| VIDEOLEZIONI COLOMBO-PACCAGNELLA |
| Scritto da simona b | ||||||||||||||||||||||
CON QUALCHE REFUSO, MA....
COSA SONO I MEDIA: LA DEFINIZIONENon c’è una definizione univoca di media. Le definizioni tradizionali sono sostanzialiste, cioè vedono i media come un’organizzazione compatta separabile da tutto il resto. Tra queste, i media come agenzia, ovvero (in chiave sociologica) soggetto (al pari di famiglia o scuola) che, nella società, si rivolge ad altri soggetti sociali. Ha una vita propria. Poi, i media come strumento, ovviamente di qualcuno e in funzione di qualcosa. Es, la radio nel ventennio, nelle intenzioni del fascismo. Strumento di propaganda di cui si cercò di diffondere al max l’uso. Due definizioni che hanno una loro legittimità, ma che semplificano troppo. X es, non tengono conto del fatto che le ragioni organizzative (altro es., dei produttori di contenuto) possano andar contro le istanze di chi manovra i media come strumento. Relativamente all’intento propagandistico del fascismo, è proprio in quegli anni che nasce il varietà e, in particolare, I 4 moschettieri (grande successo di pubblico, ma non si risparmiavano certo frecciate, manco troppo velate, al regime). Xciò occorre un altro approccio alla definizione di media con una definizione non sostanzialista (Colombo caldeggia questa). La definizione di media deve tener conto della loro elasticità e del loro legame con la società, perciò è una definizione che tende ad interpretare un singolo mezzo, in un dato momentoà Una configurazione provvisoria che è risultato dell’equilibrio momentaneo delle 4 dimensioni (istituzionale, economica, culturale e tecnologica) che nella società avvolgono i media ed interagiscono con essi, oltre che tra di sè. La telefonia di oggi, per esempio, è un altro universo rispetto a quella fissa dei ’60. Le possiamo chiamare entrambe telefonia solo con un grande sforzo di semplificazione. COSA SONO I NUOVI MEDIA: L’ATTUALE STATUTO DEI NUOVI MEDIA NELLA DEFINIZIONE STABILITA DALL’INTERAZIONE DELLE 4 DIMENSIONI LA DIMENSIONE ISTITUZIONALE e i grandi fenomeni innovativi che ha creato. In primo luogo la globalizzazione che porta molte legislazioni ad assumere una dimensione sopranazionale. Poi il problema del copywrigth. Con la digitalizzazione è aumentata la facoltà di copiare, clonare, duplicare à l’industria spinge per una legislazione sempre più forte per il copywrigth che ne ampli i diritti. Parallelamente xrò c’è una forte spinta alla difesa del Creative Commons (bene comune creativo), cioè di alcuni beni culturali che devono essere di tutti, non vincolati alla proprietà. X es. in Usa ci sono autori che si battono per la riduzione della durata del copywrigth e per l’individuazione di nuove forme di licenze che comportino una > libertà di riutilizzo creativo. Poi c’è la questione del tipo di autorità che comprende sia la definizione del tipo di autorità legittimata ad esercitare il potere che la nascita di nuove forme autoritative. Da un lato l’autorità si va rafforzando, tanto che c’è chi parla di società del controllo proprio grazie alle nuove tecnologie. Si possono tracciare telefonate, navigazioni, fruizioni di tv digitale ecc. Il problema è chi esercita l’autorità, perché accanto allo Stato (legittimato, + o -) ci sono autorità di tipo economico. I siti x es., con cookies (file di testo che permettono ad un sito internet di tenere in memoria le password o nomi utente, così che non si debbano riscrivere ogni volta. Quindi possono essere utili, però a volte i cookies possono rivelarsi 'pericolosi', nel senso che possono esservi dei programmi o dei siti che li utilizzano per inviare i nomi utente/password in essi contenuti, o tenere traccia della cronologia internet) e spyware (programmini contenuti in altri programmi che sono usati da società varie per conoscere gusti-interessi-attività attraverso l'invio della cronologia a queste società. A volte possono inviare non solo la cronologia, ma anche i dati personali) che ci rendono visibili alle transazioni future, se non sorvegliare il tipo di navigazione che si fa. Quindi c’è un problema di definizione del tipo di autorità legittimata ad esercitare il potere. Ma crescono anche nuove forme autoritative, basti pensare a come si crea autorità in rete, a come un blog diventi autorevole grazie ad una crescente condivisione che lo trasforma in un’autorità negoziale. Dunque, decidere se internet sarà controllato da autorità di tipo tradizionale rese sempre + forti dalla tecnologia o da autorità + negoziali, nn è un problema irrilevante x la definizione stessa di internet.LA DIMENSIONE CULTURALE. Per quanto riguarda i modelli trasmissivi, i media tradizionali usano modelli di tipo verticale in cui qualcuno parla dall’alto a qualcun altro. Un tipo di modello tipico anche della scuola, della famiglia patriarcale x es. Adesso invece ha preso rilievo un modello trasmissivo di tipo orizzontale in cui la comunicazione avviene tra pari senza aver bisogno di ricorrere ad autorità esterne. E’ quello degli adolescenti. E’ dunque un modello stracompatibile con le tecnologie paritarie à in rete lo scambio peer to peer (i programmi peer to peer non sono altro che programmi che mettono in contatto diretto due computer connessi ad internet consentendo loro lo scambio di file. Peer to Peer significa semplimente che il contatto avviene direttamente e non si ha dunque un collegamento fra un server e un PC come di solito avviene sulla rete). Per la gestione dei contenuti, tradizionalmente c’è qualcuno che decide. Xò ci sono anche culture in cui è + forte la frammentazione, la decostruzione. Ed oggi si concede a qualcuno, con > difficoltà rispetto al passato, l’autorità di decidere quali siano i contenuti importanti. I contenuti, infatti, circolano e sono messi in discussione à diventa difficile stabilire quali siano i classici della letteratura xchè tutto può diventare importante e i grandi successi letterari sono definiti prevalentemente dal basso. Altro aspetto, il rapporto della cultura con la tradizione, la memoria. Ci sono culture in cui il rispetto della tradizione è fondamentale. Negli ’80 invece, x lo – ad occidente, ha prevalso l’idea di innovazione, ovvero bisogna progredire, scambiare, svecchiare (qualcosa di simile a quello che è accaduto ad inizio ‘900 con il futurismo). Oggi siamo in fase mix, di rimescolamento dei contenuti, cioè siamo consapevoli del fatto che ogni innovazione è radicata in una tradizione e innoviamo rimasticando, senza per questo sentirci sminuiti nel trasformare contenuti che altri hanno plasmato. E questo è compatibile a palla con la rete, con il linguaggio degli sms (caratterizzato da abbreviazioni, commistioni tra lingue. E’ 1 capacità d’innovazione linguistica che nn pretende di costruire una nuova forma linguistica, ma di alterare, modificare creativamente le vecchie). Altra grande questione: il ruolo dell’autore. Oggi l’autore nn è + creatore, qualcuno che crea dal nulla, ma qualcuno che, in accordo con l’etimologia della parola stessa (dal latino, auger), aumenta, fa crescere i contenuti della cultura. Il blog spesso è un’interpretazione libera, autoriale di info che vengono da altre parti, spesso segnalate con links. Viene fatto crescere collettivamente. LA DIMENSIONE ECONOMICA. Nn comprende solo l’economia monetaria che ci fa scegliere un medium piuttosto che un altro, un contenuto piuttosto che un altro, che pure è importante, basti pensare che tra i fattori di successo della tv commerciale c’è di sicuro l’apparente gratuità. Ci sono anche forme economiche diverse à l’economia del dono, quando mettiamo a disposizione i contenuti del ns. pc x il file sharing con un altro (la logica è molto diversa, + vicina al baratto). Stiamo trasformando in modo profondo il rapporto tra valore sociale e valore economico, cioè nn tutto ciò che ha valore economico ha valore sociale e viceversa, forse stiamo rinegoziando l’accettabilità dei valori economici. Di certo, nella crisi della musica la questione del prezzo ha un ruolo forte. Xchè devo pagare x un cd quando posso averlo pagandolo molto meno, nn pagandolo affatto o a pezzi singoli? E infatti la musica + scaricata è quella delle suonerie, nn quella dei cd o dei singoli. Altra questione, il valore del marchio, cioè di soggetti che si fanno garanti della qualità. Negli ’80 aveva un valore molto significativo, oggi è in caduta libera xchè sentito come impositivo e nella rete è importantissimo costruire rapporti con paritarietà. Altro problema, la riorganizzazione dei business models. X es., quando è nata la tv digitale terrestre si era convinti che avrebbe sostituito quella analogica, con un modello di business, quindi, da televisione generalista in chiaro (gratuita, finanziata dalla pubblicità. Al max si ipotizzava un orientamento a fornire servizi e quindi finanziata dal pubblico). Poi, nel 2005, Mediaset ha strutturato un sistema di fornitura di partite di calcio a pagamento sul modello pay x view che è una completa ristrutturazione del business model. Dunque si passa gradualmente da un modello di gratuità televisiva, che comportava una certa organizzazione produttiva, ad un modello di tv distinta tra gratuita, a pagamento x canone o abbonamento o singolo contenuto à questi diversi modelli di business comportano, anche in modo massiccio, differenti identificazioni di cosa è un medium. LA DIMENSIONE TECNOLOGICA. La digitalizzazione agisce nella produzione, riproduzione e consumo. A volte prevalentemente nella produzione (x molto tempo l’informatizzazione dei giornali si percepisce solo in produzione. Idem per la grafica computerizzata in editoria che trasforma la produzione del libro, ma nn la sua distribuzione e consumo, sempre quel libro leggiamo), altre nella riproduzione (la distribuzione digitale della musica ha cambiato a palla l’industria musicale), altre nella ricezione (quella on line cambia il giornale xchè modifica il suo modello di costruzione). Permette la scambiabilità dei prodotti. Tutti (o quasi) i prodotti culturali sono traducibili in digitale, magari compressi, e quindi trasmissibili in rete con scambio produttore-consumatore e prodotto-prodotto (nel senso che cmq mi trovo ad avere a che fare con file digitali compressi). Altro aspetto è che ci alfabetizza all’interfaccia, cioè dobbiamo imparare ad usare i mezzi digitali e non è così semplice. + si è anziani e meno anzianità di internet si ha. INSOMMA, i nuovi media non sono tali solo xchè portatori di innovazione tecnologica. Questa è solo una delle dimensioni ed è anche quella che invecchia prima (un nuovo medium dopo un po’ smette di essere tale à il sistema di telefonia etacs era un nuovo medium, oggi è obsoleto e soppiantato dal gsm. Quindi per la definizione dei nuovi media il modello tecnologico nn è l’ottimale, occorre invece porre attenzione alla ridefinizione delle politiche, pratiche ed usi sociali del mezzo di comunicazione e capire anche quali sono i nuovi ruoli produttivi. Un nuovo medium infatti è tale perché cambia il modo di fruire, crea delle nuove pratiche d’uso (o le rende possibili, alcune si concretizzano, altre no) e fa nascere nuove professionalità. C’è un spostamento nei limiti spaziali e temporali della comunicazione, tant’è che oggi entriamo facilmente nella bolla comunicativa (accendendo il cell, collegandosi alla rete in wireless, scambiando foto con bluetooth, con il gprs). Le radici dei nuovi media stanno tutte nei ’70 (nascita pc e reti di pc, diffusione dei pc). CARATTERISTICHE DEI NUOVI MEDIASono: la multimedialità (su + interfacce è possibile fruire di + media à via internet leggo giornali, guardo tv, navigo, chatto, telefono…), la forte ipertestualità (collegamenti possibili, facilità di passaggio da una dimensione all’altra), la personalizzazione del consumo (chiediamo contenuti personalizzati ed i media ce li offrono), la convergenza tra + media (in rete posso fruire di audiovisivi, audio, immagini, testi che convergono su un’unica piattaforma), l’ibridazione (è possibile che le varie forme di media si contamino tra loro, es. animazioni in flash). |
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| 2. DIGITALIZZAZIONE E GLOBALIZZAZIONE Fausto Colombo |
DIGITALIZZAZIONE
La digitalizzazione è un fenomeno di traduzione di fenomeni analogici in formato digitale in cui le info originali vengono ridotte in sequenze di numeri binari.
Consente un controllo > sulla “variabilità analogica” che è la base dei diversi formati dei media.
I media tradizionali (ante digitalizzazione) comportavano diverse tecniche di produzione, distribuzione, memorizzazione e fruzione delle info. Un conto è archiviare un libro, un altro un film o della musica. La rappresentazione analogica è continua, cioè varia al variare del fenomeno rappresentato, si pensi alla gamma di colore che l’analogico è in grado di rappresentare. Così, tanto più è complessa la realtà, tanto più lo sarà la rappresentazione analogica.
Invece, la rappresentazione digitale è discreta, cioè basata sulla discontinuità del segnale.
Ma la realtà è analogica, ed è solo la rappresentazione che può scegliere di essere analogica o digitale.
Il passaggio da analogico (sia della realtà che della rappresentazione) a digitale è reso possibile dalla crescente capacità di memoria dei pc (ci vogliono infatti molte info x passare da una realtà complessa ad una rappresentazione digitale sufficientemente adeguata) e dallo sviluppo delle tecniche di compressione (i file devono occupare il – spazio possibile. Le tecniche di compressione naturalmente sono alla base anche della trasmissione à i cell nn esisterebbero senza la capacità di processare comprimendo il segnale. Si fa con il formato Airpg???? o con programmi WinZip (tolgono le info nn necessarie).
CARATTERISTICHE DELLE INFO DIGITALI
Si tratta di:manipolabilità, trasportabilità, omogeneità e archiviabilità.
Omogeneità. Il digitale consente che info diverse (testo, sequenza musicale o audiovisiva) possano essere tradotte in bit, dunque con uno stesso linguaggio anche se i contenuti all’origine sono molto diversi. Quindi il medesimo canale distributivo o il medesimo supporto può trasportare/memorizzare oggetti all’origine molto diversi. Su internet ricevo suoni e immagini, x es.
Manipolabilità. L’info digitale può essere modificata rapidamente con alto livello di affidabilità della rappresentazione (fotoritocco, simulazioni…)
Tasportabilità. Le reti (che usano qualsiasi canale) consentono di trasportare elevate quantità di info digitali. I canali poi consentono la trasmissione da punto fisso a punto fisso, da fisso mobile, da mobile a fisso e da mobile a mobile. Il digitale consente una grande libertà (GPS, global positioning system, ci dice dove siamo quando siamo in auto).
Archiviabilità. La compressione favorisce la facile archiviazione (in un dvd ho film, film in + lingue, info sul film e making off delle scene) e mi permette di avere tante info, in + copie, su supporti piccoli, leggeri e trasportabili.
Il digitale ha avuto molto successo. Il mercato europeo dei prodotti elettronici consumer ha registrato dal 2000 al 2004 il sorpasso dei prodotti digitali sugli analogici, cioè la versione digitale di questi prodotti ha superato la versione analogica.
DIGITALIZZAZIONE E INFORMATIZZAZIONE
Il rapporto ha due dimensioni: quella intensiva (come la informatizzazione agisce in profondità) e quella estensiva (quali parti del globo sono interessate da informatizzazione e con quali differenze).
La dimensione intensiva riguarda la trasformazione delle pratiche tradizionali in pratiche informatiche funzionali al digitale. Prima il montaggio si faceva alla moviola tagliando ed incollando la pellicola, oggi si fa in digitale. Prima avevo un album fotografico cartaceo, ora su cdrom.
I vantaggi della pratica informatica sono qualità e velocità del calcolo à facilitazione delle pratiche aziendali (i dati si salvano con facilità) e importanza delle centraline elettroniche (fanno funzionare un sacco di cose, dall’elettrodomestico all’antifurto).
La dimensione estensiva riguarda il modo irregolare in cui l’informatica (funzionale al digitale) si distribuisce nel globo creando discriminazione tra have e have not, tra chi ha possibilità di accesso alla nuova tecnologica e chi no (per disponibilità economica, non x analfabetismo). Si tratta di uno dei termini del divide mondiale e, certo, quello per l’accesso alle medicine è ben più preoccupante. Quindi la digitalizzazione nn è un fenomeno equamente distribuito. Il digital divide comporta la necessità di diffondere l’informatizzazione come politica di riqualificazione delle aree povere (l’informatizzazione infatti accelera dati processi di trasformazione), però l’accelerazione dell’informatizzazione si fa dove si fa ricerca, cioè dove ci sono investimenti, quindi sicuramente prima nei paesi più ricchi.
In Europa c’è il problema della scarsa informatizzazione dei paesi dell’est toccati dalla guerra fredda (regime + embargo).
La crescita intensiva dell’informatizzazione rende xciò più difficile la sua diffusione estensiva xchè ci vogliono risorse x far crescere la tecnologia e queste si trovano nelle aree più ricche à le aree più povere hanno – tecnologie e, x di +, + obsolete. Cornuti e mazziati. Un po’ quel che succede con le auto usate che trovano nuova vita nel sud del mondo.
DIGITALIZZAZIONE E GLOBALIZZAZIONE
La globalizzazione è una caratteristica della società contemporanea che fa percepire agli esseri umani, nella loro esperienza quotidiana, la finitezza del globo terrestre.
Quando tutto il mondo vive in diretta la commozione per i funerali di un papa percepiamo la vicinanza di qualcuno che invece è molto lontano. Tzunami e vengo salvata da un cellulare con cui chiamo a casa dove allertano i servizi di soccorso in loco della mia presenza à avverto la finitezza del mondo.
La società globale xrò è transnazionale (i confini rimangono, le differenze idem. Cambia che la comunicazione travalica più facilmente i confini) e parziale (alcune aree godono dei vantaggi della globalizzazione con > facilità e > vantaggio rispetto ad altre). Diciamo che tutta la società e globale, ma ci sono società + globali di altre.
Esistono indicatori che definiscono il ° di globalizzazione di una società: indicatori economici (quantità e rilevanza delle transazioni economiche, apertura commerciale, flussi di capitale oltre confine), indicatori politici (n° di organizzazioni internazionali presenti nel paese, trattati internazionali sottoscritti, n° operazioni di peacekeeping), indicatori personali (contatti personali che un cittadino del tal paese riesce ad avere nel mondo per turismo, lavoro, telefonando), indicatori tecnologici (quanto si naviga su siti internazionali, il n° di transazioni commerciali internazionali registrate dal server di un paese). La somma di questi indicatori dà l’indice di globalizzazione. L’indice più alto lo ha l’Irlanda, mentre l’Italia è al 25° posto à quando si parla di declino dell’Italia una delle cause è la scarsa capacità di pensare in chiave globale.
La digitalizzazione consente di globalizzare qualsiasi contenuto culturale grazie ad una forte capacità di traduzione e trasmissione di ogni contenuto à avere una forte apertura globale significa sfruttare la digitalizzazione per comunicare e globalizzarsi ancora di +. I media sono infatti formidabili mezzi di espansione della conoscenza xchè strumenti di democratizzazione dell’accesso ai contenuti.
Adesso accedere ai contenuti è più semplice. Uno studioso brasiliano può studiare a distanza i codici vaticani consultandoli in modo digitale (nn li rovina, nn si reca a Roma, fa ricerca con meno finanziamenti).
I media sono anche strumenti di comunicazione real time (la scoperta dell’America si è invece fatta sentire nei secoli).
| 3. LA DIGITALIZZAZIONE DEI MEDIA Fausto Colombo |
LA DIGITALIZZAZIONE COME TRADUZIONE
Come si diceva la digitalizzazione è la traduzione di fenomeni analogici in formato digitale.
L’immagine è già di per sé una traduzione della realtà che infatti è fatta di corpi, mica d’immagini. L’immagine seleziona e semplifica la complessità tridimensionale dei corpi in una rappresentazione bidimensionale. Con le tecniche analogiche questa semplificazione pare essere una rappresentazione naturale (es. sulla pellicola fotografica ho un’impronta della realtà), la traduzione, insomma, nn è molto visibile. Col digitale invece la traduzione salta subito agli occhi xché si traduce qualcosa di analogico in sequenze di numeri binari.
DIGITALIZZAZIONE: I RAPPORTI CON PRODUZIONE, DISTRIBUZIONE E CONSUMO
I media si digitalizzano in vario modo. 1) Cambiano gli aspetti produttivi. In architettura significa passare da una progettazione manuale all’uso del cad (computer assisted design, progettazione assistita dal pc) e nn è così immediato, occorre alfabetizzarsi all’uso del cad. La digitalizzazione comporta una trasformazione nella produzione, professionale e della routine di produzione, cioè dell’organizzazione del lavoro (nel passaggio dalla linotype all’impaginazione a video il giornalista riesce a vedere ad occhio se sta sforando) 2) La digitalizzazione cambia anche la modalità di distribuzione dei contenuti à c’è differenza tra l’andare in edicola e leggersi il giornale ondine, con comodo, scaricando solo gli articoli che ci interessano e che leggeremo poi con comodo. Ci sono riviste distribuite solo on line 3) La digitalizzazione cambia il processo di consumo. Se leggo il giornale ondine e vedo qualcosa che mi disturba posso scrivere immediatamente al giornalista (a meno che, sfiga, nn sia una collaboratore di cui probabilmente nn conosco la mail) che mi legge subito, quasi nello stesso istante, di sicuro in giornata. Posso partecipare ad un sondaggio e vedere subito i risultati del mio voto. Partecipo a forum, con una possibilità di risposta partecipativa a ciò che ho detto che solo il digitale dà. Non siamo più spettatori, ma spettattori, cioè spettatori attivi grazie al digitale.
DIGITALIZZAZIONE COME RIPENSAMENTO DELLA COMUNICAZIONE
La traduzione digitale è un vero ripensamento xchè ci porta a ripensare quello che facciamo, la ns. comunicazione.
La possibilità di veicolare segnali digitali di natura diversa comporta una ridefinizione degli ambiti di lavoro e anche di territorio dei vari mezzi di comunicazione à infatti siamo costretti a pensarci in modo diverso sia nello spazio che nel tempo e anche a ripensare ai linguaggi che usiamo.
Colombo, x es., sta parlando con una lezione registrata, nn è fisicamente presente e, in qualche modo, è stato obbligato a confrontarsi con un tot di linguaggi (tecnici, grafico delle slide) x registrare. Il linguaggio è + complesso, ma ha anche potenzialità + articolate di una lezione in aula.
Le cose xò sono molto cambiate anche per le lezioni in aula grazie alla digitalizzazione. Prima se Colombo voleva far vedere un film doveva chiedere un’aula attrezzata, il film in vhs (se nn in pizza), ora si porta il suo cd, oppure lo mette sul sito del suo corso ed estrae dalla cattedra ciò che gli interessa à la digitalizzazione ha permesso nuove interazioni comunicative anche nello spazio fisico. Basti pensare anche al “dove 6?” come incipit di una telefonata, impensabile con la telefonia fissa, ma di regola con la mobile xchè la persona può nn essere disponibile.
Un ripensamento digitale che non è solo tecnologico, ma sintattico (riguarda il linguaggio), simbolico (riguarda i segni che uso), culturale (riguarda le norme della convivenza civile), artistico (riguarda i gusti, gli stili), sociale (riguarda le forme attraverso cui ritengo di far parte della società), di sistema (xchè riguarda tutti gli aspetti).
DIGITALIZZAZIONE E IMMAGINE IN MOVIMENTO
Cinema, computer graphics hanno a che vedere con l’immagine in movimento, un oggetto a cui siamo altamente alfabetizzati, che riguarda la ns. quotidianità.
La digitalizzazione consente di governare l’immagine in modo crescente, di trasformarla, di ridefinirla.
