La scelta di una strategia
di prezzo richiede due tipi di coerenza: una coerenza interna, ovvero la determinazione
del prezzo del prodotto rispettando i vincoli di costo e di redditività e una coerenza
esterna,
ovvero la determinazione del prezzo del prodotto tenendo conto della
sensibilità allo stesso da parte dei clienti nel segmento-target e del prezzo
dei prodotti concorrenti.
Il
prezzo è l’espressione monetaria del valore e, come tale occupa un
posto centrale nel processo di scambio concorrenziale. Dal punto di vista del
cliente, il prezzo che egli è disposto a pagare misura l’intensità del bisogno,
nonché la quantità e la natura delle soddisfazioni che si aspetta; quanto al venditore,
il prezzo al quale è disposto a vendere misura il valore dei fattori che
compongono il prodotto, a cui si aggiunge il profitto che spera di realizzare.
Il prezzo può essere definito come un rapporto che indica la quantità di
denaro necessaria per acquistare una quantità data di beni o servizi. Un cliente finale svolge
tre ruoli (acquirente, pagante, consumatore) ed è importante valutare
l’importanza del prezzo rispetto a ciascun ruolo. Il prezzo, visto dal punto di
vista del cliente, deve essere quindi considerato come la controparte
dell’insieme di soddisfazioni offerte, perciò deve essere fissato in funzione
del valore di utilizzo o dell’utilità globale percepita dal cliente.
Nel costo che il cliente sostiene rientrano
non solo il prezzo pagato, ma anche i
termini di scambio, cioè i termini di pagamento, i modi e i tempi di consegna, il
servizio post-vendita. In certi casi il cliente può trovarsi ad affrontare
costi elevati in rapporto al prezzo, costi di transazione o di negoziazione
quali, per esempio i costi di trasferimento elevati se cambia fornitore, nella
misura in cui ha legato le caratteristiche del suo prodotto a un fornitore ben
preciso.
La
nozione di prezzo va ben oltre quella di prezzo nominale e comprende tutto l’insieme
dei vantaggi offerti dal prodotto, nonché l’insieme dei sacrifici offerti dal
prodotto, nonché l’insieme dei sacrifici, monetari e non monetari, sostenuti
dal cliente per appropriarsi del prodotto. La misura della sensibilità al
prezzo da parte dei clienti dovrà pertanto tener conto dell’insieme di
soddisfazione e di costi e non solo del prezzo nominale del prodotto.
Il prezzo influenza direttamente il livello della
domanda e di conseguenza, determina il livello di attività; il prezzo di vendita
determina direttamente la redditività dell’attività, non solo relativamente al
margine di utile previsto, ma anche in base alle qualità vendute; il prezzo di
vendita influenza la percezione globale del prodotto e della marca e
contribuisce, di conseguenza, al posizionamento della marca tra quelle note ai
potenziali clienti; il prezzo si presta più facilmente delle altre variabili di
marketing al confronto tra prodotti o marche concorrenti; la strategia di
prezzo deve essere compatibile con le altre componenti della strategia di
marketing.
Gli obiettivo possibili sono classificati in 3
categorie: gli obiettivi incentrati sul profitto, sul
volume e sulla conoscenza.
Tra gli obiettivi incentrati sul profitto rientrano
sia la massimizzazione del profitto, sia la realizzazione di un
tasso di redditività sufficiente sul capitale investito. L’obiettivo del tasso
di redditività cosiddetto “sufficiente” è largamente diffuso e si
traduce in pratica nel calcolo di un prezzo-target o di un prezzo sufficiente,
cioè di un prezzo che, assicuri un ritorno “ragionevole”sul capitale investito.
Gli obiettivi centrati sul volume mirano ad
aumentare il volume di affari o la quota di mercato o,più semplicemente, ad
assicurare un tasso di crescita sufficiente delle vendite. L’obiettivo di
massimizzazione della quota di mercato comporta l’adozione di un prezzo
di penetrazione (o prezzo basso), inferiore a quello della concorrenza, al fine di
incrementare il più rapidamente possibile il volume e, di conseguenza, la quota
di mercato.
