Riassunto delle videolezioni di Alberto
Mattiacci
Lo scambio è una delle caratteristiche più importante
del marketing, può essere definito come un fenomeno socio-economico connaturato all’uomo in
quanto “animale- sociale”.
Lo scambio è dunque un fenomeno :
-
socio, perché avviene in società (gruppi sociali
più o meno grandi)
-
economico, perché ha natura economica, cioè ha una sua
manifestazione in termini di costi e ricavi.
Nella società umana, la forma primordiale di scambio
è stata il baratto. Oggi, invece, viviamo in un regime di scambio
economico basato sul prezzo, e quindi la moneta.
Il sistema economico attuale, capitalistico e
progredito, conosce tre ambiti nei quali ha luogo lo scambio:
1.
B2B (Business to Business) letteralmente da
impresa ad impresa, da organizzazione ad organizzazione; un esempio di
marketing B2B è costituito dalle società Airbus e Boeing che
producono aerei per il trasporto dell’aviazione civile e vendono i propri aerei
ad altre imprese, quali Lufthansa, Alitalia, ecc.
2.
B2C (Business to Consumer), in questo ambito le
imprese offrono i propri prodotti ai consumatori attraverso punti vendita.
C2C (Consumer to Consumer),
sistema di scambio sviluppatosi notevolmente attraverso la nascita e la
diffusione di internet: sul sito americano “E-Bay” (www.ebay.com) ad
esempio, i consumatori scambiano tra di
loro merci in una forma evoluta di baratto.
Nel società di oggi molte imprese non operano da
sole ma in concorrenza con altre imprese cioè con
altri produttori che realizzano prodotti simili e si rivolgono a uno stesso
consumatore finale cercando di convincerlo ad acquistare i propri prodotti
piuttosto che quelli dei propri concorrenti.
La concorrenza rappresenta una realtà alla quale l’impresa è soggetta e che ha dunque il dovere di governare per non uscire dal mercato, governare la concorrenza significa gestire e rispettare dei valori economici che cambiano nel tempo quali costi, ricavi, profitti, margini.
Nell’ambito dello scambio, il soggetto più complesso è rappresentato dal consumatore. I consumatori definiscono quali prodotti desiderano acquistare per far fronte alle proprie necessità e soddisfano queste necessità attraverso l’atto dell’acquisto. Lo scambio è infatti un luogo di apprendimento dell’offerta di prodotti e punti vendita: è solo nel mercato che il consumatore viene a conoscenza dei prodotti e dei punti di vendita esistenti in grado di soddisfare le proprie esigenze.
Il marketing nasce negli Stati Uniti agli inizi del
secolo scorso. Il marketing è un insieme di tecniche e di principi che si
sono sviluppati nel corso del tempo per gestire al meglio, le problematiche del
sistema di scambio. La parola marketing è composta da “market” - parola
inglese che indica il mercato - ed il suffisso “-ing” che indica una
continuità d’azione.
Il primo problema relativo allo scambio che il
marketing ha affrontato è stato la distanza fra il luogo di produzione e il
luogo di acquisto. La risposta a questo problema è stato lo sviluppo di una conoscenza
tecnica in merito alla logistica e alla distribuzione commerciale.
La logistica risolve il problema di come trasportare un
prodotto o un servizio dal luogo di produzione al luogo di consumo (si pensi,
ad esempio, alle banche che operano attraverso filiali per servire i clienti in
diverse zone geografiche). La distribuzione commerciale è il passo successivo e si
occupa di gestire la presenza dei prodotti nei luoghi fisici dove il
consumatore va ad approvvigionarsi (scaffali dei supermercati,gastronomie,
ecc.) il tutto finalizzato alla vendita che, nell’ottica dello scambio, rimane
il fenomeno centrale.
Il marketing si evolve nel momento stesso in cui
vari problemi si creano nel sistema di scambio. Uno di questi è la concorrenza, l’affollamento di prodotti
nei luoghi di acquisto e di consumo.
L’impresa ha due modi per riuscire a convincere il
consumatore ad acquistare il proprio prodotto invece che quello del
concorrente, il prezzo e la marca.
Essa può, cioè, abbattere il prezzo e dar vita alla
cosiddetta “price competition”, una concorrenza basata fondamentalmente
su una convenienza di prezzo per il consumatore finale ed in questo caso dovrà
prestare molta attenzione nel governare i costi di produzione.
