Agenzia web

LAB Arte e New Media

Pittori Campania 
I fronti popolari e la guerra civile spagnola
Valutazione utente: / 4
ScarsoOttimo 
Scritto da Mario Fabiani   

I fronti popolari e la guerra civile spagnola

 

Alla fine del 1933, Hitler decise di ritirare la Germania dalla Conferenza Internazionale di Ginevra (dove si discuteva di disarmo) e successivamente dalla Società delle Nazioni. Queste prese di posizione, che si basavano sul rifiuto della nuova Germania ai trattati di pace di Versailles e all'accordo di Locarno (1925), preoccuparono non poco gli altri paesi europei, che temevano la rottura dell'equilibrio faticosamente raggiunto tra vincitori e vinti della prima guerra mondiale.

Inizialmente anche l'Italia fascista, pur riconoscendosi nelle idee revisioniste tedesche, si oppone alle mire espansionistiche di Hitler in Austria (1934) e condanna insieme a Francia e GB il riarmo della Germania deciso nel 1935. In seguito però l'Italia, con l'attacco all'Etiopia, si sarebbe staccata dalle alleanze tradizionali per riavvicinarsi ai tedeschi.

Nel quadro di una sicurezza internazionale non più garantita, si inserisce il cambio di atteggiamento dell'URSS, che fino al 33 si era attenuta ad una politica di rifiuto del trattato di Versailles e di sostanziale assimilazione dei regimi fascisti a quelli democratici borghesi.

L'avvento al potere di Hitler, considerato una minaccia per l'URSS, convince Stalin ad aderire alla Società delle Nazioni, e successivamente a stipulare un trattato militare con la Francia.

Successivamente, anche il Comintern si adatta alle nuove indicazioni di politica estera, e nel VII Congresso (1935) la parola d'ordine diventa quella della lotta al fascismo. I partiti comunisti possono finalmente cercare alleanze politiche con le forze democratiche liberali e socialdemocratiche, per costituire fronti popolari in grado di prendere il potere nei paesi democratici e frenare l'avanzata dei fascismi.

La prima applicazione dei fronti popolari avvenne in Francia, dove socialisti e comunisti si unirono contro i tentativi di colpo di stato dell'estrema destra nel 1934,  e firmarono un patto di unità d'azione.

Mentre l'Italia e la Germania insistevano nella violazione degli accordi internazionali attaccando l'Etiopia e militarizzando la Renania, i fronti popolari ottenevano successi elettorali in Spagna e in Francia, dove si formarono governi di sinistra acclamati da grandi manifestazioni popolari.

In Francia però le  notevoli conquiste sindacali ottenute dagli operai portano l'economia sull'orlo del collasso, con l'innesco di un forte processo inflazionistico e la fuga di capitali all'estero. Dopo due anni di attacchi dell'estrema destra e contrasti interni, l'esperienza del fronte popolare si concluse.

 

La guerra civile in Spagna

 

Fra il 1936 e il 1939 si scatenò in Spagna una guerra civile che vide contrapposti due blocchi ideologici, e che traeva le sue origini dagli avvenimenti politici dei primi anni 30.

Dopo la caduta della dittatura di Primo de Rivera e della monarchia, il governo repubblicano spagnolo aveva resistito ad un colpo di stato militare (1932) e ad una insurrezione anarchica (1934). La situazione sociale del paese era molto tesa, caratterizzata dalla contrapposizione tra una classe dominante (aristocrazia terriera, appoggiata dalla chiesa) fortemente reazionaria e una classe operaia e contadina di tendenze anarchiche.

Quando nel 1936 il fronte popolare, con i comunisti, vince le elezioni e va al governo, si scatenano una serie di rivolte popolari che colpiscono gli ex-ceti dominanti (proprietari terrieri, notabili, clero). Questi ultimi reagiscono finanziando lo squadrismo delle Falangi e fomentando un colpo di stato militare.

I militari ribelli partono dalla colonia del Marocco nel luglio 36, e sotto la guida di una giunta di ufficiali capeggiata da Francisco Franco, conquistano la Spagna sud-occidentale. IL governo repubblicano però resiste grazie ad una parte delle forze armate e alla mobilitazione popolare, e riesce a mantenere la parte nord-est del paese (la più ricca) e la capitale.

L'Italia e la Germania si mobilitarono subito in aiuto di Franco, con l'invio di truppe volontarie e materiale bellico. La germania inviò soprattutto aerei e piloti, sperimentando in terra spagnola l'efficienza della sua aviazione.

Nessun aiuto invece giunse alla repubblica dalle potenze democratiche. La GB si mantenne neutrale, nutrendo in realtà simpatie per i franchisti. La Francia tentò di promuovere una politica di non intervento impegnando anche Germania e Italia in un trattato che però non venne mai rispettato.

Solo l'URSS si impegnò inviando materiale bellico e favorendo la formazione delle Brigate Internazionali, formate da antifascisti provenienti da tutti i paesi. Tra questi anche italiani e tedeschi che cercarono di combattere il fascismo fuori dai confini dei loro paesi. L'operazione fu però rilevante più sul piano politico che su quello militare.

Mentre Franco rinsaldava la sua azione ottenendo l'appoggio dell'aristocrazia terriera, del clero e anche della borghesia moderata, spaventata dalla rivoluzione anarchica, il fronte popolare si spaccava sia sulla strategia militare che sull'organizzazione politica. I contrasti in particolare contrapponevano gli anarchici (insofferenti a qualsiasi inquadramento militare o politico) e gli altri partiti, che volevano continuare la lotta uniti contro i fascisti. Si giunse persino ad uno scontro armato a Barcellona tra anarchici e comunisti. Questi ultimi, forti dell'aiuto dell'URSS, si diedero ad una politica repressiva stalinista che portò all'eliminazione fisica di molti militanti anarchici.

Le divisioni nel fronte popolare portarono anche all'affievolirsi dell'appoggio delle popolazioni e favorirono l'avanzata franchista. Nel 38 i franchisti riuscirono a spaccare in due il territorio controllato dai repubblicani. A questo punto anche l'URSS si tirò fuori dalla partita, e nel 1939 un'offensiva finale dei nazionalisti portò alla conquista di Madrid.

La guerra civile, che provocò 500.000 morti e danni economici incalcolabili, si configurò come un'anticipazione della seconda guerra mondiale, sia per il suo carattere di conflitto ideologico che per l'uso di tecniche militari “moderne” (bombardamenti, rappresaglie, rastrellamenti).
 
< Prec.   Pros. >