Tutt’altra strategia è quella del prezzo
di scrematura,
che si prefigge il raggiungimento di un volume d’affari elevato approfittando
del fatto che certi gruppi di clienti sono disposti a pagare a prezzo elevato
l’alto valore percepito del prodotto. L’obiettivo in questo caso è la
realizzazione di un volume di affari il più possibile consistente attraverso
una politica di prezzo elevato anziché di volume elevato.
Gli obiettivi centrati sulla concorrenza mirano alla
stabilizzazione dei prezzi e all’allineamento con i concorrenti. L’obiettivo
dell’allineamento (prezzo di parità) rivela invece che l’impresa si rende conto
di non poter esercitare alcuna influenza sul mercato, soprattutto se è presente
un’altra impresa leader e se i prodotti sono standardizzati, come accade spesso
in situazioni di oligopolio indifferenziato. L’impresa preferisce in questo
caso indirizzare i propri sforzi verso forme di concorrenza diverse dal prezzo.
L’elaborazione di una strategia di prezzo richiede che vengano presi in
considerazione 3 gruppi di fattori: i costi, la domanda e la concorrenza.
Si definiscono interni i prezzi calcolati in base
ai costi e senza riferimento esplicito ai dati del mercato. L’analisi dei costi
prevede di identificare 3 tipi di prezzi interni, che corrispondono ciascuno a
esigenze specifiche di copertura delle spese di redditività.
Il prezzo base, è il prezzo corrispondente
al costo diretto. Permette di recuperare il solo costo di sostituzione del
prodotto, con un margine nullo. Il prezzo limite è la soglia minima al di sotto
della quale l’impresa non può assolutamente scendere.
Il prezzo tecnico è il prezzo corrispondente
al punto di pareggio, cioè il livello di attività al quale l‘impresa copre i
costi diretti e i costi fissi. È il prezzo che garantisce, oltre al recupero
del valore di rimpiazzo del prodotto, la copertura delle spese fisse,
ipotizzando un certo volume di attività.
Il prezzo-target o prezzo sufficiente, comprende, oltre ai costi
diretti e alla copertura degli oneri strutturali, un vincolo di profitto, cioè
un margine di profitto considerato sufficiente e solitamente calcolato in
rapporto al capitale investito nell’attività.
Il metodo del prezzo-target è molto diffuso,
specialmente per via della sicurezza derivante dalla certezza (apparente) di
garantirsi un margine. L’inconveniente principale di questo metodo è rappresentato
dalla mancata considerazione del rapporto prezzo/volume. Il metodo si basa su un
ragionamento circolare implicito: il
volume determina i costi, che determinano il prezzo, che a sua volta
determina il livello della domanda.
I prezzi interni costituiscono solo un
comodo punto di partenza nel processo di elaborazione di una strategia di
prezzo: non possono essere l’unica base per la determinazione del prezzo perché
non tengono conto né della domanda, né della concorrenza.
Se l’impresa diminuisce i suoi prezzi e se tutti i
concorrenti reagiscono immediatamente allineandosi, diminuiranno i profitti di tutti e le
quote di mercato rispettive resteranno identiche in un mercato la cui
dimensione non aumenterà malgrado la diminuzione del prezzo medio.
Un impresa può scegliere di non adeguarsi a una
riduzione di prezzo, soprattutto quando il valore percepito del suo prodotto è
superiore a quello dei concorrenti diretti. Sono allora gli elementi di
differenziazione, quali l’immagine di marca, l’estensione dei servizi e i
rapporti con i clienti, a proteggerla dagli effetti di una riduzione di
prezzo.