Attraverso la riduzione dello spazio in porzioni discrete, infatti, l’immagine viene analizzata, il colore viene campionato secondo una tabella di tonalità predefinite e posso quindi dare istruzioni in codice binario xchè l’immagine in questione venga tradotta, replicata (x l’aspetto tecnico vedi testo d’esame di Gammaitoni). Naturalmente, ciascuna di queste info può essere modificata, copiata, cancellata à è possibile agire nn solo sull’immagine intera, ma anche sui singoli pixel (è ovvio che il processo di digitalizzazione fa perdere qlc). La computer graphics consente dunque d’elaborare immagini bidimensionali e tridimensionali, anzi i software di computer animation pensano in chiave tridimensionale. La computer graphics può lavorare da immagini reali digitalizzandole, ma anche da rappresentazioni virtuali, nel senso che il software può realizzare immagini senza partire da un’immagine pregressa à si lavora su un modello. Simulare significa non solo fingere, ma anche costruire modelli possibili.
La cosa più sorprendente degli effetti speciali cinematografici di oggi non è che sono girati in digitale, ma che non ci accorgiamo della differenza rispetto all’analogico. L’integrazione tra analogico e digitale può arrivare a sofisticazioni significative. Vedo un’immagine completamente realizzata in digitale su uno scenario ripreso dall’analogico e non mi accorgo delle differenze, cosa che invece nn avviene nelle animazioni “classiche” (in Chi ha incastrato Roger Rabbit ci sono punti in cui si vede che gli attori sono una cosa e i cartoons un’altra). Ne Il signore degli anelli le grandi scene di massa sono ottenute duplicando gli attori in digitale ed occorre grandissima attenzione x capire che lo stesso arciere si trova in parti diverse della stessa scena. La capacità di sintesi e l’integrazione tra la sintesi e l’analisi dell’immagine danno risultati soddisfacenti. C’è un film che è metafora di questo concetto: il making off de Il Corvo. Brandon Lee muore (la finzione analogica fa correre dei rischi, xchè l’attore è lì) sul set (in una sequenza di finzione) “sparato” da una pistola che avrebbe dovuto esser caricata a salve ed il film ancora nn è finito. Si finisce con scene già girate, ma ritoccate in computer graphics in modo da integrarle perfettamente nel film.
L’immagine di sintesi si può applicare in svariati settori à 1) In architettura e design e nn solo xchè si possono sostituire progetti cartacei con progetti digitali, ma xchè una volta che si è realizzata una progettazione tridimensionale è possibile vederla da + punti di vista. Ci sono studi di design che permettono al cliente di visitare lo spazio virtuale come se fosse uno spazio già realizzato. Nella progettazione di alcuni oggetti è addirittura possibile stampare tridimensionalmente i prototipi con materiali che si prestano allo scopo. E questo posso farlo a distanza, realizzo a Milano e stampo a New York. Posso pure correggere simulando una situazione di vita e fruizione reale. 2) L’applicazione scientifica, a cui siamo già abbastanza abituati. Sappiamo che è possibile costruire delle rappresentazioni iconiche del corpo. Siamo abituati alla radiografia che attraverso i raggi x restituisce l’impressione di uno sguardo trasparente. Pensiamo pure a fenomeni in cui la luce nn c’entra niente come l’ecografia che avviene tramite la trasmissione del suono con apparecchi che traducono il suono in immagine. Lo stesso avviene con la tac (tomografia assiale computerizzata) xchè gli impulsi vengono poi tradotti in un’immagine simulata ma perfettamente aderente che consente di vedere cose in altro modo nn visibili. Oppure la riproduzione delle immagini della micro e macrofisica, dell’astronomia. O anche l’efficacia dello zoom ottico che nn è ottenuto semplicemente attraverso l’avvicinamento, ma è un effetto simulato di avvicinamento. Posso avere uno zoom ottico che manipola le ottiche, ma anche uno zoom digitale che modifica l’immagine scansionandola e riproducendola in un altro modo. 3) Videogiochi che, ironia a parte, costituiscono un elemento importante della quotidianità di bimbi ed adolescenti. Molte delle invenzioni applicate ai videogiochi hanno derivazioni molto + serie. X es., le interfacce come l’head mounted display (HMD, casco visore che unisce in genere funzioni di input -registra e comunica al computer i movimenti della testa- e di output -visualizza su due piccoli schermi posti davanti agli occhi l'ambiente virtuale in cui si trova l'utente-. I due schermi visualizzano immagini separate della stessa scena, realizzate con tecniche che permettono di fornire l'illusione della tridimensionalità. In genere, il casco isola l'utente dall'ambiente circostante: la sua esperienza visiva viene così a concentrarsi unicamente sul 'mondo' visualizzato dagli schermi interni al casco. Le immagini sono aggiornate, più volte al secondo, dal computer che genera l'ambiente virtuale, e l'aggiornamento avviene tenendo conto dei movimenti della testa registrati dal casco. Così, se l'utente muove la testa a sinistra l’ 'inquadratura' visualizzata verrà aggiornata in modo da 'spostarsi' verso la sinistra dell'ambiente virtuale, e analogamente avverrà per i movimenti verso destra, verso l'alto e verso il basso) che si usa x la simulazione delle ore di navigazione dei piloti di aerei. Molti dei giochi di azione-guerra derivano da schemi di simulazione militare. Quindi i videogiochi sono già una cosa seria a livello di interfaccia e se poi si pensa che hanno fatto nascere personaggi nell’immaginario quotidiano… (Final Fantasy e Tomb Rider hanno dato il la a film). I personaggi di questi videogiochi sono diventati personaggi in carne e ossa nei film à i videogiochi sono stati capaci di cogliere l’immaginario anche grazie all’attendibilità data ai personaggi come personaggi veri e propri, grazie al fatto che la fedeltà dell’immagine ha consentito quasi di far immaginare dei sentimenti all’interno dei personaggi (vedi Lara Croft, grande es. di disegno di un personaggio). Cosa simile avviene con gli idol, cioè personaggi finti ma con un’immagine che vivono in rete (i giapponesi sono maestri in questo. Noi ne abbiamo avuto una versione nei tamagotchi e nei ragazzi/e virtuali dei cellulari con cui si può giocare, scambiarsi appuntamenti..). Tutto questo fa capire come la fedeltà dell’immagine comporti la possibilità di realizzare personaggi attendibili. 4) Cinema. Un es. su tutti Matrix dei f.lli Wachowski à a) è un film dedicato alla rete, alla virtualità, alle situazioni limite che la virtualità propone, all’idea che la rete abbia sostituito la realtà fisica, che la simulazione virtuale abbia sostituito la realtà, materializzando così le paure di alcuni grandi narratori come Borges e, ancora prima, Calderon de la Barca (la pièces de thêatre La vida es sueño parla dell’ipotesi che il sogno si sostituisca alla realtà diventando indistinguibile da essa). Quindi, in primo luogo, Matrix mette al centro la trattazione della virtualità come possibile realtà parallela. b) E’ un grande oggetto multimediale. Sono stati tratti videogiochi che continuano su una traccia che la trilogia ha invece risolto in altro modo. c) la sua realizzazione, visto che i Wachowski hanno disegnato come fosse un fumetto gli scenari poi scansionati ed usati come matrice per la realizzazione di scenari virtuali. Insomma, nel cinema nn solo l’immagine virtuale ha reso possibile l’effettistica, ma addirittura ha suggerito trame, personaggi. Vale per Matrix, ma anche x Terminator 2 (indispensabile il software morphy??? che consente di trasformare un’immagine in un’altra. Il terminator cattivo è realizzato in morphy, prende forme diverse).
Le finalità della computer graphics sono: produzione di immagini di sintesi (da 0), costruzione di veri ambienti virtuali (interessante quando si simulano ambienti reali e posso imparare a muovermici à cabina di pilotaggio aereo). La computer animation è l’evoluzione + coerente della computer graphics, cioè consente di creare dei personaggi che si muovono (Toy Story della Pixar), di animare personaggi inanimati (il logo della Pixar è una lampada con caratteristiche umane come l’occhio-lampadina che guarda come fosse dotato di anima). Il cinema digitale (immagine della computer graphics + audiovisivo digitale) amplia i territori di movimento dell’audiovisivo rimodellando in chiave estetica e funzionale (nn facendo scomparire) l’inquadratura, il montaggio.
| 4. I MODELLI DELLA DIGITALIZZAZIONE Fausto Colombo |
LE RADICI DEL CAMBIAMENTO
I processi di digitalizzazione sono iniziati nei ’70 che rappresentano il punto di snodo con una transizione che è socio-tecnologica e che ridefinisce: 1) lo statuto del pc come medium (prima nn lo si considera come tale) 2) la natura dei testi mediali (le forme dei contenuti si modificano, i testi diventano ipertestuali, spesso multimediali inglobando anche l’audiovisivo) oltre che 3) indirizzare verso la convergenza tra industrie mediali e telecomunicazioni. Si comincia a capire che i contenuti possono essere trasmessi a distanza e cominciano a sfumare le differenze tra i media di 1° generazione: stampa, cinema, broadcasting (tv e radio). Un medium che è sempre stato considerato separato, il telefono, diventerà un medium su cui sarà possibile trasmettere contenuti di altra natura. Una convergenza che implica conseguenze e cambiamenti nella produzione (diventa di tipo misto), nella distribuzione (posso distribuire lo stesso contenuto su mezzi diversi) e nel consumo (che diventa personalizzato, cioè esce dal classico modello broadcasting x cui persone diverse guardano lo stesso prodotto, contemporaneamente o -. Il modello broadcasting prevede prodotti standard, creati e distribuiti in un certo modo, oltre che nn modificabili. Con la personalizzazione del consumo in qualche modo il prodotto si adatta alle differenze nelle forme di consumo. Una > adattabilità che conduce anche ad una contaminazione dei prodotti stessi. X es., l’avvento del fumetto in rete consente nn solo di trasformare il fumetto-animazione in flash- in qualcosa di + tendente all’audiovisivo e al cartoon, ma anche di renderlo fruibile in forme diverse –posso decidere di scandire le pagg in automatico, di cliccare quando voglio girare pag, di vedere con una > o < definizione).
LA TRASFORMAZIONE DEL MODELLO PRODUTTIVO: LA CONVERGENZA
La digitalizzazione comporta una crescente possibilità di convergenza.
La convergenza deriva dal passaggio dalla variabilità analogica all’omogeneità digitale. Se decido di leggere un giornale cartaceo al cinema, o guardo il foglio o lo schermo, sul pc invece posso avere due finestre distinte e fare ambedue le cose quasi contemporaneamente. E questo è reso possibile in 1° luogo dalla convergenza produttiva.
I contenuti smettono di essere universi tecnologici separati e diventano contenuti traducibili tutti in digitale à le varie industrie che prima dovevano avere una forte specializzazione (chi faceva giornali faceva giornali, e chi tv, tv) oggi possono confluire all’interno di grandi sistemi che si occupano di una produzione multimediale o intermediale.
Se ieri la tv era prodotta x essere distribuita attraverso lo spettro delle frequenze, se il telefono (e tutti i servizi ad esso collegati) doveva usare la rete telefonica, se la stampa era pensata per la carta, oggi, e in futuro ancora di +, siamo di fronte ad una parziale integrazione di tv, telefono e stampa nelle reti di telecomunicazioni che sono l’infrastruttura essenziale del nuovo sistema dei media.
Da un punto di vista tecnologico la convergenza è resa possibile: 1) dal fatto che, via via, la digitalizzazione ha toccato tutti i livelli e tipi d’informazione 2) dal fatto che è cresciuta la possibilità di stoccare l’informazione col crescere della memoria disponibile per la gestione dei dati 3) dal moltiplicarsi di canali con banda sempre più larga (quando ci collegavamo ad internet con banda stretta, ovvero modalità telefonica tradizionale, la lentezza con cui scaricavamo le info faceva sì che fossero prevalentemente di natura testuale, al max con qualche immagine in bassa def. Oggi con l’adsl vediamo le partite in diretta) xchè l’ampiezza della banda consente la multimedializzazione della rete.
La trasformazione produttiva ha ricaduta anche economico-industriale, sia x quanto riguarda la valorizzazione dei prodotti che l’organizzazione aziendale. Assistiamo all’integrazione delle industrie dei media tradizionali con quelle delle telecomunicazioni (occorrono professionalità diverse rispetto a quelle usate fino ad ora) ed inoltre la convergenza ridefinisce i ruoli dei singoli media (prima della digitalizzazione ogni medium faceva per sé, aveva il suo canale, il suo linguaggio, le sue professionalità. Oggi quando lancio un nuovo prodotto devo subito pensare a come s’inserirà nella catena multimediale pensando, dunque, ad ambiti diversi rispetto a quello suo principale. Se, x es. ho un pezzo musicale nn mi basta più pensarlo in versione disco, ma devo pensare al videoclip, a quanto potrà essere scaricato dalla rete, al prezzo che lo farò pagare –singolo o meno- con il download). Si pensi a cos’era Telecom Italia (fino alla metà dei ‘90 Sip, cioè il grande monopolista nazionale della rete telefonica) e a cosa è oggi (divisone telefonica + divisione telefonia mobile + adsl con alice + emittenza tv con la7 e mtv).
LA TRASFORMAZIONE DEL MODELLO DISTRIBUTIVO
La parola chiave è integrazione.
Siamo passati dalla babele analogica all’esperanto digitale, cioè se prima ogni medium aveva veicolarità proprie, oggi produce prodotti transmediali (posso leggere il corsera online, ma anche ascoltare la sua radio). I prodotti vengono concepiti già per una distribuzione multipiattaforma xchè il bit (unità informativa) è indifferente ai canali di trasmissione e quindi è possibile un dialogo tra reti e ricevitori distanti da un punto di vista semantico. Ciò comporta che il contenuto diventi centrale rispetto al canale di distribuzione, cioè siamo davanti ad un fenomeno che rende irrilevante il veicolo ed essenziale il tipo di contenuto ed il tipo di fruizione à es., il format del Big Brother. Finora in Italia è stato trasmesso con formato crossmediale (incrocia i vari media): tv analogica, tv digitale via satellite, internet, cellulare, ma anche radio e periodici. Il grande fratello non è questo o l’altro medium, ma un contenuto ed uno stile di fruizione. Il futuro è una rete di terminali metamediali sempre connessi tra di loro, che dialogano sulla base di un protocollo e che permettono di ricevere e produrre contenuti.. Il futuro è l’uso di media diversi in base alla situazione in cui mi trovo, media, dunque, che m’inseguono nelle trasformazioni della mia vita quotidiana e sociale (invecchiando lo stesso contenuto tenderà a raggiungermi con media diversi xchè cambierò le mie diete tecnologiche, ma nn quelle di contenuto)
LA TRASFORMAZIONE DEL MODELLO DISTRIBUTIVO
Parola chiave: personalizzazione.
La personalizzazione è resa possibile con il passaggio dalla stabilità analogica alla manipolabilità digitale. Il sistema analogico è stabile e nn lo posso modificare. Mi arriva un programma tv e la max lo registro, ma nn lo posso modificare a meno di avere sofisticate apparecchiature x il montaggio. Posso registrare una canzone dalla tv su una piattaforma analogica e con apparecchi adeguati alterare un po’il volume, niente a che vedere con la musica digitale che posso facilmente campionare, alterare. Idem con le immagini. Il prodotto digitale non è mai davvero finito, bloccato, nonostante tutti gli sforzi dell’industria x renderlo non salvabile, duplicabile, manipolabile. X es., la fiducia nella stabilità analogica ha tradito, forse, anche i Servizi Usa che hanno reso pubblico il pdf con omissis del rapporto su Nicola Calipari (ucciso dai servizi durante la liberazione di Giuliana Sgrena). Gianluca Neri, blogger, lo copia in word e toglie gli omissis. Inoltre è resa possibile con il passaggio dal broadcasting unidirezionale al narrowcasting bidirezionale (un metodo che permette a chi usa la rete di avere notizie e commenti in tempo reale da tutto il mondo su qualsiasi tema usando gli strumenti che mette a disposizione internet. Questi strumenti sono: Forum, Blog, Mailing list, newsletter, ecc... che possono fornire la possibilità di scegliere autonomamente su cosa ricevere informazioni; se ad esempio a una persona interessa la lirica e lo spettacolo potrà tranquillamente escludere tutto il resto e ricevere solo le informazioni che desidera). E’ resa possibile da una maggiore libertà di fruizione à
- nella relazione con il singolo medium;
- nella costruzione di una dieta mediale del tutto personale, ovvero posso scegliere prodotti secondo i miei gusti, non dipendendo in modo rigido dalla programmazione della rete (video on demand- vod- un servizio interattivo della televisione tra i più pregiati. Permette di fruire, a pagamento o anche gratuitamente, di un programma televisivo -documentario, serie TV, concerto, film, partita di calcio, ecc.- in qualsiasi istante della giornata su richiesta dell'utente. Oppure la circolarità di palinsesto della pay-tv);
- nei tempi e luoghi di fruizione (prodotti sempre disponibili e fruibili ovunque, wireless, vod);
- nell’esercizio di pratiche di consumo e produzione parallele a quelle ufficiali (Neri. C’è una sorta di appropriazione dei prodotti mediali, il consumatore tende a manipolare, destrutturate e ricostruire i prodotti digitali);
- nell’adattabilità dei prodotti mediali alla scelta dell’utente (posso selezionare e costruire prodotti su misura e anche chiedere che me li costruiscano).
Per quanto riguarda la tendenza del consumatore a trasformarsi in produttore si ricordano il blog, il peer to peer (economia del dono), open source (software che dà il suo codice sorgente, non sta sotto copyright ed anzi chiede di essere manipolato partendo dal presupposto che la condivisione permette un’innovazione migliore, Linux), street tv (a basso costo e permettono una forte partecipazione del territorio alla produzione, Orfeo tv).
Personalizzazione nn significa xò marginalizzazione dei poteri politici e mediali ufficiali. Nn è che viene meno la forza del broadcasting, ci sono solo partecipazioni aggiuntive. Certo è che xò favorisce il cambiamento dei media tradizionali.
| 5. VIRTUALITA’ E TERRITORIO Fausto Colombo |
Può sembrare un tema secondario, in realtà è uno dei + importanti della riflessione sulla digitalizzazione. Ci si occupa della traformazione dell’idea di spazio (che ovviamente nn è legata solo alla digitalizzazione, ma pure alla globalizzazione) e della trasformazione della rappresentazione geografica del territorio (come ci sentiamo in un mondo diverso da quello che ci sembrava di abitare fino a qualche tempo fa). Obiettivi: individuare cosa significa il passaggio dallo spazio fisico a quello virtuale (facciamo da sempre questa operazione, anche prima della digitalizzazione. Es., pittore che dipinge una scena del testamento sa che quando poi la gente lo guarderà si sentirà proiettata in uno spazio che nn è quello in cui sta camminando, ma quello narrativo virtuale che nn esiste propriamente).
IL RAPPORTO LOCALITA’-GLOBALITA’
Il dibattito è molto vivo. In che modo la comunicazione elettronica influenza la dimensione spaziale dell’individuo? Es, la televisione: nel momento in cui noi possiamo vedere lontano (avvenimenti distanti), la ns. dimensione spaziale ne viene alterata. Abbiamo la sensazione di essere partecipi (finale campionato mondo ‘82, la gente x le strade aveva la sensazione di essere stata veramente allo stadio).
Il territorio è 1) spazio antropizzato (cioè che l’uomo ha percorso, fatto proprio) 2) spazio rappresentato (la prima cosa che fa un viaggiatore è stilare una sua mappa del territorio).
IL TERRITORIO COME SPAZIO ANTROPIZZATO.
La com. elettronica ridefinisce lo spazio reale. Il web è un passo avanti, ma nn un’assoluta innovazione (già la tv è perfettamente in grado di cambiare la ns. percezione dello spazio). Le tecnologie della comunicazione in generale alterano i vincoli spaziali: 1) cambiano la ns. posizione fisica 2) cambiano la nostra posizione sociale. Il modo in cui noi stiamo nel mondo e nella società tendono ad integrarsi.
Si può interpretare, come fanno certi autori, l’avvento delle tecnologie elettroniche come una cancellazione del senso del luogo? Es, Joshua Meyrowitz (No sense of place, anni ’80, Oltre al senso del luogo) sostiene che le tecnologie elettroniche alterano la ns. idea della distanza, il lontano può diventare vicino. Nella dimensione comunicativa la lontananza può farsi vicinanza e viceversa. Il cyber spazio sarebbe l’emblema di questa cancellazione (dialogo x mail, la distanza fisica nn è + percepibile x la v di trasmissione).
Quali sono i fattori che intervengono nella riduzione del problema dello spazio?
Il passaggio dalle tecnologie classiche che già hanno modificato il concetto di spazio a quello delle tecnologie digitali va nella direzione di continuità o di trasformazione?
Oggi esistono tecnologie molto + complesse di prima. Con la tv si aveva una forte distinzione tra l’interazione faccia a faccia e l’interazione mediata (giornalista parla ad un pubblico che nn vede). Le nuove tecnologie comportano forme d’interazione miste che vanno alla quasi interazione mediata, cioè fanno sì che ci sia una commistione tra le forme faccia a faccia e mediata. Questa potrebbe essere la dimensione del cyber spazio, un territorio simulato in cui è possibile vivere esperienze simili a quelle reali. Es, giochi in cui mi devo calare in un personaggio o agli emoticons. Nei mud (multi user dungeon, giochi eseguiti su Internet attraverso il computer da più utenti. Molti utenti possono connettersi contemporaneamente ad un MUD. Ognuno di essi controlla un personaggio che si muove in un mondo virtuale organizzato in stanze e zone -una zona è un raggruppamento di più stanze: per esempio, una zona può essere una città e le stanze che contiene possono esserne le vie e gli edifici-, e può interagire coi personaggi degli altri utenti o con quelli gestiti dal computer, progredire -acquisendo abilità- oppure anche morire. Molti MUD prevedono la possibilità, per i giocatori più esperti, di collaborare alla vita del MUD in questione insieme agli amministratori del gioco: dopo che il personaggio di un giocatore ha raggiunto il massimo livello possibile, diviene un "immortale" o una "divinità" -possono volerci anni di gioco-, e acquisisce una parte dei poteri che hanno gli amministratori. Di solito, gli immortali usano queste nuove capacità proponendo sfide agli altri giocatori, dette quest, organizzando gare e mettendo in palio ricompense e altri premi, oppure consigliando i nuovi giocatori, a loro discrezione) addirittura possiamo incarnarci in un icona di un personaggio anche molto diverso (donna al posto di uomo, giovane al posto di vecchio). Insomma, l’interazione quasi immediata comporta che, dove c’è mediazione, è possibile modificare la propria identità, dove invece c’è l’istantaneità le interrelazioni fanno sì che le persone abbiamo delle ritualità quasi faccia a faccia.
Molta letteratura considera i media digitali in continuazione con quelli tradizionali (telefono in diretta e interagisco con la giornalista tv, scrivo e interagisco via pc con una redazione) à il concetto di spazio è vicino. In base a questo, i media sono un gran gruppone che fanno percepire lo spazio nello stesso modo. Colombo nn è d’accordo.
L’idea che i media creino uno spazio virtuale che è totalmente altro dal reale è un’idiozia.
X Colombo i mezzi di com comportano nn una separazione, ma un ponte tra la loro dimensione e quelle della fisicità. Le tecnologie della com. nn ci trasportano da una dimensione all’altra, ma ci tengono in bilico tra la dimensione reale e quella virtuale.
INTERAZIONI MEDIA-SPAZIO FISICO
Quali sono le interazioni tra i media e lo spazio fisico?
1) First of all, c’è una forte connessione tra lo sviluppo urbano e le infrastrutture comunicative (molte città sono state sventrate x fare spazio alla fibra ottica, idem trasporti).
2) Secondo di poi, esistono forti connessioni tra i flussi comunicativi e l’identità.
Quando definiamo dove abitare è importante il livello di servizio comunicativo garantito dal luogo. Il tipo di diete comunicative cui abbiamo accesso (come siamo connessi) definisce il nostro posto nella società à avere o no la tv satellitare.
