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l Medio Oriente, la
nascita di Israele e la questione palestinese
In Medio Oriente già dagli inizi del secolo si era sviluppato un
movimento nazionalista arabo, che lottò prima contro l'impero ottomano, poi
contro le potenze coloniali. Il movimento aveva due componenti, una
tradizionalista, che spingeva per l'applicazione della legge islamica a tutti
gli aspetti della società, la seconda laica e nazionalista, portata avanti
soprattutto dalle borghesie locali e dai militari. Quest'ultima tendenza si
rivelò momentaneamente vincente.
Dopo la seconda guerra mondiale, le potenze
ex-coloniali dovettero riconoscere l'indipendenza della transgiordania, della
Siria e del Libano. Nel 1945 questi paesi, insieme all'Iraq, all'Egitto,
all'Arabia Saudita e allo Yemenformarono la Lega degli Stati Arabi, con scopi
di cooperazione economica e politica.
Rimase il problema della Palestina, che la GB avrebbe dovuto rendere
indipendente nel 1939, ma era contesa tra arabi ed ebrei, L'immigrazione ebrea
in Palestina aveva ripreso vigore negli anni della guerra, a causa delle
persecuzioni naziste. Il movimento sionista riprese a fare pressioni per la
creazione di uno stato, trovando l'appoggio dell'opinione pubblica occidentale
e degli USA.
Gli inglesi però
non volevano inimicarsi gli alleati arabi, e si opposero. I sionisti passarono
quindi alla lotta armata e al terrorismo contro gli arabi e gli inglesi. Questi
ultimi, resisi conto che la situazione era oramai incontrollabile, decisero di
ritirarsi nel maggio 48 e lasciarono la questione nelle mani dell'ONU. L'ONU
decretò la creazione di due stati, uno israeliano e l'altro palestinese, ma la
soluzione non venne approvata dagli arabi.
Una volta ritirati gli inglesi, gli
israeliani decretarono la nascita dello Stato d'Israele, che venne
immediatamente attaccato da tutti gli stati della Lega Araba. La guerra si
risolse in una vittoria israeliana, che riuscì anche ad ampliare i
confini del territorio statale rispetto a quelli previsti dall'ONU.
Apparse subito evidente che lo stato
d'Israele, grazie agli aiuti occidentali ma anche alla capacità
dei propri dirigenti (Ben Gurion), era in grado di costruire una struttura
statale moderna, efficiente e avanzata, caratterizzata da un misto di
capitalismo industriale e agricoltura collettivizzata (kibbutz).
Dopo la prima guerra arabo-israeliana aveva portato anche
all'occupazione da parte della Giordania dei territori che avrebbero dovuto far
parte dello stato palestinese. I profughi arabi abbandonarono i territori
occupati da Israele verso gli stati vicini, e ciò diede inizio alla questione
palestinese.
Dopo la crisi di Suez del 1956, i rapporti tra Israele e gli stati
arabi erano sempre molto tesi, anche perchè anche in medio oriente si
fronteggiavano i due blocchi: gli USA appoggiavano Israele, mentre l'URSS
proteggeva l'Egitto.
Nel 1967 Nasser intraprese alcune azioni
ostili verso Israele, e quest'ultimo reagì scatenando un
attacco preventivo contro gli stati arabi (Egitto, Giordania e Siria). La
guerra dei sei giorni si risolse in un trionfo israeliano, con la conquista di
tutto il Sinai e di vasti territori ai danni della Giordania e della Siria.
I risultati della guerra portarono alla crisi della politica
oltranzista nasseriana, e il movimento palestinese si distacco dalla protezione
dei governi arabi. Venne fondata l'OLP
di Yasser Arafat nel 1969, che pose le sue basi in Giordania. Il re Hussein
però , temendo le rappresaglie israeliane, mosse guerra ai palestinesi e li
cacciò in Libano. Da allora in poi l'OLP rivolse la sua strategia alle azioni
terroristiche, di cui la più clamorosa fu l'attentato alle olimpiadi di Monaco
del 72.
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