Il costo di una diminuzione del prezzo è spesso
molto alto, particolarmente per un’impresa nella quale l’incidenza dei costi
variabili è elevata.
L’elasticità implicita rispetto al prezzo, è
l’elasticità rispetto al prezzo che si dovrebbe registrare nel gruppo di
clienti di riferimento per mantenere il margine lordo invariato.
Il ricorso a un rialzo del prezzo rappresenta una
decisione difficile. L’impresa che dà il via al rialzo del prezzo deve
accettarsi della volontà di fare altrettanto da parte dei concorrenti.
Generalmente questa volontà dipende dalle condizioni del mercato del momento in cui il
rialzo viene applicato, in particolare quando le capacità produttive sono
pienamente utilizzate e la domanda cresce.
Vedi libro!!!!
In un’economia di mercato è il cliente a scegliere,
in ultima analisi, i prodotti che saranno venduti. L’analisi del prezzo
attraverso i costi rivela, in effetti, un orientamento alla produzione che pone l’accento sulle
priorità interne di funzionamento e non sull’obiettivo di soddisfazione del
cliente. In un’impresa orientata al mercato, il punto di partenza del processo
decisionale è rappresentato dal prezzo accettabile da parte del mercato, che
deve fungere da vincolo per i responsabili della progettazione del prodotto per
gli ingegneri e per il servizio acquisti. Queste persone dovranno sforzarsi di
attenersi a un costo-target, vale a dire un costo che, a seconda del prezzo
accettabile dal mercato, consentirà di raggiungere gli obiettivi di
redditività.
L’elasticità della domanda
rispetto al prezzo è la percentuale di variazione delle quantità domandate di
un prodotto, determinata da una variazione di prezzo dell’1%. Un aumento di
prezzo determina generalmente una riduzione delle quantità e una diminuzione di
prezzo comporta un incremento delle domanda.
Nonostante tutti i clienti siano sensibili al
prezzo, questa sensibilità può variare considerevolmente da una situazione
all’altra, a seconda dell’importanza della soddisfazione offerta dal prodotto
o, viceversa, in funzione dei sacrifici, che il suo acquisto comporta. Si
possono identificare 10 fattori esplicatici dell’importanza del
prezzo, di
cui 9 sono i seguenti: l’effetto del valore unico, l’effetto della notorietà
dei sostituti, l’effetto della difficoltà di confronto, l’effetto della spesa
totale, l’effetto del vantaggio finale, l’effetto del costo condiviso,
l’effetto dell’investimento “passato”, l’effetto del rapporto qualità /prezzo,
l’effetto scorta.
Vedi libro!!!!
Il prezzo ottimale è quello che massimizza
gli utili,
ed è inversamente proporzionale all’elasticità. Il prezzo ottimale si calcola
nel seguente modo: prezzo ottimale è uguale a costo diretto unitario
moltiplicato il coefficiente di maggiorazione del costo, dove quest’ultimo si
ottiene dividendo l’elasticità al prezzo con l’elasticità al prezzo +1.
Esistono molto metodi che consentono di valutare
l’elasticità al prezzo: il metodo del giudizio degli esperti, le
indagini dirette e indirette presso i consumatori, le sperimentazioni di
prezzo, gli studi econometrici.
Vedi libro!!!!
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Deve essere il valore percepito dal cliente del
prodotto e della marca a guidare la determinazione del prezzo. L’approccio
basato sul valore percepito consiste nello stimare tale valore per poi fissare
il prezzo.
Il prezzo corrispondente
al valore percepito
Questo approccio si basa sul modello del prodotto
come paniere di attributi, e sul metodo detto di composizione, attraverso il quale si
assegna un punteggio all’atteggiamento partendo dalla valutazione degli
attributi e della loro importanza.