La price competition innesca il più delle volte
la cosiddetta “guerra dei prezzi” cioè una risposta di prezzi
al ribasso che nel corso del tempo va ad intaccare i margini di profitto. Le
imprese cercano di adoperare così una strategia alternativa alla concorrenza di
prezzo.
Quest’ultima è la differenziazione, cha consiste nel convincere
il consumatore che il prodotto dell’impresa nuova entrante abbia delle
caratteristiche differenziali superiori rispetto a quelle del prodotto
preesistente sul mercato e nel far ciò la marca assume un ruolo essenziale in
quanto contenitore di significato
Ben presto i produttori si sono trovati nella
situazione di non riuscire più a vendere tutto quello che si produceva e,
dunque, a dover affrontare un ulteriore problema, quello della saturazione
della domanda,
ha dato vita alla crisi economica di sovra-produzione del 1929.
Nel corso del tempo il marketing si è dotato di
conoscenze specifiche sulla gestione del prezzo, della marca e di “Market
Research”,
cioè ricerche di mercato che hanno il
fine di trovare nuovi mercati
geografici nei quali vendere merci e prodotti.
In primo luogo, si pone agli uomini di marketing un
nuovo problema da risolvere: la crescita di potere della distribuzione. Per l’impresa di produzione
questa evoluzione conduce il problema della logistica e della distribuzione ad
un livello di complessità superiore rispetto al passato e la risposta deve
essere quella di arricchire il modo di “fare marketing” portando una certa
dicotomizzazione fra un consumer marketing ed un trade marketing.
Il consumer marketing ha la peculiarità di
rivolgersi direttamente al consumatore finale. Ne sono strumenti, ad esempio,
la pubblicità televisiva.
Il trade
marketing è
invece orientato al distributore. Il distributore è un’impresa che invece di
produrre beni eroga un servizio e cioè quello di distribuzione commerciale
Il secondo problema che riguarda il marketing
moderno è la gestione della marca che si effettua attraverso la comunicazione.
Per il marketing, la comunicazione è la linfa vitale
che costruisce e gestisce la marca e che le permette di esistere sul mercato.
Attraverso la comunicazione i consumatori conoscono idee e prodotti. Nel
complesso la comunicazione nasce come comunicazione di massa, e come ambito
tecnico che si sviluppa fondamentalmente intorno alla marca.
Il terzo problema dell’uomo di marketing è la gestione
del prezzo.
Nella fissazione di tale valore, l’impresa deve tenere conto di tre fattori
fondamentali: i costi, la concorrenza, la domanda.
Uno strumento utile all’impresa per superare le
difficoltà insite nella gestione del prezzo, è costituito dalle promozioni. Esse consistono in offerte che per un certo tempo limitato
presentano un vantaggio straordinario (il più tipico, ad esempio, è lo sconto).
Un ulteriore problema da risolvere nel marketing,
strettamente collegato ai precedenti, è la scarsità della domanda. Ciò conduce il management
dell’impresa a capire fino in fondo
cosa cerca e desidera il consumatore; per questa ragione nasce il Consumer
Behaviour,
il comportamento del consumatore come scienza.
Un grande concetto che è stato sviluppato per superare
il problema della scarsità della domanda: la segmentazione della domanda
stessa. L’impresa,
cioè, per far fronte alla scarsità della domanda effettua una lettura della
realtà, in segmenti, in frammenti di domanda e successivamente decide a quale
di questi rivolgersi.
Un'altra possibile risposta alla scarsità della
domanda risulta essere una nuova dicotomizzazione del marketing che prende in esame la
natura diversa della domanda. Si viene allora ad avere:
il Marketing di conquista ed il Marketing di mantenimento.
Il marketing di conquista volta ad acquisire la
preferenza del potenziale consumatore e farlo diventare proprio cliente.
Il marketing di mantenimento mira a mantenere clienti
già acquisiti e, dunque, a sviluppare la loro fedeltà alla marca.. Tutto questo
costituisce un toolkit che è composto per primo dalla redditività,
dall’innovazione, e dalla relazione.
Il sistema di scambio più complesso governato dal
marketing è il B2C. La prima peculiarità del
sistema B2C deriva dagli studi di Consumer Behaviour, che è una scienza nata con lo scopo di
comprendere quali siano le variabili che incidono sulla scelta che il
consumatore effettua nello scambio.