Poi ci sono connessioni tra la ns presenza sul territorio e la ns. identità comunicativa. X es., in alcune grandi città Usa, sulla rete esistono mappe della metropolitana su cui i bloggers indicano la loro presenza. Cliccando su una certa fermata vengo a sapere quali bloggers abitano in zona. Xchè lo fanno? X radicare la loro presenza, x dire che nn sono solo una voce sulla rete, che hanno un corpo. Quindi, x dire che esistono, rimandano al territorio.
Quindi i media utilizzano il territorio come strumento, come contenuto, come riferimento di orientamento. Es., telefonia cellulare che ha alterato profondamente il ns. paradigma dello spazio. Ora siamo rintracciabili e questo ha comportato un’altra idea dell’integrazione tra spazio virtuale e spazio fisico. Percorriamo lo spazio fisico agganciati ad una tecnologia che ci consente di scivolare nello spazio virtuale.
LA RAPPRESENTAZIONE DELLO SPAZIO POST DIGITALIZZAZIONE
Come ci rappresentiamo lo spazio dopo la digitalizzazione?
La risposta rimanda alla geografia che nn è solo quella disegnata e fisica, ma anche quella inside people’s head (=modo in cui pensiamo il mondo), una sorta di geografia soggettiva.
Sono 3 i grandi aspetti di questa nuova geografia: 1) quello relativo alla percezione del ns. spazio. Uno spazio virtuale costituito dall’immaginario delle relazioni (anche effettive). Lo spazio virtuale che avvicina me e tutte le persone con cui parlo nn è uno spazio di relazioni immaginarie (conosco le persone). Quindi esistono tante culture dello spazio quante mappe del mondo (avatàr della ns. presenza nel mondo) si possono costruire. Noi ci facciamo un’idea del mondo a partire dalle persone con cui comunichiamo, i contenuti che vediamo trasmessi e il modo in cui ci spostiamo.
2) C’è poi la questione di rappresentazione dello spazio che cerca di dare conto del fatto che gli spazi sono insieme spazi reali e virtuali (che quando siamo in un punto nn soltanto il ns corpo è lì, ma la rete delle nostre relazioni si attiva in un modo piuttosto che in un altro). Es, siamo in spiaggia e il cell ha campo solo in una parte di essa. La stessa spiaggia da una parte mi isola, dall’altra mi fa entrare in contatto con il resto del mondo à fenomeno di translocalità, cioè il fatto che contemporaneamente sono qui e collegato, oppure collegato senza essere in un posto preciso o sono in un posto senza essere collegato. Sono a metà tra la dimensione locale e globale, sono qui e ovunque. Sono nello spazio virtuale e insieme in quello reale. E’ uno spazio interpersonale (xchè intorno a me ci sono persone) e anche mediato (anzi a volte trascuro le persone che mi stanno intorno x parlare con chi è lontano e viceversa).
3) X chiarire come la geografia nella testa delle persone possa trasformarsi in una rappresentazione geografica si può ricorrere alla cyber geography (= rappresentazione geografica che cerca di spiegare la distribuzione nel mondo delle tecnologie comunicative) che è la rappresentazione dei flussi comunicativi su coordinate geografiche tradizionali. Mostra mappe. Una è quella di un web site e della sua navigazione (la + visitata è la home page), un’altra è quella della rete sociale alla base di due siti di sport ecc… nn le vedo e nn ne scrivo.
| 6. LA RETE Fausto Colombo |
IL NETWORK
Network = idea complessa, usata in 2 contesti diversi:
1) con i media tradizionali s’intende un’emittente o una somma di emittenti. E’ una rete con un centro ed una periferia. Ci sono una rete di stazioni tra loro connesse, via cavo, satellite o ponti radio. Questo consente di trasmettere simultaneamente sul territorio. Le emittenti radio-tv tradizionali vengono infatti definite network.
2) con le tecnologie informatiche s’intende una rete in cui tutti i punti sono di emissione e ricezione. Intendiamo un insieme interconnesso di elaboratori in cui ogni stazione di lavoro rappresenta un nodo. Quando parliamo del nodo della rete informatica, la distinzione forte fra dati o segnali acustici, la tipologia di utenti (privato o pubblico) e la tipologia delle connessioni fisiche (la fibra ottica piuttosto che il cavo coassiale) hanno un valore nel declinare la rete in un modo o nell’altro. La cosa importante è xò intendere la struttura della rete, + che la materia con cui è fatta.
Word wide web (ragnatela intorno mondo) o rete delle reti xchè internet è un network di network.
DAL COMPUTER ALLA RETE
Nei ’60 il computer viene usato nn solo x fare calcoli, ma x giocare (Spacewar è del ’62) o creare comunicazione, cioè allacciare computer tra loro.
Si tratta di un modello ideativo-creativo fatto dagli hackers, cioè quelli che hanno una certa filosofia d’uso (sono appassionatissimi di pc, lavorano in un modo diverso, di notte, senza distinzione di tempo, motivatissimi dal vedere quali sono i limiti di utilizzo del pc, spesso studenti, figli del beat, spesso fanno uso di allucinogeni, maria, sono fortemente creativi, ma fuori dalle regole). Il modello di diffusione della rete è virale, cioè si estende.
Nei ’70 lo scenario cambia. Si è ormai convinti che il computer può diventare altro da un semplice calcolatore. Nel ’72 su Rolling Stones il giornalista Stuart Brand recensisce Spacewar come una cosa seria. Nel ’74 viene sviluppato il primo micropc in cui, x la 1° volta, la capacità di calcolo è resa indipendente dalla dimensione.
Negli ’80, (’81) la Xerox realizza lo Star 80.10, il primo pc. Nell’82 Time dedica la copertina al computer.
Nei ’90 (‘91) il Cern di Ginevra sviluppa il Word Wide Web che trasforma le molte reti presenti nel mondo in qualcosa di molto diverso. Oggi internet è un po’ dappertutto (la diffusione della rete è uno degli indicatori del digital divide). Grazie al web la rete è diventata una sorta di grande medium.
INTERNET
DEFINIZIONE
Internet è un sistema di server che gestiscono documenti in formato ipertestuale (scritti in un formato nn chiuso, ma che dà la possibilità di rimandare da un testo all’altro), raggiungibili da qualunque pc connesso dotato di browser.
CARATTERISTICHE TECNICHE
Le caratteristiche tecniche del web sono date: 1) dal protocollo http che permette di trasferire dati in formato ipertestuale 2) dal linguaggio html che permette di creare ipertesti. Pertanto il web è un sistema informativo ipermediale, collaborativo e distribuito, dove non c’è un centro e una periferia. Il web è una forma nuova di media.
RAPPORTI CON LA SOCIETA’
Nn è internet che ha trasformato il mondo.
Internet è stato il medium ideale in una società che si stava trasformando, in attesa di qualche tecnologia che le consentisse di uscire dalle strette in cui il broadcasting l’aveva costretta.
Internet agisce in profondità, nel tempo e le sue istanze di sviluppo sono diverse, ma si sovrappongono. Oggi vediamo il frutto della sovrapposizione. Internet ha avuto uno sviluppo anche in ampiezza (da un lato la digitalizzazione, dall’altro la globalizzazione hanno cambiato le strategie del mondo in cui viviamo).
LE SUE LOGICHE
Sul versante dell’offerta 4 sono state le grandi logiche seguite da internet: militare, accademico-universitaria, commerciale e mediatica.
Sul versante invece della fruizione le logiche sono la commerciale, la mediatica, la controculturale, la partecipativa.
A due a due queste logiche concepiscono la rete in modo analogo:
1) come uno strumento: militare + accademica.
Arpanet nasce come sistema militare causa guerra fredda. In caso di attacco nucleare le linee tradizionali di comunicazioni sarebbero interrotte à necessità d’inventare una qualche rete di com che possa funzionare anche in caso di attacco. La logica è quella di Arpanet, informazione spacchettata e inoculata x + canali contemporaneamente così se anche qualcheduno viene interrotto rimangono gli altri e la info si ricomporrebbe. L’altra logica è quella accademica, della connessione dei colti. In comune hanno è che sono elitarie, pensano che la rete sia funzionale principalmente alle elite. Sono funzionaliste xchè pensano che la rete aiuti a fare meglio ciò che cmq avrebbe dovuto essere fatto. Sono efficaci, ma nn efficienti. Quello che conta nn è cosa costa, ma che funzioni.
2) come veicolo, soluzione di processi organizzativi: commerciale + mediatica.
La usano x risolvere problemi produttivi e distributivi. Sono profit oriented, cioè devono far guadagnare. La logica commerciale è quella di chi vuol usare la rete x vendere meglio e a costi + bassi. X vendere libri abolisco molti dei costi della catena distributiva. Quindi ho costi + bassi e prezzi + bassi, ergo + successo. La logica mediatica: se distribuisco i programmi tv anche sulla rete possono trovare un altro canale x diffonderli. Idem musica a pagamento che mi permette costi di distribuzione inferiori. Anche queste logiche sono funzionaliste e la usano in modo strategico -ottimizzare i risultati che cmq devono essere centrati anche senza la rete-).
3) rete come territorio: controculturale + partecipativa
La logica controculturale -si oppone al mainstream, è sempre contro la cultura dominante- e la logica partecipativa -unisce i gruppi non solo contro qualcosa-. Hanno in comune la filosofia orizzontale: tutti possiamo fare, partecipare, nn solo ricevere. Sono di solito no profit e fortemente collaborative. Queste logiche ci parlano di tante, differenti filosofie della rete.
L’UTILIZZO
Quali sono gli usi della rete?
La teoria del “Social Shaping of tecnology” (modellamento sociale delle tecnologie) dice che una tecnologia nn è mai solo ciò che viene progettata x fare, ma anche ciò che il pubblico la fa diventare nel tempo.
L’uso di internet è molto diversificato:
1) uso classico (quella dei media tradizionali. Accendo il pc, mi collego ad una web radio e inizio a lavorare)
2) meta-uso (utilizzo che rende l’utente partecipe della costruzione della rete. Es, open sourse)3) interazione utente-rete, analizzabile secondo i tipi di fruizione:
a) nn cooperativa, che si divide in passiva (fruisco senza alcun approccio personale. Non cambio mai) e attiva (presenta forme d’interazione, ricerche sequenziali, navigazioni a palinsesto –corro dietro ai link oppure faccio il mio abituale giro-. Mail, chat, post su blog. Dipende dalle mie scelte personali).
b) cooperativa: che si divide in interna (che costruisce forme di soggettività autoriali -costruzioni di siti, di blog, implementa i software, cambia audio, video e rimette in rete- ed è tesa a migliorare la qualità dei prodotti e delle relazioni sulla rete) ed esterna che richiama a forme di relazione interpersonale o di gruppo (chat, forum, le comunità virtuali). Spesso queste relazioni sulla rete sono solo un punto di partenza o di arrivo di relazioni che sono in realtà esterne alla rete (uso messenger con chi conosco, gente che si conosce sulla rete decide di conoscersi fuori, lo speed dating in cui si mima la conoscenza della rete –vado in un locale, conosco tutti a turni parlando pochi minuti e poi decido se continuare la conoscenza). Insomma, si lavora nella rete con un occhio al fuori (accade, accaduto, accadrà).
FRUIZIONE E LOGICA
La fruizione nn cooperativa attiva è tipica di una certa logica commerciale avanzata (c’è sì la tradizionale offerta che è cmq personalizzabile. Es., new media), quella passiva è relativa alla tradizionale fruizione commerciale stile supermercato in cui tiriamo giù le cose, o quella tradizionale del brodcasting.
La fruizione cooperativa interna si sposa con la logica accademica, commerciale, controculturale, mediatica con tutte quelle che lasciano una porta aperta x collaborare, migliorare almeno all’interno della stessa logica. L’esterna va d’accordo con la logica accademica, controculturale e partecipativa, cioè con le logiche che sono in accordo con una fruizione della rete che consenta di cambiare anche il mondo esterno, migliorandolo.
| 7. LA MUSICA DIGITALE Fausto Colombo |
La digitalizzazione del suono: è un fenomeno di traduzione del suono in sequenze di n° binari. Il suono è prodotto dalla vibrazione dell’aria ad una certa frequenza. Si genera un’onda e un convertitore campiona l’onda ad intervalli regolari. Il valore di ogni monitoraggio, campionamento viene trasformato in info.
+ alta è la precisione del campionamento dell’onda analogica (+ frequente è il campionamento) e > è la complessità dell’info digitale à ho bisogno di + memoria, di + potenza nell’elaborazione di calcolo, ma ho una resa migliore.
I FORMATI DIGITALI
La digitalizzazione del suono ha comportato una crescita di possibilità legata al miglioramento tecnico à la crescita dell’informatica ha portato ad una crescente possibilità di digitalizzare il suono e di portare la digitalizzazione verso una sempre > fedeltà e malleabilità.
I + diffusi formati digitali presentano una frequenza di campionamento di 44, 1 KHz. > è il numero di bit e > è la resa qualitativa del suono. Esistono tecniche di compressione che riducono il n° di bit x sec rendendo impercettibile la perdita di qualità (c’è sempre con il digitale).
Il digitale è favorito dal fatto che le ns. capacità percettive nn raggiungono la raffinatezza dell’analogico à è possibile, pulendo la rappresentazione digitale, raggiungere gli standard percettivi che si avvicinano a quelli che abbiamo in una situazione concreta (es live).
I formati digitali sono: cd, wav e mp3. Sono diversi anche dal punto di vista di interfacce utilizzabili x l’ascolto e, ça va sans dire, di produzione (si campiona anche in base a scelte di output, cioè come poi voglio trasferire e vendere la musica, su quale supporto la voglio registrare).
a) Il cd è una registrazione nn compressa, cioè la musica viene campionata, ma l’esito finale del campionamento nn è compresso à elevata qualità e tanti bit à il cd permette grandi quantità di dati (ma lo spazio è limitato in fin dei conti). X 1 mt di musica c’è bisogno di 10 MB.
b) La stessa qualità e lo stesso n° elevato di bit (10 MB/mt) sono richiesti anche dal formato wav/aiff che è il formato nn compresso per audio su pc o Mac. Casse o schede audio nn adeguate a parte, le potenzialità di qualità sono altrettanto elevate.
c) Le cose cambiano con l’mp3 che è un formato compresso compatibile dunque con il downloading e lo streaming (flusso di dati audio/video trasmessi da una sorgente a una o più destinazioni tramite una rete telematica) via internet (xchè la compressione riduce il n° di bit consentendo uno scaricamento + rapido e di nn saturare l’ampiezza della banda). La qualità audio è accettabile, a volte anche buona, e il n° di bit limitato.
LE TRASFORMAZIONI PRODUTTIVE, DISTRIBUTIVE E DI CONSUMO
Da un punto di vista sociologico xò ci interessano le opportunità di queste trasformazioni cioè cambiamenti dei modelli produttivi, distributivi e di consumo.
La grande novità è la malleabilità della musica xchè la digitalizzazione rende possibile l’intera ridefinizione del sistema di produzione, distribuzione e fruizione.
1) C’è facilità nella produzione e autoproduzione di musica (i musicisti possono controllare l’intera catena di produzione musicale riducendo ovviamente i costi –i piccoli gruppi x es. nn hanno bisogno di affittare studi- e di dipendere in modo decrescente dal music system). Gli strumenti che hanno cambiato in questo senso la produzione musicale sono il mix, sequencer, sintetizzatore, arranger, cioè tutte cose che trasformano il pc in un metastrumento che controlla tutto il processo produttivo. La musica auto-prodotta tende a rendere possibili nuove pratiche di produzione alternative a quelle tradizionali dell’industria discografica. X es. le demo: è + facile produrre una demo delle proprie cose, farla circolare o è + facile usare le basi musicali senza bisogno dello studio. Le garage bit band sono le band che si autoproducono (il bit fa la differenza con le garage band, cioè usano tecnologie digitali). La facilità di produzione comporta un’accelerazione dello scambio fra i vari produttori à in tutta una serie di generi –acid jazz, jungle, tecno, dance- abbiamo una + facile circolazione del corpus musicale proprio xchè nn + filtrato dall’industria discografica. 2) Nn è la produzione digitale a mettere in crisi l’industria discografica, ma gli elementi distributivi. Le tecniche di compressione, anche in concomitanza con l’avanzare della banda larga che sostituisce il tubino telefonico, consentono ad internet di diventare il vero canale di distribuzione della musica (molto potente e concorrenziale rispetto al supporto tradizionale). La musica infatti attraverso la digitalizzazione tende a slegarsi dal supporto fisico del cd (x sua natura adatto a essere trattato come un vero oggetto). La musica digitale può essere trasmessa via rete e quindi registrata su diversi tipi di supporti. Siamo davanti ad una sorta di redistribuzione della musica di cui internet è il canale principale soprattutto attraverso la modalità di scambio peer to peer, cioè un passaggio alla pari. Se ne discute molto, in particolare in termini legali (è legale o no?). Lorenz Lessino??? dice “la differenza fondamentale tra rubare un cd e scaricare della musica senza il permesso dell’autore sta nel fatto che se rubo un cd in un negozio c’è un cd in meno, se scarico la musica continua a restare esattamente nel posto da cui l’ho scaricata”, cioè nn ho una sottrazione di supporto. La ridistribuzione è anche info tra tribù musicali. Grazie al peer to peer gli stili musicali si contaminano e la cultura musicale circola.
3) Con la digitalizzazione il consumo aumenta in occasioni di ascolto e in quantità di musica. Si pensi alla rivoluzione dell’walkman nell’ascolto di musica (sciare ascoltando). Il digitale ne ha amplificato la dimensione (il lettore mp3 è sempre + piccolo e contiene una quantità di canzoni che il nastro si trasogna). Ovviamente a qualche prezzo, stile la qualità dell’hi-fi . Ma la possibilità di ascoltare musica ovunque tende a sostituire la possibilità di ascoltare meno musica con + qualità. Il lettore mp3 è un’estensione (segmentata) del pc. Il player mp3 è un lettore multimediale, complessificandosi con la capacità crescente di compressione diventa qualcosa di + sofisticato dell’ascolto di musica, tipo permettere di vedere foto, video, animazioni in flash, anche se al momento è essenzialmente uno strumento di ascolto musicale. Favorisce pratiche di consumo personalizzato attraverso la creazione di playlist autonome, cioè abbiamo un archivio molto ampio all’interno del quale, di volta in volta, traiamo qualcosa al posto di altro. C’è anche il fatto che abbiamo, attraverso strumenti individuali, forme di aggregazione diverse. Es., l’ipod generation (lettore dell’Apple che vende alla grande nonostante esistano lettori simili a + basso prezzo à il fenomeno è di grande rilievo). Alla filosofia Apple integra anche un raffinato design, propone una cultura dell’informatica fortemente a misura d’uomo, molto + relaxing dei concorrenti, interpreta bene l’esigenza del consumo e delle case discoscrafiche (da iTune store –grande library-scarico a pagamento, poco, circa un euro a pezzo, meno che se compero il cd).
MUSICA DIGITALE E CASE DISCOGRAFICHE
La pirateria digitale (così chiamata x lo + dalle case discografiche) consiste x lo + in programmi di file-sharing che sono lo strumento + usato x condividere file musicali (come ci scambiassimo una vecchia cassetta).
Le case discografiche, ovviamente, subiscono da questo un danno economico xchè nn vendono (70.000 brani musicali/mese immessi sulla rete, 3 milioni di download/day à ma questi dati nn scremano fra pezzi coperti da copy e pezzi immessi free).
Possibili soluzioni: 1) il tribunale (proposta dalle case discografiche, anche se lo scaricamento di file nn è automaticamente una forma di pirateria). Le leggi peggiori sono negli Usa (chi scarica un dvx di un film può pagare fino a 250.000 dollari di multa, cioè si considera responsabile dell’intero sfruttamento commerciale del prodotto). Questa opzione significa fare pressione sulle istituzioni x offrire strumenti legislativi atti a perseguire lo scambio personale gratuito. Allora, citando Mao Zedong, bisogna colpirne uno x educarne 100 (nn riuscirò mai a prendere tutti quelli che fanno downloading, ma quelli che prendo la pagano duramente) 2) offrire servizi di download a costo basso (tra la gratuità e il costo del cd, incomprensibile xchè in digitale i costi di produzione sono + bassi). Qualche library la pratica. Una persona che nn vuole rischiare, scarica ciò che gli interessa a prezzo modico, seguendo una strada legale. Introducendo un sistema concorrenziale si può, ragionevolmente, ipotizzare che questi prezzi già bassi scendano ulteriormente. Ma siamo sicuri che poi la gente compri finché esistono il file-sharing, peer to peer, downloading visto che gratis è sempre meglio che pagare poco? Se sì, bisognerebbe abbinarlo ad una legislazione fortemente restrittiva 3) proteggere il cd, cioè commercializzare cd che nn consentano la conversione in file compatibili con il pc. Significherebbe distinguere tra i consumatori di cd, x es. collezionisti, e consumatori di musica scaricata dalla rete. Ma i venditori di pc sarebbero contenti visto che nn potrei + ascoltare musica? Idem quelli di lettori di cd e dvd? Alcuni produttori sarebbero in concorrenza con sé stessi (la Sony che produce musica, pc e lettori mp3, x dire). 4) ripensare il business model musicale. L’industria musicale del futuro potrebbe nn avere + come core business la vendita di musica riprodotta su supporto. Es. i concerti (che diventano una forma di circolazione della musica a pagamento molto di + di quanto nn lo sia oggi), che si vendano gli spartiti (quelli ben fatti servono), libri, dvd in cui l’elemento video sia forte, fenomeni di merchandising (nn vendo + tanto la musica, ma il cantante, l’autore trattato come brand, ovviamente controllandolo. Il merchandising si contraffa alla grande, è vero.… ma…).
RIASSUMENDO
La musica digitale favorisce l’ampliarsi delle occasioni di produzione e consumo di musica e avvicina alla musica (forse nn avvicina all’istituzione musicale, ma fa della musica uno dei grandi oggetti culturali circolanti oggi, forse quello circolante in modo + libero). L’abbondanza e la pervasività comporta che l’utente percepisca la musica come una risorsa infinita, tendenzialmente gratuita. Il consumatore sarà sempre meno propenso a pagare x fruirla e bisogna farci i conti, pensando di farci i conti in termini legali.
| 8. LA RADIO DIGITALE Fausto Colombo |
LA DIGITALIZZAZIONE DEL SEGNALE RADIOFONICO
Digitalizzazione = traduzione di un fenomeno analogico in formato digitale attraverso la riduzione in sequenze di numeri binari dell’info originale.
La produzione radiofonica è già da molti anni digitale. Nei ’70 quando si registrava una trasmissione radiofonica in modo professionale si usava un sofisticato registratore (Nagra). Utilizzarlo era una professione. Oggi un giornalista si porta dietro un registratore digitale minuscolo che fa esattamente la stessa cosa à la produzione radiofonica ha già sfruttato ampiamente la produzione digitale. Xò qui parliamo di natura della radio che si sta modificando, non solo di comodità professionale.
IL CAMBIAMENTO DI NATURA: LA RADIO SI ASCOLTA, SI GUARDA, SI TOCCA
Oggi la radio è multimediale e interattiva e ibrida. Nn soltanto si ascolta, si guarda e si tocca, ha una manipolabilità diversa, ci sono dei touch screen che consentono di modificare la programmazione della radio. Questo comporta che anche i ricevitori che abbiamo nelle case si modificano. Già i ricevitori classici avevano subito nel corso dei decenni profonde trasformazioni passando dalle grandi radio a valvole alle piccole a transistor. Oggi si riceve sul cellulare.