In un certo numero di casi è possibile determinare
in modo più preciso il prezzo che il cliente industriale è disposto ad
accettare. Ogni volta che il prodotto offerto permette al cliente di realizzare
economie di costi, il prezzo massimo accettabile dal cliente è il prezzo che
annulla l’economia di costo realizzata. Qualsiasi prezzo superiori susciterà
una resistenza tanto più forte quanto più lo scarto sarà rilevante; qualsiasi
prezzo inferiore susciterà, al contrario, un elevato interesse.
Il prezzo massimo che il cliente è disposto a pagare
per il prodotto si ottiene nel modo seguente: vantaggi – i costi dal prezzo =
prezzo massimo accettabile.
La
misurazione della funzione di utilità attraverso l’analisi congiunta
Vedi libro!!!!
Le strategie di prezzo flessibile
Si parla di prezzi “flessibili” quando uno stesso prodotto
viene venduto a clienti diversi o in situazioni d’acquisto differenti. La
flessibilità in materia di prezzi può essere realizzata in modi diversi, sulla
base delle differenze di regione, di periodo, di segmento, di modalità di
presentazione o di vendita del prodotto. Si parla anche di discriminazioni di
prezzo quando le variazioni di prezzo adottate non sono giustificate da
differenze nei costi.
La flessibilità dei prezzi in base ai mercati
Questo tipo di flessibilità di prezzo si presenta quando l’impresa ha una capacità di produzione eccedente o temporaneamente inutilizzata e ha l’opportunità di vendere in un mercato nuovo senza vedere aumentare i propri costi fissi e senza correre il rischio di perdere vendite sul suo mercato principale. L’impresa non può adottare un prezzo inferiore a quello minimo, che corrisponde al costo diretto unitario. A qualunque livello di rezzo superiore l’impresa genererà un profitto supplementare.
La
flessibilità dei prezzi in funzione della “Stagionalità”
L’impresa venderà a un prezzo elevato all’inizio della
stagione per poi abbassarlo alla fine. Ad esempio le riduzioni di prezzo
applicate sui prodotti di moda venduti fuori stagione, le tariffe di viaggio
ridotte in bassa stagione ecc.
I
prezzi promozionali
Le imprese sono spesso indotte a ridurre temporaneamente
i loro prezzi per stimolare le vendite. I prezzi promozionali possono assumere varie forme: i prezzi invito dei grandi
magazzini, le offerte speciale i finanziamenti gratuiti offerti dai
concessionari d’auto, le offerte di rimborso, gli sconti eccezionali ecc. un
tipo di prezzo promozionale, che sta acquistando una certa popolarità fra i
produttori, è l’offerta di rimborso, che permette di stimolare le vendite di un
prodotto senza doverne modificare il prezzo base, si tratta di buoni sconto da
rispedire al fabbricante dopo l’acquisto, che danno diritto a un rimborso
talvolta molto consistente.
Gestione
dei prezzi: sconti e ribassi
Vedi libro!!!!
Il
prezzo dei servizi e lo Yield management
La pratica dei prezzi discriminatori è ampiamente diffusa nel
ramo dei servizi, in particolare nei settori a capacità limitata, come
l’industria alberghiera, le compagnie aeree, i media ecc., che devono gestire i
ricavi generati da attività deperibili.
La
flessibilità dei prezzi nel commercio online
Il commercio on-line favorisce le relazioni di tipo one-to-one e, in linea di principio,
facilità quindi l’approccio della determinazione del prezzo su misura, cioè in
funzione della sensibilità al prezzo di ogni cliente. A nessuno piace sapere
che lo stesso prodotto è stato venduto alle stesse condizioni ma un prezzo
inferiore, e, quindi importante una certa prudenza nell’adattare prezzi su
misura.
Relazione
tra vantaggio competitivo e elasticità della domanda al prezzo
Vantaggio di costo con alta
elasticità di domanda: strategia dell’aumento delle quote di mercato tramite prezzi
inferiori rispetto alla concorrenza.
Vantaggio di costo con bassa
elasticità di domanda: strategia dei margini di profitto tramite la parità dei prezzi
rispetto ai concorrenti (ma costi inferiori).