Dagli studi di Consumer Behaviour, il consumatore
viene considerato: individuo, attore sociale e decisore.
In primo luogo il consumatore è un individuo, una persona caratterizzata
da una determinata personalità, da valori, cultura che influenzano le sue
scelte, comprese quelle di acquistare beni e servizi che gli occorrono per
vivere, godere della vita e crescere come persona.
Nel contempo, l’individuo è un attore
sociale, ed effettua le proprie
scelte di consumo, come ad esempio le amicizie, l’ambiente di lavoro, un terzo
aspetto dell’individuo consumatore che ha rilevanza per il marketing è il suo essere
decisore,
cioè il modo con cui questi matura le proprie scelte e decide di acquistare un
prodotto o una marca invece che un altro.
La seconda peculiarità del sistema di scambio B2C
riguarda i ruoli che sono delle attribuzioni specifiche che una
certa persona ha in un determinato contesto.
Secondo la teoria tradizionale di marketing,
esistono dei ruoli centrali fondamentali che ciascun
individuo può giocare nei processi di acquisto; questi sono:
I tre ruoli possono coincidere tutti nella stessa
persona, il consumatore, ma esistono anche delle situazioni in cui essi
appartengono a persone diverse; l’esempio più eclatante deriva dall’acquisto di
un omogeneizzato per bambini. In questo caso il consumatore - cioè
l’utilizzatore vero e proprio - è il neonato che però non interviene affatto
nel processo di acquisto, in quanto non è né acquirente né pagatore.
A questi ruoli centrali la letteratura affianca
inoltre dei ruoli perimetrali, o comunque secondari:
Il processo di acquisto del consumatore viene
definito come un processo fondamentalmente intellettuale, razionale, cioè
essenzialmente basato sull’informazione. Da questo punto di vista, ciò che
distingue la natura dell’uomo è il fatto che egli compie delle scelte
attraverso un percorso informativo.
La prima fase è certamente la percezione
del bisogno
che può essere di vari tipi, ma riferiamoci per maggiore chiarezza ad un
bisogno banale, quale può essere l’appetito. Da questa percezione del bisogno,
inizia subito la ricerca di fonti informative: il consumatore si informa
cioè sulla presenza di un luogo di ristorazione, successivamente effettua un percorso
di raccolta
di fonti informative attraverso l’osservazione dell’offerta del bar o della
tavola calda prescelta. Dopo di che, specifica il proprio bisogno in relazione a che cosa
avrà a disposizione nel luogo, quindi trasformerà il bisogno in un desiderio: il bisogno generico fame,
diventerà il desiderio specifico di un determinato prodotto
invece che un altro.
Costruirà inoltre un pannello di alternative fra i vari oggetti e i
desideri e infine effettuerà la scelta che lo condurrà a consumare il prodotto
ed a valutare il post-utilizzo (cioè la performance di
questo prodotto nella soddisfazione del desiderio ed eventualmente iniziare il
celeberrimo passa parola o word-of-mouth, ovvero la comunicazione ad altri
soggetti riguardo la sua scelta).
Ben diverso è invece il sistema di scambio B2B che si caratterizza per il
fatto che sistema di offerta e sistema di domanda hanno la stessa natura, sono
imprese, organizzazioni professioniste. Ciò conduce ad una differenza nei ruoli
che rispetto al B2C sono più definiti, più tecnici e più professionali:
Le attività di marketing cercano di mettere in
pratica una filosofia ben precisa nota come Marketing Concept, cioè l’idea, il concetto
che occorre considerare il cliente il centro dell’impalcatura dell’attività
dell’impresa. Se l’impresa riesce ad offrire al consumatore un prodotto con le
caratteristiche da questo ricercate, essa gli sta trasferendo un valore, cioè
un insieme dei benefici. Di conseguenza, questo cliente sarà disposto a
riconoscere all’impresa un premio, che dal punto di vista del produttore
costituisce un valore economico, cioè la fedeltà nel tempo
Ma affinché l’impresa abbia successo sul mercato
occorre che prenda in considerazione anche le attività di progettazione e
generazione del valore, partendo dal Consumer value.