1) L’ascolto: la radio si fruisce in diversi modi, ma principalmente si ascolta. La d. ha reso la qualità alta, il segnale + pulito, ha ridotto fruscii e disturbi legati alla trasmissione via onde, ha reso facile la sintonizzazione (= 1 dei grandi temi. Uno dei grandi scontri tra i colossi della tecnologia e gli inventori riguarda proprio la radio, la modulazione di frequenza. Il suo inventore -Edwin Howard Armstrong -che si suicidò-fu massacrato dalle grandi major radiofoniche che invece puntavano sulle onde medie e non la volevano xchè sarebbe stato + difficile controllare le frequenze).
2) La visione e il touch grazie alla ricezione di servizi diversi con la radio multimediale: la radio si guarda anche (testi, immagini e filmati). Sono cambiati gli strumenti di ricezione radiofonica, sempre + piccoli, leggeri che hanno un controllo digitale che si evidenzia nel display. La radio si tocca xchè è interattiva. L’azione esercitata sul terminale è + complessa, in particolare x quanto concerne la possibilità di ricevere una serie di servizi. X es i data service, pad and pad, o la radio on demand.
L’INTERATTIVITA’
Ci sono 2 tipi di interattività: con canale di ritorno e simulata.
1) Interattività con canali di ritorno significa che io posso richiedere dei servizi attraverso un canale che nn è quello radiofonico, i servizi poi mi vengono inviati attraverso il canale radiofonico. X es il PAD (program associated data) è un sistema di servizi sincroni al programma in onda. Posso vedere il nome della canzone in onda, la copertina del cd, foto del cantante. Oppure NPAD, non- program associated data, servizi slegati dalla programmazione. Le notizie del traffico, servizi legati al posizionamento del ricevitore (se c’è traffico nell’area in cui mi trovo. Il satellite localizza la posizione dell’auto è posso sapere dei monumenti, ristoranti, distributori dei dintorni). La radio on demand propone servizi a richiesta, x es. riascoltare l’ultima canzone trasmessa memorizzandola, essere aggiornato su ciò che voglio (traffico. Mi evita di sentire tutta la tiritera sugli aggiornamenti del traffico di mezza Italia).
2) Posso avere forme di interattività simulata, x es. faccio richieste e vengo informato di quando potrò avere quel tipo di info in modo da non dover essere sintonizzato sempre. Assomiglia al televideo (sistema circolare).
XCHÈ SI DEVE PASSARE ALLA RADIO DIGITALE?
Xchè se fosse l’unico sistema di broadcast a rimanere sull’analogico probabilmente diverrebbe obsoleto, sostituita da versioni simili su altri media (Jenny Abramsky, responsabile programmi radio BBC).
Da questo passaggio può trarre xò vantaggi, x es. 1) organizzando efficientemente le risorse economiche e di spettro (le frequenze analogiche occupano molto spazio, consentono un numero limitato di ospitalità x gli emittenti) 2) permette ulteriori servizi di business, servizi multimediali erogati via radio come le info turistiche sull’area che sto attraversando (a pagamento o no) 3) può partecipare all’ibridazione dei linguaggi dei ricevitori.
LE VERSIONI DI RADIO DIGITALE: DAB E WEB RADIO
1) DAB, digital audio broadcasting (= digitalizzazione della forma classica della radio) è la versione digitale della classica radio analogica. E’ lo standard europeo per le trasmissioni radiofoniche digitali terrestri. E’ il corrispondente della televisione digitale terrestre. E’ uno standard europeo e dunque permette, x es., di nn perdere il segnale attraversando la frontiere.
La banda occupata è di 1,5 MHz per canale: si passa da una logica per cui ho un canale, un emittente (modulazione di frequenza) alla logica x cui ho un canale, 5-10 emittenti.
La transizione dalla modulazione di frequenza al dato comporta la riorganizzazione delle frequenze e ciò porta alla nascita di consorzi di emittenti che decidono di affittare un canale e di spartirselo. Poi bisogna ridefinire i ruoli della catena del valore che col digitale viene spacchettata. Se prima pochi soggetti seguivano l’intera catena, adesso la catena produttiva si diversifica: ci sono gli operatori di rete (si occupano dell’efficienza della rete), i responsabili dei contenuti (gli editori), i responsabili dei servizi dati.
Il modello del dab è semplice: c’è un multiplex (un canale che consente la gestione di molti broadcaster), i broadcaster si collegano all’unico multiplex, il multiplex va ad un trasmitter che manda in onda tutti i segnali dei broadcasters.
Xché?- Tra tutte le tecnologie di digitalizzazione del broadcasting è la più performante: in una situazione di ricezione stazionaria (quando lo avremo in casa la qualità dell’ascolto sarà migliore a parità di prezzo, di standard dei ricevitori fra digitale ed analogico), in una di ricezione portatile (ricevitori portatili nn collegati ad antenne riceventi stabili) e in ricezione mobile (la > parte del consumo di radio è nel driving time).
- Il dab nn risente del problema di saturazione delle celle di trasmissione, la performance nn si deteriora all’aumentare delle connessioni.
- Il dab è stabile in tutte e tre le situazioni, cosa che nn succede agli altri standard (il gsm è stabile, ma tende ad avere una qualità di ricezione minore del dab; l’umts ha una qualità crescente a seconda del passaggio dal mobile allo stazionario).
2) L’altra opportunità è data dalle web radio che sono la trasformazione del web in direzione della radio. Sono emittenti che trasmettono il segnale radiofonico in internet attraverso il protocollo tcp/ip e utilizzando le tecniche di audio-streaming. Sfruttano il fatto che il web è x natura multimediale e che la info digitale è + malleabile.
Rappresenta la tecnologia di digitalizzazione radio oggi + diffusa sia x il simulcasting, che x il digital only. Xchè? Es. radio della BBC (broadcaster pubblico forse + famoso al mondo ed è caratterizzato da elevato standard di qualità, da un sistema di interfaccia con il potere politico e con il controllo civile che nn ha paragoni nel sistema italiano, da una forte propensione all’innovazione). BBC trasmette (ed è ricevibile) in onde medie, in dab, in internet e in dvb-t (trasmissione via etere) con servizi differenziati, cioè ogni piattaforma di trasmissione dà certi servizi e nn altri. Il pacchetto completo dei servizi è dato dall’insieme delle varie tecnologie. E’ es di simulcasting, cioè di una radio che trasmette su + canali contemporaneamente. Radio Repubblica trasmette solo in internet. Risponde all’esigenza di una grande giornale nazionale che ha un’interfaccia web nota e navigata di offrire anche servizi che non siano solo scritti/fotografati ma che abbiano anche il sonoro. Le web radio permettono anche la nascita di nuovi servizi, vedi una crescente personalizzazione del consumo. Le radio on demand, gli archivi (chiedo alla radio di mandare in onda una cosa vecchia), approfondimenti multimediali (link collegati al sonoro ascoltato, magari testi, immagini, video), l’apertura di nuovi spazi di comunicazione (x es., > interattività con l’emittente. Scrivo lettere sullo stesso canale su cui ricevo). Ci sono nuove pratiche di produzione xchè l’etere analogico è finito, la radio digitale ha un n° > di broadcast ma sempre finito, il web invece nn ha limitazioni (x lo – a vista). Una risorsa scarsa, insomma, sembra trasformarsi in una illimitata à dalla regolamentazione rigida del broadcasting verso leggi a bassa intensità x internet. Il broadcasting usa lo spazio pubblico delle frequenze, ha una regolamentazione molto stringente. Internet ha una regolamentazione molto + soft e le web radio possono usufruirne. Ci sono nuove pratiche di produzione: qualsiasi soggetto può potenzialmente fare la propria programmazione on line (posso fare una radio in casa à incentivo alla libertà di espressione). Sono un po’ le nuove radio libere.
LE GRANDI QUESTIONI DELLA RADIO DIGITALE
Le grandi questioni, sia in forma di dab che web radio, sono:
1) che problemi pone la multimedialità della radio. La radio può trasmettere in modo multimediale, cioè con risorse video. Comporta la fine dell’oralità? E’ un rischio possibile, cioè che la radio perda la sua specificità, diventi un’altra cosa? La radiofonia potrebbe essere vittima della cultura dell’immagine a cui si è opposta duramente x molti anni? La radio nn è uno strumento + povero della tv, è uno strumento diverso. Se la radio diventa + simile alla tv, se diventa multimediale è + difficile partecipare.
2) La radio on demand farà finire la grande dimensione collettiva e comunitaria dell’ascolto radiofonico? Fine dei processi identificativi orizzontali fra ascoltatori, dell’appartenenza comunitaria, dell’idea che se tutti ascoltiamo la stessa cosa ci assomigliamo un po’?
3) La radio digitale diventerà un anonimo terminale mobile, multimediale, sarà solo un altro modo rispetto allo schermo del pc, al telefono mobile?
Forse no. A quali condizioni? Che mantenga l’audio, che continui a fare ascolto (comunitario) come centro della propria comunicazione e anche se nn imiterà i servizi dei media punto a punto, ma manterrà la capacità di essere un media di broadcasting.
| 9. LA TELEVISIONE Fausto Colombo | <>
Comunicazioni di massa = dizione vecchia che mette sullo stesso piano alcuni mezzi di com come quelli broadcasting, es. radio e tv, con la produzione industriale. Questi mezzi si stanno trasformando in qualcosa di + complesso. La tele lo è stato, lo è anche oggi x certi versi, ma in misura decrescente rispetto alla sua tradizione.
UN PO’ DI STORIA
All’inizio della radiodiffusione appaiono subito i primi prototipi della televisione (anni ’20). Tuttavia questa 1° ondata di sperimentazione nn porta al radicamento della televisione. Ciò accade nei ’50, prima negli Usa e poi in Europa. Negli Usa, come la radio, nasce commerciale, in Europa invece si sviluppa grazie alla spinta dei governi che la ritengono utile x cementare la società. In Italia ha un ruolo essenziale nel processo di unificazione linguistica à quando si sviluppa un medium il contesto storico è importante tanto quanto la tecnologia. In Italia arriva il 3.01.1954 e sorprende tutti con una diffusione rapida, grazie al fatto che il pubblico lo ritiene un forte strumento di socializzazione (non esclusione dai processi culturali) e alla rapida crescita dell’offerta del servizio (solo due anni dopo il segnale è distribuito su tutto il territorio nazionale).
PROCESSO DI DIGITALIZZAZIONE
Oggi questo mezzo è soggetto a digitalizzazione. Parte del processo viene dal basso (il mercato gli offre di digitalizzarsi) e parte dall’alto (i governi hanno deciso di puntare sul digitale terrestre, tanto che x legge l’analogica dovrebbe essere sostituita dal digitale terrestre).
LA RIPARTIZIONE TV IN ITALIA
La popolazione italiana è fatta da 21 milioni di famiglie.
Circa 16 milioni sono utenti di televisione analogica (numero grosso, ma cmq arrotondato x difetto). Gli utenti attuali della televisione satellitare, a fine 2004, sono 3 milioni. Anche questa cifra è arrotondata x difetto (schede pirata).
I decoder della televisione digitale terreste che, connessi con l’apparecchio tv analogico e in qualche caso della rete telefonica, consentono la fruizione erano alla fine del 2004 700.000.
Ci sono utenti che guardano la tv via adsl (gli utenti telecom sono quasi 4 milioni. Non tutte la usano x abbonarsi a servizi televisivi come rosso alice).
Poi ci sono connessioni via cavo come quelle fastweb adsl e fibra ottica, 500.000 nel 2004.
Poi c’è la tv via cavo on demand (fastweb), 160.000.
Tutte le forme di digitalizzazione della tv stanno dentro un universo complesso in cui abbiamo da un lato l’analogica tradizionale e dall’altro diverse forme digitale che vanno dalle tv a pagamento pay per view a televisioni free, a tv via web.
LA TELEVISIONE DIGITALE SATELLITARE
La televisione digitale satellitare ha una tecnologia contrapposta all’analogica televisiva, anche se le prime forme erano anch’esse analogiche (tele+).
La televisione digitale dà in + una > qualità, una migliore prestazione.
COME FUNZIONA
L’emittente invia dati video ad un satellite che è posto in un’orbita geostazionaria e il satellite rinvia il segnale ad una vasta area geografica. Ciò spiega xchè in alcune parti del mondo la tv satellitare abbia il sopravvento sulla terrestre (situazioni geografiche in cui trasmettere il segnale terrestre necessita di ripetitori difficili da installare. Le grandi aree desertiche, aree di montagna). Il segnale dal satellite arriva all’utente grazie ad un’antenna parabolica che lo raccoglie, amplifica ed invia ad un decoder, collegato al televisore, che decodifica il segnale digitale. Senza decoder non potremmo decodificare il segnale. E’ una decodifica altra dal fatto che alcuni segnali siano oltre che digitalizzati anche cripatati. X es ci sono decoder che captano il segnale televisivo free to air (libero). Ci sono canali poi che, oltre che ad essere digitalizzati, sono anche criptati, cioè necessitano di un codice particolare e di un decoder particolare che traduca (il decoder è a pagamento). X es le tv arabe, Al jazeera e Al arabiya nn sono criptate à sono 2 emittenti satellitari digitali molto seguite anche in Europa.
L’INCIPIT ITALIANO
La televisione digitale satellitare ha in Italia il merito fondamentale di essere stata la 1° televisione digitale in assoluto. Tele+ trasmetteva via satellite in analogico, poi si è trasformata con la digitalizzazione in D+ e ha avuto la concorrenza di Stream. Ad un certo punto Sky ha rilevato le loro utenze sostituendo il decoder e diventando il monopolista della televisione digitale satellitare in Italia.La sua offerta è diversificata: documentari, info, cinema, sport.
L’OFFERTA
L’offerta digitale si differenzia rispetto a quella analogica terrestre x il fatto che è articolata in diverse offerte tematiche. Quasi sempre viene scelta la modalità tematica, cioè si seleziona il pubblico non in base alle famiglie in cui bisogna accontentare un po’ tutti. Esistono dei canali come fox che trasmette solo fiction facendomela vedere anche al mattino, mentre con l’analogica la vedo solo in prime time.
LA WEB TV
Un altro tipo di offerta digitale è data dalla web tv.
La web tv usa la banda larga di internet, adsl o cavo coassiale xchè la quantità d’info che bisogna trasmettere è molto forte. Attraverso la web tv si ricevono contenuti mediali, multimediali o direttamente sulla tv di casa se ho un decoder adeguato o sul computer (rosso alice).
Ovviamente la qualità nn è pari, xchè ci sono limiti di trasmissione ma si lavora x avere una qualità paritaria.
Si verifica la convergenza fra tra la fruizione di un servizio televisivo e l’uso di internet. La tv diventa un’interfaccia con la rete. Qualche anno fa si parlava di teleputer, cioè della possibilità di uno strumento intermedio che consentisse insieme la navigazione, le funzioni di pc e la classica visione di broadcasting. In realtà abbiamo pur sempre una polarizzazione: in qualche caso la televisione ospita internet rimanendo xò lo strumento privilegiato (il vero problema nell’usare la tv x vedere internet è che la tv è di una famiglia e si litiga x vedere uno o l’altro), in altri è internet fruita prevalentemente attraverso il pc che ospita delle forme tv o delle emittenti tv (problemi: la qualità dell’immagine nn è ancora del tutto accettabile + la tv deve interfacciarsi con una fruizione di navigazione molto libera, molto differente).
L’offerta della web tv è varia: tv on demand, a pagamento. X es Fastweb, che è un operatore di telecomunicazioni, ospita molte cose diverse: servizi tipici da operatore di telecomunicazione (internet ed e-mail), ma anche televisione in forme diverse (on demand, pay tv, canali tematici e tv tradizionale). X es Telecom: rosso alice offre film e musica (a pagamento), sport (a pagamento), giochi, fumetti e giochi.
LA TELEVISIONE DIGITALE TERRESTRE
La televisione digitale terrestre x qualità e prestazioni dovrebbe essere pari alla satellitare. Il vantaggio è che dovrebbe utilizzare le precedenti strutture della analogica x trasmettere e ricevere il segnale. E’ un innovazione di processo. X fruire del digitale terrestre occorre un decoder.
L’offerta: free (italia 1 e canale 5 con qualche modifica lieve, accedere ad un televideo un po’ + complesso…rai sport, i tre canali, rai educational, rai utile, quindi la stessa programmazione + programmazione parallela + programmazione educativa; poi la 7-mtv con i canali tradizionali con supporti interattivi e microcanali).
I servizi del digitale terrestre sono: servizi informativi (info aggiuntivi sui programmi senza bisogno del canale di ritorno), servizi transattivi (il t-commerce, uso la tv x comprare à il digitale terrestre può essere usato come internet, con il t-governament potrei votare) e servizi interattivi grazie al canale di ritorno con cui si può partecipare attivamente ai programmi (voto x eliminare concorrenti), avere servizi di pubblica utilità (ricevere a casa certificati, fare dichiarazioni fiscali, e-mail, giochi on line, pubblicità –scelgo oggetto e settore da vedere-).
| 10. LA TELEFONIA MOBILE Fausto Colombo |
Uno dei grandi driver di trasformazione dei media. Da un lato ha costituito innovazione all’interno della telefonia analogica (i primi cell. erano analogici), dall’altro è stato un es molto significativo di come la digitalizzazione di un mezzo può comportare ancora + rilevanti trasformazioni. E’ un caso esemplare di evoluzione nn deterministica di un medium (evol.deterministica = quella in cui da un’innovazione tecnologica si rotola verso una certa applicazione sociale, come se tutte le trasformazioni fossero implicite nella natura iniziale del medium), cioè il confronto con il pubblico, con i contesti comporta una trasformazione del progetto iniziale del medium.
STORIA DEL TELEFONO CELLULARE
1) I primi telefoni cellulari usano una tecnologia analogica (fine ’80, inizio ’90), sono delle piccole valige con la cornetta che si stacca. Funzionano con la modulazione del segnale radio. La tecnologia è quella del segnale radiofonico. Le prime reti di telefonia mobile analogica vanno dal ’73 all’85. L’Italia è da subito in 1° linea nelle sperimentazioni.
2) 1990. La 1° generazione veramente diffusa è quella dei telefoni tacs (total acces communication system). C’era una forte dispersione di segnale, la qualità della ricezione era così così. La telefonia mobile entra xò nell’uso quotidiano. L’operatore telefonico monopolista pubblico era la Sip che diventa il 1° operatore europeo di telefonia cellulare x numero di abbonati. Icona: Startac Motorola.
3) A partire dal ’92 nasce la 2° generazione, le prime sperimentazioni di digitalizzazione. Si tratta di campionare, convertire il segnale analogico, trasformarlo in un segnale numerico e quindi trattarlo in termini informatici. Le reti digitali comportano la possibilità nn soltanto di trasmettere il segnale audio, ma anche di trasmettere dati. Gli sms, x es., nn sono pensabili con la telefonia analogica. In una fase iniziale gli standard europei sono diversi, per cui passando il confine si esce dalla inter-operabilità. Ben presto xò si transita verso un unico standard paneuropeo: il gsm (global system of mobile communication) con cui passo il confine, cambio operatore ma telefono. Icona: Nokia 33.10. Il telefono cellulare si chiama così xchè il servizio è garantito da una serie di celle adiacenti. Il territorio viene diviso in celle, ogni cella è servita da una stazione radio che riceve e smista il segnale alle centrali. Grazie alla digitalizzazione è possibile la trasmissione dati, pensata originariamente come trasmissione di istruzioni per l’aggiornamento del software, ma quando il cell va in mano ai giovani che possono spendere poco e amano inventare nuove forme di linguaggio adattandole alle proprie ritualità, sono proprio i giovani ad usare questa possibilità x inventare il linguaggio degli sms. Proprio xchè brevi devono usare dei trucchi (emoticons, abbreviazioni). E’ una cosa nata x sbaglio, dall’uso imprevisto che gli utenti ne fecero. A metà del 2004 nel mondo sono stati scambiati circa 500 miliardi di sms.
4) Dopo lo sviluppo del gsm si sono sviluppate implementazioni della rete gsm che consentono invio e ricezione di un elevato n° di bit x sec. L’idea alla base è che possa usare la tecnologia digitale x mandare nn solo fonia e sms, ma anche dati sempre + integrati. E’ nata così la 2° generazione e mezzo dei cellulari gprs (la 3° è quella dell’umts che consente l’audio video, immagini in movimento e navigazione su internet) che consente alcune funzioni come il wap (wireless application protocol), standard con cui si può navigare in internet con il gsm, che ben presto è stato battezzato wait and pay perché lento, ergo costoso. Con il gprs si sviluppano nuove funzionalità dei telefoni mobili. Il nokia 66.00 permette x es. di essere integrato con sistemi di navigazione cellulare x auto, moto. La novità sono gli mms (multimedial messaging service) che permettono di scambiare immagini, video e audio. Il loro volume nel 2005 dovrebbe sorpassare quello degli sms. Sono pensati nn solo x la comunicazione orizzontale (tra persone), ma anche x far arrivare agli utenti servizi di vario tipo che scatenano gli appetiti dei fornitori di contenuti.
5) La 3° generazione, la rete a banda larga che rende il cellulare un terminale mobile multimediale. Ci sono 2 tipi di prodotti: i telefoni umts e i personal digital assistence wireless che permettono di collegarsi alla rete, mandare mail ecc. L’umts è lo standard europeo in grado di veicolare suoni, immagini fino a 2 MB x sec: v alta che consente lo streaming video à il cell si trasforma in un oggetto multimediale + essere completamente in rete (scarico dati di lavoro, leggo mail). Questo collabora alla mobilizzazione della vita. I telefoni multimediali (fino al 2004 appannaggio della 3 ed adesso usato anche dai grandi operatori telefonici come time e vodafone) permette di ricevere audio e video, la navigazione. Ci sono rilevanti trasformazioni del design, diventa + grande. Il loro futuro sta nell’equilibrio tra portabilità e multimedialità.
I CAMBIAMENTI CULTURALI E SOCIOLOGICI
X tutti questi oggetti nn abbiamo a che fare sono con la tecnologia, ma anche con la cultura e la sociologia.
Le tappe in Italia: ’90-’95 (ingresso nel mercato dell’innovazione tecnologica) dal ’95 ad ora (sviluppo progressivo).Il primo passaggio, quello tra tacs e gsm è cruciale x l’intero sistema dei media xchè grazie alla digitalizzazione del telefono si aprono gli scenari x l’intera digitalizzazione della comunicazione.
Il gsm è il primo fenomeno di convergenza di massa multimediale. Nel ’96 vengono lanciate le prepagate gsm: una scelta nn solo tecnologica, ma anche di marketing e assolutamente geniale. Ha consentito ai genitori di comprare il cell ai figli, via via abbassando l’età fino agli scolari degli elementari (4-5° elementare). X lanciare il digitale terrestre che nn stava andando tanto bene in Italia, Mediaset e, per certi versi La7 e Mtv, hanno deciso di lanciare le schede prepagate. Grazie a questa trovata ampi strati della popolazione arrivano alla telefonia mobile (ritenuto oggetto di lusso, x pochi). Diffondendosi porta con sé l’alfabetizzazione alla digitalizzazione à l’Italia si telematizza + grazie al telefono che ai pc e internet. Tra luglio ’99 e luglio 2000, le nuove utenze di telefonia cellulare crescono del 120%. In Italia ci sono + telefoni mobili che persone.
Un’altra caratteristica importante è la femminilizzazione dell’oggetto, fino al ’95-’96 prevalentemente maschile. Le donne sono il 46% degli utilizzatori.
Altro grande fenomeno è la giovanilizzazione: l’utilizzo giovanile fra il ’97 e il ’99 cresce in modo straordinario xchè è l’illusione di un punto di equilibrio tra le esigenze di controllo dei genitori e di autonomia dei figli. Ci parla della trasformazione della vita familiare che si va allungando ed elasticizzando.
