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Dagli anni 80 al “nuovo ordine mondiale”
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Scritto da Mario Fabiani   

Dagli anni 80 al nuovo ordine mondiale


Gli anni 80 sono caratterizzati soprattutto dal processo di decadenza dell'Unione Sovietica e dai conseguenti avvenimenti nell'Europa dell'Est, che decretano inevitabilmente la fine del bipolarismo mondiale.

 

Dopo il periodo del governo di Breznev, in cui si era assistito ad un ritorno dell'ortodossia e della repressione del dissenso, c'é una fase di transizione caratterizzata dall'avvento al potere di oscuri esponenti del PCUS quali Andropov e Cernenko, entrambi costretti a rinunciare per malattia. Nel 1985 i riformatori del Partito riescono a far eleggere Mikahil Gorbacev.

Gorbacev inizia immediatamente un'opera di riforma delle strutture politiche dell'URSS che prende il nome di perestrojka, ovvero ristrutturazione. Non si trattava infatti di mettere in discussione il modello sovietico, quanto di mutarne i caratteri non al passo con i tempi. Si cerca quindi di introdurre alcune limitate liberalizzazione, aumentare la qualità dei prodotti e il tenore di vita della popolazione. Nello stesso tempo si dà il via ad un tentativo di rendere più trasparente l'informazione ai cittadini (glasnost).

Nella politica estera, viene abbandonata la dottrina Breznev della sovranità limitata, che aveva permesso la repressione delle rivolte anticomuniste nei paesi dell'Est, e le truppe sovietiche cominciano a ritirarsi, il che provoca l'immediata caduta dei regimi comunisti, oltre che le prime reazioni dei conservatori alla politica di Gorbacev, ormai considerato un pericolo per la sopravvivenza dell'URSS.

Nonostante i successi internazionali (trattato START con gli USA, premio nobel per la pace nel 1990), Gorbacev è sempre più in difficoltà nel suo paese, e alla vigilia della firma di un nuovo trattato dell'Unione, viene destituito da un colpo di stato di alcuni esponenti del governo, del PCUS e del KGB. L'opposizione dell'esercito e del popolo di Mosca, guidato da Eltsin (che nel frattempo è stato eletto presidente della Repubblica Russa), fanno rientrare il colpo di stato e permettono il rientro di Gorbacev, che però è ormai delegittimato, ed è costretto ad assistere al dissolvimento dell'URSS e alla costituzione della C.S.I., creata dalle ex-repubbliche sovietiche dichiaratesi indipendenti.

La dissoluzione dell'URSS provoca una reazione a catena nei paesi satelliti dell'Est europeo, per cui tutti si disfano dei regimi comunisti e si trasformano in democrazie parlamentari, istituendo elezioni libere tra la fine degli anni 80 e l'inizio dei 90. Il processo di trasformazione si svolge senza grossi traumi, meno che in Romania, dove si scatena una rivolta popolare e una guerra civile contro i sostenitori del regime di Ceausescu, che alla fine del 1989 viene deposto e condannato a morte.

La conseguenza più clamorosa del crollo del blocco comunista è il processo di riunificazione delle due Germanie, le cui basi erano state messe sin dagli anni 60 grazie alla politica di apertura di Willy Brandt, ma che subisce un'accelerazione potente proprio alla fine degli anni 80. La fuga dei tedeschi dell'est verso l'ovest attraverso la Cecoslovacchia “liberata” porta il regime comunista di Honecker e poi di Krenz a concedere le prime aperture, poi la rivolta popolare pacifica di Berlino nell'89 porta alla caduta del muro. Nel 1990 le prime elezioni libere sanciscono la vittoria della CDU di Kohl, che accelera il processo di riunificazione chiudendo la partita nello stesso anno, e creando un nuovo stato tedesco pienamente inserito in Europa e nella Nato, con il silenzio assenso dell'URSS ormai agonizzante.

Il disgregarsi dell'URSS e la conseguente fine del blocco comunista ha portato all'emergere di nazionalismi e integralismi religiosi fino ad allora sopiti o repressi, provocando lo scoppio di numerosi e sanguinosi conflitti locali. Sono emerse inoltre nuove contrapposizioni, come quella tra Nord ricco e Sud sottosviluppato, o quello tra la civiltà capitalistica e democratica occidentale e l'intregralismo islamico.

Il vuoto lasciato dall'URSS non ha ancora trovato qualcosa in grado di riempirlo. Tutte le realtà nazionali o internazionali che ambiscono a questo ruolo (Giappone, Germania, Unione Europea, Cina) non hanno ancora raggiunto la maturità economica e militare necessaria. Né sembra che gli USA abbiano intenzione di caricarsi del ruolo di regolatore mondiale, ruolo che dobrebbe essere dell'ONU, che resta estremamente divisa e senza una reale efficacia d'intervento nei conflitti internazionali.

 
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