Dal punto di vista del consumatore, il Consumer
value può essere considerato come l’obiettivo finale. I consumatori, infatti,
nell’effettuare degli acquisti ricercano un beneficio o una sommatoria di
benefici complessivi che abbiamo una natura composita, di consumo, di acquisto,
di relazione o di varie miscele fra queste tre.
Se consideriamo il Consumer value nell’ottica del
sistema d’offerta, allora esso si
configura come una funzione obiettivo.
Per raggiungere questo obiettivo, il marketing ha
sviluppato tre macro attività che partono dalla definizione del mercato.
L’impresa, sceglie qual è il tipo di
prodotto, qual è il consumatore, l’ambito geografico di riferimento e infine
quale tipo di consumer value intende apportare al suo cliente.
In questo ambito, dopo aver effettuato questo sistema di
scelte complessive, l’impresa definirà la “Product offering”.
Una volta definito il mercato nelle sue grandi connotazioni, la fase successiva è quella della definizione della product offering più opportuna per quel mercato.
La terza macro attività del marketing è quella più evidente da parte dei consumatori ossia la gestione della product offering sul mercato costituita della messa in pratica di tutte quelle attività specifiche, quali la comunicazione, il merchandising, le promozioni, ecc..
La distinzione fondamentale fra marketing strategico
e operativo è: Il marketing strategico è l’insieme di definizione
del mercato e di product offering orientate al consumer value. Il marketing
operativo
concerne invece la gestione della product offering sul mercato.
A monte di questi due tipi di marketing si trova il marketing
diagnostico,
che si basa largamente sulle ricerche di marketing e sulle analisi di mercato.
Uno dei perni dell’impostazione manageriale del
marketing è: “Mettere il cliente al centro”. Per raggiungere questo
obiettivo il marketing mette a disposizione dell’impresa gli strumenti
necessari per realizzare questo tipo di intento.
I
comportamenti tipici del consumatore finale sono:
Il cliente potenziale è:
Il consumatore tipo inoltre è:
Il produttore, nel momento in cui lancia una nuova
offerta nel mercato, deve poter fare in modo che la sua offerta si distingua,
affermando:
-
“eccomi! Esisto, sono un produttore di…” (ad esempio: una bevanda
analcolica al gusto di caramella);
-
“il mio nome è …”(Coca-Cola);
-
“mi trovi dove sei”..(abituato a comprare le bevande);
-
“sono la soluzione giusta”…. (hai sete? Io te la faccio
passare!);
-
“parlo chiaro”… (ti dico la mia promessa di
beneficio in maniera chiara ed inequivocabile);
-
“se provi, ritorni”… (io sono in grado di
gratificarti, quindi se provi ritorni).
Il marketing estrapola, infine, delle regole di
comportamento del produttore: le cosiddette 4 A del marketing: Awareness
(conoscenza), Appeal (desiderabilità), Accession (reperibilità), Affection
(fiducia).
Le tecnicalità del marketing che permettono al
produttore di seguire praticamente il sistema teorico delle 4 A sono: la prima
decisione è la scelta dell’area geografica di riferimento, comportamenti
d’acquisto,
che differiscono da un cittadino ad un altro. L’imprenditore decide
autonomamente, in base alla proprie risorse, strutture e propensione al
rischio, la dimensione del mercato geografico al quale vuole rivolgersi (ad
esempio: mercato regionale, mercato
nazionale, mondo intero, ecc.).
A valle di questa scelta viene quella relativa al “target”.
La decisione da intraprendere è quella di
identificare l’individuo al quale il produttore deve rivolgersi Lo strumento di
marketing che serve a rispondere a questa esigenza è la
segmentazione della domanda.
Dopo aver scelto il mercato geografico di
riferimento, si devono analizzare le caratteristiche strutturali e
comportamentali di base degli individui che compongono l’area mercato. Caratteristiche
strutturali sono le variabili socio-demografiche quali sesso, residenza, età,
ecc., mentre le caratteristiche comportamentali riguardano le abitudini di
acquisto e di consumo di alcuni prodotti.
Dopo aver individuato queste caratteristiche, la
popolazione verrà suddivisa, frammentata in sottogruppi significativi definiti target
dell’offerta.