Altro aspetto interessante è quello del nuovo galateo, delle nuove abitudini telefoniche. Il divieto di uso in luoghi pubblici segna che la tecnologia si è veramente diffusa. Si diffondono pratiche di consumo tattiche, x es (tipica degli adolescenti italiani) lo squillino (faccio uno squillo x dire ti penso o richiamami). E’ un operazione molto complessa di utilizzo della tecnologia xchè si capisce solo in una telefonia mobile digitale visto che lascio il numero-nome. Il telefono entra nella trama di film e racconti che cambiano. Diventa uno strumento di partecipazione attiva, o pseudo tale, in giochi tv, partecipare ad iniziative benefiche (tzunami).
Il foto cellulare o camera phone, successivo agli mms, deriva dall’idea di integrare fotocamera o videocamera digitale con il cellulare di 2° e mezza o 3°. Da ricerche emerge che questa possibilità ha consentito una crescente fiducia nella fotografia digitale. Si ha anche la possibilità di trasmettere subito foto e video. Nel pubblico le due opportunità, quella di scattare foto e quella di inviarle tramite mms, sono percepite come due possibilità separate. Il telefono è diventato due cose: oggetto x scattare e memorizzare, ed uno x lo scambio di parole, dati e immagini. Come cambia la pratica fotografica? Costruisce una risorsa x la costruzione del patrimonio identitario del possessore (ho le foto del mio mondo quotidiano). E’ una specie di nostra auto-presentazione. Ma è anche una forma di memoria sempre accessibile, un album fotografico nn voluminoso. Infine le foto sono vissute come una risorsa comunicativa à posso condividerle con altri.
| 11. CHE COSA SONO I NUOVI MEDIA Luciano Paccagnella |
Non c’è una def. precisa, ma un sacco di sinonimi: cyber media, media virtuali, media interattivi ecc. Ci sono nuove forme di vecchi media, nuovi supporti fisici, nuovi strumenti integrati. Tuttavia, cosa c’è di veramente nuovo? La possibilità di comunicare con tutto il pianeta ci veniva già assicurata dal telefono. Ritroviamo gli stessi discorsi sul nuovo fatti a fine ‘800.
LE CARATTERISTICHE
Sono sfumate, possono essere + o – presenti a seconda dei media.
1) Gestiscono info in formato digitale (da digitus, dito e, x estensione, cifra), cioè in formato numerico. Possono essere elaborate con facilità (es. aggiungo e tolgo testo in due secondi), archiviate con facilità (in cd rom x es.), conservate con facilità (dvd + robusto della carta), trasportate (testi in cd rom messi in tasca)
2) multimedialità, cioè l’integrazione di codici comunicativi e sensoriali diversi all’interno di un unico prodotto. Uso video, grafica, tabelle, testi ecc. Già il cinema o le riviste illustrate potrebbero essere considerati multimediali. La multimedialità dei nuovi media è xò molto + spinta, converge su un unico supporto e su un unico strumento di lettura.
3) ipetestualità, cioè l’organizzazione nn lineare dei contenuti attraverso una rete di rimandi logici (link). L’ipertesto consente la costruzione di percorsi di lettura personalizzati: con un libro leggo dall’inizio alla fine (nn le pag pari e poi le dispri), con un ipertesto salto da un punto all’altro. Quello + conosciuto è il web4) interattività, cioè la misura della potenziale capacità di un medium che un utente eserciti un’influenza sul contenuto o la forma della comunicazione mediata. Può essere > o <. Es., il televideo (nn c’è nessun canale di ritorno. Interattività molto bassa), il web (c’è canale di ritorno. Chiedo al server la pag), forum, chat, mailing list (alta interattività che si avvicina al concetto sociologico di interazione), robot intelligenti (simulano conversazione con essere umano).
LE RETI TELEMATICHE
Le reti telematiche sono un particolare tipo di nuovo medium che rimandano al cyber spazio, cioè un’idea cui sono state date + definizioni. Il cyber spazio letterario (William Gibson, "Neuromancer", 1984, lo scrittore di fantascienza che lo ha coniato, è un’allucinazione vissuta consensualmente ogni giorno da miliardi di operatori legali ecc ...Una rappresentazione grafica di dati ricavati dai banchi di ogni computer del sistema umano. Impensabile complessità. Linee di luce allineate nel non-spazio della mente, ammassi e costellazioni di dati. Come le luci di una città, che si allontanano”) il cyber spazio architettonico (una realtà artificiale, virtuale, multidimensionale generata, mantenuta e resa accessibile dal pc. Gli oggetti che si vedono o sentono in questa realtà non sono oggetti fisici, né, necessariamente, rappresentazioni di oggetti fisici, ma, nella forma e nella sostanza, costrutti di dati, di pura informazione), il cyber spazio quotidiano (è il luogo in cui siamo quando parliamo al telefono), il cyber spazio sociologico = luogo virtuale di incontro e socializzazione, cioè le reti telematiche rappresentano occasioni x fare nuove esperienze. Frequentiamo chat e forum come bar, supermercati, x fare esperienze, incontrare nuovi e vecchi amici. Le esperienze che vi facciamo sono esperienze che ci portiamo dietro nella vita di tutti i giorni.
QUEL CHE RESTA DEI MEDIA TRADIZIONALI
Cosa resta dei mass media tradizionali? Scompaiono, vengono integrati? La tv nn ha soppiantato il cinema, così gli ipertesti nn sono destinati a soppiantare i libri. I nuovi media inglobano i precedenti attraverso processi di ri-mediazione (=sviluppato da Marshall McLuhan x indicare l’assunzione di un medium come contenuto di un altro medium. Il contenuto della stampa è la scrittura). Es, nelle web tv: la tv viene inglobata dal medium internet. In 2° luogo assistiamo a processi di convergenza xchè la natura digitale delle info permette di gestirle attraverso media diversi. I confini tra i media sono sfumati. Es, il grande fratello interessa tv, tv via cavo, internet e cellulari.
| 12. STORIA SOCIALE DI INTERNET Luciano Paccagnella |
SOCIETA’ E TECNOLOGIA
Secondo il senso comune la tecnologia è spesso un qualcosa di esterno rispetto alla società, cioè viene vista come un mondo a parte. Possiamo utilizzarla o subirla, ma difficilmente la consideriamo un prodotto sociale.
Alcuni sociologi, invece, la trattano come un elemento sociale, cioè hanno iniziato ad analizzare il modo con cui la tecnologia nasce. La tecnologia è prodotta da uomini in carne ed ossa che subiscono condizionamenti sociali (ruolo dei finanziamenti nella ricerca scientifica, pubblici e privati; pressioni politiche). La tecnologia è dunque parte del contesto sociale. Il sistema sociale è qualcosa che attraverso spinte ed incentivi di tipo economico, morale, di prestigio, arriva a condizionare ed indirizzare in una direzione piuttosto che in un altro lo sviluppo scientifico-tecnologico (malattie africane ai margini della ricerca medica xchè nn ci sono interessi).
La gente si chiede quali tipo di conseguenze sociali ha una determinata invenzione o tecnologia, meno spesso ci chiediamo come un certo contesto socio-culturale riesce a far sorgere nuove tecnologie. Non è che la tecnologia sia la variabile indipendente ed il contesto socio-culturale quella dipendente, in realtà si potrebbe rovesciare il punto di vista.
Nel caso dell’informatica, si è detto che la diffusione dei pc ha reso possibile la società dell’informazione, ma si potrebbe dire che i pc e internet sono delle risposte a esigenze già insite in un certo sistema sociale (che ne aveva bisogno e quindi sono apparsi).
LA NASCITA DI INTERNET
Internet è qualcosa nato con l’obiettivo di resistere ad un attacco nucleare? (=leggenda, mito).
Si consideri il contesto socio-culturale in cui internet comincia a prendere forma, si tratta del 1957 quando l’unione sovietica lancia lo Sputnik, primo satellite artificiale. Siamo in piena guerra fredda e crea uno choc culturale ad occidente, specie usa. Urge una risposta che, nel 1958, prende il nome di Arpa (Agenzia per i progetti di ricerca avanzati). Creata dal ministero usa della difesa x progetti di ricerca avanzata, cioè qualsiasi cosa che ricreasse equilibrio nella dotazione tecnologica e nella conoscenza scientifica con l’urss. Il clima sociale era quello di un ambiente di boom economico, c’erano soldi che attraverso Arpa venivano destinati a ricerca di base, o comunque nn direttamente produttiva o impiegabili in campo militare. I finanziamenti sono a pioggia verso progetti anche nn immediatamente produttivi, insomma.
Nasce in questo clima Arpanet come un primo esperimento di collegamento fra computer diversi con obiettivo nn tanto la comunicazione, ma la condivisione delle preziose risorse di calcolo dei primi elaboratori elettronici (gran tromboni che occupano stanze condizionate, costosi). La prima rete telematica nasce nel 1969, Arpanet, (telematica = informatica + telecomunicazioni, sarà termine coniato + tardi). Nella sua forma primordiale coinvolge 4 università usa: ucla (los angeles), l’università di Santa Barbara, Stanford e l’università dello Utah à sfatato il mito di internet come invenzione militare. Nasce come rete universitaria.
Arpanet aveva caratteristiche tecniche molto particolari:1) architettura decentrata e policefala (non a stella con un nodo centrale e tutti gli altri ad esso collegati), cioè tutti i nodi sono collegati con numerosi altri nodi, nn c’e un nodo centrale incaricato di smistare tutto il traffico tra gli altri nodi. Policefala xchè aveva + cervelli, + intelligenze.
2) la commutazione di pacchetto (opposta alla commutazione di circuito, come quella del telefono. E’ fisicamente collegato con l’apparecchio telefonico con cui si parla –prime versioni-. Il ruolo delle centraliniste, oggi svolto via pc, era proprio quello di attaccare e staccare manualmente spinotti che collegavano fisicamente le diverse utenze) che unisce in modo diverso i nodi. Significa che la comunicazione tra due o + nodi viene suddivisa in numerosi pacchetti di dati ciascuno dei quali possiede una specie di intelligenza locale (cioè sa di essere parte di una comunicazione + estesa, sa da dove origina e dove deve andare). I pacchetti vengono sguinzagliati attraverso la rete e, potenzialmente, ognuno di essi potrebbe seguire una strada diversa in modo anche dipendente dalla congestione della rete, il mal funzionamento di nodi. I pacchetti viaggiano in modo parallelo, se qualche nodo nn funziona i pacchetti possono aggirarlo prendendo strade alternative. Questo è anche il motivo x cui quando in internet assistiamo a trasmissioni in streaming (cioè video o audio) talvolta percepiamo video e audio a scatti, a salti (ci mancano alcuni frammenti), cioè è possibile che nn tutti i pacchetti arrivino a destinazione. Ma se nel caso della commutazione di circuito se anche un solo frammento della comunicazione si perdeva questo metteva in discussione l’intera comunicazione (o c’è o nn c’è), in questo caso è possibile avere una comunicazione comprensibile anche se in alcuni punti la com viene interrotta. E’ una tecnologia meno efficiente, ma + robusta.
3) la compatibilità con piattaforme hardware e software diverse. Arpanet nn nasce come un software legato a marche di pc o sistemi operativi, ma x lavorare tra macchine diverse. Da questa base nasce internet.
Insomma, il mito di internet by militari ha un fondo di verità, cioè i finanziamenti elargiti dal dipartimenti della difesa attraverso Arpa, ma i progettisti di Arpanet nn hanno eseguito un ordine dei militari che volevano una rete capace di resistere ad un attacco militare sovietico. Nn c’era nessun ordine, ma solo finanziamenti x la ricerca di base.
Il fatto che fosse poco controllabile e che sia ancora molto robusta grazie alla commutazione di pacchetto, sono fattori interpretati solo a posteriori come richiesta dei militari. Sono cose emerse da un contesto (anni ’50 e ’60) che ha pesantemente condizionato il tipo di ricerca scientifica universitaria. Nn avrebbe mai potuto nascere da finanziamenti privati xchè x lunghi anni nn c’è stata alcuna applicazione produttiva.
LA DEFINIZIONE
Internet = insieme complesso di computer e di reti diffusi su scala mondiale, collegate tra loro attraverso canali trasmissivi diversi ed unite dal gruppo di protocolli tcp/ip (transmission control protocol/internet protocol) che è il linguaggio base di internet, un insieme di protocolli di comunicazione (= linguaggio con cui i pc comunicano tra loro). Sviluppato a partire dalla metà dei ’70. Tiene insieme internet. Un linguaggio comprensibile da pc di marca ed architettura diversa.
Nel ’71 nasce il primo sistema di posta elettronica: la e-mail, praticamente come la conosciamo oggi. All’epoca è un punto di svolta xchè si passa dal calcolo alla comunicazione. Le reti nn uniscono + solo macchine, ma persone. A questo punto le reti diventano nuovi media.
Poi nascono mailing list, chat, forum, newsgroup (cioè quei mezzi di com che oggi dividiamo in sincroni –richiedono al presenza simultanea dei vari interlocutori- e asincroni –no-. Una distinzione che si può proporre anche con i media tradizionali: il telefono è sincrono, la chat è sincrona; la posta è asincrona, l’e-mail idem. E’ una distinzione tecnica con ripercussioni sociali xchè i mezzi di com asincroni presentano pro e contro. Sono + lenti, meno immediati, ma + meditati e riflessivi).
LO SVILUPPO
Internet rimane confinato all’università, specie usa, fino almeno agli inizi dei ’90 che ha un panorama di reti telematiche molto frammentato.
O meglio, non esiste internet come ora, ma esistevano molte reti diverse, in larga misura incompatibili tra di loro. C’erano: bitnet (x maninfraim ibm), computer service (commerciale), usenet (utenti unix), fidonet (amatoriale) ecc, ma nn comunicavano facilmente tra di loro. Era difficile anche mandare mail. La gente aveva xciò una serie di indirizzi diversi in base alle reti.
La svolta è stata la convergenza di questi sistemi diversi verso un’unica grande rete telematica che è diventata internet. Queste reti hanno riconosciuto l’esigenza di standard comuni, x es nel formato degli indirizzi. Il risultato è stato un repentino aumento del valore di internet secondo la legge di Metcalfe (ingegnere usa, dice che il valore di una rete aumenta in maniera geometrica con il quadrato dei suoi nodi à ogni nodo nuovo aggiunge un doppio vantaggio, x me stesso e x gli atri nodi della rete che hanno un nodo in + con cui comunicare. Si pensi al telefono, uno solo nn serve a niente). Crescono ovviamente anche i nodi di internet.
Poi, nel ’91, al Cern nasce il www: primo grande ipertesto che portava con sé tutta una serie di punti di forza che in parte ricordano quelli di Arpanet, ovvero protocolli di comunicazione aperti, pubblici e condivisi (cioè http e html), un’organizzazione delle informazioni sulla base di collegamenti logici (ipertestualità), i contenuti multimediali del web possono essere visualizzati in modo simile su piattaforme hardware e software diversi (ha fatto la fortuna del web), semplicità d’uso sia come fruitori che come fornitori di contenuti, la facilità di navigazione attraverso interfacce grafiche (browser).
Ci sono tre grandi fasi nella storia di internet: 1°, Arpanet come rete sperimentale, 2° la rete di ricerca accademica si diffonde in usa e Europa 3° internet di oggi.
| 13. TEORIE SOCIO-PSICOLOGICHE DELLE CMC Luciano Paccagnella |
CMC: UNA COMUNICAZIONE IBRIDA
Comunicazione mediata dal computer =cmc (computer mediated communication) = sostanzialmente tutte le com via internet.
La cmc si colloca su entrambi i versanti della com interpersonale e della com di massa. E’ una forma di com di tipo ibrido, nel senso che può funzionare in entrambi i modi.
Le due, xò, x molti anni, hanno costituito dei paradigmi diversi e spesso contrapposti. Nel corso del ‘900 le varie teorie hanno proposto di volta in volta o un predominio dell’una o dell’altra. La teoria critica tradizionalmente proponeva una visione della comunicazione di massa (one to many) come qualcosa che andava ad alterare e sostituire i reticoli di comunicazione interpersonale (one to one).
Al contrario, altre teorie x es quella del flusso di comunicazione a due stadi, rovesciavano la prospettiva proponendo i reticoli di comunicazione interpersonale (one to one) che filtravano e mediavano le com di massa. Insomma, quello che si vede alla tele è comunque mediato e filtrato dalle relazioni personali.
In entrambi i casi sono tra loro contrapposte.
Al contrario la cmc oggi ci propone una comunicazione ibrida, che può funzionare in un modo o nell’altro à le teorie devono tener conto di questa duplice natura e fare capo, dunque, ad approcci, discipline diverse à spesso le teorie sulle cmc prendono a prestito concetti, strumenti, categorie di analisi da discipline diverse: psicologia, sociologia, antropologia, scienze cognitive e così via.
FORME DELLA CMC
Si parte da un’idea di cmc che può funzionare sui tre versanti: one to one (posta elettronica, sistemi di istant messaging), one to many (newslewtter, forme on line dei quotidiani, web tv), many to many (abbastanza inedite, forum, mailing list, newsgroup).
FILONI DI STUDIO
1) Il primo filone di studi voleva la cmc come qualcosa di socialmente povero. Sviluppato negli ’80, specie in ambito organizzativo-aziendale. Il contesto è dunque quello della 1° introduzione degli strumenti di office automation sui luoghi di lavoro.
L’obiettivo era quello di capire la produttività aziendale quando s’inseriscono strumenti di office automation o di cmc, soprattutto in termini di produttività (fatturato).
Erano basati su modelli e metodologie di tipo psicologico, in particolare del lavoro.
Adotta un modello di riferimento, cioè quello della “presenza sociale dei media” che parte dal concetto di larghezza di banda che viene assunta come variabile indipendente in grado di causare effetti sul piano sociale. Ogni mezzo di com viene valutato sulla base della larghezza di banda che offre. La larghezza di banda è la quantità di info che un certo mezzo di com lascia passare nell’unità di tempo. E’ la variabile indipendente, quella da cui dipendono le conseguenze sociali o i modelli di modello utilizzativi di un certo medium.
La prima teoria si chiama approccio degli rsc (reduced social cues), ovvero degli indicatori sociali ridotti che adotta due punti di partenza (entrambi derivati dall’idea di presenza sociale di un medium legati alla sua larghezza di banda): a) il fatto che la comunicazione mediata dal pc veicola poche info legate al contesto sociale (le persone che comunicano via computer nn si vedono in faccia, la gestualità, le espressioni, la postura, l’abbigliamento, la gestione delle distanze, info che cioè creano un certo contesto sociale. Vengono eliminate, quello che rimane sono solo le parole) b) ci sono poche norme socialmente condivise (poche regole che gestiscono l’interazione, x es. relative alla presa dei turni). La cmc viene letta attraverso le sue caratteristiche tecniche-tecnologiche, tendenzialmente immutabili xchè facenti parte della natura stessa del medium. Da esse discendono alcune conseguenze sociali: 1) il livellamento di status (status equalization). C’è chi paragona la cmc alla colt 45 (chiamata nell’epopea del western la grande equalizzatrice xchè, come si diceva negli western, tutti gli uomini sono = dietro la canna di una pistola). La cmc porta ad un livellamento di status, cioè tutte le persone sono = dietro il monitor di un computer. Si vuol dire che vengono filtrati tutti gli elementi che rendono evidente le differenze di status tra le persone (siamo in un’ottica produttiva, x cui le differenze di status sono gerarchiche, espresse, x es., dall’arredamento dell’ufficio di un dirigente). Le parole di un dirigente diventano simili a quelle di un dipendente. 2) Ma anche una comunicazione + libera e disinibita x lo stesso motivo (nn c’è + paura del boss). Es, le donne partecipano di +. Questo, almeno potenzialmente, rappresenta una risorsa x l’azienda xchè le risorse umane vengono meglio valorizzate. 3) difficoltà di coordinamento. Nel momento in cui le differenze di status si livellano, le persone si sentono + autorizzate a parlare, possono subentrare difficoltà di coordinamento che può sfociare in un alto grado di litigiosità (flaming, il flame è un grande litigio che scoppia in rete improvvisamente).
In generale, secondo l’approccio rsc e dal punto di vista dell’imprenditore, l’introduzione di strumenti di comunicazione mediata dal computer comporta lati positivi e negativi. La com mediata è abbastanza efficace quando si tratta di veicolare ordini precisi (licenziamento by mail) e povera quando si tratta di veicolare contenuti di tipo sociale (meno rigorosi).
Il limite di questo approccio è il determinismo tecnologico (= tutte queste conseguenze discendono dagli assunti di partenza che erano caratteristiche tecniche. Significa che l’uso sociale e le conseguenze sociali sono determinate dalla tecnologia. La tecnologia nn lascia scampo). Inoltre non si riesce a spiegare come mai le persone sembrano avere piacere di passare del tempo comunicando via computer. Cioè se la cmc fosse davvero così socialmente povera, nn si spiegherebbe il fatto che gli impiegati tendono ad usare gli strumenti di com anche x questioni nn inerenti al lavoro (chat).
2) Il 2° grande filone di studi è quello della cmc socialmente ricca. X spiegare come mai le persone stanno tanto tempo davanti al pc sono stati proposti modelli alternativi. Si è cercato di spiegare il motivo x cui le norme in rete sono a volto molto seguite a volta x nulla. Spesso i gruppi seguono le norme del proprio gruppo in modo + forte che nella vita reale. Il fenomeno si chiama polarizzazione di gruppo e avviene quando i gruppi seguono ognuno le proprie norme in modo molto rigido. Lo spiega il modello Side (Social identity de-individuation) che ha impostato un certo numero di esperimenti di laboratorio riassumibili in un grafico che ha in ordinate il livello di adeguamento alle norme sociali (+ è alto e + si seguono le norme del gruppo di riferimento), sulle ascisse ci sono due situazioni: de-individuazione (situazione di comunicazione mediata dal computer) e individuazione (com faccia a faccia). Una terza variabile è data dalla condizione di gruppo o individuale, ovvero dalla salienza dell’identità personale (la persona comunica in quanto individuo unico e irripetibile) piuttosto che dalla salienza dell’identità sociale (la persona comunica in quanto membro di un gruppo) (in base al modello ognuno di noi comunica in ogni situazione in base a queste due modalità). X il modello quando le persone comunicano in una situazione via computer cui partecipano come parte di un gruppo, cioè nella loro identità sociale, il loro adeguamento alle norme è molto alto (+ alto di quando comunicano faccia a faccia). Se invece assumono la loro identità personale il loro adeguamento alle norme è + basso (+ basso anche del faccia a faccia). La litigiosità, oppure l’adeguamento alle norme, nn dipende da caratteristiche tecniche del mezzo, ma dal contesto sociale all’interno del quale le persone comunicano.Al modello Side fa seguito la teoria Hyperpersonal (ai) che parte soprattutto da una critica degli esperimenti di laboratorio (si critica che gli esperimenti pongono vincoli nella variabile temporale. Si prendevano 2 gruppi di persone, uno discuteva faccia a faccia, l’altro via terminale e, con lo stesso limite di tempo, si comparavano i risultati. Ciò sottovaluta il fatto che la com via pc è + lenta. Si critica poi il fatto che i soggetti coinvolti nell’esperimento hanno aspettative sociali limitate. Gli studenti universitari o gli impiegati di un’azienda assoldati nn hanno particolare inclinazione alla creazione di un clima di socialità, convivialità. E nn hanno neppure aspettative x il futuro, magari nn si rivedono +. Nn stupisce dunque che la com mediata assumesse forme sociali povere). La teoria Hyperpersonal parla xciò di una costruzione sociale del processo comunicativo, cioè le persone costruiscono la loro interazione in rete sulla base di categorie o stereotipi sociali addirittura + che nel faccia a faccia xchè: 1) chi riceve il messaggio è portato a farsi un’idea, un’immagine del proprio interlocutore, + o – fantastica. E’ una cosa che avviene sempre, ma nel faccia a faccia la costruzione può essere smentita, invece nella com via computer avviene con + difficoltà 2) chi parla ha sempre una certa tendenza, + o – consapevole, a proporre un’immagine di sé stesso. Nella com in rete è + agevole che nel faccia a faccia 3) le caratteristiche del mezzo comunicativo rendono la conversazione in rete + incline alla socialità xchè, specie se le com sono asincrone, gli interlocutori sono liberi di scegliere il momento e il luogo in cui comunicare 4) il feedback è mediato quindi, in qualche modo, le rappresentazioni sociali sono + resistenti alle smentite.
