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L'ascesa del nazismo in Germania
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Scritto da Mario Fabiani   

L'ascesa del nazismo in Germania


L'ascesa dei nazisti in Germania ha inizialmente qualche similitudine con quella dei fascisti italiani. Il movimento di Hitler all'inizio degli anno 20 è poco più di un gruppuscolo di estremisti nazionalisti, che usa metodi violenti contro gli avversari politici e organizza una sua struttura paramilitare, le SA di Ernst Rohm. Dopo il fallito colpo di stato del 1923, Hitler cerca di dare un aspetto più rispettabile al partito rinunciando alle teorie riformiste più estreme (che comprendevano riforma agraria e nazionalizzazione delle industrie) ottenendo così l'appoggio di un certo settore di borghesia capitalistica.

Durante la detenzione dopo l'arresto per il tentativo di colpo di stato, Hitler elabora le sue teorie politiche e le manifesta nel Mein Kampf: supremazia della razza ariana, identificata con il popolo tedesco, su tutta l'Europa, eliminazione degli elementi contaminanti (ebrei in primo luogo), creazione di una Grande Germania con il recupero dei territori perduti a Parigi, espansione a est a spese dei popoli slavi (anch'essi considerati razza inferiore).

Nelle elezioni del 24 e del 28 i nazisti ottengono risultati molto deludenti, ma dopo la grande crisi del 29 le condizioni cambiano. Ridotti nuovamente in miseria, la maggioranza dei tedeschi perse ogni fiducia nel sistema democratico e nei partiti che lo sostenevano. La destra dei militari e dell'alta borghesia cominciò a coltivare tendenze estremiste e ad appoggiare il nazismo. A sinistra invece si fecero più forti le tendenze rivoluzionarie dei comunisti.

Il nazismo, così come il fascismo in Italia, fece breccia nei ceti medi, proponendo un'ideologia patriottica e facili capri espiatori su cui sfogare la rabbia per le difficoltà economiche, oltre che il senso di appartenenza ad un'organizzazione forte e protettiva.

Nelle elezioni del 1930, indette dal cancelliere Bruning dopo un anno di politica di austerità e privazioni, prevalsero gli schieramenti estremi: comunisti e nazisti. Nel 1932 la crisi economica toccò l'apice. C'erano sei milioni di disoccupati, e molti andarono a infoltire le schiere naziste. Cominciarono una serie di violenti scontri tra le SA e i comunisti.

Nel marzo del 1932 le elezioni presidenziali videro prevalere il vecchio maresciallo Hindenburg su Hitler, ma il nuovo presidente, condizionato da ambienti conservatori, non riuscì a proporre governi credibili. In nuove elezioni nello stesso anno i nazisti guadagnarono ancora consensi, e Hindenburg si vide costretto a convocare Hitler e ad affidargli l'incarico di creare un nuovo governo. Anche in questo caso, come in Italia, i conservatori si illusero di aver ingabbiato Hitler.

Nel febbraio 1933, l'incendio del Reichstag, probabilmente appiccato dagli stessi nazisti, viene attribuito ad uno squilibrato comunista, e questo dà il pretesto a Hitler per promulgare leggi repressive nei confronti del partito comunista (in pratica dichiarato fuorilegge) e della stampa di opposizione.

Successivamente Hitler fece approvare al parlamento un mandato di poteri straordinari al capo del governo, quindi iniziò a sciogliere tutti i partiti dell'arco costituzionale, dai socialdemocratici ai cattolici di centro. Alla fine l'unico partito legalmente riconosciuto diventò quello nazista.Al fine di risolvere i contrasti con gli ambienti militari e conservatori che ne avevano permesso l'ascesa al potere, Hitler decise di sacrificare le SA, procedendo ad un massacro (la notte dei lunghi coltelli) tramite la sua nuova milizia personale, le SS.I militari quindi permisero a Hitler di sostituire il defunto Hindenburg come presidente della Repubblica. Hitler assumeva quindi anche il comando supremo delle forze armate.

Nasceva così il Terzo Reich, accentrato sulla figura carismatica del Fuhrer, il capo, che fungeva da fonte del diritto e massimo interprete della volontà del popolo. Il tramite con le masse era costituito dal partito e dalle organizzazioni di massa (come quelle fasciste): la Hitlerjugend, il Fronte del Lavoro. All'interno di queste organizzazioni doveva costituirsi una comunità di popolo, dalla quale naturalmente erano esclusi i non ariani e naturalmente gli ebrei, investiti del ruolo di capri espiatori, il “nemico interno” da abbattere.

Gli ebrei in Germania erano una minoranza molto attiva ed integrata, ricoprivano incarichi importanti nell'industria e nelle professioni. Contro di loro si sollevò un'ondata di odio razzista e classista senza precedenti.

Nel 1935 furono promulgate le Leggi di Norimberga, che negavano la parità dei diritti e proibivano i matrimoni misti. La discriminazione e l'emarginazione portarono molti ebrei alla fuga dalla Germania nel periodo fra il 33 e il 39. Nel 1938 la notte dei cristalli fu il culmine di un'escalation di violenza distruttiva che fece numerose vittime e distruzioni. La vita per gli ebrei nel Reich diventò impossibile, fino alla concezione della soluzione finale durante il secondo conflitto mondiale.

La politica di purificazione della razza non si rivolse solo agli ebrei, ma anche ai malati di mente, agli zingari, ai portatori di malattie ereditarie.

L'opposizione al nazismo in Germania fu sempre molto debole. I comunisti vennero praticamente annientati, i socialdemocratici si rifugiarono all'estero. La chiesa cattolica stipulò addirittura un concordato nel 33 in cui si salvaguardava il suo ruolo. I protestanti si adattarono.

Nel reprimere le opposizioni sicuramente giocarono un ruolo importante le polizie (Gestapo, SS) e i campi di concentramento, ma il nazismo godette anche di un ampio consenso.

La politica estera, improntata al ritorno della Germania al suo ruolo di grande potenza, e la ripresa economica, stimolata anche dal riarmo e dai lavori pubblici, contribuirono sicuramente al successo di Hitler presso l'opinione pubblica. L'industria si sviluppò anche grazie alla militarizzazione delle fabbriche e alla soppressione delle rappresentanze sindacali. L'occupazione crebbe ininterrottamente sino ad arrivare alla piena nel 39.

L'apparato di propaganda nazista si servì dei mezzi più moderni per proporre un modello di società preindustriale, ruralista, basato sul mito di una razza superiore e libera, ma legata alla terra di origine. La politica culturale nazista investì tutti i settori, dal cinema alla letteratura alla stampa, con la creazione di un ministero della propaganda, affidato a Joseph Goebbels.

Un'altra caratteristica del nazismo fu il ricorso alle grandi cerimonie pubbliche, ai riti collettivi che coinvolgevano centinaia di migliaia di persone in una sorta di liturgia laica che rispondeva ai bisogni emotivi di una popolazione disorientata dalla civiltà industriale.

 
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