La segmentazione del potenziale cliente viene effettuata attraverso varie logiche. Una di queste è quella di ritenere che individui simili sotto vari aspetti lo siano anche nei comportamenti di consumo. Questa logica, detta “a-priori”, identifica possibili segmenti partendo da un processo di aggregazione dei potenziali clienti attorno ad una variabile dipendente o aggregativi.
La variabile di aggregazione più semplice è quella relativa all’area geografica; in questo caso la segmentazione della domanda potenziale si può effettuare in base alla tipologia urbana o in relazione al numero di residenti o alla densità di popolazione.
Un’altra variabile-criterio di base di segmentazione è la struttura individuale dei consumatori: età, sesso, reddito, professione, istruzione, stato civile, ecc.
Altra variabile di aggregazione è costituita dai comportamenti: la frequenza d’uso del prodotto, lo status del cliente, la fedeltà alla marca. Anche la psicografia è una variabile aggregativa, che si basa, essenzialmente, sullo stile di vita.
A valle della scelta geografica e del segmento, la fase successiva che il produttore deve seguire riguarda le decisioni preliminari, ossia la scelta della categoria prodotto.
Tale decisione rientra sempre nella prima delle attività di marketing del produttore.
Innanzitutto, occorre precisare che il prodotto è un concetto generico, ma il problema del produttore è sempre specifico: egli, infatti, deve partire da una generica categoria, per poi offrire sul mercato un prodotto specifico. Questo prodotto specifico viene definito concept. Il produttore decide di passare da un prodotto generico ad un concept in base alla segmentazione. In particolare, il produttore parte da un generico prodotto, identifica un target, individua le caratteristiche distintive di questo segmento-target in relazione al prodotto generico e dunque cerca di realizzare un prodotto adatto al segmento.
La finalità della segmentazione è dunque quella di
guidare il processo intellettuale del prodotto generico in uno specifico
concept.
Il prezzo ha una caratteristica: è l’unica variabile
economica di segno positivo dell’attività di marketing. Tutte le altre le scelte
operative che il produttore compie quali pubblicità, ricerche di mercato,
merchandising, ecc., hanno economicamente segno “meno”, cioè danno luogo a dei
costi; è, invece, attraverso il prezzo che il produttore recupera questi costi
sostenuti.
Il produttore deve scegliere strategicamente il
livello di prezzo di lungo periodo al quale collocare la Product Offering.
Nel breve termine, però, questo prezzo potrà essere
oggetto di variazioni temporanee (come nel caso degli
sconti, delle promozioni) ma nel lungo si collocherà su una determinata fascia.
Il produttore potrà decidere se effettuare una
promozione di prezzo esplicita, quale ad esempio uno sconto di una certa
percentuale, oppure una promozione di prezzo implicita, il cui tipico esempio è
quello degli shampoo la cui confezione di prodotto, spesso, viene offerta con
un certo quantitativo in più al medesimo prezzo.
Il marketing è un’attività economica sottomessa alla
legge fondamentale dell’economia capitalistica: il profitto. Quest’ultimo può essere
espresso come segue:
Profitto= Ricavi totali –
Costi totali
ossia Profitto = (Prezzo unitario * Quantità Vendute)–[Costi Fissi
+(Costi variabili unitari * Quantità Vendute)]
Il produttore può scegliere su quale livello di
prezzo di lungo periodo collocarsi. Questo livello è anche definito fascia
di prezzo
ossia l’intorno nel quale si collocano diverse product offering. Ma il
produttore non è completamente libero nella scelta di questa fascia di prezzo a
causa della presenza di alcuni vincoli.
Il primo vincolo è la tecnologia di produzione
disponibile
che determina la struttura dei costi che questi deve sostenere. Impianti
flessibili e automatizzati consentono, ad esempio, di produrre grandi quantità
ad un costo unitario ridotto che consentono al produttore di collocarsi su una
certa fascia di prezzo piuttosto che un’altra.
Una seconda caratteristica vincolante è costituita
da risposte probabili dei consumatori
al prezzo, cioè la cosiddetta elasticità della domanda al prezzo. Questa è un parametro
matematico che misura la variazione percentuale della domanda provocata da una
variazione percentuale del prezzo di vendita del prodotto.
In terzo luogo, l’altro vincolo è l’anagrafica dei competitori presenti. Il produttore, cioè, deve conoscere i concorrenti della propria fascia di mercato, le loro offerte e i prezzi che applicano e non potrà scegliere, per i suoi prodotti, dei prezzi molto diversi da quelli dei concorrenti, altrimenti cambierebbe completamente fascia di riferimento e target.