3) La rete diventa un luogo di socializzazione. Prendono forma x la 1° volta i modelli antropologici di spiegazione della com al computer che partono da un uso domestico e ricreativo di internet (nn + solo luogo di lavoro). Le interfacce si semplificano e nascono le comunità virtuali, aggregazioni spontanee. Le metodologie nn sono + psicologiche, ma etnografiche fino a considerare il cyberspazio come un luogo, separato dalla vita fisica. L’emblema è la dichiarazione d’indipendenza del cyberspazio (sta in rete).
4) Poi la cmc come dimensione quotidiana. Sfuma la separazione fra on line e off line. La comunicazione nn è qualcosa che viaggia da un punto all’altro ma viene costruita collettivamente. La realtà sociale è negoziabile, è costruita dall’interazione delle persone.
| 14. LA COSTRUZIONE DELL’IDENTITA’ ON LINE E LE COMUNITA’ VIRTUALI Luciano Paccagnella |
Nn vedendosi in faccia le persone nn discriminano particolari categorie e quindi ognuno dovrebbe potersi presentare come realmente è, senza paura, oppure come una persona completamente diversa.
LA COMUNICAZIONE INTERPERSONALE
In generale la com interpersonale è molto complessa, una specie di danza fatta di parole, gesti, sguardi, posizioni del corpo, pause, tono della voce in cui le persone cercano di dare il meglio di sé, a dare una rappresentazione adeguata di quello che sono o vorrebbero essere.
Goffman, sociologo, la ha studiata a lungo e x lui ciascuno di noi presenta all’altro una facciata composta dai nostri tratti fisici (immodificabili) e da comportamenti ed espressioni che si dividono tra assunte intenzionalmente (quello che diciamo) e espressioni lasciate trasparire (tutto quello che è apparentemente involontario). Concretamente le cose nn sono poi così lisce, s’incappa in equivoci, incomprensioni, cose che sfuggano al controllo. Ma nn sempre sono qualcosa di negativo.
LA COMUNICAZIONE IN RETE
La com in rete è + facilmente controllabile, es. gli smiler. La differenza tra queste faccine e un sorriso sta proprio nell’intenzionalità. Rendono meno ambigue determinate frasi. Tuttavia nn sono l’equivalente di un sorriso che può sfuggire. Una faccina deve essere sempre digitata volontariamente. La com in rete ci offre + libertà, insomma possiamo costruirci una facciata con un livello un po’ + alto di controllo. E’ + comodo costruirsi la propria identità in rete.
LA COSTRUZIONE DELL’IDENTITA’ IN RETE
X costruircela il primo passo è la scelta di un nome.
Nome e cognome anagrafici oggi identificano qualcuno in modo univoco.
Nelle società di tipo tradizionale il nome conteneva le coordinate sociali dell’individuo. Ogni persona si chiamava in un modo particolare che nascondeva info sulla sua posizione all’interno della comunità. Il nome poteva dare info sulla genealogia dell’individuo, sul suo clan di appartenenza, sulle sue qualità e inoltre poteva cambiare in occasione di eventi importanti, per es. nei riti di passaggio. Una stessa persona poteva portare più nomi, uno x ogni cerchia sociale di cui faceva parte: nome da guerriero, da marito, da sciamano.
Oggi sopravvivono alcuni residui di questo, soprannomi (origine da qualità), cambio del nome in alcuni ordini religiosi (papa).
In rete ritroviamo in parte una pratica di utilizzo del nome che ricorda quella delle società tradizionali. Proliferano pseudonimi, nick, alias che cercano di dire qualcosa circa chi li porta. Una che sia chiama Gandalf dice qualcosa del suo immaginario, dei suoi riferimenti culturali, di cosa gli piacerebbe essere. Idem Gabbiano Libero. Spesso il nome scelto nn è il proprio nome di battesimo xchè attraverso uno pseudonimo vogliamo sfruttare questi gradi di libertà in + che la rete ci dà à Nn x questo la com in rete è qualcosa di anonimo. Nn è un modo x nascondere qualcosa, ma il contrario. E’ qualcosa che viene usato x rivelare qualcosa di sé.
La com in rete x lo + è basata sullo pseudonimato, cioè uso di pseudonimi, stabili relativamente e permettono di costruire un sistema di fiducia. So con chi comunico anche se magari nn conosco il suo codice anagrafico. L’uso di pseudonimi è anche utile x categorie di persone che possono potenzialmente essere socialmente discriminate (dissidenti politici, tossici, alcolisti, gay).
Un altro modo x affermare la propria identità in rete è quello di inserire delle firme, es nelle e-mail. Sono firme diverse dalla tradizionale. Spesso nn contengono solo nome e cognome o pseudonimo, ma anche indicazioni sulla professione, motti, aforismi, slogan, indirizzi web. Da un punto di vista goffmaniano sono qualcosa di simile alle espressioni lasciate trasparire (equivalente dell’abbigliamento, arredamento).
La costruzione dell’identità in rete prosegue attraverso i siti web personali e i blog.
SITI WEB
E’ stata proposta un’analisi dei siti web personali basata sulle categorie sociologiche di Goffman. Il sito web personale rappresenta quello che Goffman chiamerebbe una ribalta. X lui ognuno di noi lavora nel retroscena x costruire la ribalta, cioè il modo in cui egli effettua la sua migliore rappresentazione della facciata personale. Nel sito, costruito in retroscena, presentiamo il meglio di noi.
I siti web sono anche presi ad esempio di come l’identità di ognuno di noi nella società postmoderna venga frammentata, si sviluppi su finestre differenti. Un’identità molteplice, plurima, segmentata. Tutte queste finestre vengono poi riunite in realtà sotto un’unica home page personale e questa frammentarietà nn è poi così evidente, esiste sempre un filo che lega tutte queste nostre molteplici sfaccettature.
CONTIGUITA’ TRA ON-LINE E OFF-LINE
La vita in rete è in qualche modo collegata con la vita fuori dalla rete.
Uno dei punti di vista + utile x pensarci e quello in termini di moratorium (= categoria che proviene da uno psicanalista, Eric Erikson, e rappresenta una spazio di sperimentazione dove le conseguenze sociali sono in qualche modo limitate. Uno spazio di moratorium è il carnevale, un altro l’infanzia -i bimbi possono sperimentare senza subire conseguenze troppo pesanti- consente una certa e costante innovazione generazionale). Oggi, nella sociologia della società contemporanea si dice che contrariamente ad un tempo le identità rimangono fluide anche nella vita adulta. Non esiste + un’identità che si cristallizza durante l’adolescenza e che poi rimane uguale, + o –, x tutta la vita adulta, bensì anche nella fase adulta ognuno di noi cambia. C’è una notevole mobilità culturale, sociale, fisica, occupazione à Ognuno di noi ha xciò bisogno di spazi di sperimentazione anche nella vita adulta e la rete può essere vista come moratorium xchè posso permettermi di comportarmi in modo che non avrei il coraggio di mettere in atto nella vita off-line (paura della riprovazione sociale). Concepire la rete come moratorium significa creare un legame tra dimensione on e off line. Sperimentare, significa sperimentare on line x poi eventualmente mettere in pratica off. Nn c’è una separazione fissa tra rete e vita fuori della rete, ma una continuità.
Molte delle innovazioni culturali prendono forma in primo luogo su internet e da essa passano nella società + in generale. La rete spesso è una sorta di avanguardia.
LE COMUNITA’ ON LINE
Quando le persone costruiscono le loro identità finiscono poi x costruire delle comunità on line. Se ne parla molto e da molto tempo (1968). L’idea che possono rendere l’individuo addirittura + felice xchè si trova con simili nasconde un doppio equivoco terminologico.
1° equivoco) la parola comunità tende ad essere usata in modo troppo esteso. Si tende a parlare di comunità virtuale ogni qual volta un gruppo di persone si trova a comunicare in rete. Dal punto di vista sociologico è un abuso del termine xchè comunità è diverso da gruppo.
In sociologia un gruppo è un insieme di individui tra cui si sono stabiliti processi d’interazione e comunicazione sulla base di interessi derivanti da una o + qualità comuni quali la professione, lo status economico o giuridico, l’attaccamento ad una località o idea. Il concetto sociologico di comunità è una collettività nella quale i membri agiscono reciprocamente e nei confronti di altri nn appartenenti alla collettività anteponendo, + o – consapevolmente, i valori, le norme, i costumi, gli interessi della collettività a quelli personali o di altre collettività, ovvero quando il senso di appartenere ad un’entità socio-culturale positivamente valutata e a cui si aderisce affettivamente diventa fattore operante di solidarietà.
Un gruppo è un insieme di persone che condivide un interesse comune.
Una comunità condivide nn solo un interesse, ma un senso di appartenenza, un sistema di regole e di valori e una rete di solidarietà (ci si sente solidali). Possiamo applicare questa def. alle comunità in rete, per cui restringiamo il campo e à nn ogni gruppo in rete è una comunità, bensì una comunità on line è basata su una serie di elementi: sono composte da persone (pseudonimi anche) coerenti e stabili, ci sono relazioni su livelli diversi (le persone si trovano spesso anche nella vita fisica, si scrivono, si sentono al telefono, si ritrovano periodicamente), le persone condividono un sistema di norme e di valori, sono tenute insieme da ritualità e modelli d’interazione ricorrenti (all’inizio ci si sente estranei xchè si osservano patterns, degli schemi d’interazione che nn conosciamo ma sono evidentemente significativi).
2° equivoco) relativo alla parola virtuale. Nell’idea comune virtuale è qualcosa di – significativo, importante, bello di reale. In realtà l’etimologia latina (da virtù, forza, potenza) dice che virtuale nn si contrappone a reale, bensì all’idea di attuale.
La vita in rete nn è, da un punto di vista sociologico, - reale della vita nel mondo fisico. Le persone, gli amici, le esperienze, le conoscenze che sviluppiamo in rete nn sono immaginarie, talvolta ci colpiscono anche in profondità anche a livello emotivo, affettivo. Sono qualcosa di diverso, ma nn di finto. Sono esperienze reali a tutti gli effetti.
Perciò sarebbe meglio parlare di comunità on line piuttosto che di gruppo.
LE DIFFERENZE TRA LE DUE COMUNITA’
In quelle on line si entra e si esce abbastanza agevolmente, le on line tendono a raccogliere persone che condividono interessi comuni.
Ciò comporta anche dei rischi di ghettizzazione o cyberbalcanizzazione (= idea che tendano ad essere culturalmente omogenee, ad escludere ciò che è culturalmente diverso, proprio perché sono autoselezionate), cioè rischio di perdita di diversità culturale.
Contrariamente a quanto si pensava in passato sono sempre + qualcosa che sviluppa conoscenze a cavallo tra on e off line. Cioè le comunità on line sono sempre + comunità.
| 15.IL MONDO DEGLI HACKER Luciano Paccagnella |
STORIA DELL’INFORMATICA E STORIA DELL’HACKING
In fin dei conti coincidono.
Il 1961 è la data simbolica di avvio dell’informatica moderna e anche dell’hacking, quando in Usa, il Mit acquista il PDP-1, il 1° computer moderno dotato di monitor b/n e tastiera (allora erano armadi), 100.000 operazioni/sec (fantascientifico all’ora anche se oggi sono circa 200 volte di meno di un microprocessore da 1 Mhz), memoria ram di 9 KB, memoria di massa da 300 KB, costo 120.000 dollari (inezia contro i 3 milioni del computer che lo aveva proceduto). Il PDP-1 viene “adottato” dal Tech model railroad club (TMRC), un gruppo informale di studenti del mit particolarmente dotati, con la passione dei trenini elettrici con cui costruivano enormi plastici ferroviari à la nascita dell’kacking sta nel fatto che questo computer, costato molto e da usare per ricerca scientifica, viene utilizzato, + o – di nascosto, x gestire gli scambi ferroviari. Rappresenta uno dei 1° es. di quello che diventerà la massima tipica degli hacker “ hands on”, mettiamoci le mani sopra, cioè un atteggiamento nn passivo nei confronti della tecnologia. Questo computer nn suscita alcun timore reverenziale in questi studenti che lo usano in modo creativo. Nel 1962 il TMRC, sempre con il PDP-1, inventa il 1° videogioco della storia: Spacewar.
La storia dell’hacking procede e dall’ambiente accademico si passa all’informatica popolare. L’informatica nei ’70 entra nelle case. Nel 1975 nasce il 1° personal computer della storia: l’Altair 8800 che era dotato di una serie di led ed interruttori sul suo pannello frontale che sostituivano rispettivamente monitor e tastiera (erano le sue periferiche di input e output). Nn esisteva monitor ed i risultati dovevano essere letti in base all’accensione o meno delle luci e le istruzioni venivano date da interruttori da azionare x impartire comandi. Inoltre veniva venduto in un kit di montaggio (componenti da assemblare), quindi interessa solo persone ben motivate à questo fa nascere un atteggiamento che nn è certo di soggezione. Il primo gruppo di appassionati che lo usò x primo era chiamato Homebrew computer club ( club del computer fatto in casa).
Questo pc rappresenta il momento di nascita di Microsoft che nasce producendo il primo software per questo pc, cioè il basic, il 1° linguaggio di programmazione. Nel ’76 nasce anche la 1° idea di pirateria informatica intesa come copia abusiva di un programma informatico. Fino ad allora condividere i software era una tattica comune. Bill Gates all’epoca scrisse la famosa lettera agli hobbysti dove denuncia questa vecchia pratica (copiare) denunciandolo come un nuovo crimine. In breve, come può un programmatore fare buoni software se viene copiato? à E’ un’idea nuova che poi si è affermata ma che oggi viene anche smentita da alcuni fatti.
Nel ’76 nasce anche il 1° pc dotato di tastiera e monitor: l’Apple one. Nasce la Apple, considerata benemerita nella diffusione dell’informatica popolare. Uno dei fondatori di Apple, Steve Wozniak, era un hacker che ha raggranellato fondi x costituire Apple attraverso la vendita di blue box (scatoline che permettevano di telefonare gratuitamente attraverso circuiti elettrici).
Negli ’80 si passa dagli hacker degli hardware a quelli delle reti. Si diffondono i primi modem e gli hacker scoprono un nuovo mondo, quello delle reti, di esplorare computer diversi fisicamente lontani da loro. Nell’83 esce Wargames. Gli hacker iniziano a incontrare numerose porte chiuse. Internet nn era conosciuto e diffuso come oggi e le reti erano qualcosa di tendenzialmente riservato, blindato. Gli hacker applicano il loro atteggiamento hands on alla telematica e cominciano ad esplorare cosa c’è dietro queste porte chiuse che si trovano di fronte à comincia la storia dell’hacking come esplorazione, talvolta nn autorizzata, dei sistemi telematici riservati. Comincia anche un processo che in sociologia viene definito “processo di etichettamento”, cioè determinati comportamenti sociali vengono etichettati come nuove devianze. Vengono promosse nuove leggi sui reati informatici che finiscono, in alcuni casi, x mettere in grossi guai giudiziari ragazzini molto capaci e curiosi che applicano un po’ troppo alla lettera una loro idea di libertà di accesso alle info e ai computer.
A partire dai ’90 si passa dagli hacker delle reti a quelli politici-sociali, specie in Europa. Prendono piede dei meeting periodi internazionali di hacker che tentano di applicare alla società quello che hanno imparato anche in termini di autonomia di pensiero, curiosità e creatività. Uno dei documenti + importanti prodotti in tal senso è la “Dichiarazione finale dell’ICATA ‘89”, un incontro tenutosi ad Amsterdam nell’89, che ha partorito questo manifesto della coscienza politica e sociale hacker. “Noi, cittadini planetari e partecipanti alla FESTA GALATTICA DEGLI HACKERS e dell’ICATA 89 ad Amsterdam, abbiamo confrontato, durante tre giorni, le nostre idee, le nostre esperienze, le nostre speranze e rispettivi scopi per l'avvenire. Profondamente turbati dalla prospettiva di una tecnologia dell'informazione e degli attori economici e politici scatenati da essa, senza controllo democratico ne' partecipazione popolare efficace, noi abbiamo risoluto che: 1)… La tecnologia dell'informazione deve essere a disposizione di tutti e nessuna considerazione di natura politica, economica o tecnica debba impedire l'esercizio di questo diritto. 2) Tutta intera la popolazione debba poter controllare, in ogni momento, i poteri del governo; la tecnologia dell'informazione deve allargare e non ridurre l'estensione di questo diritto. 3) L'informazione appartiene a tutto il mondo, essa e' prodotto per tutto il mondo. Gli informatici, scientifici e tecnici, sono al servizio di tutti noi. Non bisogna permettere loro di restare una casta di tecnocrati, privilegiati, senza che questi debbano rendere conto a nessuno del loro operato. 4) Il diritto all'informazione si unisce al diritto di scegliere il vettore di questa informazione. Nessun modello unico di informatizzazione deve essere imposto a un individuo o a una nazione qualsiasi. In particolare, bisogna resistere alla pressione esercitata dalle tecnologie "avanzate" ma non ancora convenienti. Al loro posto, bisogna sviluppare dei metodi e degli equipaggiamenti che permettano una migliore convivialita', a prezzi e domanda ridotti…E’ una visione che si ripete. In certi punti ingenua, ma che certa di apllicare il meglio dell’atteggiamento hacker anche alla società.
LA CULTURA HACKER
L’hacker nn è un criminale informatico, ma una persona che s’impegna in sfide intellettuali x aggirare o superare creativamente le limitazioni che gli vengono imposte in primo luogo nei suoi ambienti d’interesse che di solito comprendono informatica ed ingegneria elettronica. Un hacker nn è necessariamente un fanatico o un appassionato di computer, si può essere anche hacker senza mettere mai le mani su un pc o un’apparecchiatura elettronica. Ciò che contraddistingue l’hacker è la sfida intellettuale, il tentativo di superare creativamente le limitazioni. In genere la cultura hacker è anche composta da un atteggiamento complessivo di tipo aperto e curioso, che nn si lascia soddisfare dalle soluzioni standardizzate. Dunque sfida ma anche condivisione dei risultati, della conoscenza. Un atteggiamento di condivisione che ha creato anche problemi xchè si può condividere una password di accesso nn autorizzata o un software. Ma nn sempre questo deve essere considerato un crimine xchè è un atteggiamento che fa il bene di tutti e che nn è nemmeno così nuovo come si pensa. In ultima analisi l’elemento di illegalità che eventualmente troviamo nella storia dell’hacking nn è mai fine a sé stesso, mai a scopo di lucro ma è sempre il risultato di questo atteggiamento di sfida continua. Gli hacker in realtà sono tra i primi sostenitori delle norme informali che governano la rete. Wikipedia è un es. di atteggiamento hacker applicato a lc di diverso dal software (un’enciclopedia hacker costruita e modificabile da tutti).
L’ETICA HACKER
L’importanza dell’etica è qlc che i sociologi conoscono bene a partire dal 1905 quando Max Weber pubblica L’etica protestante e lo spirito del capitalismo dove, rispondendo al capitalismo storico di Marx, tenta di dimostrare come una particolare etica, la protestante, fosse alla base di un nuovo modello di sviluppo della società. Nel 2001 il finlandese Pekka Himanen pubblica L’etica hacker e lo spirito dell’età dell’informazione. Il paragone è certo azzardato, ma l’etica hacker contribuisce ad andare verso una società dell’informazione.
L’etica hacker è composta da un’etica del lavoro (concezione del lavoro fatto di passione e divertimento. Il lavoro nn è un obbligo, ma qlc che si fa xchè piace. Nn ha tempi rigidamente circoscritti. Spesso gli hacker lavorano di notte o nei festivi e si riposano di giorno o nei feriali. Nn c’è + una separazione tra tempo libero e lavoro visto che il lavoro è piacere), un’etica del denaro (contrariamente all’etica capitalista il denaro nn è un fine. Nn è neppure un male. Esistono hacker che hanno fatto fortuna del punto di vista economico. Hacker, come Wozniac, che ad un certo punto hanno svenduto. Hacker ricchi e hacker frugali), un’etica della rete (netica. Una sorta di fiducia nel potenziale liberatorio della rete, nella sua orizzontalità, nel suo decentramento. Spesso grazie alla rete gli hacker possono dare voce a chi verrebbe altrimenti censurato nel sistema mediale tradizionale. Es., la radio libera iugoslava censurata che trasmise grazie al supporto offerto attraverso internet da un gruppo di hacker olandesi. Una visione forse x alcuni aspetti un po’ ingenua, ma molto presente che gli hacker tentano di utilizzare in positivo).
Accanto i 7 valori dell’etica hacker: 1) la passione (associato all’etica del lavoro) 2) libertà (associato all’etica del lavoro. no alle gerarchie, alla formalità) 3) valore sociale (associato all’etica del denaro. Nn si persegue tanto un arricchimento economico, bensì qualcosa che possa portare del bene all’intera collettività) 4) apertura (associato all’etica del denaro. Condivisione e confronto. Visione in qualche modo antieconomica xchè l’arricchimento di uno nn va a scapito di qualche altro) 5) attività (associato all’etica della rete. Hands on. Prendiamo in mano i ns destini, o x lo – proviamoci. Nn abbiamo troppa fiducia nella tecnologia, cerchiamo riutilizzarla attivamente prendendoci anche delle responsabilità) 6) responsabilità (associato all’etica della rete. La preoccupazione x le conseguenze delle ns. azioni sulla vita degli altri e sulla società nel suo complesso) 7) creatività (valore supremo. Si può imparare).
| 16. FREE SOFTWARE E NUOVI MODELLI DI DIFFUSIONE DELLA CONOSCENZA Luciano Paccagnella |
IL SOFTWARE LIBERO: COS’E’
E’ la traduzione italiana corretta di free software. E’ quello che gli utenti possono liberamente usare, condividere, modificare, riutilizzare, mettere a disposizione di altri x scopi commerciali o personali. I programmatori che lo scrivono mettono sempre a disposizione il codice sorgente, cioè le istruzioni in cui il software è stato originariamente scritto. Istruzioni leggibili da programmatori prima che siano convertite in linguaggio macchina, binario. E’ un po’ il dna del software, una specie di radiografia.
Free assume diversi significati, x cui spesso si è equivocato. Significa libero, ma anche gratuito. I sostenitori del software libero tengono sempre a sgombrare il campo dall’equivoco, sottolineando che è da intendere nel senso di free speach, libertà di parola, libertà di espressione e non di free beer, birra gratis. E’ sbagliato pensare al gratuito. La gratuità o meno nn ha nulla a che vedere con il free che riguarda invece il suo essere libero. Il software libero si contrappone a tutto il resto del software, cioè il software proprietario.
Prevede 4 grandi libertà fondamentali: 1) assicura a chiunque la libertà di eseguire il programma x qualunque scopo, quindi anche commerciale. Nn ci sono le restrizioni all’uso commerciale 2) possibilità di studiarlo e modificarlo x adattarlo alle proprie esigenze. X far ciò è indispensabile l’accesso al codice sorgente (mai o quasi mai messo a disposizione col software proprietario. X legge è vietato studiare e modificare un software proprietario) 3) di distribuire copie del programma, cioè chiunque può copiarlo e distribuirlo a chiunque anche facendolo pagare se vuole. E’ pratica incoraggiata dagli autori stessi. à L’idea comune che copiare software è reato è un’idea sbagliata. In Italia nn è reato a meno che nn si tratti di software proprietario che prevede divieto di copia nella sua licenza d’uso. 4) di migliorarlo e di ridistribuirne pubblicamente i miglioramenti. L’accesso al codice sorgente è la conditio sine qua non. Posso ricavarne una nuova versione o un nuovo programma e addirittura venderla.