Vantaggio da differenziazione
con alta elasticità della domanda: strategia dell’aumento delle quote di mercato tramite
prezzi pari ai concorrenti.
Vantaggio da differenziazione
con bassa elasticità di domanda: strategia dei margini di profitto tramite un
prezzo superiore rispetto ai concorrenti.

12.4 Il prezzo e la concorrenza
Di fronte alla concorrenza il grado di autonomia
dell’impresa in materia di strategia di prezzo è molto influenzato da 2
categorie di fattori: la situazione concorrenziale caratterizzata dal numero
di imprese concorrenti e l’importanza del valore percepito del prodotto da parte dei
clienti.
|
|
Intensità della concorrenza |
||
|
Valore percepito del prodotto |
|||
|
|
Bassa |
Elevata |
|
|
Elevato |
Monopolio o oligopolio |
Concorrenza |
|
|
differenziato |
monopolistica |
||
|
( 1 ) |
(2) |
||
|
|
|
||
|
Basso |
Oligopolio |
Concorrenza pura |
|
|
indifferenziato |
o perfetta |
||
|
( 3 ) |
( 4) |
||
|
|
|
||
Queste 2 dimensioni sono riportate nella tabella
superiore, ciascuna su due livelli di intensità (basso o alto), e permettono di
identificare 4 situazioni distinte all’interno della quali il problema della
determinazione del prezzo è posto in maniera diversa.
Queste situazioni di mercato sono moto differenti
fra di loro e si possono presentare nel corso delle varie fasi del ciclo di
vita di un prodotto-mercato.
L’analisi
dei comportamenti competitivi
Nelle situazioni di oligopolio
indifferenziato ( 3 ), tende a prevalere quando il ciclo di vita dei prodotti
raggiunge la fase di maturità. L’impresa in questo caso può o fissare il suo
prezzo a un livello superiore col rischio di perdere quota di mercato, oppure
fissare il suo prezzo a un livello inferiore ricercando un vantaggio
competitivo, con il rischio di scatenare una guerra dei prezzi. Il rischio di
una guerra dei prezzi è sempre presente in un mercato oligopolistico e spiega
la reticenza delle imprese a concedere riduzioni di prezzo, in alcuni casi, una
guerra dei prezzi può consentire ad alcune imprese di migliorare la propria
posizione concorrenziale.
Prezzi
in periodo di inflazione
In periodo di inflazione
tutti i costi aumentano. L’obiettivo da raggiungere è quello di aumentare i
prezzi in modo tale che i livelli di redditività prima e dopo l’inflazione
siano approssimativamente identici. Dal punto di vista dell’impresa, è
possibile introdurre provvedimenti che non riguardano i prezzi, in particolare
i miglioramenti della produttività, annulleranno l’aumento di alcuni costi,
inoltre aumenti molto superiori al tasso di inflazione possono essere accettati
dal mercato dove la arca detenga un vantaggio competitivo sulla concorrenza.
La
pratica del price leardership
Le strategie
di leadership
in materia di prezzi sono adottate di frequente nei mercati in regime
oligopolio. In questi mercati, dove esiste un numero relativamente basso di
concorrenti, la situazione è favorevole all’esistenza di un leader che adotti
un comportamento che adotti un comportamento anticipatore e definisce
periodicamente il livello dei prezzi. Le altre imprese riconoscono il ruolo di
leader e adottano un comportamento di follwer, accettando le variazioni
di prezzo. Una strategia di leadership consente sovente di evitare
guerre dei prezzi. Esistono diversi tipi di leadership: la leadership dell’impresa
dominante
(quella dell’impresa che detiene la quota di mercato maggiore, il leader deve
essere potente e deve accettare di mantenere un prezzo elevato ); la
leadership barometrica (consiste nell’avviare aumenti e diminuzioni di prezzo); la
leadership tacita ( quella in cui un’azienda è tacitamente riconosciuta come leader
senza che vi sia intesa o accordo formale.