Per quanto riguarda la scelta del prezzo, esistono varie fasce di mercato: In primo luogo abbiamo la fascia di Mass Market che è definita intorno al prezzo medio di mercato. In questa fascia, che contiene i maggiori volumi di vendita si collocano solitamente i leader ed eventuali co-leader, in quanto possedenti la quota di mercato e volumi di vendita superiori rispetto agli altri concorrenti. Nel mass market è presente un prodotto sostanzialmente standardizzato (come, ad esempio, la penna “Bic”).
Nella cosiddetta fascia di Primo
Prezzo si
collocano prodotti con prezzi significativamente inferiori rispetto alla media
del prezzo di mercato.
Il primo prezzo è la fascia nella quale si trovano
gli imitatori, cioè i produttori che non proponendo prodotti innovativi, non
sostengono elevati costi di ricerca; realizzano soltanto prodotti simili a
quelli del mass market e marche commerciali. Ma poiché il profitto di questi
imprenditori è vincolato dal prezzo basso, necessariamente questi sono
costretti a limitare i costi e ciò andrà ad intaccare le caratteristiche
qualitative del prodotto (prodotto basic).
La fascia Premium è invece definita a partire
dall’estremo superiore dell’intorno del mass market, questa fascia contiene
prezzi percepibili come sensibilmente superiori alla media. Qui si collocano le
marche d’aspirazione per il consumatore che tende a desiderare un prodotto di
alta qualità.
L’ultima fascia di mercato che si colloca al livello
più alto è quella del Super Premium che, però, non è sempre
presente in tutti i mercati. In questo caso, i prodotti hanno prezzi
elevatissimi e sono accessibili a pochi. La fascia super premium contiene una
quota bassissima di volumi di venduto proprio a causa dell’eccessivo prezzo,
che però consente un adeguato profitto all’impresa nonostante i costi elevati.
Rientrano in questa categoria le marche del lusso e, molto spesso, vi sono dei
prodotti personalizzati.
Il cluster è un termine molto usato in marketing; vuol
dire “grappolo”.
Gli elementi del cluster del
produttore, sono: concept di prodotto; marca; trading; sito web.
Il concept è:
- interpretazione della categoria;
- definizione del livello di qualità del prodotto (e quindi del
livello dei costi da sostenere) e livello di servizio offerto;
- design, che rappresenta il confine tra estetica e funzionalità, ed è quel disegno che consente
il miglior utilizzo del prodotto, ma al contempo aggiunge ad esso anche un
contenuto di gradevolezza visiva.
- packaging, ossia la confezione: ha sia una natura funzionale,
quella di contenere il prodotto, che una natura simbolico-comunicativa, quella
di fornire informazioni sul contenuto.
La marca ha come
componenti:
- brand name, il nome di
marca, cioè la parte pronunciabile;
- brand logo/sound,
ossia il modo in cui è scritta o il suono specifico;
- brand identity che è un contenitore composito al cui interno
troviamo:
§ image,
l’immagine intesa come l’insieme di idee, parole, figure, ecc. che viene
associato alla marca;
§ reputation,
che indica l’affidabilità o meno della marca;
§ heritage,
cioè il valore patrimoniale della marca derivante dal suo esistere da tempo (si pensi, ad esempio a: Vespa, Mini,
Barbie, Topolino).
La scelta del trading, cioè l’insieme delle decisioni relative alla
realizzazione dell’accessibilità ai consumatori, è per il produttore una scelta
libera che deve, però, sottostare a dei vincoli di base:
- la rete commerciale esistente
(frutto anche della disciplina del commercio in vigore nel Paese);
- le abitudini d’acquisto, in
quanto i consumatori sono per loro natura lenti al cambiamento ed è importante
dunque che il produttore conosca e assecondi le loro abitudini d’acquisto;
- il posizionamento, che è
direttamente connesso alla scelta della fascia di prezzo finale di prodotto. È
quest’ultima, infatti, che impone al produttore la scelta del canale
distributivo per essere coerente nelle scelte effettuate.
