| La guerra in Jugoslavia |
| Scritto da Mario Fabiani | |
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La guerra in Jugoslavia
Uno dei più sanguinosi conflitti locali scatenatisi dopo la caduta del
regime comunista avvenne nei paesi della ex-Jugoslavia nei primi anni 90. Dopo
la proclamazione di indipendenza di Slovenia, Croazia e Macedonia, avvenuta nel
1991, la Serbia di Milosevic iniziò una guerra contro i croati che ebbe come
teatro principale la Bosnia, anch'essa proclamatasi indipendente nel 1992, e
stato cuscinetto tra i due contendenti. La guerra fu caratterizzata da atrocità
contro i civili, massacri e deportazioni, soprattutto da parte dei serbi, che
si diedero alla “pulizia etnica” delle zone occupate. La guerra continuò, nonostante gli interventi di UE e ONU, fino al 1995, quando intervennero gli USA. Fu deciso un intervento armato della NATO nei confronti della Serbia, e alla fine vennero firmati accordi di pace a Dayton il 21 novembre di quell'anno. Un'ulteriore crisi nella stessa zona si verificò nel 1998, quando gli indipendentisti del Kossovo si ribellarono alla dominazione serba. La durissima repressione serba portò ancora una volta la NATO ad intervenire (anche l'Italia) con bombardamenti sul territorio serbo e la creazione di campi profughi in Albania e Macedonia per accogliere i kossovari. L'intervento provocò la reazione della Russia, tradizionale alleata dei serbi, ma proprio grazie alla mediazione russa si arrivò ad un accordo nel giugno del 99, affidando alla Nato la gestione del Kossovo (tuttora la questione è aperta). La vicenda provocò anche il definitivo tramonto del regime di Milosevic, che lasciò il posto nel 2000 ad un governo democratico. |
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