, sconfessò poco dopo, fondando il Partito Nazionale Fascista (1922).

Il governo liberale era sempre più debole, e i fascisti operavano azioni sempre più devastanti procedendo addirittura all'occupazione di intere città.

I socialisti non riuscirono a opporsi, e troppo tardi si dissero disponibili a formare un governo di coalizione. La decisione di proclamare uno sciopero generale si risolse in un ulteriore inasprimento delle azioni dei fascisti, che atteggiandosi a difensori dell'ordine si accanirono contro tutte le organizzazioni operaie e socialiste.

Una volta sconfitto il movimento operaio, il fascismo si pose il problema della conquista del potere.  Mussolini cominciò a cercare intese negli ambienti liberali e conservatori, rinnegò il suo passato repubblicano dichiarandosi fedele alla monarchia, si guadagnò anche l'appoggio degli industriali promettendo riforme che favorissero l'iniziativa privata. Nello stesso tempo preparò l'iniziativa militare con il progetto di una marcia su Roma e di un colpo di stato.

Il 27 ottobre 1922 iniziò la marcia su Roma. Il re si rifiutò di firmare lo stato di assedio, impedendo all'esercito di intervenire e spianando la strada ai fascisti. Mussolini venne chiamato a capo di un governo composto, oltre che dai fascisti, anche da esponenti liberali, conservatori e popolari.

Molti si illusero che il fenomeno fascista si fosse esaurito con l'arrivo al potere. In realtà era prossimo il cambio di regime.

I primi provvedimenti del governo furono l'istituzione del Gran Consiglio del fascismo, che aveva il compito di raccordare il partito con il governo, e delle milizie volontarie per la sicurezza nazionale, praticamente una legalizzazione degli squadristi.

Le violenze ai danni degli oppositori continuarono, e assunsero quasi un carattere istituzionale. Il movimento sindacale e operaio subì forti danni, e fu costretto alla clandestinità.

Sul piano economico il fascismo potè così mantenere le promesse di favorire l'iniziativa privata, alleggerendo le tasse sulle imprese e abolendo i monopoli pubblici.

Il fascismo ottenne anche l'appoggio della chiesa, che con Pio XI era tornata a posizioni conservatrici, e considerava i fascisti un baluardo contro la rivoluzione socialista. Ci fu la riforma Gentile della scuola, e praticamente lo scioglimento del partito popolare, ormai un ostacolo sulla strada della normalizzazione stato-chiesa.

Mussolini emanò una riforma della legge elettorale in senso maggioritario, che prevedeva un forte premio di maggioranza. Nello stesso tempo continuò l'opera di intimidazione e repressione delle forze di opposizione, già molto divise al loro interno.

Nelle elezioni del 24, il fascismo ottiene il 65% dei voti, dimostrando di essersi ormai sostituito all'oligarchia liberale nella guida del blocco conservatore.

Nel giugno 1924, Giacomo Matteotti, deputato socialista, viene ucciso dopo aver pronunciato un duro atto di accusa al fascismo in Parlamento. Per un breve periodo il regime fascista sembra sul punto di crollare, fatto bersaglio dell'indignazione dell'opinione pubblica.

L'opposizione però non sfrutta l'occasione, e l'unica iniziativa che riesce a prendere è quella di ritirarsi sull'Aventino, rifiutando di partecipare ai lavori parlamentari. Si spera in un intervento del re o dei fiancheggiatori liberali di Mussolini, ma nessuno interviene e Mussolini passa al contrattacco, assumendosi tutta la responsabilità degli avvenimenti. Subito dopo scatena una repressione durissima verso i partiti democratici, dando di fatto inizio alla dittatura.

Dopo il gennaio 1925 il regime mostra apertamente il suo aspetto autoritario, con una serie di iniziative contro gli organi di informazione “non allineati” e i movimenti sindacali. Le leggi “fascistissime” del 1926 danno la mazzata definitiva allo stato liberale: viene emanato il codice Rocco, si rafforzano i poteri del capo del governo, si aboliscono i sindacati, i partiti e le pubblicazioni non fasciste, viene reistituita la pena di morte per reati contro la sicurezza dello stato, si istituiscono tribunali speciali composti da militari.

 

Nel 1928 poi viene introdotta la riforma elettorale con la lista unica, e si istituzionalizza il Gran Consiglio del Fascismo. Nasceva lo stato totalitario.

 

La crisi della democrazia

All'indomani della prima guerra mondiale, le istituzioni liberal-democratiche entrarono in una fase di crisi. Parve a tutti che non fossero abbastanza forti per tutelare gli interessi nazionali, e che non garantissero il benessere delle popolazioni.

Soprattutto dopo la grande crisi economica del 1929,  ci si convinse che si doveva scegliere tra il comunismo sovietico e l'autoritarismo di destra.

I nuovi regimi fascisti però, si connotavano soprattutto per la loro intenzione di dar vita ad una vera e propria trasformazione della società, ad un nuovo ordine politico e sociale.

Dal punto di vista politico, i fascismi si connotano per l'accentramento del potere nelle mani di un capo carismatico, il rigido controllo dell'informazione e della cultura, l'inquadramento di tutta la popolazione in organizzazioni di massa.

Sul piano economico, il vagheggiamento di una terza via tra capitalismo e socialismo si materializzò in realtà nella repressione del movimento sindacale e in rafforzamento dell'intervento statale nell'economia.

I fascismi suscitarono entusiasmo soprattutto nei ceti medi, che vi vedevano un'alternativa valida alla spaventevole rivoluzione comunista, la possibilità di avere una guida autorevole, di essere inquadrati in una organizzazione precisa e gerarchica basata sul merito,  l'identificazione di un nemico certo. Alla fine una sorta di protezione contro l'anonimato della massificazione incombente.

Pur proponendosi come antidoto alla società di massa, i fascismi ne seppero utilizzare al meglio gli strumenti di comunicazione (radio, cinema) e di organizzazione (associazioni, gruppi giovanili), riuscendo così ad estendere il proprio controllo in maniera invasiva su tutta la società. Da qui la definizione di totalitarismo.

 
< Prec.   Pros. >