Un altro equivoco è quello di considerare il software libero privo di copyright, nn è così. E’ tutelato da una licenza particolare che fa un utilizzo moto accorto e consapevole delle leggi sul copyright. Quindi sfrutta il copyright al fine di garantire queste libertà che sono giuridicamente sancite. Questa licenza si chiama general public license (gpl) e ribalta l’idea di copyright: viene usata la legge sul copyright x assicurare libertà, tanto che si parla ironicamente di copyleft. Si parla nn tanto di diritto di autore, quanto di permesso di autore. Una caratteristica importante della gpl (che nn è l’unica forma di licenza del software libero, è la + diffusa, ne esistono anche altre leggermente diverse) è quella di assicurare le 4 libertà ponendo una sola condizione, restrizione fondamentale: ovvero chiunque usufruisca di queste 4 libertà x ricavare altro software è vincolato a garantire le stesse libertà al software che rilascia, cioè deve essere un software libero à innesca un circuito virtuoso di progressiva diffusione del software libero. Si parla anche di natura virale del software libero, cioè di rapida diffusione. Nn può essere inglobato all’intero del software proprietario.
E’ UNA NOVITA’?
Spesso se ne parla come di novità, addirittura di moda degli ultimi anni. In realtà le cose nn stanno proprio così.
A partire dai ’60, ’70 all’interno della comunità degli informatici si coopera e si condivide x aumentare la v di produzione del software. X un lungo periodo insomma si sono condivisi i risultati della programmazione, dei sorgenti. E tutti ne traevano giovamento xchè nn si doveva ogni volta riscoprire la ruota.
Questo clima di cooperazione si rompe quando nasce la contrapposizione tra software libero e proprietario, ovvero l’idea che nn si debba condividere (idea nuova al tempo): 1976 quando Bill Gates, già fondatore di Microsoft, si accorge che i suoi primi prodotti vengono copiati e scrive la famosa lettera agli hobbysti. “…. Quasi un anno fa, Paul Allen e io, prevedendo un'espansione del mercato hobbistico, abbiamo assunto Monte Davidoff e abbiamo sviluppato l'Altair BASIC….. Le reazioni che abbiamo avuto dalle centinaia di persone che dicono di usare il BASIC sono state tutte positive. Tuttavia sono evidenti due fatti sorprendenti: 1) la maggior parte di questi "utenti" non ha mai acquistato il BASIC (meno del 10% di tutti gli utenti Altair ha acquistato il BASIC); 2) se si considera l'ammontare delle royalty risultanti dalle vendite agli hobbisti, il tempo che abbiamo dedicato all'Altair BASIC vale meno di due dollari l'ora. Come mai? Come la maggior parte degli hobbisti non può non sapere, la maggioranza di voi ruba il software che usa. L'hardware va pagato, ma il software è una cosa da condividere. A chi importa se la gente che ci ha lavorato viene pagata? È giusto tutto questo?….. Chi può permettersi di svolgere gratuitamente un lavoro di qualità professionale?….” Gates si scontra contro una pratica diffusa e cerca di imporre un nuovo modo di considerare il software. La sua giustificazione, che appare ragionevole, è che, essendo avviati verso uno sviluppo dell’informatica domestica è assolutamente necessario sviluppare del buon software e chi lo sviluppa deve essere pagato, altrimenti è impossibile sviluppare il software personale anche per i pc. Tuttavia, nonostante questa condivisibilità di fondo, viene e verrà smentito dai fatti. E’ possibile sviluppare software altamente professionale senza che chi lo sviluppa venga pagato x questo.
SOFTWARE LIBERO E PROPRIETAIRO
A partire da questa data software libero e proprietario percorrono strade parallele: da una parte c’è lo sviluppo del progetto GNU con incipit 1984 come progetto x sviluppare un sistema operativo completo basato sul software libero + una serie di applicativi. X lungo tempo nn rappresenta una soluzione praticabile x gli utenti xchè manca ancora di un kernel = nucleo di base del sistema operativo, quello che interagisce direttamente con l’hardware e su cui si basa tutto il resto dell’architettura software. Questo problema si risolve nel 1991 quando uno studente finlandese Linus Torsvald propone un principio di kernel basato su software libero chiamato Linux. Linux viene quindi inglobato all’interno del processo complessivo GNU e prende il nome di GNU Linux.
Oggi rappresenta un ambiente complessivo costituito da un sistema operativo e da una serie di applicativi interamente libero. E’ lo sviluppo parallelo di Microsoft Windows.
Il modello libero nn rappresenta solamente un modello di sviluppo di programmi informatici, ma piuttosto una metodologia di sviluppo, di lavoro di gruppo e implica anche una serie di idee sulla fruizione dei prodotti della conoscenza. L’utente è invitato a mettere le mani dentro e a diventare autore. C’è la tendenza a collettivizzare il bene.
Tutto questo è stato illustrato con una serie di metafore. 1) quella della cattedrale. I progetti delle grandi cattedrali, specie gotiche, erano qualcosa di molto centralizzato e verticalizzato. Esiste sempre la figura di un progettista centrale che stende il progetto e coordina i vari lavoratori, ognuno dei quali svolge un pezzettino di lavoro il + delle volte senza avere conoscenza complessiva del progetto generale. Il modello cattedrale caratterizza il software proprietario, cioè un’organizzazione di tipo verticistico, una parcellizzazione del lavoro. Un’organizzazione di tipo industriale 2) il modello a bazar, cioè tendenzialmente autorganizzato, caratterizza invece il software libero dove i vari frammenti di codice possono essere proposti anche da persone diverse che possono lavorarci + o – indipendentemente. Le nuove strade del software libero prendono strade spesso difficilmente prevedibili senza che esista un progettista centrale. Lo stesso sviluppo di Linux è largamente decentrato. La figura di Torsvald è + carismatica che operativa. 3) quella dell’accademia e del monastero. Il proprietario è il monastero xchè implica una gestione della conoscenza che, in qualche modo, ricorda quella dei monasteri medievali. La conoscenza è qlc di riservato a pochi, di tendenzialmente esoterico. C’è una bassa circolazione del sapere e una frammentazione delle conoscenze (ogni grande biblioteca, monastero faceva storia a sé). Il libero è l’accademia caratterizzata dalla trasparenza della ricerca (deve essere pubblica), dalla riproducibilità dei risultati (lo scienziato deve pubblicare l’esperimento xchè gli altri possano verificare, il codice sorgente deve essere accessibile), la circolazione dell’informazione, la cumulatività della conoscenza (la scienza moderna progredisce sulla base degli scienziati precedenti).
LE MOTIVAZIONI. XCHE’ SI DOVREBBE SVILUPPARE DEL SOFTWARE LIBERO?
Per risolvere problemi personali. Torsvald cerca di sviluppare Linux x far girare sul suo pc dei programmi voluti. Per interesse commerciale à qual è allora il ruolo del software libero nella società dell’informazione?
Un n° sempre maggiore di istituzioni locali, governi lo adottano x:
1) motivi di adattabilità e di personalizzazione. Grazie alla disponibilità dei sorgenti può essere facilmente personalizzato x rispondere ad esigenze proprie.
2) basarsi su formati pubblici e aperti consenti di nn essere vincolati a scelte di formati proprietari che possono in futuro nn essere + supportati dalle aziende che li producono. Posso affidarmi a chiunque x l’assistenza, x es.
3) sicurezza del codice, cioè solo con la disponibilità del sorgente posso essere totalmente sicuro di ciò che veramente fa il programma che gira sul mio pc. Potenzialmente potrebbe svolgere attività diverse da quelle che io vedo. Nn ho problemi di spyware x dirne una, cioè programmi che inviano dati, + o – di nascosto, relativi alle abitudini del cliente, di solito usati x scopi statistici o commerciali. Ciò diventa importante con dati molto sensibili o relativi alla sicurezza nazionale
4) il basso costo delle licenze, a volte nn pagando quasi nulla.
VERSO I CREATIVE COMMONS
Dall’idea di software libero si sta passando alla sua applicazione anche alle altre opere dell’ingegno. Le licenze creative commons sono un 1° tentativo di trasferire ad altre opere dell’ingegno (es. video, musica, testi) le stesse libertà del software libero nella speranza di innescare anche in questi casi il circuito virtuoso di accelerato sviluppo. Ergo, Gates ha detto minchiate, visto che oggi abbiamo a disposizione piattaforme libere assolutamente professionali. Il trucco sta nel fatto che l’interesse economico si sposta dall’acquisto della licenza a quello di servizi (x es. x assistenza o personalizzazione).
| 17. RETI E POLITICA. I MOVIMENTI GLOBALI IN RETE Luciano Paccagnella |
I NUOVI MEDIA CREANO UNA NUOVA SFERA PUBBLICA?
Con i nuovi media aumenta la quantità di informazione disponibile x ogni cittadino + con i nuovi media si estendono le possibilità di offrire informazioni, cioè possiamo nn solo consultare ma anche diventare noi stessi produttori di info, ovvero il modello di diffusione cambia dal modello broadcast (da uno a molti) al modello many to many (chiunque è in grado di metter su un sito web e pubblicare info) consultabili da chiunque + si moltiplicano le occasioni di confronto e scambio tra individui e gruppi diversi, cioè nasce il cyberspazio, l’idea di uno spazio nn fisico all’interno del quale le persone possono incontrarsi, conoscersi, scambiarsi info, costruire opinioni, pareri, progetti nuovi, insomma un luogo sociale d’incontro.
Tutto ciò ha contribuito a far nascere l’idea che i nuovi media siano una nuova forma di sfera pubblica
LA SFERA PUBBLICA
Idea che intendeva riferirsi, a partire dal ‘700, al panorama della stampa periodica. X sfera pubblica s’intende in genere uno spazio di dibattito razionale, liberale e critico, animato da società civile e sistema mediale. Insomma, l’insieme di periodici, di rete della loro diffusione e distribuzione e di luoghi fisici della loro fruizione. Un’occasione di confronto tra società civile, vita quotidiana e istituzioni governative. Spesso questo spazio di confronto assumeva anche dei toni critici dell’attività di governo.
Oggi questa nozione ritorna a proposito delle reti xchè c’è l’idea che attraverso i nuovi media, e in particolare le reti, chiunque possa far sentire la propria voce. Insomma, nuovi media come una specie di megafono a buon mercato a disposizione di tutti.
X es. possono essere fatte circolare info nn gradite ai centri di potere. Basti pensare ai comunicati che Bin laden avrebbe diffuso attraverso internet o ai video degli ostaggi occidentali. Tutte forme di info che nn avrebbero trovato ospitalità (e di fatto nn la hanno trovata) nel sistema mediale tradizionale composto da grandi emittenti tv o conglomerati editoriali. Sono coinvolte dunque anche opinioni a noi lontane quando nn sgradite. Le reti ci permettono di avere una prospettiva diversa sul mondo.
D’altra parte occorre nn cadere in una visione troppo entusiasta, ingenua secondo cui le reti rappresentano un potenziale liberatorio o democratico. Basti pensare che ci sono numerosi tentativi x cercare di limitare, sia nei paesi occidentali che nn, l’accesso alle reti, ma sopratutto il fatto che nn è sufficiente urlare in un megafono x far si che queste info assumano un’importanza e un significato. E il processo comunicativo è qualcosa di + complicato che una semplice trasmissione di info.
A minare quest’idea di reti e nuovi media come nuova sfera pubblica c’è anche la questione delle comunità on line che, sì, presentano molte potenzialità ma anche alcune insidie tra cui quella che le persone on line si ritrovano x scelta e, in genere, sulla base di comuni interessi. Questo comporta il rischio di ghettizzazione e anche l’idea di scontro tra isole-ghetti diverse piuttosto che d’incontro-confronto.
Una questione collegata è quella del daily me (= quotidiano su misura). Attraverso le reti potenzialmente siamo in grado di ritagliarci un nostro daily me, selezionando singole porzioni dell’offerta dei nuovi media adeguate ai ns interessi. Anche questo ha insidie, cioè rischio di vedere solo ciò che voglio vedere. E questo è molto diverso dall’idea di sfera pubblica.
In realtà il rapporto tra reti e politica, opinione pubblica va problematizzato, nn può essere ridotto ad una semplice questione di megafoni. X problematizzarlo si può ricorrere all’esperienza, x es. delle reti civiche.
L’ESPERIENZA DELLE RETI CIVICHE
Le reti civiche rappresentano un tentativo di applicare i nuovi media alle reti in un contesto di territorio locale.
Nascono in Usa indicate con il nome di Community networks, cioè qlc che ha che fare + con la comunità che con l’amministrazione. Erano e sono delle esperienze x incentivare la partecipazione dal basso, degli strumenti di convivialità. I classici mettono a disposizione forum. Il tentativo è quello di riprodurre una specie di piazza virtuale comunitaria, di rafforzare il sentimento comunitario.
Questa esperienza viene recepita in Italia attraverso le reti civiche che xò assumono rapidamente dei connotati un po’ diversi. In Europa e soprattutto in Italia assumono + la forma di una partecipazione dall’alto, cioè la forma di offerta di servizi. L’idea di base è quella di offrire servizi al cittadino. X es. anagrafe o sportelli pubblici vari on line del comune. E’ una sorta di spostamento, nel corso degli anni, dall’idea di community network ad un’idea + di tipo di servizio. Quindi dalla convivialità allo sviluppo di nuove forme di comunicazione istituzionale, cioè x avvicinare le istituzioni ai cittadini.
Ciò che s’impara da quest’esperienza è che il determinismo tecnologico di nuovo nn funziona, cioè nn è sufficiente avere a disposizione degli strumenti di comunicazione x sviluppare una comunità. Molto spesso questi spazi d’aggregazione nn venivano utilizzati o utilizzati in modo inferiore alle aspettative o in modo profondamente diverso dalle aspettative. La casella e-mail x parlare con il sindaco spesso si dimostra nn funzionale x molti motivi, x es. x il fatto che il sindaco nn le legge o che i cittadini nn sono interessati a parlargli.
LA GOVERNANCE DI INTERNET
Un’altra lezione che si trae dai rapporti internet-politica è quella che viene dalla governance di internet.
La storia di internet ci dimostra che è orizzontale, decentrata, animata da uno spirito tendenzialmente libertario. Internet funziona grazie ad alcune istituzioni:
1)Internet society (isoc), un’organizzazione internazionale che svolge funzioni di coordinamento, essenzialmente x il mantenimento e lo sviluppo dell’architettura di rete. Coordina altre istituzioni. Chiunque può chiedere di farne parte. Potrebbe essere vista come il parlamento di internet che xò mantiene caratteristiche molto spinte di apertura e di dinamicità, cioè un’istituzione molto snella.
2) Internet engineering task force che si occupa di supervisionare gli aspetti + tecnici, x es. aspetti relativi ai protocolli di comunicazione. Ha una natura ancora + informale. I lavori si svolgono x larga misura x via telematica. Funziona particolarmente bene nonostante questa sua fluidità.
3) ICAN, Internet Corporation for assigned names and number che si occupa della gestione degli indirizzi e dei domini (indirizzi ip e domini di 1° livello). Anch’essa ha una parte dei suoi membri eletti x votazioni telematiche alle quali può partecipare chiunque
4) word wide web consortium, w3c, che si occupa delle questioni inerenti il web. Il web è una porzione di internet. Si occupa di descrivere le caratteristiche dei protocolli del web (http, html), ma anche di questioni dai risvolti + sociali come l’accessibilità, cioè l’importanza di sensibilizzare gli amministratori dei siti web circa la possibilità di accedere ai siti stessi, sia da parte di persone con handicap fisici (es. nn vedenti), sia da parte di piattaforme hardware e software diverse, cioè deve mantenere un accesso universale, mantenere il web libero.
Il dato comune a tutte queste istituzioni è che si reggono, anche se sembra incredibile, su cooperazione e responsabilità individuale. Sembra incredibile visto che internet è uscita ormai da tempo da una natura amatoriale e rappresenta invece un centro cruciale x la vita sociale, politica ed economica del mondo. Ma si regge su una forma di governance decentrata ed informale.
LO SVILUPPO DEI NUOVI MOVIMENTI GLOBALI
La governance di internet è un modello di organizzazione x i cosiddetti movimenti globali. Nel complesso le reti rappresentano un ambiente di cultura e sviluppo x i movimenti collettivi contemporanei particolarmente incoraggiante, favorevole.
Ci sono dei motivi x cui i movimenti sociali contemporanei sembrano così innamorati dei nuovi media e delle reti riconducibili a tre punti fondamentali:
1) una similarità di forma e di organizzazione tra rete e movimenti. Se si pensa alle grandi differenze tra i movimenti globali contemporanei e quelli tipici della società industriale come il movimento operaio ci si accorge subito che i globali sono caratterizzati da una struttura nn verticistica, nn piramidale, nn gerarchica. Nn ci sono commissioni, sottocommissioni, sezioni locali, direttivi ecc, bensì hanno una struttura a rete, decentrata, orizzonatale che richiama la natura policefala di internet, cioè nn esiste un’unica intelligenza centrale che coordina con un’architettura un po’a stella. Il movimento e la rete hanno strutture molto agili, fluide e flessibili. Il no global, x es., ha come caratteristica quello di essere un arcipelago flessibile che si sa adattare molto rapidamente ai cambiamenti, che nn ha una struttura verticistica. Ha dei portavoce quando esistono, ma nn esistono delle forme elettive di rappresentanza all’interno dei movimenti o x lo – nn sono molto diffuse.
2) Secondo di poi, la rete e anche i movimenti si occupano sia di una dimensione globale che di una locale dei problemi e di quello che sta in mezzo, la dimensione glocale (neologismo coniato x identificare l’intersezione delle due. Uno degli slogan del movimento no global è pensare globalmente, agire localmente. Il movimento e la rete permettono di attivarsi su entrambi i versanti. La rete permette sia di parlare con l’altro capo del pianete, che di coordinare gruppi locali).
3) la proposta di modelli d’interazione, valori, visioni complessive e alternative del mondo. Grazie alle reti è possibile pensare a delle prospettive alternative sul mondo. Es. software libero come nuovo modello di diffusione dei prodotti della conoscenza: una visone alternativa che riguarda il nocciolo della società dell’informazione, la produzione e la diffusione della conoscenza. Grazie alle reti è possibile sviluppare modelli alternativi che è esattamente uno degli obiettivi dei nuovi movimenti globali che sono sempre + spesso caratterizzati nn tanto da rivendicazioni di tipo materiale, bensì di tipo simbolico e culturale, cioè la proposta di altri mondi. Slogan diffuso: un altro mondo è possibile. Le reti vengono in aiuto anche in questo caso nel senso che propongono dei modelli (altra vicinanza).
Più in generale si può dire che alcune caratteristiche di internet si trasferiscono nel movimento: il decentramento, l’orizzontalità, la flessibilità, la rapidità.
Analogamente la dimensione globale, quella locale e quella glocale.
Infine il carattere di apertura, quest’istanza di condivisione della conoscenza e la responsabilità con attivazione in 1° persona: 3 caratteri dell’etica hacker che sono paradigmatici di un cambiamento sociale che avviene su scala molto + generale e di cui i nuovi movimenti globali sono delle avvisaglie.
In generale assistiamo ad una sorta di percorso. Il modello software libero inteso come modello non tanto di programmazione, ma di sviluppo della società dell’informazione passa dalla rete (dall’informatica) al movimento (promotore del software libero) alla società, ad un contesto sociale via via + allargato. Quindi oggi cominciamo a parlare di applicazione del modello software libero anche x questioni come le biotecnologie, i brevetti. Tutte istanze che passano da un settore ristretto ad uno + allargato fino a comprendere l’intera società e fino a proporre, in ultima analisi, dei modelli di sviluppo alternativi x la società dell’informazione.
| 18. IL POTERE DEI CODICI DI CRITTOGRAFIA Luciano Paccagnella |
LE NUOVE ESIGENZE DELLA SOCIETA’ TELEMATICA
La società telematica richiede quasi a tutti, x es. di usare l’indirizzo e-mail, cioè partecipare alla vita della rete diventa un requisito nella società dell’informazione. L’Italia è stato uno dei primi paesi al mondo a consentire ai cittadini di presentare le dichiarazioni dei redditi in via telematica. Occorre certificare l’identità del contribuente. Finora il Ministero ha adottato una soluzione provvisoria inviando su carta un codice di identificazione. Un’altra esigenza è quella della tutela della privacy. Sempre + dati sono disponibili in forma elettronica: nei dischi fissi, con le tracce elettroniche. Tutte queste info dovrebbero essere difese. Come? L’Italia ha adottato la legge sulla privacy che xò viene anche vista come un ostacolo burocratico à firmiamo l’autorizzazione all’uso dei ns dati personali pena la nn fattibilità dei contratti. Altro problema è quello del commercio elettronico, cioè la nn revocabilità degli ordini compiuti via internet.
X risolvere questi problemi si può ricorrere a strumenti di crittografia.
LA CRITTOGRAFIA A CHIAVE PUBBLICA
La crittografia è sempre stata applicata all’ambito militare x coordinare ordini a truppe decentrate sul territorio (Giulio Cesare che doveva impartire ordini ai centurioni dispersi x l’impero). Crittografia significa prendere un testo qualunque e convertirlo in una serie di caratteri alfanumerici, ma nn solo, del tutto privi di senso x chiunque nn possieda la chiave di decifratura (i centurioni la possedevano).
Ha avuto un ruolo importantissimo fino ai giorni nostri. Alcuni testi storici hanno verificato come la 2° gm sia stata vinta dagli alleati anche grazie al fatto che gli inglesi erano riusciti a decodificare il sistema di cifratura usato dall’esercito nazista (si è saputo solo pochi anni fa). Un buon algoritmo di crittografia può consentire addirittura di vincere o perdere una guerra, ha dunque conseguenze enormi.
Ci riguarda tutti anche se può sembrare lontano. Da pochi anni è diventata parte della comunicazione quotidiana, ovvero sono disponibili potenze di calcolo tali da permettere a chiunque di utilizzare sistemi di cifratura robusti (cioè inattaccabili) grazie ai pc.
La crittografia tradizionale prevedeva un’unica chiave di cifratura, la crittografia a chiave pubblica prevede una doppia chiave di cifratura. Es. Nella tradizionale quando due interlocutori (tizio e caio) vogliono dialogare tra di loro fanno così: tizio scrive il proprio messaggio in chiaro, lo codifica con una chiave segreta, ottiene così un messaggio cifrato, lo invia, giunge a Caio che applica all’inverso l’algoritmo di codifica, cioè decodifica il messaggio con la stessa chiave segreta usata x la cifratura, ottiene così il messaggio in chiaro. C’è un problema, cioè tizio e caio devono condividere la chiave segreta di cifratura, cioè si devono incontrare. E’ una procedura molto macchinosa, visto che oggi le persone comunicano senza vedersi. X risolvere questo punto debole si può ricorrere alla crittografia a chiave pubblica. E’ basata su una coppia di chiavi, una pubblica e una segreta. Ogni interlocutore possiede la propria personale chiave pubblica e la propria personale chiave segreta. Funziona sulla base del libero scambio in chiaro delle chiavi pubbliche di ogni interlocutore, ovvero tizio da a caio la sua chiave pubblica senza bisogno di tenerla nascosta xchè serve solo x cifrare un messaggio e nn x decifrarlo. Insomma, tizio scrive un messaggio in chiaro e lo codifica con la chiave pubblica di caio (che è liberamente disponibile. La rete offre dei server di chiavi pubbliche che la contiene), ottiene il messaggio cifrato e lo invia. Caio x decifrarlo usa la propria corrispondente chiave segreta (che nn deve mai essere diffusa) e ottiene il messaggio in chiaro. Una chiave pubblica si presenta come una stringa di lettere. X inviare un messaggio digito un comando di un software di crittografia che mi chiede x quale utente voglio cifrare il messaggio, rispondo ed ottengo il messaggio cifrato. La crittografia a chiave pubblica si può utilizzare anche x risolvere il problema della firma con la firma elettronica che ottengo utilizzando le due chiavi al rovescio. Ovvero, tizio scrive in chiaro e firma con la propria chiave segreta e lo invia. Caio usa la chiave pubblica di tizio x verificare la validità della firma elettronica. Ciò permette certificazioni di voto elettronico, di dichiarazioni, del commercio elettronico.