Il sito web viene
usato in chiave funzionale alle 4 A di marketing:
1. per
ottenere awareness, il produttore utilizzerà il sito web come un mezzo di
comunicazione (ad esempio, www.spiderman.com)
2. per
appeal, ossia per creare desiderabilità del prodotto (ad esempio,
www.diesel.it)
3. per
accession (ad esempio, www.amazon.com)
4. per
creare affection (ad esempio, www.kinder.com)
Il website è un elemento, oramai,
costitutivo della nostra economia e perciò è fondamentale, per il produttore,
gestirlo in modo sinergico alle altre scelte di marketing.
Gli elementi del cluster del
distributore, allora, risultano essere: punto vendita, declinabile in: gamma
servizi, physical environment, livello di servizio, tech; processi di
vendita/erogazione; attrezzature; pricing e condizioni accessorie di prezzo.
Il punto vendita è una
struttura complessa - materiale e non - deputata alla generazione di valori
d’acquisto. Ha infatti macro elementi non tutti materiali, quali: la gamma
di servizi, che comprende: vendita assistita, servizio cassa automatico,
ecc.; l’ambiente fisico, che si compone delle infrastrutture per la
vendita; il livello di servizio, che può essere: basico (discount) o
elevato (boutique); l’atmosfera del punto vendita, che rappresenta per
il consumatore, invece, l’impalpabilità delle situazioni di acquisto.
Questi, appena descritti,
rappresentano i 4 pilastri fondamentali sui quali si basa la costruzione del
punto vendita e costituiscono elementi di cui il consumatore beneficia in
termini di gratificazione per l’acquisto.
Il customer service, invece,
accresce lo spessore della prestazione funzionale del concept.
Alcune volte, può essere fornito
dal produttore anche attraverso partner diversi dal trade, quali i Call Center
(si pensi ad esempio, al servizio 119 di TIM).
Il sell out pricing si
definisce come prezzo finale all’acquirente comprensivo delle condizioni
accessorie. È importante distinguere infatti due tipi di prezzi:
1. sell in, ossia il prezzo che il
produttore applica al distributore. Rappresenta, cioè, il costo di acquisto di
un certo prodotto per il distributore;
2. sell out pricing, cioè il
prezzo finale che il distributore applica ai consumatori. È il trade che decide
il prezzo finale e le condizioni accessorie all’acquisto, quali ad esempio, la
possibilità del pagamento rateale per beni durevoli.
Senza la scelta l’attività del
marketing non esisterebbe. La scelta rappresenta anche l’altro lato della
concorrenza perché presuppone la possibilità di un’alternativa.
La scelta, però, sorge solo nei mercati
concorrenziali, cioè nei mercati in cui sono presenti diversi produttori
che offrono i propri prodotti in concorrenza fra loro. Il marketing, nel suo
procedere storico, risulta essere figlio di questo regime di mercato, senza il
quale non ci sarebbe scelta per i consumatori. Infatti, nel caso di estremo
opposto della concorrenza, ossia in monopolio (tipo di mercato in cui vi è un
solo fornitore) tale possibilità viene a cadere per il consumatore e il
marketing, dunque, perde il proprio scopo.
La scelta , in quanto variabile
risultato, è effetto di molteplici cause:
a) aspetti
personali (identità, preferenze, ecc.
b)
attività di marketing delle imprese.
c)
aspetti contingenti situazionali.
Gli studi tradizionali
anglosassoni di marketing sintetizzano in 6 punti gli elementi fondamentali che
stanno dietro il comportamento d’acquisto del consumatore che sono:
1. What, oggetti
di acquisto;
2. Who, soggetti
d’acquisto e ruoli;
3. When, fasi ed
occasioni;
4. How, operazioni
e coinvolgimento;
5. Where,
placement e reperibilità;
6. Why,
motivazioni all’acquisto.
Questo schema costituisce,
essenzialmente, una strada da percorrere per il produttore e il distributore:
essi devono risolvere tutti questi 6 elementi per soddisfare le esigenze dei
consumatori.
La scelta del consumatore è una
variabile composita perché risulta sempre definita contemporaneamente in almeno
5 elementi:
1. prodotto
2. marca
3. punto vendita
4. prezzo pagato
5. tempo
La contemporaneità di tutti e 5
gli elementi è fondamentale affinché si effettui una scelta.
