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L'ascesa del nazismo in Germania
L'ascesa dei nazisti in Germania ha inizialmente qualche similitudine
con quella dei fascisti italiani. Il movimento di Hitler all'inizio degli anno
20 è poco più di un gruppuscolo di estremisti nazionalisti, che usa metodi
violenti contro gli avversari politici e organizza una sua struttura paramilitare,
le SA di Ernst Rohm. Dopo il fallito colpo di stato del 1923, Hitler cerca di
dare un aspetto più rispettabile al partito rinunciando alle teorie riformiste
più estreme (che comprendevano riforma agraria e nazionalizzazione delle
industrie) ottenendo così l'appoggio di un certo settore di borghesia
capitalistica.
Durante la detenzione dopo l'arresto per il
tentativo di colpo di stato, Hitler elabora le sue teorie politiche e le
manifesta nel Mein Kampf: supremazia della razza ariana, identificata con il
popolo tedesco, su tutta l'Europa, eliminazione degli elementi contaminanti
(ebrei in primo luogo), creazione di una Grande Germania con il recupero dei
territori perduti a Parigi, espansione a est a spese dei popoli slavi
(anch'essi considerati razza inferiore).
Nelle elezioni del 24 e del 28 i nazisti
ottengono risultati molto deludenti, ma dopo la grande crisi del 29 le
condizioni cambiano. Ridotti nuovamente in miseria, la maggioranza dei tedeschi
perse ogni fiducia nel sistema democratico e nei partiti che lo sostenevano. La
destra dei militari e dell'alta borghesia cominciò a coltivare tendenze
estremiste e ad appoggiare il nazismo. A sinistra invece si fecero più
forti le tendenze rivoluzionarie dei comunisti.
Il nazismo, così
come il fascismo in Italia, fece breccia nei ceti medi, proponendo un'ideologia
patriottica e facili capri espiatori su cui sfogare la rabbia per le difficoltà
economiche, oltre che il senso di appartenenza ad un'organizzazione forte e
protettiva.
Nelle elezioni del 1930, indette dal
cancelliere Bruning dopo un anno di politica di austerità e
privazioni, prevalsero gli schieramenti estremi: comunisti e nazisti. Nel 1932
la crisi economica toccò l'apice. C'erano sei milioni di disoccupati, e molti andarono a
infoltire le schiere naziste. Cominciarono una serie di violenti scontri tra le
SA e i comunisti.
Nel marzo del 1932 le elezioni
presidenziali videro prevalere il vecchio maresciallo Hindenburg su Hitler, ma
il nuovo presidente, condizionato da ambienti conservatori, non riuscì a
proporre governi credibili. In nuove elezioni nello stesso anno i nazisti
guadagnarono ancora consensi, e Hindenburg si vide costretto a convocare Hitler
e ad affidargli l'incarico di creare un nuovo governo. Anche in questo caso,
come in Italia, i conservatori si illusero di aver ingabbiato Hitler.
Nel febbraio 1933, l'incendio del
Reichstag, probabilmente appiccato dagli stessi nazisti, viene attribuito ad
uno squilibrato comunista, e questo dà il pretesto a Hitler
per promulgare leggi repressive nei confronti del partito comunista (in pratica
dichiarato fuorilegge) e della stampa di opposizione.
Successivamente Hitler fece approvare al
parlamento un mandato di poteri straordinari al capo del governo, quindi iniziò a
sciogliere tutti i partiti dell'arco costituzionale, dai socialdemocratici ai
cattolici di centro. Alla fine l'unico partito legalmente riconosciuto diventò
quello nazista.Al fine di risolvere i contrasti con gli ambienti
militari e conservatori che ne avevano permesso l'ascesa al potere, Hitler
decise di sacrificare le SA, procedendo ad un massacro (la notte dei lunghi
coltelli) tramite la sua nuova milizia personale, le SS.I militari quindi permisero a Hitler di
sostituire il defunto Hindenburg come presidente della Repubblica. Hitler
assumeva quindi anche il comando supremo delle forze armate.
Nasceva così il Terzo Reich, accentrato sulla figura carismatica del
Fuhrer, il capo, che fungeva da fonte del diritto e massimo interprete della
volontà del popolo. Il tramite con le masse era costituito dal partito e dalle
organizzazioni di massa (come quelle fasciste): la Hitlerjugend, il Fronte del
Lavoro. All'interno di queste organizzazioni doveva costituirsi una comunità di
popolo, dalla quale naturalmente erano esclusi i non ariani e naturalmente gli
ebrei, investiti del ruolo di capri espiatori, il “nemico interno” da
abbattere.
Gli ebrei in Germania erano una minoranza
molto attiva ed integrata, ricoprivano incarichi importanti nell'industria e
nelle professioni. Contro di loro si sollevò un'ondata di odio
razzista e classista senza precedenti.
Nel 1935 furono promulgate le Leggi di
Norimberga, che negavano la parità dei diritti e
proibivano i matrimoni misti. La discriminazione e l'emarginazione portarono
molti ebrei alla fuga dalla Germania nel periodo fra il 33 e il 39. Nel 1938 la
“notte dei cristalli” fu il culmine di un'escalation di violenza distruttiva che fece
numerose vittime e distruzioni. La vita per gli ebrei nel Reich diventò
impossibile, fino alla concezione della “soluzione finale”
durante il secondo conflitto mondiale.
La politica di “purificazione
della razza” non si rivolse solo agli ebrei, ma anche ai malati di mente, agli
zingari, ai portatori di malattie ereditarie.
L'opposizione al nazismo in Germania fu sempre molto debole. I
comunisti vennero praticamente annientati, i socialdemocratici si rifugiarono
all'estero. La chiesa cattolica stipulò addirittura un concordato nel 33 in cui
si salvaguardava il suo ruolo. I protestanti si adattarono.
Nel reprimere le opposizioni sicuramente
giocarono un ruolo importante le polizie (Gestapo, SS) e i campi di
concentramento, ma il nazismo godette anche di un ampio consenso.
La politica estera, improntata al ritorno
della Germania al suo ruolo di grande potenza, e la ripresa economica,
stimolata anche dal riarmo e dai lavori pubblici, contribuirono sicuramente al
successo di Hitler presso l'opinione pubblica. L'industria si sviluppò
anche grazie alla militarizzazione delle fabbriche e alla soppressione delle
rappresentanze sindacali. L'occupazione crebbe ininterrottamente sino ad
arrivare alla piena nel 39.
L'apparato di propaganda nazista si servì
dei mezzi più moderni per proporre un modello di società
preindustriale, ruralista, basato sul mito di una razza superiore e libera, ma
legata alla terra di origine. La politica culturale nazista investì
tutti i settori, dal cinema alla letteratura alla stampa, con la creazione di
un ministero della propaganda, affidato a Joseph Goebbels.
Un'altra caratteristica del nazismo fu il
ricorso alle grandi cerimonie pubbliche, ai “riti”
collettivi che coinvolgevano centinaia di migliaia di persone in una sorta di “liturgia” laica
che rispondeva ai bisogni emotivi di una popolazione disorientata dalla civiltà
industriale.
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