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La rivoluzione
cinese e il sud-est asiatico nel secondo dopoguerra
Rivoluzione cinese
In Cina i nazionalista di Chang Kai-Shek e i comunisti di Mao Tse-Tung avevano stretto un accordo nel 1937
per combattere i giapponesi. L'accordo però venne meno con l'inizio della
guerra nel Pacifico. Approfittando dell'impegno giapponese contro gli USA, nel
1941 Chang ricominciò ad occuparsi dell'opposizione interna, i comunisti, che
occupava vaste zone dell'interno.
Il regime di Chang però
non godeva dell'appoggio popolare, ma solo di quello dei proprietari terrieri,
ed era minato da una corruzione diffusa. I pochi scontri con i giapponesi si
erano risolti in tragiche sconfitte, mentre i comunisti di Mao, appoggiati dai
contadini, avevano contrastato bene gli invasori con tecniche di guerriglia.
Gli USA cercarono di promuovere un nuovo
accordo tra comunisti e Kuomintang, ma Chang non accettò
nessuna proposta, e scatenò un nuovo attacco forte degli aiuti occidentali, dopo la fine della
seconda guerra mondiale. All'inizio i nazionalisti sembrarono prendere il
sopravvento, ma poi i comunisti, poco aiutati dall'URSS ma forti dell'appoggio
popolare, passarono al contrattacco e le sorti della guerra mutarono
rapidamente. Nel 1949 Mao entrava a Pechino, mentre Chang era costretto a
fuggire rifugiandosi a Taiwan.
Il 1° ottobre 1949 fu
proclamata la Repubblica Popolare Cinese, che venne riconosciuta subito da URSS
e GB, ma non dagli USA, che continuarono ad appoggiare la Cina di Taiwan (fino
al 1971, titolare del seggio cinese all'ONU).
Il nuovo governo comunista prese subito
misure drastiche in economia, nazionalizzando le imprese e le banche e
distribuendo le terre ai contadini. Venne anche firmato un trattato con l'URSS.
L'area socialista si allargava e le conseguenze si sarebbero viste con la
guerra di Corea.
Il sud-est asiatico
In tutto il sud-est asiatico, il processo di decolonizzazione e
indipendenza passò attraverso la lotta tra le componenti nazionaliste e i
comunisti che, come in Cina, avevano le loro basi nel proletariato agricolo.
In Birmania e Malesia i nazionalisti ebbero
la meglio, in Indonesia anche, ma il movimento nazionalista di Sukarno si contraddistinse
per la scelta di equidistanza dalle superpotenze e indipendenza dai capitali
stranieri, almeno fino al 1965, quando vi fu un colpo di stato militare.
In Thailandia si ebbero sempre governi
dominati da forze moderate, mentre nelle Filippine si susseguirono regimi
autoritari (appoggiati dagli USA) che dovettero combattere comunisti e
estremisti islamici.
Nelle ex-dominazioni francesi, in
particolare nel Vietnam, i comunisti ebbero un ruolo nettamente predominante. Il
movimento di liberazione del Vietnam, Vietminh, guidato da Ho-Chi Min, aveva
combattuto i giapponesi e i francesi collaborazionisti durante la seconda
guerra mondiale. Nel 1945 Ho-Chi Min fonda la Repubblica democratica del
Vietnam, ma i francesi non la riconoscono e invadono nuovamente il paese.
I Vietminh resistettero per lungo tempo
ricorrendo alla guerriglia, fino a quando, nel 1954, i francesi furono
costretti ad arrendersi a Dien Bien Phu. Gli accordi di pace successivi
sancirono l'uscita dei francesi da tutta la penisola indocinese, e la divisione
del Vietnam in due stati: uno comunista al nord e uno moderato filo-occidentale
al sud.
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