In caso di mancato
soddisfacimento, in un unico momento, di tutti e 5 gli elementi caratterizzanti
la decisione, essa viene a mancare.
Ci si chiede adesso: quale di
questi 5 elementi è il driver di
acquisto? In realtà, non c’è una risposta unica a questa domanda, perché
l’elemento più importante che conduce all’acquisto varia in base alle persone,
alle situazioni e ai prodotti.
Possiamo affermare che ciascuno
di questi 5 elementi può di volta in volta diventare il driver della scelta
risultato.
Dunque, il fulcro dell’azione
decisionale del produttore e del distributore, orientati al marketing, è la scelta.
Ogni componente della product
offering è deputata alla definizione di uno degli elementi della scelta:
§
concept (cluster del produttore)
§
marca (cluster del produttore)
§
punto vendita (cluster del trade, nel caso in cui il produttore
opti per una distribuzione indiretta)
§
prezzo pagato (trade più produttore)
§
tempo
Il processo di acquisto, è un
altro elemento importante del comportamento del consumatore. Non sempre il
processo di acquisto è una fattispecie tipo. In realtà, infatti, esso conosce
un’infinità di varianti, ma, in linea generale, si possono definire alcuni
punti fondamentali dell’acquisto.
In una certa situazione tale
processo parte dalla percezione del bisogno, seguito dalla ricerca informativa,
scelta della categoria, post-acquisto, soddisfazione, o insoddisfazione.
Nella scelta, è sempre insita una
percezione di rischio. Infatti, ogni volta che si effettua un qualsiasi tipo di
scelta si hanno delle perplessità; vari studi hanno distinto il rischio in 5
elementi: perdita finanziaria, perdita di tempo, rischio fisico, rischio
psicologico, rischio sociale.
Per avere successo sul mercato,
il compito di ogni produttore è quello di riuscire a superare questi rischi
sempre esistenti.
Il marketing interagisce, con
altri elementi per determinare la scelta finale, che sono racchiusi nel
cosiddetto “modello della scatola nera” che
paragona l’individuo, nell’atto della scelta e della successiva decisione, ad
un computer nel quale vengono immessi degli input che vengono elaborati.
Gli input sono di tre categorie: imposti: valori
opinioni e lo stile; io sociale: classe sociale, famiglia, gruppi; azioni di
marketing dell’impresa. Questi input vanno ad insistere sulla
personalità del consumatore e danno luogo al processo di acquisto e, dunque,
alle scelte. Appare opportuno specificare, adesso, la distinzione fra consumatore e
acquirente.
Innanzitutto, l’acquirente ha un
comportamento d’acquisto caratterizzato da alcune variabili; Cosa( marche
abituali o l’ultima marca acquistata); Quanto (quantità acquistata per
volta); Come(task definition); Dove( luoghi di acquisto abituali
e occasionali); Quando (data ultimo acquisto, tempo fra gli acquisti).
Le variabili che caratterizzano,
invece, il consumatore e il suo comportamento d’uso, sono: Cosa (tipo
di utilizzo o i succedanei; Quanto (quantità consumata, tipo d’uso
principale); Come (forma in cui si usa il prodotto); Dove ( luoghi
di consumo); Quando (momenti abituali di consumo).
Il Mass market, e il 1 To 1 market
rappresentano due estremi di un continuum.
In particolare nel mass market la priorità per l’impresa è l’efficienza, ovvero
la capacità di rendimento. L’efficienza
si può riassumere, infatti, nell’espressione “massimo risultato con il minimo
sforzo”. Man mano che ci si sposta dal mass market verso un
approccio al mercato, si arriva all’altro estremo del continuum rappresentato
dal 1To1 market. In questo mercato la priorità diventa l’efficacia, cioè la
capacità delle attività di marketing, di raggiungere gli obiettivi di
soddisfazione del cliente finale. Nel 1To1 market, infatti, il
marketing è considerato fondamentale per l’impresa ed è ritenuto una funzione
aziendale di connessione tra l’azienda e il mercato
La gestione del marketing cambia
radicalmente man mano che idealmente in questo continuum ci spostiamo da un
approccio nel quale il cliente è indifferenziato a uno in cui progressivamente
l’individualità del cliente assume valore economico per l’impresa. La
semplicità del processo d’acquisto, decresce man mano che il cliente si sposta
dal mass market al 1 to1.
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