|
Lo scontro
Stalin-Trotzki e l'affermazione dello stalinismo
Nel 1922 Stalin diventa il Segretario del Partito Comunista. Nello
stesso tempo Lenin si ammala, e la situazione nel gruppo dirigente del partito
diventa sempre più conflittuale.
In particolare, Trotzki pone il problema
dell'eccessiva burocratizzazione e centralizzazione del partito comunista, e si
fa portavoce delle esigenze di democratizzazione e di ritorno all'ideale dei
soviet.
Stalin però respinge queste
tesi, ed è appoggiato anche dai vecchi compagni di Lenin (Zinoviev, Kamenev,
Bucharin), che non vedono bene il protagonismo e la fama di eroe della
rivoluzione di Trotzki.
Lo scontro riguardava anche gli sviluppi
futuri della rivoluzione: Trotzki infatti era convinto che l'URSS fosse troppo
isolata e arretrata, e quindi spingeva per una maggiore spinta industriale e
per l'appoggio ai movimenti rivoluzionari negli altri paesi. Stalin sosteneva
invece che il “socialismo in un solo paese” era possibile e che
l'URSS poteva essere indipendente e autonoma. La posizione di Stalin era poco
compatibile con il bolscevismo delle origini, ma era più
realista rispetto alla situazione internazionale, ed era in grado di suscitare
un certo spirito patriottico. Il riconoscimento dell'URSS da parte dei paesi
occidentali nel 1924-25 andò a favore di Stalin.
Un'ulteriore strappo nel gruppo dirigente
si verificò sulle direttive di politica economica. Mente Zinoviev e Kamenev
proponevano di cambiare rotta rispetto alla NEP, che stava riproponendo il
capitalismo agrario, e proponevano di spingere sull'industrializzazione, Stalin
e Bucharin erano convinti che si dovesse andare avanti con la NEP.
Zinoviev e Kamenev si riuniscono a Trotzki
nel 1925 e tentato di organizzare un movimento di opposizione, ma Stalin
reagisce duramente cacciandoli dal partito. Trotzki fu espulso dall'URSSe con
questo si chiuse la fase “eroica” della rivoluzione russa, mentre iniziò l'epoca dello
stalinismo.
|