12.5 I prezzi di lancio di un nuovo prodotto
La scelta del prezzo da
assegnare a un nuovo prodotto rappresenta un problema molto delicato. Il prezzo
di lancio è allora fondamentale e condiziona il successo commerciale e
finanziario dell’operazione.
La
strategia del prezzo di scrematura
La strategia del prezzo
di scrematura
consiste nel vendere il nuovo prodotto a un prezzo elevato rivolgendosi
volutamente ai gruppi di clienti disposti a pagare tale prezzo. La strategia
del prezzo di scrematura è, una strategia prudenziale, più finanziaria che
commerciale. In termini commerciali è sempre più facile ridurre un prezzo che
aumentarlo. I vantaggi della strategia di scrematura sono dunque soprattutto di
natura finanziaria: consente infatti di liberare abbastanza rapidamente i
capitali impiegati per poterli utilizzare in un’altra attività. Prezzo
di scrematura: significa quindi fissare prezzi elevati nella fase di introduzione
per scremare il mercato. Successivamente, nelle altre fasi del ciclo di vita
del prodotto, il prezzo si riduce. Può essere utilizzato il
prezzo di scrematura quando:
- Esistono segmenti di
mercato particolarmente rigidi rispetto a questo prodotto
- Il CVP è molto breve
- Le economie di scala sono
insignificanti
La
strategia del prezzo di penetrazione
La strategia
di penetrazione consiste, nel praticare prezzi bassi per occupare una quota di mercato
importante sin dall’inizio. Questa strategia richiede quindi un investimento
iniziale elevato, che darà i suoi frutti solo nel lungo periodo. L’ottica è, in
questo caso, più commerciale che finanziaria. La strategia del prezzo di
penetrazione è più rischiosa della strategia di scrematura.
Prezzo
di penetrazione: consiste quindi nel fissare un prezzo basso per conseguire
alte quote di mercato con rapidità. Gli elevati volumi generano una riduzione del costo
medio totale, permettendo di conseguire margini positivi di profitto. Può
essere utilizzato il prezzo di penetrazione quando:
- Vi è alta incidenza dei
costi fissi
- I consumatori si mostrano
molto sensibili al prezzo
- Vi è possibilità di
escludere dei concorrenti potenziali
12.6 I prezzi di una gamma di prodotti
Nella maggior parte dei casi
le imprese hanno diverse gamme di prodotti e, all’interno di ogni gamma, alcuni
prodotti sono sostituti potenziali mentre altri sono prodotti complementari. Questa strategia di
sviluppo ha determinato la comparsa di legami di interdipendenza tra i prodotti
che si traducono in un effetto di sostituzione (o di cannibalizzazione), o in
un’effetti di complementarietà.
Il
rischio di cannibalizzazione

La figura sopra descrive
diversi possibili scenari di “cannibalizzazione” tra due marche di una
stessa azienda, una già presente e una di nuova introduzione. I cerchi
rappresentano i clienti, mentre il mercato potenziale totale è definito da
tutta l’area esterna ai cerchi.
La
prima situazione (caso 1), è la peggiore possibile; la nuova marca non apporta alcun
vantaggio e cannibalizza la marca preesistente dell’impresa.
Il secondo caso, è migliore della prima, ne senso che la nuova marca ha contribuito a
estendere il mercato dell’impresa, senza intaccare la posizione del
concorrente. Il terzo caso, la nuova marca fa presa
sul mercato sia della vecchia marca concorrente, estendendolo in tal modo il
mercato totale. Il caso 4 è la situazione ideale. La
nuova marca intacca le vendite della concorrenza e raggiunge nuovi clienti.