CRITTOGRAFIA COME TEMA SOCIALE E POLITICO
Visto che sarebbero in grado di risolvere molti problemi, xchè questi strumenti nn vengono utilizzati + diffusamente? Xchè ne risolvono alcuni, ma creano altri.
Molti stati tentano da sempre di limitare la diffusione di sistemi di crittografia robusta. Il + famoso dei tentativi è un insieme di leggi sviluppato negli anni passati dagli Usa (note come regolamenti per il traffico internazionale di armi, itar) che equiparano l’utilizzo e la diffusione di strumenti di crittografia all’utilizzo e diffusione di armi da guerra. Esportare dagli usa un software di cifratura robusto veniva punito fino a pochi anni fa con la stessa severità adottata contro chi esporta un missile. L’autore del pgp, x es. ha passato numerose grane.
Dilemmi: è giusto che lo stato sia messo nelle condizioni di controllare sempre e cmq la comunicazione dei cittadini? Se sì, chi controlla i controllori? E’ giusto limitare la ricerca matematica (= crittografia), lo sviluppo della conoscenza x legge? E’ possibile bloccare la conoscenza così come si blocca qlc di fisico? Sono dilemmi scottanti cui si cerca di trovare soluzione. Da una parte c’è chi propone tecniche di crittografia robuste come diritto inalienabile dei singoli individui, dall’altra chi propone strumenti di cifratura indeboliti. Altro dilemma: si può accettare l’idea di una crittografia indebolita, cioè nella quale le agenzie di controllo possono mettere il naso in caso di necessità, x es dietro ordine della magistratura? La paura è che questi strumenti vengano usati da nemici interni ed esterni, es terrorismo, mafia ecc.
Le cose sono complicate dalla pervasività dei codici di cifratura, x propria natura difficili da controllare. Quindi oggi la si può usare senza che si sappia grazie ad una sottofamiglia di tecniche di cifratura chiamata steganografia. Arte antichissima che ha come scopo nn tanto quello di rendere illeggibile un messaggio ad estranei, quanto quello di rendere un messaggio invisibile. Es. E’ possibile immergere un testo crittografato dentro un’immagine. Si parte da un’immagine normale, vi si inietta un testo usando un programmino semplice e si ottiene una 2° immagine che è praticamente = a quella di partenza à pensare di proibire la crittografia x legge diventa ingenuo. La stessa cosa si può fare con l’audio, cioè possiamo immergere un testo in un file audio anche molto piccolo. Oppure un testo in un altro testo senza alterare significativamente il testo originario.
Insomma, molto spesso la tecnologia nasconde dei risvolti che nn devono essere riservati solo ai tecnocrati. Dovremmo poter essere consapevoli che i nuovi media e la tecnologia in generale sono prodotti sociali che riguardano di fatto tutti.
| 19. LA SOCIETA’ DELL’INFORMAZIONE E LE SUE AMBIVALENZE Luciano Paccagnella |
NUOVI APOCALITTICI E NUOVI INTEGRATI
La distinzione classica fu proposta anni fa anche da Eco riferendosi a 2 diversi modi di concepire i mass media. Apocalittici = coloro che avevano una visione nefasta della funzione dei mass media nella società. Coloro che attribuivano ai media il potere di manipolare la mente delle persone e quindi anche eventualmente di sostituirsi alla cultura vera e propria. Si è parlato di cultura di massa come una forma degenerata di cultura popolare. Qualcosa alla 1984 di Orwell. Integrati = coloro che celebrano entusiasticamente l’utilità sociale dei media nell’informare, educare e intrattenere i cittadini. Attribuiscono ai media solo funzioni positive. Esagerano ambedue in senso opposto.
Queste due figure oggi si ripropongono con i nuovi media.
Nuovi apocalittici = coloro che su internet assumono un atteggiamento catastrofista. Il pubblico è passivo, inerme e subisce le reti telematiche quasi come una forma di alienazione. Le reti telematiche si sostituirebbero alle relazioni personali. Lo stereotipo è quello del giovane che passa la sue giornate a comunicare via pc con sconosciuti trascurando le proprie relazioni interpersonali reali. Tendono ad attribuire ai media elettronici, specie internet, numerose responsabilità. Il loro punto debole è quello di considerare il pubblico passivo. In realtà il pubblico di internet nn è mai passivo xchè anche la semplice navigazione su web presuppone un comportamento attivo, una strategia di navigazione. La fruizione di un ipertesto è necessariamente attiva, cioè il lettore è costretto a costruirsi un proprio percorso di lettura. E’ difficile pensare ad una fruizione di internet x assorbimento, dove l’utente si lascia inondare da info. Analogamente, l’utente di internet nn è mai da solo. Già gli studiosi della tv hanno fatto notare che nn si guarda mai la tv da soli anche quando si è fisicamente soli, xchè siamo con i risultati della nostra socializzazione. A > ragione l’utente di internet nn è mai da solo. Internet rappresenta una grande fonte di sviluppo dei reticoli interpersonali. Posso conoscere persone. Il cyberspazio è liogo nn fisico d’incontro e socializzazione. Le reti consentono una comunicazione many to many. Nn intacca tradizioni e culture locali, anzi le sostiene, talvolta anche delocalizzandole, cioè facendole conoscere in ambiti geografici diversi. Insomma, nn è una posizione accettabile.
E’ difficile xò anche accettare l’idea dei nuovi integrati = coloro che attribuiscono ai nuovi media, specie internet, solo poteri positivi. L’idea di base è quella di internet come superamento delle disuguaglianza. E’ un’idea fondata su una concezione dell’informazione piuttosto ingenua (approccio src) cioè che internet sia un grande equalizzatore delle differenze di stato grazie al miglioramento nell’accesso alle info. La vecchia idea delle reti civiche che avrebbero dovuto portare una > democrazia. In generale, l’idea di consentire un miglior accesso alle info e che questo accesso aumenti la democrazia e limiti le differenze di stato nn è + accettata.
LA SOCIETA’ DELL’INFORMAZIONE
Queste due posizioni ci conducono ad una concezione + generale della società dell’informazione concepita come una nuova forma di sistema sociale che andrebbe a sostituire il sistema basato sull’industria o sul paradigma capitalistico.
I nuovi media stanno alla società dell’informazione come i mass media stavano alla società industriale.
LA SOCIETA’ INDUSTRIALE
La società industriale è nata accompagnandosi ai mass media che ne furono al tempo stesso prodotto e produttori. E’ stato grazie ai mass media che si è potuta sviluppare la sfera pubblica. La società industriale nasce in quanto società moderna come superamento della società feudale, nasce come società nella quale i cittadini si rendono conto che il potere è un prodotto dell’uomo (mentre prima aveva una legittimazione di tipo tradizionale o divino). Gli uomini si rendono conto che è possibile negoziare le scelte che si compiono x amministrare la società. Questa negoziazione può essere oggetto di discussione pubblica. E i mass media, in quanto spazio di discussione pubblica, hanno giocato un ruolo fondamentale nella nascita ed affermazione della società industriale.
Oggi ci troviamo ad un punto di passaggio, x cui la società industriale lascerebbe il campo ad una forma di società diversa rispetto alla quale nn si è ancora tutti d’accordo come chiamare. Uno dei nomi + accreditati è quello di società dell’informazione. I nuovi media ne sarebbero prodotti e produttori. Si parla anche di società postmoderna, postindustriale, postcapitalista, postmateriale. Questo proliferare di nomi e l’abbondanza del prefisso post rivela l’incapacità di dare un nome + positivo.
Uno dei nomi positivi è proprio quello di società dell’informazione che si riferisce al fatto che l’informazione diventa una delle risorse principali di questa nuova forma sociale che si sta affermando.
E’ caratterizzata da una crescente importanza del terziario (servizi pubblici, trasporti), c’è chi parla del settore quaternario o terziario avanzato (servizi finanziari, assicurativi, commerciali) e chi identifica già un settore quinario (educazione, ricerca, servizi ricreativi e d’intrattenimento). E’ sempre + basata su organismi sopranazionali che tendono a sostituirsi agli stati nazione (banca mondiale, fondo monetario internazionale) di natura prevalentemente nn elettiva e nei confronti dei quali si stanno sviluppando voci di dissenso. Tutto ciò è collegato a quella vasta famiglia di processi sociali che rendono i vari settori della società interdipendenti su scala planetaria noti come globalizzazione. Globalizzazione = progressiva interdipendenza verticale, orizzontale dei vari sottosettori della società a livello dell’intero pianeta.
Soprattutto parliamo di società dell’informazione xchè l’informazione diventa la principale risorsa della società. Si tende a vedere l’info come una nuova fonte di ricchezza. Si può anche interpretare in senso letterale pensando a quali fossero le industrie + ricche nella società industriale (avevano a che fare con acciaio, carbone, petrolio) e a quali sono oggi (quelle che hanno a che vedere con le informazioni: assicurative, servizi bancari e microsoft corporation).
Si parla di società dell’informazione anche xchè l’informazione tende a diventare il principale paradigma interpretativo della realtà. Cioè noi interpretiamo sempre + e sempre + pervasivamente ciò che ci circonda, la nostra realtà sociale, in termini di informazioni o di gestione dell’informazione. Alcuni eventi simbolo della società contemporanea sono l’enorme sviluppo della microelettronica (e quindi dei sistemi di trattamento dell’info digitale, la miniaturizzazione dei chip, di componenti hardware in grado di trattare l’info), la scoperta dell’acido desossiribonucleico, il dna (portatore dell’info genetica, il codice informativo della vita stessa. Stiamo interpretando sempre + la stessa vita umana e nn umana in termini di informazioni organizzate à ingegneria genetica, ogm che sono applicazioni di questo paradigma informazionale alla vita, alla materia organica). In questo senso l’info come paradigma tende a sostituire il precedente paradigma della società industriale basato sul trattamento della materia o dell’energia (= risorse centrali x la società industriale).
I NUOVI PROBLEMI E AMBIVALENZE DELLA SOCIETA’ DELL’INFORMAZIONE
Tutto questo porta nuovi problemi che si accompagnano a quelli della società industriale nn ancora risolti e a nuove ambivalenze. Ambivalenze: il fatto che le tecnologie, specie quelle comunicative, sembrano spingere in direzioni apparentemente opposte, x es. di una > autonomia individuale e di un > controllo individuale. Queste contraddizioni danno luogo a nuovi problemi il primo dei quali è quello del digital divide.
DIGITAL DIVIDE
Il divario digitale nasce da una tradizionale teoria sui mass media, quella degli scarti di conoscenza (= la progressiva introduzione dei mezzi di com. di massa all’interno del tessuto sociale nn ha neutralizzato le disuguaglianze sociali, bensì le ha talvolta accresciute xchè tendono a crearsi dei grappoli di individui, di categorie sociali molto ben dotate di tecnologie comunicative accanto a sacche che invece nn ne sono dotate x nulla. Chi aveva a suo tempo il videoregistratore oggi ha anche il satellite o il digitale terrestre. Una tecnologia tira l’altra).
Applicata alle reti telematiche produce l’idea del divario digitale. La diffusione delle nuove tecnologie di comunicazione anziché livellare le disuguaglianze come volevano i nuovi integrati, le accentua, quindi si creano delle nuove sacche di povertà caratterizzate da un basso o bassissimo o nullo accesso alle informazioni digitali. Il digital divide è riferito essenzialmente al divario che esiste tra paesi industrializzati e paesi in via di sviluppo. Si osserva che la diffusione di internet nn riguarda uniformemente tutte le nazioni, ma è distribuito in modo fortemente diseguale. Internet è in nord america, europa, parte del sud-est asiatico. In africa la diffusione ha tassi enormemente inferiori.
Ma è riferito anche a dimensioni interne ai singoli stati. X es. in Italia c’è il digital divide materiale basato sull’età (le persone anziane mostrano un utilizzo molto scarso delle nuove tecnologie e rischiano di rimanere indietro o di subire dei processi di ulteriore marginalizzazione), il sesso (le donne sarebbero marginalizzate, ma ci sono pareri discordi), il livello di istruzione, il reddito. Quest’idea del digital divide materiale è x alcuni aspetti ingenua, piuttosto fuorviante xchè presuppone una concezione dell’informazione come un qualcosa di fisico, di materiale che si può accumulare. Equipara l’accesso alle info a una migliore posizione sociale. E’ ingenua anche xchè le statistiche ci dicono che, in buona misura, queste fonti di nuova disuguaglianza stanno nn scomparendo ma, in alcuni casi, diminuendo d’importanza. X es, in usa, gli accessi domestici ad internet avvengono + spesso da parte di donne. Anche altre variabili pare stiano perdendo d’importanza. X es il fatto che i pc sono sempre + a buon mercato potrebbe annullare una differenziazione basata sul reddito. Al di là del fatto che queste variabili stiano perdendo importanza (sempre + anziani contrariamente alle aspettative cominciano ad utilizzare la rete), il digital divide materiale ignora un’altra dimensione che è quella del digital divide cognitivo, cioè l’idea che il puro e semplice accesso alle info nn sia di x sé una ricchezza. La > parte di noi oggi ha accesso ad una quantità di info decisamente + alta di quella che è in grado di gestire. Il problema è di sovraccarico informativo, cioè l’information overload. In tal senso si può parlare di una nuova forma di digital divide, cioè quello cognitivo come capacità critica di elaborazione delle informazioni. Il problema è quello di passare dalle info alla conoscenza. Il problema nn è avere un pc in ogni famiglia o scuola, ma che tipo di risorse ha la gente x passare dalle info alla conoscenza, cioè x elaborare in modo critico la sovrabbondanza informativa che oggi riguarda tutti. Il dd cognitivo significa anche sviluppare la capacità di apprendere ad apprendere (= apprendimento di 2° ordine). Nn si tratta + di imparare ma, considerata anche la v di cambiamento sociale e tecnologico, di imparare a imparare, di imparare come s’impara. Il problema diventa anche quello di far sì che chi accede alle reti nn diventi dipendente da economie, tecnologie sulle quali nn ha controllo. Es. paesi africani che accedono massicciamente ad internet si trovano davanti al rischio di importare loro malgrado, e + o – inconsapevolmente, strutture mentali che nn sono le loro e sulle quali, spesso, nn hanno capacità di sviluppo e gestione critica. C’è dibattito in corso, cioè i sociologi parlano da tempo di dd cognitivo.
| 20. RIEPILOGO E CONCLUSIONI Luciano Paccagnella |
COSA SONO I NUOVI MEDIA?
Sono caratterizzati da: info trattate in formato digitale (permette nuove opportunità x elaborare l’info, x trasportarla, conservarla, archiviarla), multimedialità (poter utilizzare codici diversi riuniti su un unico supporto fisico, accomunati da un unico strumento di lettura), ipertestualità (ipertesto inteso come insieme di info organizzate in modo nn lineare, ma sulla base di rimandi logici, i link), interattività (intesa come misura della potenziale capacità di un medium che un utente eserciti un’influenza sul contenuto o sulla forma della comunicazione mediata).
Cyberspazio (luogo virtuale di incontro e socializzazione)
STORIA SOCIALE DI INTERNET
Abbiamo messo in discussione alcune leggende sulla nascita di internet, quali quella della nascita come strumento x resistere ad attacco nucleare. Le intenzioni erano in realtà ben + generali: di condivisione delle risorse di calcolo e di avanzamento delle conoscenze scientifico-tecnologiche. La caratteristica dell’internet indistruttibile è stata interpretata a posteriori.
Abbiamo capito di dover interpretare in modo problematico il rapporto società-tecnologia, x cui la tecnologia nn determina la società, ma è il sistema sociale che attraverso spinte ed incentivi di tipo economico, morale, di prestigio ecc influisce sullo sviluppo scientifico e tecnologico. La tecnologia si può considerare un prodotto sociale.
Le caratteristiche di Arpanet che resistono ancora oggi in internet sono: architettura decentrata e policefala (internet nn ha una struttura a stella, cioè nn c’è un nodo centrale), commutazione di pacchetto come scelta di architettura della rete (i diversi pacchetti in cui viene scomposto il messaggio possono seguire percorsi diversi, ergo la rete è molto robusta), compatibilità con piattaforme hardware e software diverse.
Internet è un insieme complesso di computer e reti, diffusi su scala mondiale, collegati tra loro attraverso canali trasmessivi diversi, uniti dal gruppo di protocolli tcp/ip (= lingua di internet). Si tratta di protocolli aperti ereditati da una storia sociale basata su meccanismi di condivisione delle conoscenze.
TEORIE SOCIO-PSICOLOGICHE DELLA COMUNICAZIONE MEDIATA DAL COMPUTER
Si sono alternate diverse fasi in questa breve storia, in particolare 3:
ü a partire dagli anni ’80 la fase in cui la psicologia cercava di studiare gli effetti della cmc sui comportamenti individuali
ü dai ’90 la seconda fase in cui specie gli antropologi hanno proposto gli effetti delle reti sulle culture analizzando le comunità virtuali
ü oggi la 3° fase in cui specialmente la sociologia studia effetti e conseguenze delle cdm sull’intera società, quindi quali siano i rapporti nuovi media-società dell’informazione.
Quando le persone comunicano attraverso i nuovi media sono portati a costruirsi un’identità on line. Le identità si relazionano tra di loro e possono nascere comunità virtuali. L’identità on line è caratterizzata da un > grado di controllo della comunicazione rispetto alla comunicazione faccia a faccia. E’ anche fatta dalla scelta di un nome, di uno pseudonimo importante xchè attraverso di esso nn mi nascondo, contrariamente al pensiero di alcuni, bensì mi rivelo. Abbiamo una presentazione della facciata personale (fenomeno tipico mediato dalla sociologia delle relazioni interpersonali) che in rete avviene con modalità parzialmente nuove.
Rete come moratorium, cioè spazio di sperimentazione di situazioni e condizioni sociali senza subire conseguenze troppo pesanti. Rete come qualcosa di simile agli spazi di sperimentazione riservati dalle società tradizionali ai riti di passaggio.
Le comunità virtuali sono costituite da persone coerenti e stabili, che si relazionano tra loro su diversi livelli (via pc e altri mezzi di com, telefono, incontri faccia a faccia ecc), che condividono valori e norme e anche rituali nei modelli d’interazione ricorrenti. Sociologicamente dunque, ben diversa dal gruppo. Alcune di queste assumono caratteristiche particolari, come gli hacker.
IL MONDO DEGLI HACKER
Hacker nn come fuorilegge informatici, ma come persone che s’impegnano nell’affrontare sfide intellettuali x aggirare o superare creativamente le limitazioni che vengono loro imposte in primo luogo nei settori d’interesse che di solito comprendono informatica o ingegneria elettronica.
Un hacker è una persona di solito dotata di una notevole competenza tecnica, ma anche e soprattutto di una notevole fantasia e spinta verso l’innovazione. Insomma studia anche ciò che non c’è sui manuali, va oltre il buon tecnico informatico.
Si può essere hacker anche senza aver a che fare con il computer. Gli hacker condividono un’etica basata su una particolare concezione del lavoro, del denaro e della rete. Il lavoro è passione, il denaro nn il fine ultimo dell’esistenza e la rete è responsabilità, condivisione e apertura. Da imparare da loro anche il significato di implementazione di free software come nuovo modello di diffusione della conoscenza.
FREE SOFTWARE
Si tratta di software libero, nn gratuito.
Gode di 4 libertà: l’esecuzione del programma x qualunque scopo, lo studio e modifica (si mette a disposizione il sorgente), la distribuzione, il miglioramento con distribuzione dei risultati. Libertà che nn vanno ad indebolire gli interessi del mercato, ma anzi originano nuove forme di mercato basate nn tanto sulla vendita del software, quanto sui servizi di personalizzazione (e il software libero è personalizzabile a palla) e assistenza.
Molti sono i motivi che spingono all’adozione e sostegno del software libero: adattabilità-personabilità, la sicurezza derivata da formati pubblici e aperti (il supporto di un proprietario in futuro potrebbe nn essere garantito +), la sicurezza del codice (grazie al sorgente so ce c’è dentro e cosa realmente fa il programma), il basso costo delle licenze (può interessare paesi in via di sviluppo o le pubbliche amministrazioni).
RAPPORTI RETI-POLITICA
I movimenti globali in rete ereditano da internet alcune caratteristiche: decentramento, orizzontalità, flessibilità, rapidità. Accanto esiste anche una compresenza della dimensione locale con quella globale e quella glocale, cose che caratterizzano anche internet. Idem x apertura, condivisione e responsabilità.
CRITTOGRAFIA
E’ stato un pretesto x delineare alcune questioni nascoste inerenti le scelte tecnologiche.
E’ stato un modo x ricordare come la matematica, l’informatica, i nuovi media nn siano qualcosa di politicamente e socialmente neutro, ma qualcosa intimamente connesso con la natura della società contemporanea. Nn si può parlare di nuovi media senza parlare dell’intera società.
Crittografia a chiave pubblica basata su una codifica con la chiave pubblica del proprio interlocutore che può essere usata x ottenere un messaggio cifrato o firmato. La decodifica si ha con la propria chiave segreta.
L’utilizzo massiccio di crittografia pone dei dilemmi: lo stato deve poter controllare i suoi cittadini e, se sì, chi controlla i controllori? Ma anche, si può limitare la ricerca matematica? Si può bloccare la conoscenza come si blocca un missile? Si può accettare l’idea di una crittografia debole, cioè decifrabile su ordine? Su di esse c’è un notevole dibattito che nn può riguardare solo la tecnica, ma anche l’idea di società, libertà e diritti.
LA SOCIETA’ DELL’INFORMAZIONE
La società dell’informazione, cioè quella in cui viviamo oggi. E’ quella che dà alle info il posto centrale considerandole come una risorsa (gli uomini + ricchi del mondo oggi sono quelli che lavorano nn con materie prime, ma con info) e che pone la info come paradigma interpretativo della società (si tende a pianificare lo sviluppo del sistema sociale sulla base di una corretta gestione della info e eventi-scoperte simbolo come microelettronica e dna).
Il digital divide si divide tra tipo materiale e cognitivo che riguarda la capacità critica di elaborare le info o anche la capacità di apprendere a apprendere.
INTERROGATIVI DI VERIFICA
Ora dovremmo saper rispondere a domande come:
ü Qual è la relazione tra società e tecnologia? (la tecnologia nn è indipendente, ma legata alla società da un rapporto di tipo circolare. Qualche volta è produttrice di innovazione sociale, ma spesso è prodotto della società stessa)
ü E’ vero che su internet chiunque può essere ciò che desidera? E’ vero che internet ci libera dalle costrizioni del quotidiano? (sempre + spesso la vita in rete deve essere considerata collegata alla vita fuori. Le interazioni in rete finiscono x proseguire nel mondo fisico. Sempre + spesso si dimostra inadeguata una concezione di internet come boccia di vetro, universo separato dalla vita “reale”)
ü Cosa possiamo imparare dagli hacker? (l’atteggiamento hacker ci riguarda tutti, anche quelli che nn hanno una particolare passione o propensione x i computer)
ü Quali sono le nuove sfide sociali e politiche dei nuovi strumenti di crittografia? O, prescindendo dalla crittografia, che cosa si nasconde dietro la tecnologia che è in realtà inerente l’etica, il senso di responsabilità complessivo che oggi l’individuo vive nella società dell’informazione? Insomma, qual è il compito di ciascuno di noi nel momento in cui la società si appresta a percorrere determinate scelte tecnologiche?
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