Per eliminare l’effetto
della cannibalizzazione, l’obiettivo da perseguire è quello di posizionare le
diverse marche facenti parte del portafoglio, non solo rispetto ai concorrenti
diretti ma anche l’una rispetto all’altra.
La
nozione di elasticità incrociata
Si definisce elasticità
incrociata la
variazione percentuale della quantità A diviso la variazione percentuale del
prezzo di B. Se l’elasticità è positiva, i prodotti si dicono sostituti (es.
burro e margarina), se l’elasticità e negativa, i prodotti si dicono
complementari (es. zucchero, caffè), se invece l’elasticità è nulla
(vicinissima allo zero), i prodotti si dicono indipendenti (es. carne,
computer).
L’analisi
di redditività di una gamma di prodotti
Vedi libro!!!
Le
strategie di prezzo della gamma
Quando un’impresa vende una
gamma di prodotti interdipendenti, il prezzo di vendita di ciascuno di essi
deve essere fissato in modo tale da massimizzare il profitto dell’intera gamma
e non dei singoli prodotti presi individualmente. La scelta della politica di
prezzo sarò diversa a seconda che i prodotti siano tra loro complementari o
concorrenti.
I
prezzi collegati
Nel caso di prodotti
complementari o indipendenti, l’impresa può offrire l’opportunità di prezzi
collegati,
per cui i prodotti possono essere acquistati separatamente oppure in blocco, a
un prezzo sensibilmente inferiore alla somma dei prezzi individuali. Poiché i
prodotti non sono sostituti è possibile incoraggiare il cliente ad acquistare
l’intera linea anziché limitarsi a un solo articolo della gamma.
Questa politica di prezzo è
molto allettante perché l’impresa vende al cliente una soluzione e non solo
un’attrezzatura. Per poter adottare questo approccio di soluzione, il
produttore deve tuttavia accettarsi di coprire i costi di servizio e di
assistenza che sono parte integrante della soluzione.
Prezzi
di fascia alta e di fascia bassa
Questa
politica di prezzo si applica quando per uno stesso prodotto si offrono più versioni o
modelli (un
modello base e un modello di lusso). Generalmente i clienti potenziali del
modello base sono molto sensibili al prezzo, diversamente da quelli interessati
al modello di lusso. Questa strategia di prezzo è frequente in molti mercati,
specie nel settore dei beni durevoli, per i quali spesso esistono vari modelli
dello stesso prodotto, venduti a prezzi diversi a più gruppi di clienti.
I
prezzi dei prodotti complementari
In questo caso il problema è
quello di determinare il prezzo dei prodotti complementari di un bene
principale, come gli accessori di prodotti durevoli o i prodotti deteriorabili
necessari all’utilizzo di un altro prodotto. Nella misura in cui i clienti sono
fedeli alla marca e vogliono acquistare gli articoli o gli accessori originali,
l’impresa può praticare prezzi contenuti per l’attrezzatura di base, allo scopo
di accelerarne la diffusione, e un prezzo elevato per i profitto. È questa la
strategia adottata già da tempo dalla Gillette per le lamette dei propri rasoi
e dalla Kodak per le pellicole fotografiche. Nella distribuzione questa
strategia di prezzo è definita dei prodotti-civetta, che consiste
nell’abbassare il prezzo di una marca nota per generare traffico nel punto
vendita.
12.7 Il prezzo nel marketing internazionale
Un’impresa internazionale
che esporta all’estero partendo da un’unità di produzione nazionale deve
affrontare problemi specifici.
Il
prezzo di trasferimento
Per prezzo
di trasferimento si intende il prezzo di cessione dei prodotti applicato dal reparto di
produzione a un altro reparto della stessa impresa, solitamente alla divisione
internazionale che si occupa dell’esportazione, oppure il prezzo di cessione
praticato nei confronti di una filiale commerciale situata all’estero.
Il
prezzo di trasferimento interno
Il livello di trasferimento
interno
deve essere determinato in modo da ottimizzare il risultato complessivo
dell’impresa. Esistono diverse possibilità di fissazione del prezzo di
trasferimento interno, i due estremi sono rappresentati dal prezzo
minimo e dal prezzo praticato sul mercato meno il margine di distribuzione.
I
prezzi di trasferimento applicati alle filiali commerciali
In questo caso la decisone è
più complessa poiché chiama in causa il sistema fiscale del Paese straniero, i
tassi di cambio, i regolamenti locali, le tariffe doganali e il grado di
coinvolgimento dell’impresa nella filiale commerciale. I principali fattori che
intervengo nella decisione sono: aliquote fiscali, rimpatrio dei profitti,
rischi di inflazione, grado di coinvolgimento.
I
costi di esportazione
I costi di esportazione
rappresentano una porzione importante del prezzo applicato in un
mercato estero. Questi costi sono inoltre importanti in quanto contribuiscono a
chiarire le responsabilità contrattuali di ogni parte. Nel commercio
internazionale viene attualmente utilizzata una serie di termini che descrivono
le condizioni di trasporto dei prodotti esportati, questi termini hanno un
significato ben preciso, e la loro funzione è quella di indicare con precisione
lo stadio di processo di esportazione nel quale la proprietà del prodotto viene
trasferita dal venditore al cliente, con l’assunzione dei relativi rischi. I
principali termini utilizzati sono: Ex Works (franco fabbrica), Free Alongside
Ship (FAS), Free ON Borard (FOB), Cost-Insurance-Freight (CIF), Delivery Duty
Paid (DDP) o reso sdoganato.
Il
prezzo all’esportazione nell’orientamento al mercato
Un buon metodo di
misurazione dell’impatto di questi costi consiste nel partire da prezzo
praticato dal concorrente diretto sul mercato importante e dedurre i costi di
esportazione e distribuzione locale, allo scopo di verificare se il prezzo
di trasferimento internazionale previsto è sufficientemente basso. Il prezzo
praticato sul mercato estero non può essere inferiore a quello interno, pena
l’accusa di dumping e di favorire le importazioni da parte dei concorrenti
presenti sul mercato dal Paese importatore.
Determinazione
di un prezzo unico europeo
Il confronto tra i prezzi
praticati
per uno stesso prodotto sul mercato internazionale fa emergere importanti
disparità a seconda dei paesi, in particolare nel mercato dell’Unione Europea.
La creazione del Mercato Unico, e in particolar modo l’adozione dell’euro,
contribuiranno ad aumentare notevolmente la trasparenza dei
mercati e a
facilitare i confronti tra i prezzi. Uno degli effetti attesi dall’euro e voluto
dall’UE, è la riduzione dello scarto massimo tra i prezzi praticati all’interno
dell’Unione, con una tendenza all’allineamento con il prezzo più basso. Infatti
se i differenziali di prezzo restano elevati (per esempio superiori al 15%), la
scelta diventa interessante e le importazioni parallele faranno convergere i
prezzi verso un livello unico, con il prezzo più basso come soglia di
riferimento.
Naturalmente questa
situazione non favorisce i produttori, che non solo subiranno una perdita di
profitti, ma rischieranno anche di vedere compromesse la loro strategia di
posizionamento. L’introduzione dell’euro pone anche il problema della
percezione del livello dei prezzi da parte del consumatore.
L’indice
Ikea e l’ipotesi di convergenza dei prezzi
La società svedese Ikea
vende lo stesso assortimento di articoli d’arredamento e accessori per la casa
nei suoi 165 punti vendita distribuiti in 22 Paesi. L’obiettivo di Ikea è
quello di adottare sempre un prezzo inferiore a quello dei concorrenti
per prodotti comparabili. Se in un mercato locale i prezzi del concorrente sono
elevati, adottare un prezzo più basso può significare un prezzo alto in un
altro ambiente competitivo e questo esattamente per lo stesso prodotto.
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